Frasi
Frasi di Giovanni Keplero
21 citazioni, aforismi e passi dalle opere
Qui trovi 21 frasi di Giovanni Keplero: aforismi, passi tratti dai libri e citazioni con la loro fonte.
Giovanni Keplero (astronomo, matematico, astrologo e teorico musicale tedesco). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.
Citazioni di Giovanni Keplero
Anche la pietà, anche il sacrificio di sé fanno parte delle passioni cieche: si scatenano con impeto e disprezzano il buon senso.
Bruno ha concepito il mondo infinito in modo tale che quante sono le stelle fisse, tanti sono i mondi, e questo nostro mondo diviene uno fra i mondi innumerabili, perlopiù in nulla diverso dai rimanenti che lo circondano. (da De stella nova in pede serpentarii)
Bruno sostenne l'inutilità di tutte le religioni e che Dio è presente nel mondo. (da una lettera a Johann Brengger, 5 aprile 1608)
Essi pensavano che anche altri corpi fossero circondati dalle proprie lune, come la Terra dalla sua. Tu dimostri in generale che quelli avevano sostenuto cose vere; ma sostenevano che le stelle fisse avessero il pianeta; Bruno addirittura ne fornì anche il motivo necessario [...]. Le tue osservazioni dimostrano che tutto questo ragionamento di Bruno non vale nulla. (da una lettera a Galileo, 19 aprile 1610)
Io credo che questa proporzione geometrica sia servita al Creatore quando introdusse la creazione di somiglianza dalla somiglianza, che continua indefinitamente.
Oh canna meravigliosa, più preziosa d'uno scettro!
nessun re poteva donar(gli) di più delle osservazioni degne di fede.
Se la Terra dovesse cessare di attirare verso di sé le acque, tutti i mari si solleverebbero e si sposterebbero verso la Luna.
Seppi da Wacherio che il Bruno fu abbruciato in Roma e che sopportò con costanza il supplicio, asserendo che tutte le religioni sono vane e che Iddio s'immedesima col mondo, col circolo e col punto.
Svelate le forze del cielo, o uomini: le scoperte abbiano un uso: a nulla paiono servire le cose sconosciute.
Citazioni di Giovanni Keplero – Attribuite
I protestanti preferiscono essere in disaccordo col sole piuttosto che d'accordo col papa.
Dicono di Giovanni Keplero
Concepita negli anni studenteschi di Tübingen, durante i quali l'originale interrogativo di come potesse essere visto dagli ipotetici abitatori lunari il moto dei pianeti e del sole cominciò ad agitare la mente di Keplero, l'operetta si trascinò per anni incompiuta; ma nel 1611 una copia del manoscritto capitò nelle mani di un tal barone von Volckerstorff, che lo portò a Tübingen: La cosa fu fatale a Keplero, poiché il «sogno» – una fantasia dei suoi colloqui e relazioni con spiriti celesti con cui il nostro voleva convincere coloro che credono unicamente a ciò che hanno visto – passò ben presto in dominio pubblico, al punto che «se ne era ciarlato perfino nelle botteghe dei barbieri» (dass sogar in den Barbierstuben darüber geschwatz worden ist), fomentando e rinsaldando la convinzione ch'egli (Durakotus, nel sogno) e la madre (Fiolxhilde) effettivamente avessero ricevuto il messaggio del «demone» circa il modo di poter pervenire all'isola Levania (la Luna), sospesa nell'etere a 50.000 miglia dalla Terra, sull'accelerazione necessaria a vincere la forza di gravità terrestre, sui pericoli di tale accelerazione per l'uomo, sullo stato ideale una volta pervenuti nel vuoto atmosferico, sull'attrazione lunare ecc.
Il celebre Keplero, il ramingo, inquieto Johannes (viaggiò tanto, per i suoi tempi, da lasciar sbalorditi a pensare che in tanto pellegrinare abbia trovato, non foss'altro, il tempo materiale di compiere gli sconvolgenti studi e gli ottanta volumi che sappiamo!) molto amò Leonberg e vi tornò spesso: clamorosamente poi quando – da figlio memore e devoto – si assunse di difendere la madre, l'altrettanto minuta e inquieta Katharina, dalle accuse di stregoneria che avevano attirato sul capo un pericolosissimo processo.
Keplero era convinto che Dio avesse creato il mondo in base al principio dei numeri perfetti, cosicché l'armonia matematica fondamentale [...] sarebbe stata la causa reale e individuabile del moto planetario.
Keplero non era mai soddisfatto di un modesto accordo fra teoria e osservazione. La teoria doveva essere precisa, altrimenti bisognava cercare nuove soluzioni.
Le leggi di Keplero... hanno portato alla scoperta della legge di attrazione dei corpi del sistema solare.
Mio caro Keplero, cosa si può dire dei principali filosofi [...] che rifiutano di osservare i pianeti, la luna e perfino il mio telescopio?
In epoche turbate e angosciate come la nostra, in cui è difficile trovare gioia negli uomini e nel corso degli eventi umani, è particolarmente consolante evocare il ricordo di un uomo così grande, così sereno quale Kepler. Egli viveva in un'epoca in cui l'esistenza di leggi generali per i fenomeni naturali non era affatto stabilita con certezza. Quanto grande doveva essere la sua fede in queste leggi per dargli la forza di consacrare dozzine d'anni ad un lavoro paziente e difficile, nell'isolamento, senza alcun appoggio, poco compreso dai suoi contemporanei, alla ricerca empirica del movimento dei pianeti e delle leggi matematiche di questo movimento.
Keplero era uno di quei rari individui semplicemente incapaci di fare altro che battersi apertamente in difesa delle proprie convinzioni in ogni ambito.
Nella ricerca dovette sbarazzarsi dell'approccio animistico, una modalità di pensiero orientata a fini nascosti. Dovette per prima cosa riconoscere che nemmeno la tecnica matematica più nitidamente logica offriva di per sé alcuna garanzia di verità, facendosi irrilevante se non verificata sulle più meticolose osservazioni della scienza naturale. Non fosse stato per questo orientamento filosofico, il lavoro di Keplero non sarebbe stato possibile. Lui non ne parla, ma le sue lettere riflettono tale lotta interiore.
Risalta meravigliosamente bene dai lavori mirabili ai quali Keplero ha consacrato la sua vita, che la conoscenza non può derivare dall'esperienza sola, ma che occorre il paragone fra ciò che lo spirito umano ha concepito e ciò che ha osservato.
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026