Ritratto di Giovanni Raboni
Paolo Steffan · CC BY 3.0

Frasi

Frasi di Giovanni Raboni

27 citazioni, aforismi e passi dalle opere

Le citazioni di Giovanni Raboni raccolte in un'unica pagina: 27 frasi, divise per libro e argomento.

Giovanni Raboni (poeta, scrittore e giornalista italiano). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.

Citazioni di Giovanni Raboni

Capovolgendo totalmente il messaggio "storico" della fantascienza, Volponi non vuole ammonire o mettere in guardia i suoi lettori contro le conseguenze della dissipazione ecologica e il fatale approssimarsi della catastrofe; al contrario, sembra assaporarne in anticipo le delizie, abbandonandosi con i sensi e la fantasia a una sorta di dilagante, contagiosa ilarità.
Da La Stampa – Tuttolibri, 27 maggio 1978.
Il messaggio del Romanticismo si è, nella coscienza collettiva, talmente affievolito o degradato da sopravvivere soltanto, ormai, come un equivoco lessicale? Oppure, al contrario, la dilagante fortuna di quest'uso confusamente metaforico dell'aggettivo è la prova d'una sotterranea ma tenace vitalità del sostantivo?
Citato in Corriere della sera, 11 febbraio 2001.
Il teatro di Sabbath , grandioso romanzo sulla vecchiaia e sull'impotenza, rivela una potenza immaginativa trascinante. Impossibile dimenticare l'ossessione sessuale del marionettista Sabbath, la sua estremistica volontà di sfidare la morte sempre più immergendosi nella vita, in essa sprofondando.
Citato in Corriere della sera, 27 luglio 1997.
Il fatto è che a me piacciono le riunioni dove ognuno esprime la propria opinione e la porta fino in fondo, non quelle che si risolvono in una selezione fatta per gruppi o fazioni.
Citato in Corriere della Sera, 30 agosto 1997.
Il cinema di Moretti è per me una sorta di paradigma di ciò che il cinema non deve essere. Non amo il suo minimalismo, il suo frammentismo, il suo autobiografismo; detesto la sua studiata (ma non per questo meno deprimente) sciatteria formale, il suo rimanere (non m'importa quanto voluto) al di qua, al di sotto di qualsiasi sintassi e di qualsiasi metafora.
Da Sette - Corriere della Sera, 23 aprile 1998, p. 43.
Una stroncatura, pur che abbia un minimo di fondamento, serve alla buona salute della letteratura cento volte di più, non solo del silenzio, ma anche di un elogio infondato.
Dall'intervista di Walter Veltroni, Corriere della sera, 4 settembre 1998; poi in Meglio star zitti?, Mondadori, 2019. ISBN 9788852096969
Critico rigoroso e al tempo stesso inventivo, capace di grandi immagini suggestive che fanno pensare a colui che per molti aspetti può essere considerato il suo predecessore, Giacomo Debenedetti, Baldacci lascia un' eredità di cui ancora dobbiamo valutare fino in fondo l'importanza e che risulterà indispensabile per la comprensione della letteratura negli ultimi decenni.
Citato in Corriere della Sera, 27 luglio 2002.
La vita è questa cosa, la cosa in cui si sta, in cui non si può non continuare a stare anche quando teoricamente la vita finisce.
Citato in Corriere della Sera, 18 ottobre 2005.
Come dai romanzi-poemi di Beckett (altro scrittore che mi sembra non del tutto estraneo, sebbene in una particolarissima accezione, al mondo espressivo di Cattafi) anche dalle poesie di Cattafi è completamente assente una normale nozione del tempo. Tutto vi si svolge nello stesso momento e tutto, d'altra parte, si direbbe che continui a svolgersi da secoli. Questo forma un contrasto molto curioso e molto suggestivo con la «precisione» di Cattafi, evidente nel suo linguaggio così terso, appropriato e scandito.
Citato in Corriere della sera, 12 marzo 2009.
Se ci affidiamo all' orecchio e solo all' orecchio certe poesie di Cattafi ci sembrano dei veri e propri epigrammi: preparazione cauta e insieme rapida e poi lo scatto bruciante, il veleno.
È un'esigenza che nasce, io credo, da un desiderio di emulazione. Si leggono poeti che si ammirano da ragazzi, da adolescenti, e si vuole essere come loro [...]. Naturalmente, a monte, c'è una qualche ferita, perché io credo che se uno fosse perfettamente felice e in pace con se stesso non gli verrebbe in mente di scrivere poesie.
Citato in Corriere della Sera, 8 settembre 2009.

Citazioni di Giovanni Raboni – Senza data

Mi è capitato spesso di pensare che dai futuri studiosi di letteratura il nostro tempo verrà ricordato, con grave e (speriamo) compassionevole stupore, come quello in cui si è potuto credere che Jorge Luis Borges fosse un grande scrittore.
Da I bei tempi dei brutti libri, Transeuropa, 1988.
Bilanci di fine anno. Sono stato a lungo incerto se includere o non includere Il pendolo di Foucault fra i libri più brutti letti nel corso dell'88. A farmi decidere per il no è stata la convinzione che non può essere brutto un libro che in nessun caso avrebbe potuto essere bello. Il bello, in letteratura, è una sorta di utilità marginale: nasce, se nasce, dal sovrappiù di senso che lo stile riesce a strappare al di là della realizzazione del progetto. E basta aprire il secondo romanzo di Eco per accorgersi che non vi spira alito di stile, che il motorino della scrittura ce la fa appena a smuovere la carretta dell'intreccio con il suo greve carico erudito. Il pendolo di Foucault può assomigliare a tutto – a un'inchiesta dell'"Espresso", a un'enciclopedia tascabile, a un'annata della "Settimana enigmistica", al "papiro" di una matricola – tranne che al libro di uno scrittore. Sotto il profilo letterario Eco va assolto per non aver commesso il fatto.
Da Devozioni perverse, Rizzoli, 1994.
Credo proprio che i lettori italiani, intenti come sono a contemplare le eleganti volute di fumo che Kundera riesce a sprigionare dalle ceneri del romanzo mitteleuropeo o, peggio ancora, a farsi deliziare dai suoi aforismi da Scettico Blu, non troveranno né tempo né cuore per rendere giustizia a un exploit come quello di Don DeLillo, che nelle cinquecento pagine di Libra rivive e ci fa rivivere una delle grandi tragedie storiche del secolo, l'assassinio del presidente Kennedy. Peggio per loro. A parte la grandiosa accuratezza della ricostruzione e l'interesse della tesi politica (DeLillo è convinto che nel progetto originario della CIA, modificatosi poi strada facendo su "ispirazione" della United Fruit e di altri potentati economici, Kennedy dovesse uscire illeso dall'attentato, la cui paternità sarebbe stata attribuita a Fidel Castro per rilanciare in grande stile l'offensiva contro Cuba), il libro riflette come pochissimi altri in questi anni l'idea, per me fondamentale, che compito supremo di un romanzo non sia tanto formare con la scrittura una metafora della realtà, quanto riuscire a fare della realtà una nuova metafora romanzesca.
Da L'Europeo, 1990; poi in Devozioni perverse, Rizzoli, 1994.
Quanto poi a infastidirsi, l'unico che ne avrebbe un buon motivo è lo stesso Bufalino, se la contemplazione simultanea di tutti i suoi romanzi, racconti, saggi, elzeviri e poesie rende ancora più lampante la discrepanza fra le pretese di portentosità della sua scrittura e la timorata, inoffensiva ovvietà della sua immaginazione e del suo pensiero. Alla luce di quanto l'ha seguita, anche la Diceria dell'untore si rivela sempre più nitidamente per quello che è, un trucco, una sorta di montaggio fotografico: Serenus Zeitblom travestito da Adrian Leverkuhn, un professore di liceo alla Francesco Chiesa (o, volendo largheggiare, alla Panzini) che si atteggia a grande decadente e fa, per impressionarci, ferocissime smorfie d'agonia.
Da Contraddetti, Scheiwiller, 1998, p. 13. ISBN 88-7644-249-9
La lunga storia di amore e di sacrificio che ha legato l'autrice a uno dei più famosi poeti del nostro tempo – di cui qui sono fittissime le impronte o più propriamente le ombre, le proiezioni interiori – è stata vissuta dalla Cumani alla pari, almeno alla pari con il suo partner non solo quanto a intensità emotiva, ma anche (ciò che più c'importa e ci coinvolge come testimoni muti, come ascoltatori) per la capacità di interrogare a nome di tutti, d'inondare eroicamente e dolorosamente di luce il grande mistero dei sentimenti.
Citato in Maria Cumani Quasimodo, «O forse tutto non è stato», Nicolodi, Rovereto (TN), 2003, p. 9. ISBN 88-8447-064-1
Quel grande, enigmatico contenitore di singolarità e separatezze che è la Sicilia.
Citato in Salvatore Settis, Leonardo Sciascia e la «doppiezza» delle parole nella sua Sicilia, ilsole24ore.com, 11 maggio 2021.
E pensare che la guerra / è finita che avevo tredici anni, / poi c'è stata, lo sappiamo, la pace.
Eroi dispersi, non più o non ancora / mio reggimento oltre il reticolato / della luce, con che povero fiato / mi chiamate, con quanta pena affiorano / dal vocio del vento che le divora / o le ammucchia come foglie sul lato / dell'ombra le voci che ho tanto amato!
L'oro – be', quello si sapeva: oro / alla patria. Ma il ferro! Cancellate / intere portate via a camionate / per farne, dicevano, qualche loro / cannone!
Stare coi morti, preferire i morti / ai vivi, che indecenza! Acqua passata.

Dicono di Giovanni Raboni

Critici militanti per eccellenza sono stati Luigi Baldacci e Giovanni Raboni che nel suo I bei tempi dei brutti libri, giocava sui parallelismi, su coppie di autori da mettere in contrapposizione e tra cui fare una scelta.
Massimo Onofri
L'ultimo Raboni presenta [...] se stesso e le proprie parvenze come "spoglie del futuro".
Andrea Cortellessa
La sua poesia si fa, con gli anni, sempre più corposa e densa di visività (in parallelo, magari, a un crescente interesse per le arti: che sarebbe materia per altre ricerche)
Andrea Cortellessa
Uomo antiretorico, Giovanni Raboni è un poeta di poche epigrafi. Quelle dei suoi libri, allora, vanno lette attentamente.
Andrea Cortellessa
Lei è un caro figliolo, tale la poesia, tale la lettera. Ciò che Lei mi dice è all'altezza della sua ispirazione, vera e profonda: e dei doni che Lei ha ricevuto [...]. Li custodisca, figliolo caro, con la virtù, con lo studio, e con l' amore intenso che Lei ha per la verità.
Carlo Betocchi
Tutto quel che mi ha detto è stato oro. Perdìo, e bisognava arrivare alla mia età per trovare un aiuto, un consiglio vero, come quelli che lei mi ha dato. E poi la mia vanità era soddisfatta; colavo sugo da tutte le parti.
Franco Fortini

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026