Frasi

Frasi di Giovanni Orelli

12 citazioni, aforismi e passi dalle opere

Le citazioni di Giovanni Orelli raccolte in un'unica pagina: 12 frasi, divise per libro e argomento.

Giovanni Orelli (scrittore e poeta svizzero). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.

Citazioni di Giovanni Orelli

​Cesare Rossi decise poi, andando verso la Piazza Grande , di non andare dal Canetti, un vinattiere che era anche un centrattacco estroso, fortissimo nel dribbling sotto porta, perché non era tanto stagione di vino: decisero di andare dal Planzi a bere il frappé, e per almeno dieci minuti parlarono di come gli andava la vita [...].
Da Il sogno di Walacek, p. 146.
​Fin dagli anni in un Ticino ancora agricolo, e un po' più fraterno di quel che è oggi, secolo XXI, facciamo il Ticino del primo del Novecento, Ascona era luogo bello, ameno, e la sua parte fraterno. Poi arrivarono anche i danarosi vacanzieri del nord e anche i "matti". Matti erano, tanto per il taxista quanto per Francesco Chiesa, quelli del Monte Verità.
Da Immensee, p. 5.
​[...] il D., è tempo di mobilitazione, fa parte di un gruppo che porta piccioni viaggiatori chiusi in loro gabbiette-cádole da Ossasco al Cristallina. Arrivati a destinazione, il graduato comanda una sosta (a militare si comandano anche i loisirs!). Dopo alcuni minuti, visto che il soldato L. è lì immusonito accanto alla sua cádola canora, allegramente gorgogliante, l'ufficiale fa: "Senti L. come cantano contenti i tuoi piccioni!". E lui: – I c'antarö bè ènc'a mi si méssan portù sü fin i'ö – (Canterei bene anch'io se m'avessero portato fin qui).
Da Farciámm da Punt a Punt, pp. 52-53.
Il segreto intorno alle puttane somiglia un poco al segreto bancario. Anche se le meretrici cercano, naturalmente, di inserirsi nel tessuto economico cittadino. Ancora recentemente, infatti, il vice del vice del sindaco è dovuto intervenire di persona, grazie alla segnalazione del GODLEC (Gruppo Oculate Donne Liberali E Conservatrici), in appoggio di polizia e magistratura, nel quartiere di Paradiso (a rischio di pregiudicare tanto nome in campo turistico!), dove alcune di quelle sciagurate erano per diventare abbastanza audaci sì che il loro comportamento, a mente delle Oculate, poteva configurare il reato dell'adescamento e della molestia.
Da Il giuoco del Monopoly; citato in Osservatorio culturale del Cantone Ticino, "E che sorrisi di mille innamorati!" Amore e paesaggi letterari, 4 gennaio 2023, ti.ch.
​Oh se Klee fosse potuto tornare al Burbaglio dieci anni dopo, nel 1950, a vedere la pessàta nei suoi sedici anni, e avesse così potuto ridisegnare un suo aprile al Burbaglio, con la Primavera in mezzo dall'incedere stravolgente come si incamminava verso Piazza Grande, e tutti si voltavano a guardarla: e lo sapeva! camminando un po' da regina come avesse tutta quanta la città ai suoi piedi. Klee non avrebbe più potuto mettere nel suo quadro emulo del Sandro Botticelli contro il Botticelli la ragazza del Burbaglio con la sua andatura olimpica, i capelli lisci, il seno sodo, e il sesso ancora come uno scricciolo o un pettirosso che saltella e si perde tra i rami in riva al lago, ancora riva di tutti, davanti a un'acqua ancora limpida per tutti.
Da Il sogno di Walacek, p. 126.

Da quaresime lontane

​Oggi, quando andiamo su in vacanza, faccio vedere quei luoghi, la finestra dove il lenzuolo non comparisce più, ricordo i nomi delle vacche, come nomi di famigliari morti tanti anni fa, ricordo come sono morte. Provo a dire di quella donna del Bianconi, su a Mergoscia, che ai bambini che piangevano dalla fame diceva: non piangete, che ieri abbiamo seminato le patate su a Fossei. Om a metù i tòten sü in Foséi. (Da quaresime lontane, 1975; p. 40)
[...] feci questo pensiero: perché non vai al Buffet della Stazione , sempre pieno di gente, ti metti la tua bella cassetta-pacco ai piedi, togli di tasca il coltello in dotazione del formidabile esercito svizzero e [...] gratti la circonferenza del buco così che le operaie inferocite, invece di pensare al miele per capitalisti ("sic vos non vobis..." "così voi, non per voi, fate miele, o api") uscissero a due a tre a dieci per volta come paracadutisti nel cielo di Normandia, e ti invadono la grande sala del Buffet, panico seminandovi. Che happening, che teatro verità. Mi pareva di vedere Filippo Tommaso Marinetti futurista ridere come un matto. (Verpackung 3. Kamikaze, 2006; pp. 105-106)
Facevo, ecco, un po' di contrabbando domestico. [...] Abitavo, allora, non lontano da Chiasso, quasi contro la ramina, cioè la rete di confine. Mi piaceva andare di là dalla ramina, a suonare. Gli italiani sono meno tristi, malgrado tutto, dei ticinesi. [...] Ci andavo con la mia piccola Hohner, con il mio bandeon, così piccolo dentro il valigione dal doppio fondo. Nel ritorno, a fare compagnia al bandeon, un po' inciuchito anche lui come il suo suonatore, c'era sempre da mangiare e da bere. Alla dogana ero ossequiato come "maestro". Come un Toscanini. (Valigie, 1992)
Citato in Osservatorio culturale del Cantone Ticino, Guida letteraria della Svizzera italiana, 2025, ti.ch

Di una sirena in parlamento

​E ora siamo in un'osteria alla periferia di Locarno Est, dove la sirena ha suonato per tutto un minuto nella notte del 22 giugno. Ora è la sera del 24, è san Giovanni, è il giorno in cui il Governo ha risposto, fulmineo, all'interpellanza sulla sirena; e il commentatore è, in quella osteria (altrove altri diranno altro, e il tutto andrà, va, è già andato, nella Grande Discarica degli Omissis) il Responsabile della Protezione Civile di Locarno Est, che crolla il capo e manda giù golate di birra. È all'osteria in compagnia di due della Polizia Comunale, di uno della Securitas. (p. 12)
​Belzebub: del diavolo! Non sono parole mie, sono parole di suor Genoveffa che una settimana sì una no viene a fare la puntura a mia moglie. Come può stare zitta e ferma, ha detto Genoveffa, come può stare zitta e ferma la Madonna del Sasso, se appena guarda giù ai suoi piedi, su questa plaga che è tutta una piaga che la fa sanguinare anche lei? Suor Genoveffa alza gli occhi al cielo e giunge le mani, e siccome è toscana di origine e di temperamento, è forte nei mutamenti di stile. (pp. 15-16)
Le due bambine erano lì che un poco giocavano con la sabbia della Melezza un poco non facevano niente; e come videro me che mi fermavo proprio davanti a loro, che facevo anche ombra, il loro angelo custode gli suggerì, il distinto, con impercettibile voce: – Su, che salutate un po' come si deve il signor professore!
Che ero poi io. Da crepare dal ridere, mica di aneurisma. Morire dal ridere, c'è forse morte migliore? (p. 66)
​Dal di sotto in su, e in diagonale, intanto che l'elicottero ruotava sempre prendendo quota, non troppo lontano da un fitto di castagni lungo tutta la schiena del greppo, il convento, nel suo apparire improvviso, poteva essere preso per un castello, una fortezza.
E pareva una spedizione di Ufo, dei film dell'ora di cena.
– Pare una fortezza – gridò l'uomo alla destra del pilota.
– Una fortezza? A me pare una finta fattoria.
Difatti: un muro di cinta, un portone sull'esterno, il suo bel cortile quadrato, il muro sui tre lati e il convento vero e proprio sul quarto.

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026