Frasi
Frasi di Herbert Spencer
20 citazioni, aforismi e passi dalle opere
Una raccolta di 20 citazioni di Herbert Spencer, ordinate per opera: per ogni frase indichiamo, quando è nota, la fonte esatta.
Herbert Spencer (filosofo britannico). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.
Citazioni di Herbert Spencer
Il fatto, dimostrato da un esame del passato, che le maggioranze hanno avuto torto, non può renderci ciechi al fatto complementare che di solito le maggioranze non hanno avuto completamente torto.
Il tempo: ciò che l'uomo è sempre intento a cercar di ammazzare, ma che alla fine ammazza lui.
L'istruzione ha per oggetto la formazione del carattere.
La sopravvivenza del più adatto.
La scienza è conoscenza organizzata.
Le nostre vite sono universalmente abbreviate dalla nostra ignoranza.
Le ruberie sui campi delle corse, la corruzione degli elettori, i biglietti di commercio non pagati, les tripotages sopra le azioni delle strade ferrate, l'arte di ottenere dalle società di strade ferrate un prezzo folle per terreni che ad esse si cedono; l'arte di ottenere dal Parlamento con turpi accordi il voto di leggi d'interessi rubati: sono esempi, se altri ne mancassero, per mettere in evidenza la poca coscienza delle classi superiori.
Mi fu fatto osservare [...] che giocare a biliardo era il segno di una gioventù male spesa.
Ogni causa produce più di un effetto.
Statica sociale
Le regole della natura non hanno eccezioni. (Introduzione)
L'opinione è determinata in ultima analisi dai sentimenti e non dall'intelletto. (IV, 30, 8)
Nessuno può essere perfettamente libero finché non sono liberi tutti; nessuno può essere perfettamente morale finché non sono tutti morali; nessuno può essere perfettamente felice finché non tutti sono felici. (IV, 30, 16)
Il progresso, quindi, non è un accidente, ma una necessità. La civiltà non è un prodotto dell'arte, ma è parte della natura: è una cosa sola con lo sviluppo dell'embrione o lo schiudersi di un fiore. Le modificazioni che l'umanità ha subito e cui è ancora soggetta discendono da una legge che sottende l'intera creazione organica; e se la razza umana non si estingue e l'insieme delle condizioni resta immutato, tali modificazioni devono infine realizzarsi compiutamente.
Dicono di Herbert Spencer
Erberto Spencer fu certo un avversario del socialismo e dell'anarchia, ed è stato chiamato un individualista borghese; ma intanto se c'è filosofo che abbia fatto una critica enormemente demolitrice dello Stato, all'infuori degli anarchici, è lui.
Herbert Spencer, il più vigoroso interprete della fede nel progresso, come veniva intesa nella seconda metà del secolo , non aveva certo voluto, con le sue teorie sull'evoluzione, che egli in sociologia aveva formulato già prima di Darwin, approvare la mancanza di scrupoli in commercio che va sotto il nome di "laissez faire." L'evoluzione viene scambiata con il progresso e la scelta naturale s'identifica con il risultato di una competizione. Per questa via indiretta, Herbert Spencer è diventato il filosofo del gusto dominante, al quale egli offre una giustificazione teoretica. Un sociologo ha messo poco tempo fa in evidenza che, nell'intervalIo di quattro decenni, vennero venduti in America più di 300.000 esemplari delle opere di Spencer.
Secondo Spencer, le parole sono come i gettoni: il valore di questi e il significato di quelle dipendono dalla generale convenzione.
Spencer fu scrittore altamente prolifico, profondamente intellettuale e eccezionalmente cupo. I suoi numerosi libri erano influenti in Inghilterra, ma negli Stati Uniti erano addirittura quasi rivelazione divina. In tutti gli Stati Uniti, nei quarant'anni che seguirono il 1860 – ciò accadeva prima delle edizioni economiche e quasi ancor prima che esistessero le librerie – si vendettero 368.755 copie dei suoi libri. Spencer era il Vangelo americano perché le sue teorie si adattavano alle necessità del capitalismo, ed in particolar modo dei nuovi capitalisti, al modo del famoso guanto e persino meglio.
Il principio della libertà o del lasciar fare, qual è predicato dallo Spencer nei termini più assoluti, escluderebbe lo Stato da ogni cura relativa alle condizioni fisiche, economiche e di cultura della società; limitandolo, come si vide, a quelle sole della difesa da nemici esterni o da interne violenze, e alle sanzioni giudiziali del contratto.
La società, sciolta dalle tante pastoie delle leggi sociali e delle ingerenze amministrative, adempirebbe molto meglio da sé ai proprî interessi; e dall’esercizio di una così larga autonomia non ricaverebbe se non vantaggi inauditi di vigore e di potenza; vantaggi, che il molto affaccendamento da factotum, che lo Stato sì dà, non consente.
Lo Spencer si era detto, nella Social Statics (1850), che la libertà è necessaria a sviluppare in più forte grado le facoltà che ciascuno tiene dormienti nella sua costituzione nativa. Come la funzione sviluppa l'organo, così è l'esercizio che sviluppa le facoltà. E solo se alle facoltà umane sia dato, in ogni individuo, di esercitarsi libere e inviolate, la ricchezza e la varietà imprevedibili delle loro attitudini avranno modo di rivelarsi e di tradursi in atto. Se no, se impedite o volute condurre a disegno, quelle energie rimarranno soffocate o portate giù di strada; e in ogni caso daranno un risultato minore.
Quando lo Spencer si trovò a tracciare nei Principî di Sociologia lo sviluppo avvenire delle istituzioni politiche, chiarì come pensava che queste avrebbero dovuto modificarsi nello stadio di vita rispondente al suo ideale. Lo Stato, organismo della forza, si sarebbe ridotto a una funzione sola; alla funzione di reprimere le offese portate ai diritti naturali degli individui (delitti), e a quella di giudicare e colpire le violazioni dei contratti. Di una funzione legislativa e di una funzione amministrativa, poco o punto bisogno.
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026