Frasi
Frasi di H.P. Lovecraft
31 citazioni, aforismi e passi dalle opere
Qui trovi 31 frasi di H.P. Lovecraft: aforismi, passi tratti dai libri e citazioni con la loro fonte.
H.P. Lovecraft (scrittore, poeta, critico letterario e saggista statunitense). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.
Citazioni di H.P. Lovecraft
Gli uomini di più vasto intelletto ben sanno che non esiste una netta distinzione tra il reale e l'irreale, e che tutte le cose devono la loro apparenza soltanto ai fallaci mezzi mentali e psichici di cui l'individuo è dotato, attraverso i quali prende coscienza del mondo. Il prosaico materialismo della maggioranza condanna invece quei lampi di una visione superiore che penetrano il velo comune dell'ovvio empirismo, classificandoli come manifestazioni di follia. (da La tomba, 1917)
Sogno il giorno in cui usciranno dai flutti e stringeranno negli artigli immensi i resti dell'umanità insignificante, logorata dalle guerre... il giorno in cui le terre sprofonderanno e il fondo oscuro dell'oceano salirà in superficie, nel pandemonio universale.
La fine è vicina. Sento un rumore alla porta, come se un immenso corpo viscido vi premesse contro. Non mi troverà. Dio, quella mano! La finestra! La finestra! (da Dagon, 1917)
Per Crawford Tillinghast, dedicarsi allo studio della scienza e della filosofia era stato un grosso errore. Questo genere di cose vanno lasciate al ricercatore freddo ed impersonale, giacché offrono due alternative egualmente tragiche all'uomo di sensibilità o d'azione: sconforto se fallisce nella sua ricerca, e terrori indicibili e impensabili se mai dovesse riuscirvi. (da Da altrove, 1920)
Si dice che a Ulthar, oltre il fiume Skai, non si possono uccidere i gatti, e mentre guardo la bestiola accoccolata a far le fusa davanti al caminetto, non ho nessun motivo per dubitarne. Enigmatico, il gatto è affine a quelle strane cose che l'uomo non può vedere. È lo spirito dell'antico Egitto, depositario dei racconti a noi giunti dalle città dimenticate delle terre di Meroe e Ophir. È parente dei signori della giungla, erede dell'Africa oscura e feroce. La Sfinge è sua cugina, e lui parla la sua lingua; ma il gatto è più vecchio della Sfinge, e ricorda ciò che lei ha dimenticato. (da I gatti di Ulthar, 1920)
Arrivato ai miei ultimi giorni, e spinto verso la follia dalle atroci banalità dell'esistenza che scavano come gocce d'acqua distillate dai torturatori sul corpo della vittima, cercai la salvezza nel meraviglioso rifugio del sonno. Nei sogni trovai un poco della bellezza che avevo invano cercato nella vita e m'immersi in antichi giardini e boschi incantati. Una volta che il vento era particolarmente dolce e profumato sentii il richiamo del sud e salpai languido, senza meta, sotto costellazioni ignote. (da Ex Oblivion, 1921)
Non è morto ciò che può vivere in eterno, / E in strani eoni anche la morte può morire. (da La Città senza Nome, 1921)
Che gli dei misericordiosi, se esistono, ci proteggano nelle ore in cui né il potere della volontà, né le droghe inventate dagli uomini possono tenerci lontani dall'abisso del sonno. La morte è compassionevole perché da essa non c'è ritorno, ma chi emerge, pallido e carico di ricordi, dai recessi della notte, non avrà più pace. Che imbecille sono stato a intraprendere con tanta incoscienza lo studio di misteri che l'uomo non dovrebbe affatto conoscere! (da Hypnos, 1922)
L'immaginazione è il più grande rifugio che esista. (da una lettera a F. B. Long del 9 giugno 1922)
Lingue ardenti di fiamma invisibile imprimono il marchio dell'inferno sulla mia anima esausta. (da I cari estinti, 1924)
“Ma sei assolutamente certo che la tua scoperta sarà per l'umanità un bene tale da compensare questi sacrifici?” Gli occhi di Clarendon lampeggiarono pericolosamente. “L'umanità! E che cos'è l'umanità? La scienza! Sciocchi! Sempre e solo individui! L'umanità va bene per i predicatori... per loro significa folle di ciechi creduloni. L'umanità va bene per i ricchi avidi: a loro parla di dollari e di cents. L'umanità va bene per i politicanti: per loro significa un potere collettivo da usare per il proprio tornaconto. Che cos'è l'umanità? Niente! Grazie a Dio questa rozza illusione non è durata! Un uomo veramente adulto adopera la verità... la conoscenza... la scienza... la luce... strappare il velo e sconfiggere le ombre. La conoscenza, il Grande Moloch! C'è morte nei nostri riti. Dobbiamo uccidere, sezionare, distruggere... tutto per amore della scoperta... il culto della luce ineffabile. La dea Scienza lo esige. Sperimentiamo un veleno dubbio uccidendo. In quale altro modo potremmo farlo? Non si può pensare all'individuo... solo alla conoscenza... bisogna conoscerne l'effetto.” (da L'ultimo esperimento di Clarendon, 1927)
Il fascino del macabro è generalmente poco diffuso perché esige dal lettore un certo grado di fantasia ed una notevole capacità di distacco dalla vita quotidiana. Sono pochi gli individui relativamente immuni dalla monotonia della vita di ogni giorno, almeno di quel tanto sufficiente a rispondere ai richiami provenienti dall’esterno, e i racconti di sensazione ed avvenimenti, o di comuni deformazioni sentimentali di tali sensazioni ed eventi, occuperanno sempre il primo posto nel gusto della maggioranza delle persone. E questo probabilmente è giusto, in quanto faccende ordinarie costituiscono la maggior parte dell’esperienza umana. Ma le sensazioni sono sempre con noi e, talvolta, un bizzarro tocco di fantasia invade anche gli angoli più riposti della mente più pragmatica; perciò nessuna razionalizzazione, riforma o analisi freudiana, può cancellare del tutto la paura dei sussurri vicino all’angolo del camino o nel bosco solitario. (da Supernatural Horror in Literature, 1927)
Noi camminiamo nell'oscurità insieme a fantasmi e spettri che non conosciamo e il nostro piccolo mondo si immerge ciecamente in abissi senza fondo, verso mete che non possiamo neanche concepire. Il pensiero stesso è una fusione tra credenza e capacità di intendere. Noi ci illudiamo pensando di conoscere ogni cosa inerente al nostro mondo, ma non è così, e ci stupiremmo se sapessimo realmente ogni cosa o se potesse veramente esserci pace e sicurezza per tutti in questo vasto universo. (da Qualcosa dall'alto, 1929)
Né le geometrie non euclidee, né la fisica quantistica, bastano ad aprire certi cervelli, e quando si mischiano questi valori con il folklore e si tenta di scoprire uno strano retroterra di realtà multidimensionali dietro le allusioni demoniache delle storie gotiche e dietro i bisbigli timidi fatti presso l'angolo del focolare, difficilmente ci si può aspettare di essere del tutto liberi dai disordini mentali. (da I sogni nella casa stregata, 1932)
Ora che cerco di raccontare quello che ho visto, mi rendo conto di un centinaio di assurde limitazioni. Le cose percepite con la vista interiore, come quelle fuggevoli visioni che ci arrivano mentre stiamo per cadere nel buio del sonno, sono più vivide e significative di quando cerchiamo di arrivarvi razionalmente. Date la penna a un sogno, e ogni suo colore sparirà. L'inchiostro con il quale scriviamo sembra sbiadito da qualcosa che ha troppa realtà, e scopriamo che dopotutto non è possibile dare forma ai ricordi. È come se il nostro io più profondo, svincolato dal contigente e dalla oggettività, liberasse emozioni represse che vengono soffocate in fretta non appena le traduciamo. Nei sogni e nelle visioni trovano radici le più potenti creazioni dell'uomo, perché essi non sono soggetti alla limitazione delle linee e dei colori. Scene dimenticate e terre più arcane del mondo dorato della fanciullezza si risvegliano nella mente assopita e la pervadono, finché la coscienza non le mette a tacere. (da L'oceano della notte, 1936)
I am Providence.
Il dottor James possiede – è palese – profonde cognizioni scientifiche su come agiscono le sensazioni e i sentimenti umani, e sa bene come dosare eventi, fantasie e sottili associazioni di idee per ottenere il miglior risultato presso i lettori. È un vero artista dell'episodico, abile nel creare eventi e connessioni piuttosto che atmosfere, e riesce a destare le emozioni più a livello intellettuale che in maniera diretta. (citato in Montague Rhodes James, Fantasmi e altri orrori a cura di Gianni Pilo e Sebastiano Fusco, TEN, 1993)
Idealismo e materialismo! Illusione e verità! Scompariranno insieme nell'oscurità solo quando l'uomo avrà cessato di esistere, quando sotto gli ultimi tremuli raggi di un sole morente perirà l'ultimo vestigio di vita organica sul nostro granellino di sabbia cosmica.E sui neri pianeti che ruotano diabolicamente attorno ad un sole nero, il nome dell'uomo sarà dimenticato. Neppure le stelle canteranno la sua fama, perforando l'etere con aghi crudeli di pallida luce. Ma chi non sarà così audace da formulare analogie, tanto da dire che degli uomini o delle cose dotate di facoltà umane si insuperbiscono su innumerevoli miriadi di pianeti che, non veduti, roteano attorno a delle stelle lontane? Le loro menti possono essere più grandi o più piccole delle nostre; probabilmente, alcuni mondi ospitano creature più ottuse, mentre altri danno asilo ad esseri che chiameremmo dèi per la loro saggezza. Ma sia che i loro abitanti siano più grandi o più piccoli di noi, nessuno può dubitare che, su ogni mondo in cui esiste il pensiero, esistono anche i sistemi dell'idealismo e del materialismo, eternamente e immutabilmente contrapposti. (da Idealismo e materialismo: una riflessione)
Lettere dall'altrove
Anche se mi piacerebbe vivere in un universo pullulante dei miei diletti Cthulhu, mi vedo costretto a condividere l'opinione di uomini come Russell, Santayana, Einstein, Eddington, Haeckel e così via. La prosa è meno attraente della poesia, ma quando si tratta di scegliere fra ciò che è probabile e ciò che è semplicemente stravagante, devo fare in modo che sia il buon senso a guidarmi. (da una lettera del 1931, p. 219)
È uno che si gode la vita, come tutti quelli a cui è risparmiata la maledizione dell'intelligenza.
Ieri pomeriggio ho ascoltato alla radio il messaggio di abdicazione di re Edoardo: penso che sia uno dei più commoventi e impressionanti discorsi mai uditi dal grande pubblico. Ma il dolore per quanto è accaduto non deve impedirci di rispettare il nuovo sovrano. Di Giorgio VI si può ben dire, come ha fatto suo fratello abdicando: Dio salvi il Re! (dalla lettera a Elisabeth Toldridge, 12 dicembre 1936; p. 354)
In un universo senza scopo, tutto è uguale e nulla vale la pena di un serio pensiero. Non ci resta che cogliere ciò che preferiamo e sorridere, rendendoci conto che dove non esistono autentiche direzioni l'una vale l'altra. Ed è meglio non cadere nell'assurdo eccitandosi o dandosi alla violenza, alle aberrazioni e ai comportamenti antisociali a causa di qualche illusoria sciocchezza. Nulla è importante, ma forse è più confortevole mantenere la calma e non interferire con gli altri.
L'idea di libertà è frutto in gran parte di sentimentalismo e chiacchiere, una questione di linguaggio retorico che non poggia su alcuna solida realtà. Quando l'individualismo si spinge troppo oltre si autocancella e produce il caos. Sopravviene allora la disintegrazione, con il prevalere di una delle due forme di controllo rappresentate dal fascismo e dal comunismo. Fra questi estremi, la scelta logica è il fascismo, perché conserva le stratificazioni e le tradizioni culturali del passato, laddove il comunismo fa piazza pulita di tutto. Parlare di democrazia in una società industriale avanzata è una favola, visto che un sistema del genere consiste nella concentrazione di tutte le risorse nelle mani di pochi plutocrati intraprendenti e nel sotterraneo dominio di questa classe nonostante l'apparenza di leggi democratiche. (dalla lettera a Elisabeth Toldridge, 25 luglio 1931; p. 204)
La verità non esiste e la vita come la immaginiamo di solito è una rete arbitraria e artificiale di illusioni da cui ci lasciamo circondare. Sappiamo che esse sono il semplice risultato di accidenti o punti di vista, ma non abbiamo nulla da guadagnare ad abbatterle. E infatti, è straordinariamente insensato voler abbattere con un forcone da stalla un miraggio che non è mai esistito. Penso che all'uomo assennato convenga scegliere le fantasie che più gli aggradano e crogiolarvisi innocentemente, conscio del fatto che, siccome la realtà non esiste, non c'è niente da guadagnare e molto da perdere nel buttarle via. Ancora, non esistono fantasie preferibili ad altre, perché la misura del loro valore dipende dal rispettivo grado di adattamento alla mente che le contiene.
Nel Massachusetts c'è abbondanza di elementi sinistri, a cominciare dal 1642 [...] Prese piede una dottrina secondo cui il diavolo aveva dichiarato una sua guerra speciale contro il Massachusetts a motivo dei santi obbiettivi di quella colonia [...] C'è un'altra spiegazione: si tratta della frettolosa importazione, dopo il 1635, di un volgare gruppo di degeneri londinesi come lavoratori forzati. (pp. 173-174)
[...] non ho mai approfondito lo studio dell'autismo formale, perché ho sempre pensato che la narrativa fantastica sia più efficace quando evita le superstizioni più trite e le formule dei culti popolari. Sono, in effetti, un materialista assoluto per quanto riguarda le credenze vere e proprie e non ho un briciolo di fede in alcuna forma soprannaturale: religione, spiritismo, trascendentalismo, metempsicosi o immortalità. Può darsi, tuttavia, che dalle attuali tendenze di quel manipolo di fissati che si occupa dell'occulto io riesca a ricavare una buona idea e ho spesso pensato di acquistare un po' di quella robaccia della 46ª strada. Il guaio è che costa troppo, viste le mie attuali condizioni. Se una di queste sette di pazzoidi invia opuscoli gratuiti e materiale abbastanza suggestivo, non mi tirerò indietro e farò aggiungere il mio nome al loro elenco di polli. (dalla lettera a Clark Ashton Smith, 9 ottobre 1925; p. 119)
Per quanto riguarda le potenze dell'al di là e la questione del soprannaturale, dell'immortalità ecc., in realtà non conosciamo quasi nulla del cosmo, a parte il piccolo frammento che possiamo raggiungere con i cinque sensi: quindi il dogmatismo in qualsiasi direzione è illogico. La mancanza di cognizioni sicure non ci impedisce di renderci conto che alcune cose sono, giudicando in base ai dati attuali, maledettamente più probabili di altre [...] Guarda l'universo oggi, alla luce delle conoscenze odierne e dimmi se ci vedi qualcosa che suggerisca l'idea di un'intelligenza centrale, di uno scopo, di un mondo degli spiriti o della possibilità di una vita ulteriore. Non c'è alcun indizio positivo dell'esistenza del soprannaturale e dove non c'è alcun indizio positivo è semplice pedanteria continuare a trastullarsi con gratuite e improbabili stravaganze come se fossero cose serie, solo perché mancano indizi negativi. Dallo studio di aspetti limitati dell'energia e della materia apprendiamo che i vari fenomeni sono causati dall'interazione di forze che seguono modelli fissi. Non vedo altra ragionevole posizione che quella di un completo scetticismo, temperato dalla propensione verso ciò che l'evidenza sembra rendere più probabile. (da una lettera del 1932, pp. 231-232)
Un tempo mi consideravo un Tory per ragioni tradizionali e per amore dell'antichità, ma anche perché non avevo mai riflettuto sui problemi sociali e del lavoro. La depressione, con l'interesse che ha suscitato in noi tutti per le questioni industriali, finanziarie e politiche, mi ha spinto a uscire dal mio letargo. Non è passato molto tempo prima che mi rendessi conto di essere stato un imbecille. Mi sono reso conto del modo in cui funziona il capitalismo, che accumula ricchezze nelle mani di pochi e impoverisce il grosso della popolazione. Alla fine mi sono convertito e nella primavera del 1931 ho abbracciato gli argomenti politici e sociali della sinistra, né mi sono più tirato indietro. Anzi, sono andato sempre più a sinistra, pur rifiutando totalmente i dogmi del marxismo vero e proprio, che sono basati su precisi errori scientifici e filosofici. Oggi sono un sostenitore del New Deal, convinto che sia molto meglio tentare strade nuove, pur con i loro difetti, anziché procedere in modo spedito ed efficiente verso il traguardo sbagliato. (dalla lettera a Elisabeth Toldridge, 8 luglio 1936; p. 341)
Dicono di H.P. Lovecraft
Una analisi dei racconti di Lovecraft non è agevole; grava sul lettore il pesante fascino della materia; l'ipnosi che impongono gesti e riti mentitamene sacri. Vi è in Lovecraft qualcosa di risolutamente ingenuo, una cultura da incolto, una artificiosità elementare. E tuttavia non pare assurdo dirlo «scrittore». Forse perché il suo puro, concentrato orrore stinge rapidamente, e svela, sotto, qualcosa di duro, di ostinato: si sospetta, una scheggia di letteratura. È angusto, ma non sciocco; è sommario, talora anche rozzo, ma lo assiste una oscura intelligenza, una macchinosa astuzia da monomane. I suoi racconti sono incubi, ed è proprio degli incubi l'essere falsi: sgomenta non la concretezza dell'apparizione, ma la sua sacrilega aspirazione ad esistere. Lovecraft fruga una regione germinale, affollata di nulla sconciamente deformi, e gli accade talora di rintracciare e annotare i segnali dell'altrove, sfregi segnaletici violentemente significanti.
Di grande in Lovecraft c'è proprio questo aspetto; sembra sempre che ti dica: «Ho questa cosa orribile per le mani ma non posso descrivertela, se te la descrivessi diventeresti pazzo all'istante e quindi non lo farò». E per me è come se dicesse: «È successo qualcosa, ed è stato incredibilmente sexy. Oh, Dio mio se è stato sexy! Se lo sapessi ti metteresti a correre per strada ululando, ma non posso dirtelo perché non voglio che tu cominci a comportarti in quel modo». Provoca senza eccedere, senza fare un passo in più. Cosa che può lasciare il lettore nello stato d'animo di chiedersi: «Beh, Lovecraft si comportava così perché stava bluffando e cosa fosse l'orrore davvero non lo sapeva».
H.P. Lovecraft era geniale quando si trattava di raccontare il macabro, ma come scrittore di dialoghi era uno strazio. Doveva saperlo, perché dei milioni di parole che scrisse, meno di cinquemila sono quelle dedicate al dialogo. [...] Lovecraft era indiscutibilmente uno snob affetto da timidezza patologica [...] quel tipo di scrittore che mantiene una corrispondenza voluminosa ma ha difficoltà a stabilire rapporti personali diretti con il prossimo; fosse vivo oggi, è probabile che la sua presenza sarebbe più vibrante soprattutto nelle varie chat-room di Internet. Scrivere bene i dialoghi è un'abilità che acquisiscono le persone più inclini a parlare e ascoltare gli altri, in particolare ascoltare, cogliendo accenti, ritmi, dialetto e slang. I lupi solitari come Lovecraft sono spesso carenti in questo settore, lo riproducono male o con la cura con cui si scriverebbe in una lingua che non fosse la propria lingua madre.
Tra le storie di Lovecraft ho le mie preferite e quelle rimarranno sempre ma è il suo stile che prima o poi può diventare un problema. Ti attira sin che sei giovane e riesci ad accettare anche tutto l'armamentario rococò.
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026