Frasi

Frasi di Henri Michaux

20 citazioni, aforismi e passi dalle opere

Le citazioni di Henri Michaux raccolte in un'unica pagina: 20 frasi, divise per libro e argomento.

Henri Michaux (scrittore, poeta e pittore belga). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.

Citazioni di Henri Michaux

E appare il «bianco». Bianco assoluto. Bianco al di là di ogni bianchezza. Bianco dell'incombere del bianco. Bianco senza compromessi, attraverso esclusione, attraverso lo sradicamento totale del non bianco. Bianco folle, arrabbiato, che urla con bianchezza. Fanatico, furioso, che sceglie la vittima. Bianco elettrico orribile, implacabile, assassino. Bianco in esplosioni di bianco. Dio del «bianco».
Da With Mescaline, in Darkness Moves: An Henri Michaux Anthology 1927-1984, trad. Ingl. Di D. Ball, University of California Press, Berkeley e London 1994, p. 198; citato in David Batchelor, Cromofobia. Storia della paur
È preferibile non viaggiare con un morto. (da La Nuit des Bulgares in Plume, 1938; tagline del film Dead Man, 1995)
Il vero poeta crea, poi comprende... qualche volta.
Da Misérable miracle
In questo secolo il fallo diventa dottrinario.
Citato in Dizionario delle citazioni, a cura di Italo Sordi, BUR, 1992. ISBN 88-17-14603-X
L'aggressività, questa meschina parvenza d'audacia. (da Brecce, traduzione di D. Grange Fiori, Adelphi, 1984)
Povertà senza debiti sarebbe una troppo grande solitudine, dice il povero nella sua saggezza.
Da Face aux verrous.
Quando le auto penseranno, le Rolls-Royce saranno più angosciate dei taxi.
Sì, credo in Dio! Certo, lui non ne sa niente.
Da La nuit remue.
Una gran quantità di persone ha un'anima che adora nuotare. Volgarmente vengono chiamati pigri.
Da Brecce; citato in Sergio Crapiz, Henri Michaux. Le poetiche dello spazio interiore, Atheneum, Firenze, 1990, p. 35.

Tranci di sapere

Chi non ha più spalle sale alle stelle.
Chi si è abbassato davanti a una formica non deve più abbassarsi davanti a un leone.
Chi sa radere il rasoio saprà cancellare la gomma.
Il cuore del sensibile soffre troppo per amare.
Il male traccia, il bene inonda.
La grande modestia dell'uomo non appare dai blasoni.
Non ci sono prove che la pulce, che vive sul topo, tema il gatto.
Quando gli occhi credono, le mani si sbagliano.

Un barbaro in Asia

La pittura cinese è la precisione, l'assenza d'impressionismo, di tremolio. Tra gli oggetti non c'è aria, ma un etere puro. Gli oggetti sono tracciati, sembrano dei ricordi. Sono loro, eppure sono assenti, come fantasmi delicati che il desiderio non ha chiamato. Il cinese ama soprattutto gli orizzonti lontani, ciò che non si può toccare.
L'europeo vuole poter toccare. L'aria dei suoi quadri è spessa. I suoi nudi sono quasi sempre sporcaccioni, anche nei soggetti tratti dalla Bibbia. Il calore, il desiderio, le mani li tastano.
Traduzione di Antonio Mor, in Le più belle pagine delle letterature del Belgio, a cura di Antonio Mor e Jean Weisberger, Edizioni Accademia, Milano, 1965, pp. 228-234; in Letteratura universale, a cura di Luigi Santucci,
Riunite l'apparenza delle materie della mollica di pane bianco, del latte, della polvere di talco e dell'acqua, mescolate e fate di ciò un eccessivo mausoleo, fateci un'entrata spalancata e formidabile, come per uno squadrone di cavalleria, ma dove non entrò mai che una bara. Non dimenticate le così inutili finestre con grate di marmo (perché la materia di cui parlo, e della quale tutto l'edificio è fatto, è un marmo estremamente delicato, squisito e come sofferente, fatto per la più rapida dissoluzione e che una pioggia scioglierà la sera stessa, ma che si mantiene intatto e verginale da tre secoli, con la sua irritante e inquietante struttura di edificio-fanciulla). Non dimenticate le inutili finestre di marmo dove la così intensamente rimpianta, la rimpianta del Gran Mogol, di Scià Jehan, potrà venir a presentarsi al fresco della sera.
Malgrado i suoi ornamenti rigorosi, puramente geometrici, il Taj Mahal ondeggia. Il fondo della porta è come un'onda. Nella cupola, l'immensa cupola, un niente di troppo, un niente che tutti provano, qualcosa di doloroso. Dappertutto una medesima irrealtà. Perché questo bianco non è reale, non pesa, non è solido. Falso sotto il sole. Falso al chiaro di luna, sorta di pesce argentato costruito dall'uomo, con un intenerimento nervoso.
Mumtaz-i-Mahal, sposa dello Scià Jehan, morta di parto nel 1631. Letteratura universale, a cura di Luigi Santucci, vol. XXX: Antologia delle letterature del Belgio e dell'Olanda, p. 114, nota 1.
[...] tutta la letteratura europea è di sofferenza, mai di saggezza.
Traduzione di Antonio Mor, in Le più belle pagine delle letterature del Belgio, pp. 228-234; in Letteratura universale, a cura di Luigi Santucci, vol. XXX, p. 117.

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026