Frasi
Frasi di Giambattista Basile
12 citazioni, aforismi e passi dalle opere
Qui trovi 12 frasi di Giambattista Basile: aforismi, passi tratti dai libri e citazioni con la loro fonte.
Giambattista Basile (letterato, scrittore e funzionario pubblico italiano). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.
Citazioni di Giambattista Basile
Come vai così sei considerato, perché in questo tristo secolo si onorano gli abiti e non si dice più da dove vieni, ma come tu vai.
Dissi: «L'iride mia, / arco divin, tu sei, / mentre i miei dì rischiari, ombrosi e rei» / Or, che da te s'invia / Strali di grazie al core / L'Arco dirò che sei del vero amore.
Mentre d'ampia voragine tonante / fervido vedi uscir parto mal nato, / piover le pietre e grandinar le piante, / spinte al furor d'impetuoso fiato, / e i verdi campi già sì lievi avante / coprir manto di cenere infocato, / e 'l volgo saettar smorto e tremante / solfurea parca, incendïoso fato: / – Ahi! – con lingua di foco ei par che gridi / arde il tutto, e sei pur alma di gelo; / tu nel peccar t'avanzi e 'l mar s'arretra. / Non temi, e crollar senti i colli e i lidi; / non cangi stato, e cangia aspetto il cielo; / disfassi un monte, e più il tuo cor s’impetra! (Per l'incendio del Vesuvio del 1632)
Il Pentamerone – Citazioni
Chi cerca chello che non deve, trova chello che non vole. (Introduzione, p. 13)
Quanno lu malanno vò venire trase pure p' 'e ssenghe de la porta.
Chi 'ntroppeca e nun cade, avanza de cammino.
Dall'aseno chiù grosso mpara de mangiare la paglia lo picciolo.
Il Pentamerone – Citazioni su Lo cunto de li cunti
C'è sempre un incontro fatale nella vita, un bel giorno ebbi maggiori informazioni di un certo Basile che per la verità avevo già letto nel libro di mia sorella [...] ma nella sua forma di canzoniere. [...] Quando venni in possesso di quell'immenso testo in poche giornate divenni uomo. Basile mi dimostrava che in dialetto, come in lingua, si poteva dire tutto; si poteva giungere fino alle scorregge e alle cacate perché ogni cosa dell'uomo è pulita e va compatita, compresa e apprezzata. È inutile che io riporti una delle gigantesche parti di qualche novella. Si sale alla più inimmaginabile bellezza, degna in pieno dello stile attorcigliato di Shakespeare e si scende alle quadriglie di Rabelais. Sia Boccaccio, sia Folengo, in confronto sono poca cosa. Da allora questo libro non mi ha mai lasciato. Me lo porto in viaggio e ce l'ho sul comodino. Dopo le sbornie della zavorra contemporanea il Basile [...] è sempre in grado di restituirmi la salute morale. (Domenico Rea)
Il Pentamerone – Pietro Citati
L'universo, di cui Napoli è la metafora più appariscente, è una congrega di mostri, di idioti e di rifiuti. [...] Tutti divorano, trangugiano, ingurgitano, ingollano, inghiottono, ingozzano, strippano, pappano, ruminano, rosicano, ripuliscono quello che c'è in tavola: pastiere e casatielli, polpette, maccheroni e raffioli, pastinache e foglie molli, piccatigli e ingratinati, franfellicchi e biancomangiare; Napoli è un'immensa città-torta, che Basile divora con gli occhi e coi denti.
Mostri, nani, vecchie, sciocchi, idioti, ingordi e defecatori si raccolgono nei cinquanta racconti con un solo scopo. Vogliono farci ridere. Vogliono fare scoppiare nella malinconica Zosa, nelle narratrici e in noi che leggiamo, la risata immensa, a piena gola, a crepapelle, come in Rabelais e Flaubert, dionisiaca, assurda, grandiosamente fantastica, che uccide per sempre la nera pianta della Malinconia. [...] Nel libro, Zosa ride e sposa il suo principe. [...] Noi ridiamo? [...] Non è certo che ridiamo alla fine. L'universo di Basile è così pesante, folto e inestricabile, che a volte ci sembra il fosco sogno delle streghe del Macbeth, che continuano a cuocere il loro brodo infernale.
Un prodigioso ordigno per imitare il Tempo e farlo circolare tra le pagine, come il sangue stesso del libro. Così nei velocissimi allegro di certe favole, Basile inseguì le sue grandi ali crestate: mentre nel ritmo di metamorfosi, di morte e resurrezione, che le fate impongono alla vita, imitò il tempo che continuamente divora e rinasce. Ma, forse, la meta di Basile era soprattutto quella di fermarlo.
La prima legge è l'accumulazione verbale. Le parole si aggiungono alle parole: ognuna cerca di cogliere più da vicino e con più precisione l'oggetto, e insieme effettua una variazione fonica: le variazioni si succedono e mirano a un diapason; mentre insieme formano un sistema metaforico compatto e coerente. Sullo sfondo sta Basile che, come il tempo, ingoia tutto il dizionario e insieme a esso il mondo, come se soltanto così potesse liberare il Riso, che salva noi e la vita dalla rovina. Ma egli non vuole, come credeva Croce, parodiare e ironizzare il barocco. Simile a Shakespeare, accumula immagini classiche, petrarchesche, realistiche, bizzarre, oscene, inverosimili: tutto ciò serve a far divampare più diabolicamente le legna del suo fuoco stregonesco:
finché le immagini s'accendono, deflagrano e scoppiano, disegnando cangianti e luminosi razzi nel cielo, mentre noi, rimasti a terra, ammiriamo questa potenza regale d'immaginazione.
Il Pentamerone – La stufa egroca
No patre mo se vede
Nascere no Nennillo,
O che gusto, o che spasso,
Subeto lo fa stregnere
Co ccotriello de seta, e de vammace
Comm' a no Pisaturo,
Lo ncericcia, e l'appenne
Tante cose a le spalle,
Diente de lupo, fico, e mmeze lune,
E ccoralle, e mmologne, e pporcelluzze,
Che pare spiccecato
Chi accatta Zaffarana:
Le trova la notriccia,
Non vede ped'autr'uocchie;
Le parla cianciosiello,
Comme zaje bello Ninno?
Te vollo tanto bene;
Tu zi cole de tata,
Zaporiello de mamma:
E mmentre stace attoneto
Co no parmo de canna,
Sentenno cacca, e ppappa,
Raccoglie nzino quanto a cchillo scappa.
(Giallaise: pp. 365-366)
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026