Frasi
Frasi di George Santayana
26 citazioni, aforismi e passi dalle opere
Qui trovi 26 frasi di George Santayana: aforismi, passi tratti dai libri e citazioni con la loro fonte.
George Santayana (filosofo, scrittore e poeta spagnolo). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.
Citazioni di George Santayana
Ciò che gli altri pensano di noi avrebbe poca importanza se non influenzasse, quando lo veniamo a sapere, quello che noi pensiamo di noi stessi.
È un grande vantaggio per un sistema filosofico essere sostanzialmente vero.
Forse la sola vera dignità dell'uomo è la sua capacità di disprezzarsi.
I miracoli sono incidenti propizi, le cui cause naturali sono troppo complesse perché si possano facilmente capire.
Il giovane che non ha pianto è un selvaggio, e il vecchio che non ride uno stolto.
Il mondo è una perpetua caricatura di se stesso: in ogni momento è la presa in giro e la contraddizione di ciò che finge di essere.
L'eloquenza è un'arte repubblicana, la conversazione un'arte aristocratica.
La Bibbia è letteratura, non dogma.
La musica è essenzialmente inutile, come la vita.
Le dottrine religiose farebbero bene a ritirare le loro pretese di intervento in questioni materiali. Questa pretesa non solo si pone all'origine dei conflitti fra religione e scienza e delle vane e aspre controversie fra sette; ma è anche la causa dell'impunità e dell'incoerenza della religione nell'anima, quando cerca sanzioni nella sfera del reale e dimentica che la funzione che le è propria è quella di esprimere l'ideale.
Non v'è rimedio per la nascita e la morte salvo godersi l'intervallo.
Per un'idea è di pessimo augurio essere di moda, poiché significa che in seguito sarà antiquata per sempre.
Quale religione debba avere un uomo è un accidente storico, tanto quanto quello della lingua che si parla.
Solo i morti hanno visto la fine della guerra.
Il senso della bellezza
La teoria ci aiuta a sopportare la nostra ignoranza del fatto. (cap. 30, Il termine medio modificato dalla parte del piacere)
Il divertimento è una buona cosa, ma solo quando non danneggia qualcosa che valga di più. (cap. 61, Il comico)
La bellezza, così come l'avvertiamo, è qualcosa d'indescrivibile: non si può mai dire ciò che è o ciò che significa. (cap. 67, Conclusione)
L'Io nella filosofia germanica
Ogni trascendentalismo prende il punto di vista di ciò che chiama conoscenza; ogni volta che mentova alcuna cosa (la materia, Dio, qualcuno) esso intende non la cosa ma l'idea di quella cosa. Per conoscenza intende l'immagine o la credenza, il fatto del conoscimento. Qualunque sia l'oggetto pensato esiste, o può esistere, secondo questa filosofia, soltanto nel pensiero; pertanto questo pensiero viene chiamato non illusione ma conoscenza, perché conoscenza è ciò che il pensiero sente che debba essere. (p. 44)
[...] il trascendentalismo ha comune col Cristianesimo e con le altre religioni ebraiche questo elemento importante, che, cioè, considera le cose umane come il centro dell'universo, e Dio come il Dio dell'uomo, che dispone di tutte le cose pel bene dell'uomo. Agli occhi suoi il giro della provvidenza e della vita morale è circoscritto dalla storia di una parte d'Europa e d'Asia durante poche migliaia di anni. Fintantoché il trascendentalismo è creduto latore di una siffatta filosofia della storia, esso può comporre i suoi dissensi col Cristianesimo liberale, giacché si trovano uniti nel punto cardinale della loro fede, che è l'apoteosi dello spirito umano. (pp. 114-115)
Il superuomo del Nietzsche è reso tanto più chimerico dal fatto che deve contraddire non solo all'uomo ordinario del presente, ma anche agli uomini superiori e a quelli quasi sovrumani del passato. Il trascendere l'umanità non è ambizione nuova; tale è stato sempre lo sforzo della disciplina religiosa indiana e cristiana, e della filosofia stoica. Ma questa spirituale superiorità, come quella degli artisti e dei poeti, è nata da un'astrazione; è una superiorità riguardo alla vita in quanto che quelle menti erano occupate nella descrizione o nell'insegnamento della vita, anziché nella vita stessa [...]. (pp. 146-147)
La vita della ragione
Che la vita merita di essere vissuta è il più necessario degli assiomi, e, se non fosse un assioma, la più impossibile delle conclusioni.
Il fanatismo consiste nel raddoppiare gli sforzi quando si è dimenticato lo scopo.
Quelli che non sanno ricordare il passato sono condannati a ripeterlo.
Un artista è un sognatore che acconsente di sognare il mondo reale.
Dicono di George Santayana
Giorgio Santayana è oriundo spagnuolo, ma inglese di elezione. Della patria originaria egli ha una esuberanza tutta meridionale, di sensibilità e d'immaginazione, unita a una concettosità tipicamente spagnuola. Dalla patria elettiva egli ha preso l'orientamento della sua cultura e i problemi stessi della sua filosofia. Secondo la terminologia filosofica corrente, egli può essere caratterizzato come un «realista»; ma a differenza dal realismo aridamente logico di un Broad e di un Moore o dal realismo astrusamente scientifico di un Whitehead, il suo è un realismo ricco di motivi artistici e di scorci suggestivi, in cui si rivela un felice incrocio di nativo temperamento e di cultura acquisita.
In verità, la filosofia del Santayana, come la sirena della leggenda, desinit in piscem. Piena di vivacità e di colore finché si muove, anche con intenti polemici, tra le cose e le realtà che pretende interdire al pensiero, s'inaridisce e s'annulla quando prende sul serio l'interdetto e si chiude nel vagheggiato regno, che le appariva attraente, quando l'intravedeva da lontano, in un contrasto di ombre e di luci. Non vuol forse dire questo che il contrasto è più essenziale e intrinseco al pensiero che non la sospirata quiete? e che la quiete stessa del puro mondo delle essenze non è che una mobile prospettiva presa dal contrastato mondo del divenire? Buon per l'autore, come già per Platone, ch'egli s'indugi, anche con scopo polemico, nella zona dei contrasti: qualcosa di quella vita egli la porta con sé nel suo limbo.
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026