Ritratto di Girolamo Tiraboschi
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Frasi

Frasi di Girolamo Tiraboschi

15 citazioni, aforismi e passi dalle opere

Qui trovi 15 frasi di Girolamo Tiraboschi: aforismi, passi tratti dai libri e citazioni con la loro fonte.

Girolamo Tiraboschi (erudito, gesuita e storico della letteratura italiano). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.

Citazioni di Girolamo Tiraboschi

Fra i cultori e professori di filosofia delle università di Padova e Bologna del secolo decimoquarto, a parlar sinceramente, appena vi ha chi meriti speciale menzione, quando se ne tragga P. Paulo Vergerio il vecchio.
Citato in Giacomo Babuder, Pietro Paolo Vergerio il seniore da Capodistria, p. 46, Benedetto Lonzàr Libraio, 1866.
Io leggo e rileggo, e poi torno a rileggere questa sua Tragedia , e quanto più la leggo, tanto più mi rapisce e mi piace. Ella ha cominciato ove altri si recherebbe a gloria il finire. Qual forza, qual energia di stile! Qual vivacità d'immagini! Qual varietà di affetti! Il terribile Crebillon non è mai giunto a inspirar quel terrore, che genera nei lettori questa Tragedia. (da una lettera del 1786 a Vincenzo Monti) per congratualarsi del suo Aristodemo; citato in Opere del Cavalier Vincenzo Monti, Vol. III, p. 365, 1821)
Leonbatista Alberti fu uno de' più grandi uomini di questo secolo, in cui si videro maravigliosamente congiunte quasi tutte le scienze. (da Vita di Leonbatista Alberti, 1804)
Un teologo, un filosofo, un matematico, un medico, uno storico, che scriva male, si legge con dispiacere e con noja, ma pur si legge con frutto; ma un poeta incolto e rozzo a che giova egli mai? (da Storia della poesia italiana, vol. III, parte II, cap. VII, p. 373)
Mentre tanti e sì ben meritati onori rendevansi in ogni parte al Chiabrera, non eran minori quelli che tributavansi a Giambatista Marini, che si dee a ragione considerare come il più contagioso corrompitor del buon gusto in Italia. (da Storia della poesia italiana, vol. III, parte II, cap. VII, p. 379)

Frasi da «Storia della letteratura italiana»

Ma ciò, che in Tacito piace sopra ogni cosa, si è, ch'egli è uno Storico Filosofo. Ei non è pago di narrar ciò che avvenne: ne esamina le ragioni, ne scuopre il mistero, ne osserva i mezzi, ne spiega gli effetti: egli sviscera in somma, e scioglie, e analizza ogni cosa. Ma non cade egli ancora nel difetto del secolo, cioè in un soverchio raffinamento di pensiero e di espressione? I fini politici, e gli occulti misteri, ch'ei trova negli avvenimenti, vi ebbero veramente parte, o non furon anzi immaginati spesso da lui per desiderio di comparire profondo indagatore degli animi e de' pensieri? Le sentenze non sono elleno sparse con mano troppo liberale; e non son talvolta raffinate e ingegnose, anziché verisimili e naturali? La precisione e la forza non passa ella spesso i giusti confini, e non rende il discorso oscuro, difficile, intralciato? Questi sono i difetti, cui sembra di scorgere in Tacito, a chiunque prende a leggerlo attentamente.
Girolamo Tiraboschi, Storia della letteratura italiana, 9 voll., Salvioni, Roma, vol. II, 1782, lib. I, p. 138.
La protezione degli Aldobrandino, parenti di quel cardinale , e i canti e le sinfonie musicali dalle quali accompagnate erano le loro adunanze, traeva ad esse gran numero di cardinali, di prelati e de' più ragguardevoli personaggi. Al contrario quella degli Umoristi fu talvolta così deserta, che quando l'Aleandro recitovvi le sue lezioni sull'impresa dell'accademia, che si hanno alle stampe, egli ebbe tre soli uditori, come narrasi dall'Eritreo che vi era presente. (vol. IV, p. 386)
Fra tanti scrittori di Storia letteraria ch'io ho accennati, e che potrei ancora nominare se a più minuto particolarità volessi discendere, di due soli dirò alquanto più stesamente, perché il numero e la natura delle opere loro mi sembrano richiedere più distinta menzione. Il primo è Gian Vittorio Rossi, che latinamente volle dirsi Janus Nicius Erylìiraeus. (vol. IV, p. 539)
Le opere degli scrittori vi sono semplicemente accennate, e non si distinguono sovente le inedite da quelle che hanno veduta la luce. Pare inoltre che troppo abbia egli conceduto all'amicizia, esaltando con somme lodi alcuni suoi amici, a cui forse dovevansi più moderate. Con altri, al contrario, ei si mostra troppo severo; e si può dire del Rossi ciò che abbiamo detta del Giovio, che alcuni non sono già elogi, ma satire. Nel che però ei non é ugualmente degno di riprensione ; perciocché egli propriamente non si prefisse di scrìvere elogi, come il Giovio, ma di fare ritratti, cosi indicando la voce Pinacotheca. (vol. IV, p. 539)
Lo stile del Rossi da alcuni è sollevato fino alle stelle ; ed il Fischer reca il detto di certi scrittori che affermano essere lui stato il più felice imitatore di Cicerone che vivesse a que' tempi. La quale lode però sembrerà esagerata non poco a chi, essendo capace di rilevare i pregi e i difetti dello stile, si ponga a leggere e ad esaminare le opere di questo scrittore. (vol. IV, p. 539)
Fu ad Archimede conceduto l'onor del sepolcro, quale l'avea egli desiderato. Ma questo sepolcro medesimo era ito in dimenticanza più di 100 anni dopo, quando Cicerone andò questore in Sicilia. Narra egli stesso in qual maniera gli venisse fatto di scoprirlo a' Siracusani, i quali tanto ne avean perduta ogni memoria, che assicuravano il sepolcro di Archimede non essere certamente tra loro. Così un Romano riparò in certo modo l'ingiuria che questo valentuomo avea da un altro Romao ricevuta. Ad alcuni han data noia in questo racconto di Cicerone quelle parole humilem homunculum, con cui egli chiama Archimede, come se dirlo volesse uom dappoco e spregevole... Ma senza inutilmente perderci in dissertare, basta il riflettere che sì gran concetto avea Cicerone di Archimede, che volle cercarne il sepolcro, e che chiamolo, come fu detto sopra, uomo di divino ingegno, per comprendere che quelle parole humilem homunculum non significano già uomo da nulla, ma uom privato e povero, e vissuto lungi dalla luce de' pubblici onori.

Scheda del libro «Storia della letteratura italiana»

Dicono di «Storia della letteratura italiana»

Del valore artistico dell'opera si è discusso molto, dell'esattezza di alcuni fatti si è dubitato, della eccessiva abbondanza di dettagli a danno delle linee principali del lavoro si è parlato assai, ma con tutto ciò la Storia riesce utile anche oggi. Anzi in un tempo, in cui le monografie erudite abbondano e grossi volumi e molteplici articoli si scrivono in Italia e si traducono dall'estero per illustrare cose non sempre difficili e grandi, fa più che mai impressione uno scrittore, che come il Tiraboschi, modestamente e quasi senza farsene accorgere, studia e documenta tante cose. (Michele Rosi)
Il Tiraboschi fu il primo, che si accinse all'erculea fatica di scrivere la Storia della letteratura italiana dalle origini etrusche e latine fino al principio del secolo XVIII; e in undici anni condusse da solo a termine questo colossale lavoro. Egli dice bensì di volere scrivere la storia della letteratura italiana, e non la storia dei letterati italiani; ma in realtà dissertando a lungo sulla vita dei singoli autori e sul tempo della pubblicazione dei loro scritti, di rado entra a parlare dei libri loro, o se lo fa qualche volta, è assai leggermente. Oltre al non seguire il metodo puramente cronologico, oggi riconosciuto generalmente il migliore, sono in lui gravissimi difetti, come notò il Foscolo, la mancanza di disegno e di colorito, vane questioncelle in cui spesso si perde, e la mancanza di quella ragione filosofica che dimostrare come e quanto uno scrittore giovasse o nuocesse all'arte e alla patria, e perché la fama di lui crescesse o diminuisse coll'andare del tempo. (Francesco Moroncini)
Si servi degli Annali del Muratori, che gli porsero il filo della narrazione, e dei lavori speciali del Gimma, Crescimbeni, Fontanini, Serassi e altri dotti.
Tra le storie della nostra letteratura, scritte da Italiani, non ce n'è una sola, ch'io sappia, eccetto forse quella del Tiraboschi, – essa resta per questo rispetto ancora la più moderna, – che consideri l'opera del pensiero filosofico (ciò che si fa sempre in Germania), tale di fatto, come una parte integrante della vita storica della letteratura. (Giacomo Barzellotti)

Scheda del libro «Storia della letteratura italiana»

Dicono di Girolamo Tiraboschi

Grande accuratezza egli mostra nelle discussioni biografiche e bibliografiche; onde corresse molti errori commessi dagl'Italiani non meno che dagli stranieri, e verificò molte date e molti fatti in modo da non lasciarne più verun dubbio.
Giuseppe Maffei

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026