Ritratto di Giovan Battista Marino
Frans Pourbus the Younger · Public domain

Frasi

Frasi di Giovan Battista Marino

16 citazioni, aforismi e passi dalle opere

Le citazioni di Giovan Battista Marino raccolte in un'unica pagina: 16 frasi, divise per libro e argomento.

Giovan Battista Marino (poeta italiano). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.

Citazioni di Giovan Battista Marino

Dunque è morto il Costanzo? or chi più vostro / fia duce, o sacri ingegni? e chi v'addita / d'onor la via, se col suo piè partita / virtù sen riede al sempiterno chiostro? / Voi, che a dolervi, o muse, al dolor nostro / comun lamento e proprio danno invita, / spargete, estinto lui che vi diè vita, / per gl'occhi pianto e per le penne inchiostro. / E tu, tante tue glorie in breve speco / rinchiuse in un con l'onorata salma, / sospira, o Mondo impoverito e cieco. / Sol morte lieta di sì chiara palma. / trionfi intanto e goda, e godan seco / la Terra che ha le membra, / e 'l Ciel ch' ha l'alma. (da Sonetto in morte di Angelo di Costanzo)
Citato in Giovanni Bernardino Tafuri, Vita di Angelo di Costanzo in prefazione a Angelo di Costanzo, Istoria del regno di Napoli, Volume 1, Società Tipografica dei Classici Italiani, Milano, 1805.
È del poeta il fin la meraviglia | [...] Chi non sa far stupir, vada a la striglia.
Da La Murtoleide, XXXIII.
Fuggo i paterni tetti, e i patrii lidi, / ma con tremante pié, mi lascio a tergo / passo, e con questi, che di pianto aspergo, / per voi rimiro amati colli, e fidi. // I tuoi, si vuole il Ciel, vezzi omicidi / Sirena disleal, dal cor dispergo; / e caro men, ma più securo albergo / pellegrino ricerco, ov'io m'annidi.
Da Fuggo i paterni tetti, e i patrii lidi, in La vita e le opere di Giambattista Marino, a cura di Mario Menghini, tip. Metastasio, 1888.
La vera regola, cor mio bello, è saper rompere le regole a tempo e luogo, accomodandosi al costume corrente ed al gusto del secolo.
Da una lettera a Girolamo Preti, 1624; citato in Giambattista Marino Lettere, Laterza.it.
O de la bionda spica / provida tesoriera, / che, de l'ardente sfera / sotto la sferza aprica, / a l'usata fatica / guidi la negra schiera, / fu sì sovr'ogni antica / mano la mano amica, / che ti die' forma vera, / diligente e leggiera, / che non so s'io ti dica / od atomo o formica.
La formica

Adone – Citazioni

Città senza signor, senza governo, / cade qual mole suol senza sostegno. ()
O già del'Arno, or dela Senna onore,
Maria, piuch'altra invitta e generosa,
donna non già, ma nova dea d'amore,
che vinta col tuo giglio hai la sua rosa
e del gallico Marte il fiero core
domar sapesti e trionfarne sposa,
nate colà su le castalie sponde
prendi queste d'onor novelle fronde. (canto XI, 1ª ottava)
Il poeta dedicò il poema "Alla Maestà Cristianissima di Maria de' Medici Reina di Francia e di Navarra".
[...] un tavoliero estrano, / che di fin oro ha la cornice e'l resto / tutto d'avorio e d'ebeno è contesto. / Sessantaquattro case in forma quadra / inquartate per dritto e per traverso / dispon per otto vie serie leggiadra / ed otto ne contien per ciascun verso. / Ciascuna casa in ordine si squadra / di spazio egual, ma di color diverso, / ch'alternamente a bianco e brun distinto / qual tergo di dragon tutto è dipinto. / Scambievolmente al bianco quadro il nero / succede e varia il campo in ogni parte. (canto XV, ottave 119-121)
Un'altra anco di più, che 'l pregio ha tolto
d'ogni rara eccellenza a tutte queste,
aggregata ve n'è, non è già molto,
e sempre di sua man la spoglia e veste.
Celia s'appella, e ben del Ciel nel volto
porta la luce e la beltà celeste;
ed oltre ancor, che come il Cielo è bella,
ha l'armonia del Ciel ne la favella. (canto XVII, 68ª ottava)
L'attrice Maria Malloni, chiamata Celia.

Dicono di Giovan Battista Marino

Eccolo, in vero, il grande corruttore del secolo così di costumi, come del gusto; quegli sulla cui testa pesa la gran macchia, o, meglio, quella gran malattia dello spirito conosciuta sotto il nome di seicentismo. Eppure [...] il Marino è stato spesso vittima della calunnia; i suoi difetti sono stati esagerati, quanto i suoi pregi negletti; e le sue opere, che pur sono moltissime, non furon tutte né lette, né studiate, sì che non di rado gli è attribuita cosa al tutto indegna di lui.
Camillo Antona Traversi
Dal Marino incominciò a propagarsi nel mondo una poesia fantastica e meramente coloritrice, la quale cerca l'arte solo per l'arte, fassi specchio indifferente al falso ed al vero, alle cose buone ed alle malvage, alle vane e giocose come alle grandi e instruttive; sente tutti gli affetti e nessuno con profondità, e nell'essere suo naturale od abituale, canta di Adone, come di Erode e così delle favole greche come delle bibliche narrazioni.
Terenzio Mamiani
Il Borromini in architettura, il Bernini in scultura, Pietro da Cortona in pittura, il cavalier Marini in poesia, sono peste del gusto. Peste ch'ha appestato un gran numero di artisti. Non v'è male, da cui non si possa trarre del bene. È bene veder quelle loro opere e abbominarle. Servono per sapere quel che non si deve fare. Vanno riguardate come i delinquenti che soffrono le pene delle loro iniquità per istruzione de' ragionevoli.
Francesco MiliziaIntende Giovan Battista Marino.
LAdamo dell'Andreini [...] la Strage degl'Innocenti del cavaliere Marino, due componimenti che dicesi aver suggerito a Milton parecchi pensieri e l'ideal grandezza del suo Lucifero.
Terenzio Mamiani
La vera – e, forse, la sola – colpa del Marino è di esser nato in un secolo, in che l'arte, respirando la vita artefatta delle corti, non era, e non poteva essere, il prodotto spontaneo e immediato di un popolo non servo e adulatore; il frutto di menti sane, a forti e grandi ideali sì civili, sì religiosi. Non vivendo più di pensiero – che sarebbe stato assurdo con la Spagna in casa, col Concilio di Trento e la santificazione di un numero infinito di frati – era pur mestieri sbalordire le genti con un lusso inevitabile di tropi e traslati; con le metafore — vere maschere del pensiero – le antitesi, i giochetti e il delle parole.
Camillo Antona TraversiNel testo "sbalodire".
Mentre tanti e sì ben meritati onori rendevansi in ogni parte al Chiabrera, non eran minori quelli che tributavansi a Giambatista Marini, che si dee a ragione considerare come il più contagioso corrompitor del buon gusto in Italia.
Girolamo Tiraboschi
Quegli che alla scoperta uscì a dimostrarsi riformatore della poesia volgare, fu Giambatista Marini napoletano, che, sebbene a bella posta nato sembrasse a sostener di essa i diritti, fu nondimeno il principale che, avvisandosi di alzarla ancor più in aito, venne a darle la spinta, onde miseramente cadesse.
Ireneo Affò

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026