Frasi
Frasi di Giuseppe Chiarini
8 citazioni, aforismi e passi dalle opere
Una raccolta di 8 citazioni di Giuseppe Chiarini, ordinate per opera: per ogni frase indichiamo, quando è nota, la fonte esatta.
Giuseppe Chiarini (letterato e critico letterario italiano). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.
Citazioni di Giuseppe Chiarini
Il sommo dell'arte, diciamo noi, sta nel naturale e nel semplice; ma c'è in arte anche l'esagerazione e l'affettazione del naturale e del semplice: ad ogni modo il semplice e il naturale, a lungo andare, diventano insipidi, e allora cominciano a piacere l'ingegnoso e l'arguto; e questi progrediscono sempre, finché non hanno percorso tutta la scala della ricercatezza e della esagerazione, fino alla più stucchevole preziosità, fino al barocco e al grottesco più strano. E allora? E allora si risente il bisogno d'un po' di naturale e di semplice, e si battono le mani al primo che spalanca le finestre e ci fa respirare una boccata d'aria libera e pura; e allora si risente il bisogno di qualche forte pensiero, di qualche nobile sentimento, e si battono le mani al primo che ci rammenta che la grande, la vera poesia non è un balocco da bimbi, un gingillo da signore, ma una forte disciplina educatrice degli uomini. In questa perpetua vicenda sta molta parte di storia di tutte le letterature.
Ombre e figure
Gli scrittori, specialmente i poeti, si possono dividere in tre grandi categorie: prima, di quelli nel quali l'ingegno prevale all'arte; seconda, di quelli nei quali l'ingegno e l'arte vanno mirabilmente d'accordo; terza, di quelli nel quali l'arte è superiore all'ingegno. Tanto per ispiegarmi un po' meglio, dirò ch'io metto nella prima categoria Eschilo, Dante, lo Shakespeare; nella seconda il Goethe, il Molière, il Leopardi; nella terza il Pope, il Racine, il Platen. (Libro primo, pp. 16-17)
Io ho letto non so quante definizioni della poesia, che tutte mi son parse vere, quale più quale meno, ma tutte imperfette; né dopo ciò presumerò di dare io la perfetta definizione della poesia: ma dirò che una delle qualità più essenziali del poeta, forse la più essenziale, per ciò che spetta al contenuto dell'opera sua, è un sentimento largo e profondo della natura. Quanto sarà più grande la simpatia del poeta per le cose naturali animate ed inanimate, tanto egli sarà più vero e grande poeta nella sostanza de' suoi pensieri. (Libro primo, pp. 17-18)
Il Tennyson ha, per consenso (credo) di tutti gli scrittori inglesi contemporanei, meriti grandi incontestati ed incontestabili verso la odierna letteratura poetica della sua nazione. Pur trattando argomenti da gradire all'universale, allargò il campo della poesia, piegò a nuove forme la lingua, perfezionò la struttura del verso e della strofa, fu e rimase e rimane ancora in alcune poesie un perfetto modello d'artista. Tutti i critici riconoscono la sua influenza grande e benefica; tutti i poeti di tutte le scuole lo ammirano e riveriscono come maestro, perché tutti sentono di dovere a lui qualche cosa. (Libro primo, pp. 53-54)
La poesia del Tennyson è meno alta di quella dello Shelley e del Byron, ma è più sobria e più pura. (Libro primo, p. 54)
Ammirato, esaltato senza fine dagli uni, criticato acerbamente dagli altri, Roberto Browning è senza dubbio una delle menti più vaste, più profonde, più acute della moderna Inghilterra; e l'opera sua poetica è una delle più sorprendenti ed originali. L'argomento di tutte le sue poesie, drammi, poemi, liriche (che a quest'ora sono una ventina e più di volumi) è sempre lo stesso, l'uomo; l'uomo di tutte le condizioni, di tutti i tempi, di tutti i luoghi. Tutta la poesia del Browning è un largo e profondo studio dell'animo umano, in tutte le sue manifestazioni. (Libro primo, p. 56)
Algernon Charles Swinburne è, secondo me, la natura più altamente poetica che l'Inghilterra abbia avuto dopo lo Shelley. Altri sarà artista più perfetto di lui; egli è più poeta di tutti; egli è nato poeta. (Libro primo, pp. 58-59)
Nei Poemi e ballate Swinburne è artista, niente altro che artista; e, come tale, non sa intendere che cosa abbiano a che fare con l'arte le idee di morale sanzionate dalla società umana; e si meraviglia dello scandalo prodotto dalle sue poesie; a quel modo che il Canova, certamente non immorale né irreligioso, avrebbe, credo, fatto le meraviglie se lo avessero accusato di oltraggio alla decenza, perché fece la sua Venere senza neppure un cencio di camicia che le coprisse il petto e le . (Libro primo, pp. 63-64)
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026