Frasi
Frasi di Georges Simenon
21 citazioni, aforismi e passi dalle opere
Le citazioni di Georges Simenon raccolte in un'unica pagina: 21 frasi, divise per libro e argomento.
Georges Simenon (scrittore belga). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.
Citazioni di Georges Simenon
Bisogna credere per forza che l'uomo abbia voluto vivere in società, dato che la società esiste; però, da quando esiste, l'uomo usa buona parte della sua energia e della sua astuzia per lottare contro di essa.
Con gli anni Maigret ha imparato che non si ammazza senza un motivo, anzi senza un serio motivo. E anche ammesso che l'omicidio fosse opera di un folle o di una folle, si trattava comunque di una persona in carne e ossa, che faceva parte dell'ambiente della vittima.
Da lei emanava quello che i cineasti americani chiamano sex-appeal. Perché una donna può essere bella ma non seducente, mentre altre dalle sembianze meno perfette risvegliano il desiderio o un senso di romantica nostalgia.
Dentro di sé la chiamava 'la teoria della crepa'. In ogni malfattore, in ogni delinquente c'è un uomo. Ma c'è anche e soprattutto un giocatore, un avversario: ed è questo che la polizia tende a vedere in lui, è questo che, in generale, affronta. La lotta viene ingaggiata su dati più o meno oggettivi, come ogni problema a una o più incognite che la ragione si sforza di risolvere. Maigret agiva come gli altri. Ma lui cercava, aspettava, spiava soprattutto la 'crepa'. Il momento in cui, in altri termini, dietro il giocatore appare l'uomo.
È così difficile, a New York, riuscire a capire da dove vengano le persone!
Gli pareva che in tutto il mondo non ci fossero che due tipi di uomini, quelli che chinano la testa e gli altri. Già da bambino la pensava in questi termini, anche se allora usava un'immagine infantile: c'è chi sculaccia e chi viene sculacciato.
I fatti possono concedersi il lusso di essere – o di sembrare – complicati. Gli uomini, invece, sono più semplici di quanto ci si immagini.
La verità non sembra mai vera.
Scrivere non è una professione, ma una vocazione di infelicità.
Sempre, in tutta la mia vita, ho avuto grande curiosità per ogni cosa, non solo per l'uomo, che ho guardato vivere ai quattro angoli della terra, o per la donna, che ho inseguito quasi dolorosamente tanto era forte, e spesso lancinante, il bisogno di fondermi con lei; ero curioso del mare e della terra, che rispetto come un credente rispetta e venera il suo dio, curioso degli alberi, dei più minuscoli insetti, della più piccola creatura vivente, ancora informe, che si trova nell'aria o nell'acqua.
Si è pronti a tutto, ma non alle bizzarrie della realtà.
Frasi da «La camera azzurra»
La camera era azzurra, di un azzurro – aveva notato un giorno – simile a quello della liscivia. Un azzurro che lo riportava all'infanzia, ai sacchetti di tela grezza pieni di polvere colorata che sua madre diluiva nella tinozza del bucato prima di risciacquare la biancheria e stenderla sull'erba scintillante del prato. A quel tempo lui doveva avere cinque o sei anni, e si chiedeva come mai una polverina azzurra potesse ridare il bianco ai tessuti. Gli sembrava un miracolo. (p. 10)
«Alla fine ha deciso che, nei giovedì in cui poteva raggiungermi all'albergo, avrebbe steso un asciugamani alla finestra». La finestra della camera da letto in cui lei e Nicolas dormivano insieme! Era una delle tre finestre, col davanzale sporgente, che si aprivano sopra il negozio. (p. 54)
Con quei capelli biondi, il colorito pallido, i lineamenti delicati, la gente tendeva a trovare in lei qualcosa di angelico. Invece amava i sapori forti, le aringhe affumicate, le insalate condite con aglio e aceto in abbondanza, i formaggi fermentati. Quando lavorava nell'orto non era difficile sorprenderla a sgranocchiare una grossa cipolla cruda. (pp. 79-80)
«Ti piacerebbe passare con me il resto della tua vita?». Chissà che cosa sarebbe successo se il treno non avesse fischiato, come per lanciargli un avvertimento, mentre lei, con la sua voce un po' roca, diceva: «Dimmi, Tony. Se io mi ritrovassi libera...». Era arrivato al punto di detestare le parole! (pp. 94-95)
Frasi da «Lettera al mio giudice»
Lei ha paura proprio di quello che è capitato a me. Ha paura di se stesso, di una certa vertigine che potrebbe coglierla, paura di una nausea che sente crescere in sé, lenta e inesorabile come una malattia. Siamo quasi uguali, signor giudice. E allora, se io ho avuto il coraggio di andare fino in fondo, perché lei non dovrebbe avere quello di capirmi? (p. 15)
Mio padre beveva, signor giudice. In tutte le famiglie c'è chi lo fa, no? Nel mio caso si trattava di mio padre. Beveva alle fiere, beveva nelle fattorie e all'osteria, beveva in casa. Stava ad aspettare i passanti sulla soglia, così aveva una scusa per portarli a bere giù in cantina. (p. 34)
Non le dirò che quelli che bevono sono i migliori, ma le dirò che se non altro hanno intravisto qualcosa che non potevano raggiungere, qualcosa che desideravano tanto da star male: forse era quello che mio padre e io fissavano la sera che eravamo seduti sotto il covone, con le pupille che riflettevano il cielo slavato. (p. 38)
Ma Dio, com'è assurdo dover adoperare parole che per tanto tempo sono servite ad esprimere delle banalità! (p. 115)
Non facevamo progetti per l'avvenire. Non basta questo a dimostrare che eravamo felici? (p. 184)
Dicono di Georges Simenon
Sfidò il francese Eugène Delacroix a chi ne faceva di più, uno i libri e l'altro i quadri. Scrisse 431 romanzi, fra cui 103 inchieste del commissario Maigret, molti con il suo e alcuni con i dodici nomi di un altro. Il catalogo è questo. E questo il metodo: il cartello Non disturbare appeso alla porta, una scatola di matite appuntite sullo scrittoio. Finite le matite, finito il romanzo. Ottanta pagine al giorno, settanta parole al minuto. Andò di fretta, forse per deridere l'idiozia della perfezione. Scrisse di uomini sconfitti, che facilmente si trasformano in assassini. Scrisse per riparare destini irreparabili.
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026