Ritratto di Gino Castaldo
Ferdinando Traversa · CC BY-SA 4.0

Frasi

Frasi di Gino Castaldo

12 citazioni, aforismi e passi dalle opere

Qui trovi 12 frasi di Gino Castaldo: aforismi, passi tratti dai libri e citazioni con la loro fonte.

Gino Castaldo (giornalista e critico musicale italiano). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.

Citazioni tratte da articoli – la Repubblica

Cosa ha significato per noi questa voce? Questa voce così duttile da poter essere a volte così iperuranica e cristallina, altre volte calda e sorniona, a volte virtuosistica, a volte morbidamente interpretativa. È "la" voce italiana di questi trent'anni. È la grande madre, ma anche una donna passionale, eppure la sua voce ha sempre qualcosa che la rende irraggiungibile, quasi che potesse esistere anche al di là del personaggio a cui appartiene.
Da Una donna passionale, una vita inaccessibile, la Repubblica, 22 ottobre 1988.
[...] una volta ascoltate tutte le canzoni della quarantanovesima edizione del festival, si avverte una strana sensazione: mancano delle cose davvero brutte, che a suo modo è un record. Questo non vuol dire che gli appassionati di musica saranno lì a strapparsi i capelli per la gioia. Tutt'altro, ma è un fatto che dopo gli orrori a cui siamo stati abituati in questi ultimi anni, una media decorosa è già un risultato clamoroso. [...] si potrebbe dire che non è tanto il festival ad essere cambiato, ma che l'Italia, anche da un punto di vista musicale, oggi assomiglia di più al festival di quanto non accadesse alcuni anni fa. Questa riflessione potrebbe gettare un'ombra desolante su quello che ci succede intorno, ma nel frattempo bisogna accontentarsi del fatto che quest'anno al festival ascolteremo canzoni meno raccapriccianti del solito.
Da C'è qualcosa di nuovo al festival di Sanremo, repubblica.it, 20 febbraio 1999.
Con Roma e con l'Italia Chico Buarque de Hollanda ha un rapporto profondo e complicato. Ci ha vissuto da bambino, negli anni Cinquanta, quando il padre venne a insegnare all' università, ci è tornato nel 1969 in volontario esilio, dopo aver passato qualche tempo nelle prigioni di Rio de Janeiro, incriminato per le sue canzoni, poco amate dalla giunta militare che aveva preso il potere.
Da Chico Buarque, la Repubblica, 2 aprile 2000.
Succederà anche che si finirà per rimpiangere le gag di Elio e le Storie Tese e le altre stramberie lessicali che ogni tanto per tradizione hanno fatto capolino a Sanremo. Sta di fatto che quest'anno il ritorno verso i temi classici d'amore è totale, massiccio, inderogabile. [...] Può sembrare incredibile nel 2001, ma è pur sempre Sanremo.
Da Le parole di Sanremo tra amore e droga, repubblica.it, 20 febbraio 2001.
È il primo festival realizzato senza le multinazionali del disco (dopo l'Aventino deciso dalla Fimi, che è la più rilevante tra le organizzazioni discografiche), è il primo del dopo Baudo, e soprattutto organizzato dal più chiacchierato dei direttori artistici . Sorprendente che possa sembrare, il risultato è tutt'altro che disprezzabile, sempre che ci si ricordi che siamo in ambito sanremese, dove certo non ci si aspetta di risolvere le sorti della musica italiana, ma al massimo, quando va bene, di scoprire un paio di buone canzoni.
Da Le canzoni di Sanremo, repubblica.it, 8 febbraio 2004.
Come possono quattro ventenni di Sheffield, una piccola città a est di Manchester, diventare un culto di massa nel giro di pochi mesi? Ci vuole talento in abbondanza, ca va sans dire, ma anche una geniale strategia che non ha precedenti nel mercato della musica.
Da Arctic Monkeys, rock da record, la Repubblica, 27 gennaio 2006.
I quattro ragazzi, bisogna dirlo, sono molto bravi, combinano con esplosiva energia i suoni del brit pop più duro e vitale, dai Clash in poi, e hanno il dono della sintesi. Sono il gruppo giusto al momento giusto e anche il modo in cui sono arrivati al successo è una tipica storia dei nostri giorni. A questa ascesa dal basso ci tengono, vogliono rimanere duri e puri e addirittura hanno rifiutato di esibirsi ai Brit Awards, dove ovviamente erano stati invitati, come fenomeno del momento.
È arrivato il momento di domandarsi dove vuole andare a parare l'enfant prodige della canzone, il giovanotto di Latina che ha conquistato in pochi anni il mondo della musica, quantomeno quello latino, oltre che ovviamente quello italiano. Guai a parlare con Tiziano Ferro di ambizioni che non siano quelle di un qualunque ragazzo di talento. Vi risponderà che il suo è un lavoro come un altro. Ma dietro il suo viso netto, senza ombre apparenti, i capelli scolpiti e qualche dolce piega di femminilità nel sorriso, dietro la malcelata impertinenza infantile dello sguardo, si nasconde la forza di un gigante, con un piede nella fragilità dell'artista, e l'altro nella determinazione a non fermarsi davanti a nulla.
Da Le canzoni migliori nascono dalla follia, la Repubblica, 3 novembre 2008.
A rimettere insieme gli Spandau Ballet è stato il batterista John Keeble e a vederli tutti insieme, mentre condividono un grosso camerino stracolmo di birre, sembra la rimpatriata di cinque vecchi amici. Eppure vent'anni fa si erano sciolti con un codazzo di polemiche, beghe, avvocati, insulti. La verità la dice Gary Kemp, il chitarrista, quello che era considerato il più brillante del gruppo: "Questa riunione è genuina. E il motivo è semplice, ci siamo accorti che l'esperienza degli Spandau Ballet era la cosa migliore che avessimo fatto e col passare degli anni ci mancava".
Da Dopo 20 anni tornano gli Spandau: "Rock e melodia, l'Italia ci ama", repubblica.it, 26 ottobre 2009.

Citazioni tratte da articoli – L'Espresso

[...] il palcoscenico non lo aveva mai attratto, godeva solo nelle quattro pareti dello studio, dove far vivere la magia delle sue composizioni. Ecco dunque l'unico modo per capire chi era veramente Battisti: le sue canzoni anzi la musica delle sue canzoni, e in quella esplodeva la fantasia, la capacità di inventare a getto continuo, in un vortice di contraddizioni: il più restio a comunicare se stesso era quello che trovava la strada per essere capito da tutti, il più riduttivo e semplice degli artigiani diventava un gigante che con una manciata di note travolgeva tutto, il più nascosto degli artisti era quello che splendeva di più nella vita quotidiana degli appassionati. Battisti, il più condiviso, e il più misterioso.
Da Lucio Battisti, l'artista che non ha mai parlato di sé: lasciava che lo facesse la sua musica, lespresso.it, 6 marzo 2023.
Senza cedere a facili semplificazioni apocalittiche, e ormai certo che una serie di circostanze tra il culturale e il matematico stanno mettendo a dura prova quello che rimane della musica del nostro tempo. Presa a schiaffi dagli algoritmi e dalla frettolosità della comunicazione social, la cosiddetta qualità sta diventando un bene di lusso, raro, e se proprio qualcuno ci tiene a perseguirlo a ogni costo deve essere pronto a una dura e cruenta lotta per la sopravvivenza. Altrimenti la musica è per lo più catturata da un vortice di cazzeggio e filmatini, con una nuova tremenda moda che la dice lunga sulla alta considerazione "artistica" di cui gode la musica, quella delle versioni "speed up", ovvero versioni accelerate di pezzi nati più lenti, allo scopo di renderli più adatti, più facilmente utilizzabili nel breve tempo di un balletto o di un'altra azione da comunicare. Niente di male se non fosse che sembra tutto comicamente rivisto in stile chipmunk e che questo andamento sta condizionando fortemente la produzione di musica.
Da Da Annalisa in giù la musica si piega a TikTok. E la qualità diventa merce rara, lespresso.it, 10 aprile 2023.
Cos'è davvero il festival di Sanremo? [...] sono esistiti nel corso dei decenni tanti diversi Sanremo e per ognuno ci sarebbero spiegazioni diverse. Sorprende casomai la capacità di non soccombere all'inevitabile declino. Ma se ci riferiamo agli ultimi anni, assistiamo a un'ulteriore vita, a una fase in cui il mercato della musica è tornato centrale [...]. Il risultato è che dopo decenni di netta separazione perfino i giovani si sono in parte riavvicinati al festival, visto che molti dei big in gara sono praticamente sconosciuti al pubblico più adulto, ovvero quello generalista e attempato che sembrava essere il dogma assoluto della tipologia di pubblico sanremese. Le cose si sono allargate e mescolate, ma soprattutto c'è una tendenza che il festival ha sviluppato negli ultimi anni ad autoalimentarsi, a sembrare ineluttabile, un evento a cui non si può sfuggire e al quale è inutile resistere, polverizzando l'idea stessa che qualcuno possa immaginare una qualsiasi forma di concorrenza, tanto vale arrendersi e partecipare a questo collettivo rituale che oltretutto sembra essere l'unico, in mancanza di meglio, in grado di unire il Paese.
Da Sanremo è inevitabile: inutile anche solo cercare di difendersi, lespresso.it, 17 gennaio 2024.

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026