Ritratto di Hans Christian Andersen
Thora Hallager · Public domain

Frasi

Frasi di Hans Christian Andersen

13 citazioni, aforismi e passi dalle opere

Le citazioni di Hans Christian Andersen raccolte in un'unica pagina: 13 frasi, divise per libro e argomento.

Hans Christian Andersen (scrittore e poeta danese, celebre soprattutto per le sue fiabe). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.

Citazioni di Hans Christian Andersen

Al di fuori della cancellata, sull'orlo del fossetto, tra l'erba verde e folta, c'era una volta una margheritina, – sai bene, una piccola pratellina. Il sole splendeva su di essa tiepido e chiaro come sui grandi fiori di lusso dentro della cancellata; e così la pratellina cresceva a vista d'occhio, sin che una mattina si trovò in piena fioritura, con tutte le foglioline bianche e lucenti spiegate come raggi intorno al piccolo sole giallo del centro. A lei nemmeno passava per la mente d'essere un povero fiorellino disprezzato, cui nessuno avrebbe degnato di uno sguardo, là, tra mezzo l'erba; [...].
Da La margheritina, in Quaranta novelle, traduzione di Maria Pezzè Pascolato, Hoepli, Milano, 1941.
"Ci sputo sopra io, al mondo. Non merita nulla: non è affar mio. Continua a dar rose tu, se vuoi: tu non puoi fare di meglio. E diano i nocciuoli il loro frutto, e le mucche e le pecore il latte; essi hanno il loro pubblico; ma io ho il mio, dentro di me. Io rientro in me, e vi rimango: il mondo per me è meno di nulla."
E così dicendo, la chiocciola, rientrò nella sua casetta e si chiuse l'uscio dietro.
Da La chiocciola e il rosaio.
[...] ci stabilimmo a Santa Lucia, il mare era di fronte, il Vesuvio lampeggiava; erano splendide serate, notti di luna, era come se il cielo fosse stato alzato e le stelle si fossero allontanate. Che effetti di luce! Al Nord la luna spande argento sull'acqua, qui era oro; la lanterna girevole del faro ora mostrava la luce accesa, ora sembrava del tutto spenta. Le lampade delle barche da pesca gettavano il loro fascio di luce a forma di obelisco sulla superficie dell'acqua, oppure la barca le nascondeva come un'ombra sotto la quale erano illuminate le profondità del mare, sembrava di vedere il fondo, dove si muovevano pesci e piante. Sulla strada ardevano migliaia di luci davanti ai negozi; arrivò una schiera di bambini con le candele e andarono in processione fino alla chiesa di Santa Lucia; un paio dei più piccoli inciamparono e caddero con la candela e nel frattempo, sopra tutto questo, come un eroe nel grande dramma di luce, c'era il Vesuvio con le sue fiamme rosso sangue e le nubi di fumo illuminate.
Da La fiaba della mia vita, Donzelli Editore, Roma, 2015, p. 305. ISBN 9788868434427
Dietro alle sbarre della cancellata, stavano molti fiori impettiti ed aristocratici; tanto meno profumo mandavano, tanto più alto levavano il capo, superbamente. Le peonie si gonfiavano per parer più grandi delle rose: ma non è la grandezza esteriore quella che importa. I tulipani avevano i più splendidi colori, e lo sapevano bene, e si tenevano sempre ritti per farsi meglio vedere.
Il lago giaceva immobile giù in fondo al cratere rotondo da dove una volta zampilli di fuoco si erano lanciati verso le nuvole. Scendemmo per il pendio a forma di anfiteatro attraverso vaste vigne e fitti boschi di platani dove i tralci delle viti si snodavano tra i rami. Sul versante opposto c'era Nemi che si specchiava nel lago azzurro. Camminando preparavamo le ghirlande: i rami verde scuro degli ulivi e i tralci più chiari delle viti venivano intrecciati alle gialle violacciocche selvatiche. Il lago azzurro sotto di noi e il cielo sereno al disopra ora venivano nascosti dai rami fitti delle viti, ora riapparivano per formare un'unica infinita chiazza di azzurro. Tutto era per me nuovo e splendido. La mia anima palpitava di silenziosa beatitudine. Vi sono ancora momenti in cui il ricordo fa riaffiorare in me le sensazioni di allora, come i bei pezzi di mosaico di una città sommersa.
Da L'improvvisatore, a cura di Bruno Berni, traduzione e introduzione di Alda Castagnoli Manghi, postfazione di Riccardo Reim, Elliot, Roma, 2013, pp. 73-74. ISBN 9788861926486
Non importa essere nati nel cortile delle anatre quando si è usciti da un uovo di cigno!
Da Il brutto anatroccolo, in Fiabe e storie.
Quando sarò morto tornerò a Napoli a fare il fantasma, perché qui la notte è indicibilmente bella.
Citato in Antonio Emanuele Piedimonte e Anna Scognamiglio, Napoli. Intra Moenia, Napoli, 2013, p. 359. ISBN 978-88-95178-77-6

La favola della mia vita

Lo stesso amore che il montanaro porta ai suoi monti abbiamo innegabilmente noi danesi per il mare. Contemplai dal mio balcone quella distesa azzurro cupa, nuova eppur conosciuta da sempre. (p. 156)
La sera dovevo andare a teatro , nella via principale, l'unica che Genova possiede; si trattava di un grosso edificio pubblico, perciò avrei dovuto trovarlo facilmente, ma non fu così; i palazzi stavano a fianco a fianco uno più splendido dell'altro, ma infine un maestoso Apollo di marmo, candido come la neve contro il cielo azzurro, mi indicò il luogo. (p. 156)
Per la prima giornata, il viaggio da Genova verso sud, lungo il mare, è uno dei più belli che si possano fare. Genova poi sorge sulle colline, in mezzo ad oliveti verdi-azzurri. Nei giardini crescevano aranci e melograni, e i lucenti limoni verde pallido facevano pensare alla primavera, proprio allora che noi scandinavi ci approssimiamo all'inverno. I temi degni d'un quadro succedevano l'uno all'altro; per me tutto era nuovo e indimenticabile, e vedo ancora adesso gli antichi ponti ricoperti d'edera, i cappuccini per la strada e le schiere di pescatori genovesi con i berretti rossi in testa. La costa era tutto uno splendore, con le belle ville e il mare costellato di velieri e vapori dai camini fumanti [...] (pp. 157-158)
Raggiungemmo Napoli, proprio mentre il Vesuvio era in piena attività: la lava scendeva dal monte oscuro, tracciando radici di fuoco al pino di fumo. Andai a vedere l'eruzione con Hertz e qualche altro scandinavo: la strada sale tra i vigneti e oltrepassa edifici isolati. Ben presto la vegetazione diede luogo ad arboscelli non più grandi di giunchi, e il crepuscolo era una meraviglia per gli occhi.
Citato in Il Vesuvio, Pierro Gruppo Editori Riuniti Campani, Napoli, 2000.
Tra i monti viola dorme / Napoli bianco vestita, / Ischia sul mare fluttua / Come nube purpurea; / La neve tra i crepacci / Sta come studio candido di cigni; / Il nero Vesuvio leva il capo / Cinto di rossi riccioli.
Il tempo era calmo e bellissimo: la lava splendeva contro il suolo buio come un'immensa costellazione, e la luna diffondeva più luce che al Nord il mezzogiorno in una giornata coperta d'autunno.

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026