Frasi
Frasi di Guido Gozzano
40 citazioni, aforismi e passi dalle opere
Qui trovi 40 frasi di Guido Gozzano: aforismi, passi tratti dai libri e citazioni con la loro fonte.
Guido Gozzano (poeta e scrittore italiano). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.
Citazioni di Guido Gozzano
L'azzurro che riempie le foglie più verdi, palmate, degli ippocastani, si direbbe intagliato nella pura turchese.
I colloqui – Citazioni
Oggi pur la tristezza si dilegua / per sempre da quest'anima corrosa / dove un riso amarissimo persiste, // un riso che mi torce senza tregua / la bocca.... Ah! veramente non so cosa / più triste che non più essere triste! (L'ultima infedeltà, 9-14)
Ecco, nel lento oblio, rapidamente in vista, / apparve una ciclista a sommo del pendio. // Ci venne incontro: scese. «Signora: sono Grazia!» / Sorrise nella grazia dell'abito scozzese. / «Tu? Grazia? la bambina?» - «Mi riconosce ancora?» / «Ma certo!» E la Signora baciò la Signorina. // «La bimba Graziella! Diciott'anni? Di già? / La mamma come sta? E ti sei fatta bella! // La bimba Graziella: così cattiva e ingorda!...» / «Signora, si ricorda quelli anni?» - «E così bella // vai senza cavalieri in bicicletta?...» (Le due strade, I, 3-13)
Mi piacquero leggiadre bocche, ma non ho pianto / mai, mai per altro pianto che il pianto di mia Madre. (Il responso, 33-34)
«Tutte, persin le brutte, mi danno un senso lento / di tenerezza... Sento» — risi — «di amarle tutte!» (Il responso, 55-56)
Amor non lega troppo eguali tempre. (Il buon compagno, 11)
Nutrirsi.... non fare più versi... nessuna notte più insonne.... / non più sigarette.... non donne.... tentare bei cieli più tersi: // Nervi.... Rapallo.... San Remo.... cacciare la malinconia; / e se permette faremo qualche radioscopia.... (Alle soglie, 11-14)
Bellezza riposata dei solai / dove il rifiuto secolare dorme! (La signorina Felicita ovvero la Felicità, IV, 1-2)
Donna: mistero senza fine bello! (La signorina Felicita ovvero la Felicità, V, 49)
Oh! questa vita sterile, di sogno! / Meglio la vita ruvida concreta / del buon mercante inteso alla moneta, / meglio andare sferzati dal bisogno, / ma vivere di vita! Io mi vergogno, / sì, mi vergogno d'essere un poeta! (La signorina Felicita ovvero la Felicità, VI, 13-18)
Nel mestissimo giorno degli addii / mi piacque rivedere la tua villa. / La morte dell'estate era tranquilla / in quel mattino chiaro che salii / tra i vigneti già spogli, tra i pendii / già trapunti di bei colchici lilla. // Forse vedendo il bel fiore malvagio / che i fiori uccide e semina le brume, / le rondini addestravano le piume / al primo volo, timido, randagio; / e a me randagio parve buon presagio / accompagnarmi loro nel costume. (La signorina Felicita ovvero la Felicità, VIII, 1-12)
I monti s'abbrunano in coro: / il Sole si sveste dell'oro, la Luna si veste d'argento. // Romantica Luna fra un nimbo leggiero, che baci le chiome / dei pioppi, arcata siccome un sopracciglio di bimbo, // il sogno di tutto un passato nella tua curva s'accampa: / non sorta sei da una stampa del Novelliere Illustrato? // Vedesti le case deserte di Parisina la bella? / Non forse non forse sei quella amata dal giovine Werther? // «.... mah! Sogni di là da venire!» - «Il Lago s'è fatto più denso / di stelle.» - «.... che pensi?» - «.... Non penso.» - «.... Ti piacerebbe morire?» // «Sì!» - «Pare che il cielo riveli più stelle nell'acqua e più lustri. / Inchìnati sui balaustri: sognarne così, tra due cieli....» (L'amica di nonna Speranza, IV, 9-20)
Il mio sogno è nutrito d'abbandono, / di rimpianto. Non amo che le rose / che non colsi. Non amo che le cose / che potevano essere e non sono / state.... Vedo la casa, ecco le rose / del bel giardino di vent'anni or sono! (Cocotte, IV, 25-30)
Come una stampa antica bavarese / vedo al tramonto il cielo subalpino.... / Da Palazzo Madama al Valentino / ardono l'Alpi tra le nubi accese.... / È questa l'ora antica torinese, / è questa l'ora vera di Torino.... (Torino, II, 1-6)
Ch'io perseguendo mie chimere vane / pur t'abbandoni e cerchi altro soggiorno, / ch'io pellegrini verso il Mezzogiorno / a belle terre tepide lontane, / la metà di me stesso in te rimane / e mi ritrovo ad ogni mio ritorno. (Torino, IV, 1-6)
Reduce dall'Amore e dalla Morte / gli hanno mentito le due cose belle! / Gli hanno mentito le due cose belle: / Amore non lo volle in sua coorte, / Morte l'illuse fino alle sue porte, / ma ne respinse l'anima ribelle. // In braccio ha la compagna: Makakita; / e Makakita trema freddolosa, / stringe il poeta e guarda quella cosa / di là dai vetri, guarda sbigottita / quella cosa monotona infinita / che tutto avvolge di bianchezza ondosa. (In casa del sopravissuto, I, 13-24)
La via del rifugio – Citazioni
Socchiudo gli occhi, estranio / ai casi della vita. / Sento fra le mie dita / la forma del mio cranio... // Ma, dunque, esisto! O strano! / vive tra il Tutto e il Niente / questa cosa vivente / detta guidogozzano! (La via del rifugio, 29-32)
Non agogno / cha la virtù del sogno: / l'inconsapevolezza. (La via del rifugio, 41-44)
La Vita? Un gioco affatto / degno di vituperio, / se si mantenga intatto / un qualche desiderio. (La via del rifugio, 165-168)
O figliuolo il meglio d'altri tempi / non era che la nostra giovinezza! (L'analfabeta, 91-92)
Il dolore non esiste / per chi s'innalza verso l'ora triste / con la forza d'un cuore sempre giovine. // Fissa il dolore e armati da lungi, / chè la malinconia, la gran nemica, / si piega inerme, come fa l'ortica / che più forte l'acciuffi e men ti pungi. (L'analfabeta, 98-104)
Chi troppo studia e poi matto diventa! / Giova il saper al corpo che ti langue? / Vale ben meglio un'oncia di buon sangue / che tutta la saggezza sonnolenta. (L'analfabeta, 109-112)
...nel marzo avremo un lavoro — alla Fenice, m'han detto — / nuovissimo: il Rigoletto; si parla d'un capolavoro. (L'amica di nonna Speranza, 60-61)
Nonno, l'argento della tua canizie / rifulge nella luce dei sentieri: / passi tra i fichi, tra i susini e i peri / con nelle mani un cesto di primizie: // «Le piogge di settembre già propizie / gonfian sul ramo fichi bianchi e neri, / susine claudie... A chi lavori e speri / Gesù concede tutte le delizie!» (I sonetti del ritorno, IV, 1-8)
Penso e ripenso: — Che mai pensa l'oca / gracidante alla riva del canale? / Pare felice! Al vespero invernale / protende il collo, giubilando roca. (La differenza, 1-4)
O pàpera, mia candida sorella, / tu insegni che la Morte non esiste: / solo si muore da che s'è pensato. // Ma tu non pensi. La tua sorte è bella! / Chè l'esser cucinato non è triste, / triste è il pensare d'esser cucinato. (La differenza, 9-14)
Nulla s'acquista e nulla va distrutto: / o eternità dei secoli futuri! (Ora di grazia, 13-14)
Primavera non è che s'avventuri / un'altra volta e cinga di tripudi / un'altra volta i rami seminudi, / tutti raggiando questi cieli puri? (L'inganno, 1-4)
Maestro, quanti sogni avventurosi / sognammo sulle trame dei tuoi libri! // La terra il Mare il Cielo l'Universo / per te, con te, poeta dei prodigi, / varcammo in sogno oltre la Scienza. // Pace al tuo grande spirito disperso, / tu che illudesti molti giorni grigi / della nostra pensosa adolescenza. (In morte di Giulio Verne, 7-14)
O Poeta, la tua mamma / che ti diede vita e latte, / che le guance s'è disfatte / nel cantarti ninna-nanna, // la tua mamma che quand'eri / ammalato t'assisteva, / non mangiava, non beveva / nei tristissimi pensieri, // lei che t'era sempre intorno / per rifarti sano e forte / per contenderti alla Morte, / e piangeva, notte e giorno // invocava Gesù Cristo / e la Vergine Maria: / o Poeta! ed oggi ho visto / la tua madre in agonia! (L'ultima rinunzia, II, 1-16)
Poesie sparse
Non dunque accetta è l'umile dimanda / del vostro paggio, o bella castellana? / Combattuto ha per voi; fatto gualdana / egli ha per voi, magnifica Jolanda. (Primavere romantiche, 49-52)
Giugno. Per le finestre il sole inonda / la bella stanza d'una luce aurina: / freme la messe ai solchi della china, / la messe ormai matureggiante e bionda. (La falce, I, 1-4)
Ottobre. Per i vetri Autunno inonda / la bella stanza delle luci estreme: / vanno i bifolchi cospargendo il seme / su per la china con canzon gioconda. (La falce, II, 1-4)
M'accolga l'antica Abazia; è ricca di luci e di suoni. / Mi piacciono i frati; son buoni pel cuore in malinconia. (Nell'Abazia di San Giuliano, 7-8)
La Regina Maria, Re Vittorio Amedeo, / la Corte, il Clero, i Nobili aprivano il corteo. / Le carrozze di gala avanzavano lente / per Torino infiorata, tra la folla piangente // - La Bela Carôlin (la folla la chiamava / così, familiarmente, la folla che l'amava!) / La Bela Carôlin ci lascia e va lontano! / Il Duca di Sassonia ha chiesto la sua mano! / L'Ambasciatore è giunto e se la porta via... / Nozze senza lo sposo! Oh! che malinconia! - (Carolina di Savoia, 25-34)
Ninna-nanna, bimbo mio! / Ninna-nanna, dolce Re! / Mentre Mamma pensa a Dio, / c'è il buon Dio che pensa a te! / Quando tu nascesti venne / la Madonna a contemplare, / si fermarono le penne / dei Cherùbi ad adorare! / E nel cielo fu la Stella / e s'udirono parole / e più fulgido fu il Sole / e la Terra fu più bella! / Ninna-nanna, pupo biondo, / Ninna-nanna, dolce Re! / Non si trova in tutto il mondo / pupo bello come te!... (La culla vuota, 4-19)
Dicono di Guido Gozzano
Colto, intrinsecamente colto se anche di non eccezionali letture, ottimo conoscitore dei suoi limiti, naturalmente dannunziano, ancor più naturalmente disgustato del dannunzianesimo, egli fu il primo dei poeti del Novecento che riuscisse (com'era necessario e come probabilmente lo fu anche dopo di lui) ad «attraversare D'Annunzio» per approdare a un territorio suo, così come, su scala maggiore, Baudelaire aveva attraversato Hugo per gettare le basi di una nuova poesia. Il risultato di Gozzano fu certo più modesto: un album di vecchie stampe che resterà, nel primo Novecento, come 'Gaspard de la Nuit' di Aloysius Bertrand resterà nel primo Ottocento francese.
Guido Gozzano s'è sentito morire lentamente, giovanissimo. Quando lo leggemmo la prima volta, in La via del rifugio e nei Colloqui, e nelle novelle e fiabe, trascurando pochi movimenti di spensieratezza e atteggiamenti lirici classicisti, il suo mondo poetico che si conchiudeva in un respiro breve, affannoso e stanco, ci commosse. Il cliché del poeta di scuola, tradizionale, dalla voce rotonda, impersonale, era finalmente infranto: la poesia scendeva di tono, s'insinuava timida e modesta nella nostra vita.
Gozzano con la sua ironia sensibilissima individua un momento di crisi e letterariamente la risolve in una dimensione lirica problematica.
Io che seguo un po' Giussani e un po' Gozzano, il poeta "innamorato di tutte le signore che mangiano le paste nelle confetterie".
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026