Frasi
Frasi di Gino Capponi
10 citazioni, aforismi e passi dalle opere
Una raccolta di 10 citazioni di Gino Capponi, ordinate per opera: per ogni frase indichiamo, quando è nota, la fonte esatta.
Gino Capponi (politico, scrittore e storico italiano). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.
Citazioni di Gino Capponi
[...] al pigliare le grandi risoluzioni pare che la volontà sparisca, e l'uomo sia vinto da una forza superiore [...].
Dall'uso vivo abbiamo tratto ancora noi quanto più potevamo, adoprandoci con molta voglia a fare incetta di quei Proverbi dei quali s'ornano i discorsi massimamente dei campagnuoli, e in Firenze di quelle donne che hanno abitudini casalinghe e non possiedono altra scienza.
[...] le cose udite, non le insegnate, formano l'animo de' fanciulli.
Ma delle cose fin qui piuttosto accennate che dette, io deduco questi due canoni. Che la lingua scritta non può divenire mai abbastanza popolare, quando essa non si accosti a una lingua parlata. Che questa lingua parlata, per divenire illustre, cioè degna di passar nella lingua scritta, ha bisogno d'esser usata da chiari uomini, nota al popolo, perché adoperata in grandi popolari occasioni, potente sugli animi di tutti per essere state in essa trattate cose d'universale importanza.
Ma fatto è che un assai buon numero di sentenze proverbiali variano poco da un luogo all'altro, e spesso accade che si rivenga, da tempi remoti e nelle contrade più diverse, le stesse immagini adoprate ad esprimere le stesse cose. Talché i Proverbi che appartengono a una provincia sola, per molta parte si riferiscono a condizioni locali o alle istoriche tradizioni di quella provincia, e stonerebbe pe' dialetti che hanno ciascuno il proprio genio, e male potrebbono insieme confondersi.
Qual sia migliore tra la privata e la pubblica educazione, mi sembra vano il cercarlo: e l'una e l'altra sono del pari necessarie a formare tutto l'uomo; quella educa il cuore, e questa insegna la vita.
Dicono di Gino Capponi
A lui ripugnava che nella fretta di ordinare il personale dell'istruzione secondaria e superiore, ed in premio di dubbi servigi patriottici, si fosse data facoltà d'insegnare ad uomini senza dottrina e senza condotta, i quali non avrebbero avuto altro mezzo per farsi applaudire, che quello di portare sulla cattedra i deliri dei loro cervelli o le rapsodie di quanto di più strano producevano le scuole oltramontane. Egli ammetteva che sotto il regime della libertà tutte le dottrine e anche tutte le avessero il campo aperto per manifestarsi; ma non poteva concedere che agli onori dell'insegnamento, e più dell'insegnamento , fossero ammessi tutti i traviamenti del pensiero contemporaneo, e che lo Stato pagasse i propagatori di dottrine sovvertitrici d'ogni governo e d'ogni società; ed obbligare i padri di famiglia a sottomettere i figliuoli a questa corruzione degli intelletti, gli pareva tirannia assurda e intollerabile.
Errai, candido Gino; assai gran tempo, / e di gran lunga errai. Misera e vana / stimai la vita, e sovra l'altre insulsa / la stagion ch'or si volge.
Gino mio, l'ingegno umano / partorì cose stupende, / quando l'uomo ebbe tra mano / meno libri e più faccende.
Da molti il Ministero Capponi in Firenze è paragonato al Ministero di Carlo Troja in Napoli ed il paragone calza purtroppo da molti lati. Entrambi si trovano collocati tra la dubbia fede del principe e quella dei soliti arruffapopoli: levarne le gambe sarebbe stato difficile per chiunque. Impossibile poi a due uomini indeboliti – l'uno e l'altro – dagli anni e dalle infermità: il Troja era paralitico, il Capponi cieco.
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026