Frasi
Frasi di Giovanni Prati
24 citazioni, aforismi e passi dalle opere
Una raccolta di 24 citazioni di Giovanni Prati, ordinate per opera: per ogni frase indichiamo, quando è nota, la fonte esatta.
Giovanni Prati (poeta e politico italiano). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.
Andò Marco alla caccia e colle fisse / pupille un augellin prese di mira; / ma Laura impietosita a Marco disse: / Perché tiri all'uccel che a te non tira?
Brev'ora han dato i cieli / alla beltà mortale. (da Ariberto)
Chi versa l'uman sangue, il sente / odorar nelle mani eternamente. / Dopo l'ora mortal, tutta la vita / non è finita! (da Canti per il popolo: Vendetta)
Dove Ferdinando regna / Regno di Dio non v'è.
I defunti, che pietosi e cari / vengon ne' sogni a favellar con noi / d'un'armonia migliore. (da Viaggio notturno)
Margherita una grande speranza / per l'Italia comincia da te.
[...] nel mio pensiero, come una stella, / tu ognor spuntavi, Genova bella, / co' tuoi palagi dove tra gli ori / brillano eterni marmi e colori, / colle tue cento colline care, / Co' tuoi navigli, col tuo gran mare. (da A Genova varcando di notte i gioghi alla volta della città)
Nell'ora che un velo / rabbruna gli obbietti, / si parlano in cielo / le stelle e l' amor. (da Eros)
Perchè Adelia, il tuo cor rompe in sospiri, / e raro il detto su' tuoi labbri suona, / e chiusa in bruno la gentil persona, / soletta e malinconica t’aggiri?... // E più dei crocchi, ove elegante e bella / seder potresti, e più dell’infinito / strepitar delle turbe, ami il romito / favellìo d'una fronda o d'una stella?.
Perché affrettar l'arrivo / della giornata negra? / Ne' baci miei t'allegra / o brevemente vivo! / Progenie impoverita / che cerchi un ben lontano, / nella mia rosea mano / è il nappo della vita.
Quello ch'è storia non cangia mai. (da La cena di re Alboino)
Ricca è l'Italia, ma ricca assai. (da Una cena di Alboino re)
Rosmunda, bevi! (ovvero Bevi, Rosmunda). (da Una cena di Alboino re)
Tornano al vaso i fiorellini miei, / tornan le stelle.... tornerà anche lei! (da Tutto ritorna)
Tu non sai / che i morti al mondo non ritornan mai! (da Tutto ritorna)
Va, sciagurato, mi metti orrore; / sei delatore! (da Canti per il popolo – Il delatore)
Dicono di Giovanni Prati
Egli ha il brutto vezzo di pubblicare tutte le inezie che gli vengono in mente per via, la qual debolezza lo compromette non poco con chi mai non suole considerare la letteratura un giuoco da conversazione.
Egli sentiva che il poeta doveva dirigere le volontà del suo paese, e additò in Carlo Alberto, in Vittorio Emanuele II, nella Casa di la salvezza d'Italia. Per questo, fu oltraggiato, perseguitato, cacciato qua e là, nel '48, come idrofobo sovvertitore; ma egli non la sua fede; anzi l'accrebbe, divenne il vero profeta dei destini d'Italia. I suoi canti sono sinceri gridi del suo cuore.
Il Prati e l'Aleardi avevan versato un fiume di lacrime retoriche, s'eran conquistata un'invidiabile popolarità a furia di romanticherie e di lamentazioni; poi erano scomparsi nel mondo delle ombre, trascinandosi dietro i loro versi e il loro nome.
In Prati vi sono due poeti; v'è quello che scrive come amore gli detta, e v'è quello che butta giù endecasillabi, ottonari, quinari, solo per mettersi un nastro da cavaliere sull'occhiello dell'abito.
La consacrazione del genio di Beranger fu nell'onesta sua povertà, e che la negazione morale del genio di Prati sta nell'aver fatto merce de' suoni della poetica e armonica sua lira ai despoti di una sventurata nazione.
Perché, o bizzarra natura, invece di creare del Prati un vero poeta, ti sei stancata a mezza via, ed hai stampato un misto di giullare di corte e di poeta? Perché, o bizzarra natura, hai voluto permettere che quegli il quale scriveva quei versi dellEdmenegarda, che han fatto brillare tante, lacrime in tanti begli occhi, abbia potuto scrivere ancora che il monte fa intorno a sé un mantello di lampi e di paure? I versi del Prati ci danno l'idea di quei sigari svizzeri, eccellenti fino alla metà, e che dalla metà in giù conviene buttare da un canto.
Prati, un dì trovatore della fede e dell'amore, oggi Byron ansimante, canta il dubbio, la superstizione e la stregheria in un Armando squallido e nebbioso, e non trova più l'estro antico se non per destare dalle corde stracche della lira sua cauti epitalamici e cortigianeschi oroscopi.
Una delle ballate giovanili del Prati cominciava con questi versi:
– Carlo, uno strepito
Dietro noi sento:
– Son gli arsi nòccioli
Scossi dal vento.E il Nencioni a dire: I nòccioli son quelli che si trovano dentro alle pesche. L'albero si chiama nocciòlo». Nella edizione delle Opere fatta poi dal Guigoni, il Prati infatti corresse e ai nòccioli furono sostituiti i frassini.
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026