Frasi

Frasi di Gilberto Oneto

11 citazioni, aforismi e passi dalle opere

Qui trovi 11 frasi di Gilberto Oneto: aforismi, passi tratti dai libri e citazioni con la loro fonte.

Gilberto Oneto (architetto, giornalista e scrittore italiano). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.

Citazioni di Gilberto Oneto

L'identità italiana è una invenzione letteraria senza alcuna radice nella storia e nei fatti: è stata costruita dopo l'unità per trovare una giustificazione "morale" a un processo politico attuato con la forza e in spregio a ogni forma di legalità, ma anche contro la volontà popolare. È giusto per chi voglia davvero cambiare radicalmente le cose smascherare l'inconsistenza e la falsità degli idoli sostituendoli con riferimenti più sicuri e concreti. [...] Il Risorgimento ha riempito le nostre città di dediche a gente non sempre commendevole, la cui pochezza contrasta con un passato storico straordinario che è spesso invece dimenticato. In provincia di Varese è stata eretta la prima statua a Garibaldi, a Luino, quando il biondo eroe era ancora vivo e vegeto: sarebbe significativo che da qui partisse la "pulizia" del paesaggio civile. Non serve abbattere le statue, soprattutto se hanno qualche valore artistico: si possono spostare, ritirare in qualche museo magari evidenziandone con chiarezza i significati e le ambiguità.
Dall'intervista di Marco Tavazzi a La Provincia di Varese, 2009; citato in La battaglia autonomista e antirisorgimentale di Gilberto Oneto, varesepolis.it, 20 novembre 2015.
Francesi e inglesi dovevano controllare il Mediterraneo in vista dell'apertura del canale di Suez. La Francia mirava a estromettere l'Austria e diventare il tutore del nuovo Stato o di una confederazione di Stati: il modello era quello del primo Napoleone. Gli Stati Uniti cercavano di inserirsi nel nuovo mercato mediterraneo. A prevalere sono però stati gli inglesi che, cinquant'anni dopo avere liquidato Genova, Venezia e Ragusa, hanno annientato anche la concorrenza marittima di Napoli, assicurandosi anche il controllo dello zolfo siciliano, una sorta di protettorato sull'economia italiana e la fedeltà politica dei Savoia, fatto valere nel 1915 e nel 1943. Sono stati gli inglesi a dirigere Garibaldi nel 1860, a finanziarlo e proteggerlo.
La prima guerra mondiale è servita per salvare l'unità dello Stato . Ma a che prezzo? Un numero drammatico di morti, feriti e lo sterminio di un'intera generazione. L'Italia ha esasperato le proprie tensioni sociali interne, attentando al libero mercato e condannandosi a un'economia fortemente condizionata allo Stato, preparando la strada al fascismo e a un'altra guerra. Mi rendo conto che la mia è un'analisi politicamente scorretta tuttavia la storia va raccontata e studiata recuperando tutti gli avvenimenti accaduti, analizzandone le date e i dati. La storia d'Italia gronda di plebisciti raggiunti con maggioranze bulgare e con furbizie di infimo livello.
Dall'intervista di Elisabetta Reguitti, 24 maggio, Gilberto Oneto: "La storia non ha insegnato nulla a un'Italia che decide ancora senza il consenso del popolo", ilfattoquotidiano.it, 24 maggio 2015.
Noi siamo la Chiesa cattolica padana. Roma non ci piace, Roma è la prigione del cristianesimo, vi sono accumulate tutte le putrescenze della storia, non è posto per attività spirituale.
[Il cristianesimo] si celtizzò [...] è diventato trinitario, ha fatto suo il culto della Vergine, ha riproposto con i santi antiche devozioni per tutte le divinità sacrali collaterali.
Albino Luciani, che ha pagato con la vita la sua voglia di pulizia.
[...] profondo monoteismo di fondo .
Un fatto risaputo da tutti nel partito e scritto anche in diversi libri [il primo fu Leonardo Facco nel suo Umberto Magno, ndr]. Quel patto esiste. Un accordo tra due persone [...], che quindi non ha la valenza legale ma poco importa. Quel pezzo di carta per Bossi è un patto d'onore che verrà rispettato fino alla morte. A Berlusconi, sembrerebbe, i soldi per saldare i debiti della Lega e per cancellare centinaia di querele che pendevano sul quotidiano di via Bellerio [che al tempo titolava: "Berlusconi, sei un mafioso? Rispondi", mettendo in prima pagina le foto di Riina, Brusca, Bagarella, Berlusconi e Dell'Utri, ndr]. A Bossi costa accettare e farsi andare bene le scelte più immonde.
[...] non sarà mai un leader semplicemente perché non ne ha le caratteristiche.
Il futuro è nelle Leghe quelle che, però, a Roma non ci vanno. Parlo di identità autonome siano esse liberali, ma anche cattoliche. [...] Io penso che l'autonomia farebbe bene a tutti. E guardi che in fondo i militanti della Lega sono arrabbiati perché chi è andato a Roma si è dimenticato quello che sta scritto nello statuto della Lega. L'indipendenza della Padania. No, quello è uno strumento e non il fine. Io parlo di autodeterminazione che, come diceva Gianfranco Miglio, significa libera scelta di stare con chi si vuole e con chi ci vuole. Quello è l'unico vero obiettivo.
La vicenda degli afro-americani durante e dopo la guerra si è sviluppata in sintonia con l'ipocrisia dei vincitori. A Nord i progrom razzisti sono stati parecchio numerosi; nel Sud non c'è stata durante la guerra una sola rivolta di schiavi. A Nord i negri erano inquadrati in reparti a sé comandati da ufficiali bianchi; a Sud i numerosissimi soldati di colore combattevano a fianco dei bianchi. Il razzismo "ufficiale" sudista non trovava conferma nel comportamento della gente: è interessante ricordare che l'ultimo reparto sudista ad arrendersi — due mesi dopo Lee — era stata la brigata di cavalleria Cherockee di Stand Watie. Serve anche ricordare che tutte le sanguinose repressioni contro i pellerossa dei decenni successivi sono state opera di nordisti, quasi sempre reduci dalla guerra di secessione. Dopo la guerra i negri hanno ottenuto la formale liberazione (che avrebbero comunque ottenuto anche dai confederati) ma non hanno acquisito reale uguaglianza di diritti civili per un altro secolo. Strano dettaglio per un paese che aveva combattuto una guerra sanguinaria proprio per la loro emancipazione!

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026