Ritratto di Giuseppe Vannicola
Giuseppe Vannicola · Public domain

Frasi

Frasi di Giuseppe Vannicola

17 citazioni, aforismi e passi dalle opere

Una raccolta di 17 citazioni di Giuseppe Vannicola, ordinate per opera: per ogni frase indichiamo, quando è nota, la fonte esatta.

Giuseppe Vannicola (violinista italiano). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.

De profundis clamavi ad te – Citazioni

La Musica è il grido terribile e supplicante che si leva dai luoghi profondi, dal più profondo dell'abisso, là dove non esiste né forma né colore. La Musica è il grido terribile e supplicante che passa a traverso la forma e a traverso il colore, rapido come una freccia di desiderio. La Musica è il grido terribile e supplicante che si perde nell'immenso respiro del cielo dei cieli, là dove non esiste né forma né colore. La Musica è principio. La Musica è fine. La Musica è centro. Essa è l'atto iniziale della volontà e l'atto definitivo della beatitudine. Essa è la Genesi e l'Apocalisse dell'Universo. Essa è la parola che dice Amen alla parola che dice Fiat. Fiat, Amen. Ecco il centro.
UT, Re, Mi, Fa, Sol, La, Si. La scala è il simbolo della musica ed è simbolo d'ascensione. La Scala non ha principio e non ha fine, poiché essa stessa è principio e fine a sé stessa. [...] La Scala si moltiplica per sé stessa all'infinibile.
La Religione è l'ombra dell'Infinito nel tempo.
L'Arte è la luce dell'Infinito nello spazio.
Il velo di Maya è stato lacerato dalla potenza imponderabile, dal vapore d'incensi, come una nube squarciata dalla folgore.
Lo spirito dell'Asia è mistero, contemplazione, riposo. Il suo sguardo è fisso, profondo, continuo, solenne. L'Asia è il giardino di Dio, un giardino pieno d'ombra, un giardino ove ogni pianta, ogni fiore, ogni frutto ha la sua significazione simbolica.
Beethoven è l'uomo del silenzio. L'uomo che la parola può appena avvicinare; l'uomo che, avviluppato di silenzio, ispira e comanda il silenzio; l'uomo per cui il silenzio è atmosfera musicale.
Il dolore è come il sinonimo del nome di Beethoven. Il dolore ch'egli esprime e il nome che esprime la sua individualità sono inseparabili. Il dolore beethoveniano è d'una solennità smisurata: una profusione di lagrime che somiglia all'oceano: il mare e il cielo si toccano all'orizzonte senza confondersi. Come l'oceano il dolore beethoveniano riempie gli sguardi senza stancarsi e sfugge alla monotonia per la sua stessa grandiosità. [...] Quel che nasce dal dolore beethoveniano è l'inno alla gioia della IX sinfonia. Il dolore beethoveniano è edificante, è un dolore che costruisce.
La Musica differisce da tutte le altre arti, e, libera d'ogni rapporto con la forma dei fenomeni, costituisce da per sè stessa una forma astratta, assoluta e completa. La Musica obbedisce a dei principii estetici interamente differenti da quelli delle altre arti. Essa non può essere valutata secondo le categorie del Bello; non deve sottomettersi, come ad esempio la Pittura, la Scultura, l'Architettura, alla proporzione, all'armonia e alla bellezza delle forme. La Musica non ha la preoccupazione di questo particolare godimento estetico, perché ella stessa è una forma assoluta, una rappresentazione completa in sé e per sé, diretta e spontanea, senza alcuna servitù alle realità contingenti. Ogni altra arte è una proporzione fra l'idea e la forma, la Musica sola è una sproporzione; poiché tutte le arti sono belle, e solo la Musica è sublime.
La Musica di Beethoven è, nell'ordine intellettuale, quel che è la speranza nell'ordine morale: un Presentimento e un Ricordo. Perciò la sua forma è Preghiera.
Beethoven è noi, sintesi di tutti gli sviluppi storici secolari della nostra storia, di tutte le raffigurazioni del nostro senso, di tutti gl'incitamenti perenni del pensiero e del sentimento, di tutte le rivelazioni trascendenti dell'Ideale, di tutti i misteri inviolati dall'essere nostro. Beethoven è noi, alfa e omega, labaro e viatico, sogno e luce, realtà e mistero, fonte e custodia di tutto quanto noi, nascendo, ereditiamo nella vita e noi, morendo, raccomandiamo alla vita.
La Musica, poiché è la rivelazione del senso eterno delle cose, e sopprime il nostro Io, e ci eleva alla contemplazione degli esseri e della vita nella loro nudità essenziale, la Musica annienta la sensazione dolorosa che proviamo alla vista delle catastrofi di cui è piena la vita.
Schumann è lo sforzo della concentrazione; il capolavoro dell'angoscia; l'angoscia del dubbio, pensosa di sé medesima, cupa, tetra, pesante, soffocante. È un carbone che si spegne senza diventare diamante. La musica di Schumann è la pazzia di Amleto.
Chopin è modulazione, incandescenza, profumo, immaterialità.
Non così inalterabile è il sentimento filosofico e religioso che informa ogni opera di Wagner, e che, materiato di poesia e di musica, si trasfigura in una vera rivelazione. Dopo di aver opposto la Natura e il Cristianesimo, Riccardo Wagner arriva a riconoscere nel Cristianesimo l'espressione più alta e più pratica dell'ideale umano.
Il sentimento di Riccardo Wagner si chiama evoluzione, ed elevazione, sviluppo, spirale, metamorfosi, Ricerca eterna di là dall'orizzonte. La luce del suo destino è la sublime bianchezza di resurrezione, di trasfigurazione, di liberazione, di pace in cui si risolve tutta la dolce e diafana malinconia del Parsifal.
Avevo imparato a dolorare serenando con Beethoven, a pensare dolorando con Schumann, a sorridere lacrimando con Chopin, a sostituire con Riccardo Wagner, alle realità mediocri e comuni, la visione armoniosa d'un universo composto lentamente d'espansione e d'ascensione.

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026