Ritratto di Gustave Le Bon
Arnopeters · CC BY-SA 3.0

Frasi

Frasi di Gustave Le Bon

11 citazioni, aforismi e passi dalle opere

Una raccolta di 11 citazioni di Gustave Le Bon, ordinate per opera: per ogni frase indichiamo, quando è nota, la fonte esatta.

Gustave Le Bon (antropologo, psicologo e sociologo francese). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.

Citazioni di Gustave Le Bon

Il contenuto mistico di certe formule conferisce loro un potere magico temibile. Migliaia di uomini si fecero uccidere per parole che non potevano comprendere e del resto sprovviste di senso razionale.
In molti uomini la parola precede il pensiero. Essi sanno solamente quel che pensano dopo aver sentito ciò che dicono.
In politica internazionale i colpi di spillo ripetuti finiscono per generare colpi di cannone.
Le punzecchiature, le provocazioni.
La diversa interpretazione delle medesime parole da parte di esseri di mentalità dissimile è stata una causa frequente di lotte storiche.
Una delle caratteristiche della mentalità popolare è l'estrema credulità. Se la folla elettorale domanda la luna bisogna promettergliela. I politicanti non indietreggiano dinanzi a simili promesse. Durante il periodo elettorale spandete le voci più inverosimili contro il vostro avversario, troverete sempre chi vi crede.
Da La psicologie politique; citato da Walter Audisio nella Seduta del 19 dicembre 1952 della Camera dei Deputati.

Leggi psicologiche della evoluzione dei popoli – Citazioni

Appena un secolo e mezzo fa, taluni filosofi, molto ignoranti, del resto, della storia primitiva dell'uomo, delle variazioni della sua costituzione mentale e delle leggi dell'eredità, hanno lanciato nel mondo l'idea dell'eguaglianza degl'individui e delle razze.
Seducentissima per le folle, quest'idea finì per fissarsi saldamente nel loro spirito e diede presto i suoi frutti. Ha scrollato le basi delle vecchie società, ha prodotto la più tremenda rivoluzione, e ha gettato il mondo occidentale in una serie di violente convulsioni, di cui è impossibile prevedere la fine. (Introduzione, pp. 9-10)
La più chiara impressione riportata dai miei lontani viaggi nei più diversi paesi, è che ogni popolo possiede una costituzione mentale altrettanto fissa quanto i suoi caratteri anatomici, e da cui derivano i suoi sentimenti, i suoi pensieri, le sue istituzioni, le sue credenze e le sue arti. Tocqueville ed altri illustri pensatori hanno creduto di trovare nelle istituzioni dei popoli la causa della loro evoluzione. Invece io sono persuaso, e spero dimostrarlo, che le istituzioni hanno per l'evoluzione delle civiltà un'importanza ridottissima. Sono quasi sempre effetti, e molto raramente cause. (Introduzione, p. 13)
Gl'inventori possono a lungo andare modificare una civiltà; soltanto i fanatici, d'intelligenza ristretta, ma di carattere energico e di forti passioni, possono fondare religioni, imperi e sollevare il mondo. Alla voce di Pietro l'Eremita, milioni d'uomini si sono precipitati sull'Oriente; le parole d'un allucinato, come Maometto, hanno creato la forza necessaria per trionfare del vecchio mondo greco-romano; un oscuro monaco, come Lutero, ha messo l'Europa a ferro e a fuoco. La voce d'un Galileo o d'un Newton non avrà mai la più debole eco tra le folle. Gl'inventori di genio accelerano il cammino della civiltà. I fanatici e gli allucinati creano la storia. (Parte quarta, cap. III, pp. 170-171)
[...] proprio quando recava in sé germi di prossima decadenza, cioè sotto i primi imperatori, Roma ebbe il maggior numero di belle intelligenze, d'artisti, di letterati e dì scienziati. Quasi tutte le opere che ne hanno costituito la grandezza risalgono a quell'epoca della sua storia. Ma aveva perduto l'elemento fondamentale che nessuno sviluppo dell'intelligenza può sostituire: il carattere. (Parte quinta, cap. I, pp. 179-180)

Dicono di Gustave Le Bon

Udite che cosa può sciorinare un francese di professione psicologo, e psicologo illustre, nell'anno di grazia 1916. «Le popolazioni meridionali d’Italia son così impressionabili che le vediamo dar di mano al coltello per discussioni su personaggi favolosi come quelli della leggenda di Orlando». E poi: «È certo che fu la Sardegna ancor quasi selvaggia che con maggior violenza si entusiasmò per una guerra il cui scopo interamente o quasi sfuggivale». Quando smetteranno i francesi e altri stranieri di stampare simili scempiaggini? È così che il insegna la psicologia dei popoli all'universo intero, come egli stesso compiacentemente ricorda allineando le innumerevoli edizioni e traduzioni dei suoi libri?
Umberto RicciLa prima guerra mondiale.
Uno straniero, esclama il Le Bon, «potrebbe stupirsi che gli abitanti del sud d'Italia abbiano manifestato tanto ardore per la conquista di Trieste, di cui non avevano probabilmente mai sentito parlare e di cui gli abitanti del nord si preoccupavano pochissimo» [...]. Il dovrebbe sapere che in ogni elementare del più piccolo borgo, della più oscura frazione d'Italia, al nord e al sud e al centro e nelle isole, s'insegna la storia del risorgimento italiano e si instillano nelle menti dei giovinetti e delle giovinette certe verità, fra cui queste: che l'Austria è la nostra secolare nemica; che Francesco Giuseppe – dal popolino deriso col nome di Cecco Beppe – maneggiò sempre maestrevolmente la forca; che nobili provincie italiane sono – ora possiamo finalmente dire erano – sotto un ferreo dominio straniero. Quindi non dubiti il sig. , anche i napoletani, anche i siciliani, anche i sardi avevano udito pronunziare i nomi di Trieste e Trento. Magari i più ignoranti avranno creduto che Trento e Trieste fossero due città vicine invece che due città lontane, ma le tenevano care.
Umberto Ricci

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026