Frasi
Frasi di Iosif Stalin
277 citazioni, aforismi e passi dalle opere
Qui trovi 277 frasi di Iosif Stalin: aforismi, passi tratti dai libri e citazioni con la loro fonte.
Iosif Stalin (rivoluzionario, politico e militare, leader dittatoriale dell'URSS). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.
Citazioni di Iosif Stalin
Alcune persone credono che il marxismo e l'anarchismo siano basati sugli stessi principi e che i disaccordi tra loro riguardino solo la tattica, così che, a parere di queste persone, è praticamente impossibile trovare elementi contrastanti tra queste due teorie. Questo è un grande errore.
Chi sono i bolscevichi? Sono i combattenti che per primi vanno in battaglia e per ultimi si ritirano.
Ci si può domandare: come è potuto avvenire che il Governo sovietico acconsentisse alla conclusione di un patto di non aggressione con uomini così perfidi, con dei mostri come Hitler e Ribbentrop? Il Governo sovietico non ha commesso in questo caso un errore? Certamente no! Un patto di non aggressione è un patto di pace tra due Stati. È precisamente un patto del genere che la Germania ci propose nel 1939. Poteva il Governo sovietico respingere una tale proposta? Penso che nessuno stato pacifico possa respingere un accordo di pace con una potenza vicina, anche se a capo di questa potenza vi siano dei mostri e dei cannibali come Hitler e Ribbentrop.
Ci stanno ingannando. Non c'è nessun Dio [...] e tutto questo parlare di Dio è pura assurdità.
Come risultato dell'invasione tedesca , l'Unione Sovietica ha perso irrimediabilmente nei combattimenti contro i tedeschi, e anche a causa dell'occupazione tedesca e della deportazione dei cittadini sovietici nella servitù tedesca, un totale di circa sette milioni di persone. In altre parole, le perdite di vite umane dell'Unione Sovietica sono state diverse volte superiori a quelle della Gran Bretagna e degli Stati Uniti d'America messi insieme. Forse in alcuni ambienti si tende a dimenticare questi colossali sacrifici del popolo sovietico che hanno assicurato la liberazione dell'Europa dal giogo hitleriano. Ma l'Unione Sovietica non può dimenticarli.
Cos'abbiamo guadagnato noi concludendo con la Germania un patto di non aggressione? Abbiamo assicurato al nostro paese la pace durante un anno e mezzo e la possibilità di preparare le nostre forze a far fronte alla Germania fascista qualora essa si fosse rischiata, malgrado il patto, ad aggredire il nostro paese. Ciò costituisce un netto guadagno per noi e una perdita per la Germania fascista.
Cos'è l'economia pianificata, quali sono i suoi elementi essenziali? L'economia pianificata cerca di abolire la disoccupazione. Supponiamo che sia possibile, salvaguardando il sistema capitalistico, ridurre la disoccupazione al minimo. Ma sicuramente nessun capitalista accetterebbe mai la completa scomparsa della disoccupazione, la scomparsa dell'esercito di riserva dei disoccupati che serve a tenere sotto pressione il mercato del lavoro, ad assicurare un rifornimento di mano d'opera a basso costo.
Dio non è ingiusto, in realtà non esiste. Siamo stati ingannati. Se Dio fosse esistito, avrebbe fatto il mondo più giusto.
Gli invasori tedeschi vogliono una guerra di sterminio contro i popoli dell'Unione Sovietica. Ebbene, se i tedeschi vogliono una guerra di sterminio, l'avranno. D'ora in avanti il nostro compito, il compito dei popoli dell'Unione Sovietica, il compito dei combattenti, comandanti e dirigenti politici del nostro esercito e della nostra marina consisterà nello sterminare fino all'ultimo tutti i tedeschi penetrati sul territorio della nostra Patria come invasori. Nessuna grazia agli invasori tedeschi! Morte agli invasori tedeschi!
Gli scioperi, il boicottaggio, il parlamentarismo, la manifestazione, la dimostrazione: tutte queste forme di lotta sono buone come mezzi che preparano e organizzano il proletariato. Ma nessuno di questi mezzi è atto a distruggere l'ineguaglianza esistente. È necessario concentrare tutti questi mezzi in un mezzo principale e decisivo, è necessario che il proletariato insorga e conduca un attacco decisivo contro la borghesia, per distruggere dalle fondamenta il capitalismo. Questo mezzo principale e decisivo è precisamente la rivoluzione socialista.
I capi vanno e vengono, ma il popolo rimane. Solo il popolo è immortale.
I conquistatori tedeschi, ossia gli hitleriani, noi li chiamiamo di solito fascisti. Risulta che gli hitleriani ritengono ciò inesatto e continuano tenacemente a chiamarsi «nazional-socialisti». Quindi i tedeschi vogliono farci credere che il partito degli hitleriani, il partito dei conquistatori tedeschi, che saccheggia l'Europa e che ha organizzato la delittuosa aggressione contro il nostro Stato socialista, è un partito socialista. È possibile ciò? Cosa ci può essere di comune fra il socialismo e i conquistatori hitleriani imbestialiti, che saccheggiano e opprimono i popoli d'Europa? […] In realtà gli hitleriani sono dei nemici giurati del socialismo, ultrareazionari e centoneri, che hanno privato la classe operaia e i popoli dell'Europa delle elementari libertà democratiche.
Il signor Churchill e i suoi amici assomigliano molto a Hitler e ai suoi amici. Hitler iniziò la sua opera di scatenamento della guerra proclamando una teoria della razza, dichiarando che solo i popoli di lingua tedesca costituivano una nazione superiore. Churchill si propone di scatenare la guerra con una teoria della razza, affermando che solo le nazioni di lingua inglese sono nazioni superiori, chiamate a decidere i destini del mondo intero. [...] Ma le nazioni hanno versato il loro sangue nel corso di cinque anni di guerra feroce per la libertà e l'indipendenza dei loro paesi, e non per scambiare il dominio degli Hitler con quello dei Churchill.
Io credo in una cosa sola, la potenza della volontà umana.
I Soviet sono l'organizzazione di massa di tutti i lavoratori della città e della campagna. Non sono un'organizzazione di partito. I Soviet sono l'espressione diretta della dittatura del proletariato. Attraverso i Soviet passano tutte le misure di ogni genere che sono destinate al consolidamento della dittatura e all'edificazione del socialismo. Attraverso i Soviet si realizza la direzione statale dei contadini da parte del proletariato. I Soviet uniscono le masse di milioni di lavoratori all'avanguardia del proletariato.
Il fascismo è una forza reazionaria che sta cercando di preservare il vecchio mondo con la violenza. Cosa possiamo fare con i fascisti? Vogliamo metterci a discutere con loro? Vogliamo cercare di convincerli? Ma questo non avrebbe nessun effetto su di loro. I comunisti non idealizzano affatto il metodo della violenza. Ma loro, i comunisti, non vogliono essere presi di sorpresa, non possono sperare che il vecchio mondo esca volontariamente di scena, vedono che il vecchio sistema si sta difendendo con la violenza ed è per questo che dicono alla classe operaia: rispondete alla violenza con la violenza, fate tutto il possibile per impedire che il vecchio ordine morente vi schiacci, non consentite che vi incateni le mani, quelle mani con cui rovescerete il vecchio sistema. Come vede i comunisti considerano la sostituzione di un sistema sociale con un altro non come un processo spontaneo e pacifico ma come un processo complesso, lungo e violento. I comunisti non possono ignorare i fatti.
Il leninismo è il marxismo dell'epoca dell'imperialismo e della rivoluzione proletaria. Più esattamente: il leninismo è la teoria e la tattica della rivoluzione proletaria in generale, la teoria e la tattica della dittatura del proletariato in particolare.
Il papa? Quante divisioni ha?
Il Partito non è un circolo di discussioni.
Il socialismo non significa miseria e privazioni, ma distruzione della miseria e delle privazioni, organizzazione di una vita agiata e civile per tutti i membri della società.
Il tipo di socialismo in cui tutti ricevono la stessa paga, una quantità uguale di carne e di pane, indossano gli stessi vestiti e ricevono gli stessi beni nella stessa quantità, è sconosciuto al marxismo. Tutto ciò che il marxismo dice è che fino a quando le classi non saranno definitivamente abolite e fino a quando il lavoro non sarà stato trasformato da mezzo di sussistenza a bene primario dell'uomo, in lavoro volontario per la società, le persone saranno pagate per il loro lavoro in base al lavoro svolto.
Il trockijsmo già da tempo ha cessato di essere una frazione del comunismo. In realtà il trockijsmo è il reparto d'avanguardia della borghesia controrivoluzionaria, che conduce la lotta contro il comunismo, contro il Potere sovietico, contro l'edificazione del socialismo nell'URSS.
Il Vaticano [...] è un centro reazionario, uno strumento al servizio del capitale e della reazione mondiale; sono essi che sostengono quest'organizzazione internazionale di sovversione e di spionaggio. Il fatto è che molti preti cattolici e missionari del Vaticano sono delle spie matricolate di livello mondiale. Per mezzo loro l'imperialismo ha tentato e tenta di raggiungere i suoi scopi.
Indicatemi un paese dove il governo non appoggi i capitalisti, i grandi proprietari fondiari, i kulak e gli altri ricchi, ma i contadini lavoratori. Un governo simile non c'è e non c'è mai stato al mondo. Solo da noi, nel paese dei Soviet, esiste un governo che difende a spada tratta gli operai e i contadini colcosiani, che difende tutti i lavoratori della città e della campagna contro tutti i ricchi e gli sfruttatori.
L'antisemitismo avvantaggia gli sfruttatori in quanto, come un parafulmine, devia i colpi rivolti dai lavoratori al capitalismo. L'antisemitismo è pericoloso per i lavoratori, perché è una falsa pista che li allontana dalla strada giusta e li conduce nella giungla. Quindi, i comunisti, in quanto internazionalisti coerenti, non possono non essere nemici inconciliabili e aspri dell'antisemitismo. Nell'Unione Sovietica, l'antisemitismo è severamente perseguito come un fenomeno ostile al sistema sovietico. Secondo le leggi dell'URSS, gli antisemiti attivi sono puniti con la morte.
L'istruzione è un'arma, ma il suo effetto dipende dalle mani che la brandiscono, da chi deve essere colpito.
L'umanità è divisa in ricchi e poveri, in proprietari e sfruttati, ed astrarre noi stessi da questa divisione fondamentale; e dall'antagonismo tra poveri e ricchi significa astrarsi da fatti fondamentali.
La bandiera della indipendenza nazionale e della sovranità nazionale è stata gettata a mare: non vi è dubbio che questa bandiera toccherà a voi di risollevarla e portarla in avanti, a voi rappresentanti dei partiti comunisti e democratici, se volete essere i patrioti del vostro paese, se volete essere la forza dirigente della nazione. Non vi è nessun altro che la possa levare in alto.
La dittatura del proletariato non è una semplice gerarchia di governo, «abilmente selezionata» dalla mano sollecita di un «esperto stratega» e che «s'appoggia giudiziosamente» su questi o quegli strati della popolazione. La dittatura del proletariato è l'alleanza di classe del proletariato con le masse lavoratrici contadine per l'abbattimento del capitale, per la vittoria definitiva del socialismo, a condizione che la forza dirigente di questa alleanza sia il proletariato.
La forza del patriottismo sovietico risiede nel fatto che esso non si basa su pregiudizi razziali o nazionalisti, ma sul profondo amore del popolo per la patria sovietica e sulla fedeltà ad essa, che è la comunità fraterna dei lavoratori di tutte le nazioni del nostro paese. Nel patriottismo sovietico, le tradizioni nazionali di tutti i popoli si accoppiano armonicamente con i comuni interessi di tutti i lavoratori sovietici. Il patriottismo sovietico non disgrega, ma unifica tutte le nazioni e popolazioni del paese in un'unica grande famiglia fraterna. In questa situazione si manifestano le basi della indistruttibile e sempre più forte amicizia dei popoli sovietici. Nello stesso tempo, i popoli dell'Unione Sovietica rispettano i diritti e l'indipendenza degli altri popoli ed hanno sempre dimostrato di essere pronti a vivere in pace ed amicizia con gli altri Stati vicini.
La forza dell'Armata Rossa risiede nel fatto che essa non nutre e non può nutrire alcun odio razziale contro altri popoli [...]; essa è educata nello spirito del rispetto dei diritti degli altri popoli.
La lotta contro il sionismo non ha nulla in comune con l'antisemitismo. Il sionismo è nemico dei lavoratori di tutto il mondo, tanto di chi è ebreo quanto di chi non lo è.
La modestia è l'ornamento del bolscevico.
La potenza tedesca è tale che se anche la Russia riuscisse a difendersi da sola, sarebbe molto difficile per l'Inghilterra e per la Russia unite demolire la macchina bellica germanica. L'unica cosa che potrebbe sconfiggere Hitler, e forse senza bisogno di sparare un sol colpo, sarebbe l'annuncio dell'entrata in guerra degli Stati Uniti.
[...] la questione delle credenze religiose va considerata con molta cautela, bisogna agire con grande circospezione, poiché non si possono offendere i sentimenti religiosi di un popolo. Questi sentimenti sono stati coltivati da secoli negli uomini; bisogna quindi agire con grande cautela, tanto più che l'atteggiamento adottato in materia influisce sulla compattezza e l'unità del popolo.
La «rivoluzione permanente» di Trockij è una varietà del menscevismo.
La stampa straniera si esercita periodicamente nell'affermare che l'obiettivo dell'Armata Rossa è quello di sterminare il popolo tedesco e di distruggere lo Stato germanico. Si tratta di una stupida bugia [...]. L'Armata Rossa non ha né può avere obiettivi così idioti. L'obiettivo dell'Armata Rossa è di cacciare gli invasori tedeschi dal nostro territorio e di liberare il suolo tedesco dagli invasori fascisti. È assai verosimile che la guerra di liberazione del suolo tedesco porti all'abbattimento e alla distruzione della cricca hitleriana. Auspichiamo questo risultato. Ma sarebbe ridicolo identificare la cricca di Hitler con il popolo tedesco. La storia dimostra che gli Hitler vanno e vengono, ma che il popolo tedesco e lo Stato tedesco rimangono.
La vittoria del socialismo in un solo paese, anche se questo paese è capitalisticamente meno sviluppato e il capitalismo continua a sussistere in altri paesi, sia pure capitalisticamente più sviluppati, è perfettamente possibile e probabile.
La vittoria del socialismo in un solo paese non è fine a se stessa. La rivoluzione vittoriosa in un paese deve considerarsi non come un'entità a sé stante, ma come un contributo, come mezzo per affrettare la vittoria del proletariato in tutti i paesi. Poiché la vittoria della rivoluzione in un solo paese, in Russia nel nostro caso, non è soltanto il risultato dello sviluppo ineguale e della disgregazione progressiva dell'imperialismo. Essa è in pari tempo l'inizio e la premessa della rivoluzione mondiale.
La vostra lingua è molto antica, è stata tramandata da una generazione all'altra attraverso la tradizione orale. Questo è un altro fatto che conferma la resistenza del vostro popolo, la sua grande forza che gli ha permesso di non essere assimilato nonostante le bufere a cui ha dovuto far fronte.
Lo sciovinismo nazionale e razziale è un residuato dei costumi misantropici del periodo del cannibalismo.
Lo scrittore è un ingegnere dell'anima umana.
Nel regime socialista, che, per il momento, esiste solo in URSS, la proprietà sociale dei mezzi di produzione costituisce la base dei rapporti di produzione. Qui non esistono più né sfruttatori né sfruttati. I prodotti vengono ripartiti secondo il lavoro compiuto e secondo il principio: "Chi non lavora non mangia".
Noi abbiamo costruito questa società non per ledere la libertà personale, ma perché la persona umana si senta realmente libera. L'abbiamo costruita nell'interesse di una effettiva libertà personale, di una libertà senza virgolette. Per me è difficile immaginare quale può essere la "libertà personale" di un disoccupato che ha fame e non trova lavoro. La libertà effettiva si ha soltanto là dove è abolito lo sfruttamento, dove non c'è oppressione di una persona da parte di un'altra, dove non c'è disoccupazione e accattonaggio, dove l'uomo non trema al pensiero che domani potrà perdere il lavoro, l'abitazione, il pane. Soltanto in tale società è possibile una libertà personale, e qualsiasi altra libertà, effettiva e non fittizia.
Noi non possiamo dimenticare ciò che Lenin ha detto circa la nostra grande costruzione, la quale in buona parte dipende dal nostro riuscire a ritardare la guerra coi paesi capitalisti. Questa guerra è inevitabile, ma può essere ritardata fino a che la rivoluzione proletaria maturi in Europa, o fino a che le rivoluzioni coloniali scoppino, o, finalmente, fino a che i capitalisti si battano fra loro per la divisione delle colonie.
Non c'è e non può esservi, in regime capitalistico, un'effettiva partecipazione delle masse sfruttate all'amministrazione del paese, perché nei paesi più democratici i governi sono installati non dal popolo, ma dai Rotschild e dagli Stinnes, dai Rockefeller e dai Morgan. In regime capitalistico, la democrazia è una democrazia capitalistica; è la democrazia della minoranza sfruttatrice, basata sulla limitazione dei diritti della maggioranza sfruttata e diretta contro questa maggioranza.
Non è il censo, né l'origine nazionale, né il sesso, né la carica o il grado, ma sono le capacità personali di ogni cittadino che determinano la sua posizione nella società.
Non si può fare una rivoluzione portando i guanti di seta.
Non vi sono fortezze che i bolscevichi non possano espugnare.
Ogni classe ha le sue feste preferite. I nobili istituirono le loro feste, in cui proclamavano il loro "diritto" di spogliare i contadini. I borghesi hanno le loro, in cui "giustificano" il "diritto" di sfruttare gli operai. Anche i preti hanno le loro feste, ed esaltano in esse gli ordinamenti esistenti, per cui i lavoratori muoiono nella miseria e i fannulloni sguazzano nel lusso. Anche gli operai devono avere la loro festa e in essa devono proclamare: lavoro per tutti, libertà per tutti, eguaglianza per tutti gli uomini. Questa è la festa del Primo Maggio..
[...] ogni leninista sa, se è un vero leninista, che il livellamento nel campo dei bisogni e della vita personale è una stupidità reazionaria piccolo-borghese, degna d'una qualsiasi setta primitiva di asceti, ma non d'una società socialista organizzata marxisticamente, perché non si può esigere che tutti gli uomini abbiano bisogni e gusti eguali, che tutti gli uomini vivano la loro vita personale secondo un solo ed unico modello.
Penso, compagni, che l'autocritica ci è necessaria come l'aria, come l'acqua. (dal rapporto all'Assemblea dell'attivo dell'organizzazione di Mosca del 13 aprile 1928.
Per eliminare i kulaki come classe non è sufficiente la politica di limitazione e di eliminazione di singoli gruppi di kulaki [...] è necessario spezzare con una lotta aperta la resistenza di questa classe e privarla delle fonti economiche della sua esistenza e del suo sviluppo..
Per distruggere l'inevitabilità delle guerre è necessario distruggere l'imperialismo.
Quali sono le origini e la lingua del vostro popolo? Ha esso qualche legame con i Baschi? Non credo che il popolo albanese sia venuto dalla lontana Asia, non è nemmeno di origine turca, poiché gli albanesi sono più antichi dei Turchi. Forse il vostro popolo ha delle origini comuni con gli Etruschi rimasti sulle vostre montagne, poiché una parte di essi si insediarono in Italia dove furono assimilati dai Romani ed altri andarono nella penisola iberica.
Questa guerra non è come nel passato; chi occupa un territorio impone anche il proprio sistema sociale. Ognuno impone il proprio sistema nella misura in cui il suo esercito ha il potere di farlo. Non può essere altrimenti. Se ora non c'è un governo comunista a Parigi, questo è solamente dovuto al fatto che la Russia non ha un esercito in grado di raggiungere Parigi nel 1945.
Se hai paura dei lupi, sta' lontano dai boschi.
Se noi non... sfruttiamo il momento attuale per promuovere i nostri interessi comuni, può succedere che i tedeschi, avendo ottenuto una tregua per respirare e raccogliere le forze, riescano a recuperare.
So che dopo la mia morte sulla mia tomba sarà deposta molta immondizia. Ma il vento della storia la disperderà senza pietà.
So quanto la nazione tedesca ami il proprio Führer, pertanto è mio dovere brindare alla salute di questo grande uomo.
Sono entrambi peggio!
Sono passati i tempi in cui i capi si consideravano come gli unici creatori della storia e gli operai e i contadini non venivano presi in considerazione. I destini dei popoli e degli Stati non vengono decisi oggi soltanto dai capi, ma, prima di tutto e soprattutto, da masse di milioni di lavoratori. Gli operai e i contadini che costruiscono, senza chiasso e senza pose, officine e fabbriche, miniere e ferrovie, colcos e sovcos, che creano tutti i beni della vita, che nutrono e vestono il mondo intero, ecco chi sono i veri eroi e creatori della nuova vita.
[...] spetta al popolo stesso della Kosova di decidere e sarà esso che deciderà del suo futuro. Tito [...], oltre che seguire una politica antimarxista verso la Kosova, ha cercato di annettersi anche l'Albania. Ciò apparve chiaro quando Tito tentò di dislocare le sue divisioni in Albania. Noi ci opponemmo a quest'azione.
Una delle particolarità della Rivoluzione d'Ottobre consiste nel fatto che questa rivoluzione è un'applicazione classica della teoria leninista della dittatura del proletariato.
Vi furono un tempo dei «marxisti», nel nostro Paese, i quali asserivano che le ferrovie rimasteci dopo la Rivoluzione d'Ottobre erano ferrovie borghesi, che sarebbe stato sconveniente per noi marxisti utilizzarle, che avrebbero dovuto essere divelte e che occorreva costruire delle ferrovie nuove, «proletarie». Per questo essi furono soprannominati «trogloditi».
Vogliamo comandare [i prezzi], ma non ci siamo ancora riusciti [...]. Le leggi dell'economia politica non sono create dallo Stato, esse sono oggettive.
Citazioni di Iosif Stalin – Attribuite
La morte risolve tutti i problemi: niente uomini, niente problemi.
Una morte è una tragedia, un milione di morti è statistica.
Questa creatura ha addolcito il mio cuore di pietra. È morta, e con lei sono morti i miei ultimi sentimenti di calore per tutti gli esseri umani.
A proposito del marxismo nella linguistica
Che cosa è mutato nella lingua russa in questo periodo? In una certa misura, è mutato il lessico della lingua russa, nel senso che è stato arricchito da un cospicuo numero di nuove parole ed espressioni, scaturite in relazione con il sorgere della nuova produzione socialista, con l'apparire del nuovo Stato, della nuova cultura socialista, di un nuovo costume, di una nuova morale e, infine, in relazione con lo sviluppo della tecnica e della scienza; è mutato il significato di molte parole ed espressioni, che hanno preso un nuovo significato; è scomparso dal vocabolario un certo numero di parole antiquate. Ma per quanto riguarda il patrimonio lessicale fondamentale e la struttura grammaticale della lingua russa, che costituiscono il fondamento del linguaggio, essi, dopo la liquidazione della base capitalistica, lungi dall'essere stati liquidati e soppiantati da un nuovo patrimonio lessicale fondamentale e da una nuova struttura grammaticale del linguaggio, sono stati conservati nella loro integrità e non hanno subìto alcun serio mutamento: sono stati conservati precisamente come fondamento della moderna lingua russa.
Sono passati più di cento anni dalla morte di Pusckin. In questo periodo sono stati liquidati in Russia il sistema feudale e il sistema capitalistico e un terzo sistema, quello socialista, è sorto. Pertanto, sono state liquidate due basi con le loro sovrastrutture e una base nuova socialista è sorta, con la sua nuova sovrastruttura. Eppure, se prendiamo come esempio la lingua russa, essa non ha, in questo lungo periodo di tempo, subìto alcuna rottura, e la lingua russa moderna differisce assai poco nella sua struttura dalla lingua di Pusckin.
Cos'è cambiato nella lingua russa in questo periodo? In questo periodo il lessico russo si è considerevolmente arricchito; moltissime parole antiquate sono state eliminate dal patrimonio lessicale; il significato di molte parole è mutato; la struttura grammaticale è migliorata. Ma per quanto riguarda la struttura della lingua di Pusckin, con il suo sistema grammaticale e con il suo patrimonio lessicale fondamentale, essa è stata conservata in tutta la sua essenza come base del russo moderno.
Anche gli aristocratici russi un tempo si trastullavano con la lingua francese alla corte dello zar e nei salotti. Essi si inorgoglivano del fatto che, parlando russo, inciampavano nel francese, che sapevano parlare russo solo con accento francese.
La cultura può essere borghese o socialista, mentre la lingua, come mezzo di comunicazione, è sempre una comune lingua nazionale e può servire sia la cultura borghese che quella socialista. Non è un fatto che le lingue russa, ucraina, uzbeka, oggi servono la cultura socialista di queste nazioni, proprio come servivano le loro culture borghesi prima della Rivoluzione d'Ottobre? Questo vuol dire che si sbagliano profondamente questi compagni, affermando che l'esistenza di due differenti culture porti alla formazione di due lingue diverse e alla negazione della necessità di una lingua unica.
Essa nasce e si sviluppa con il nascere e lo svilupparsi della società. Essa muore col morire della società. Senza società non c'è lingua. Perciò la lingua e le sue leggi di sviluppo possono essere comprese solo se vengono studiate in inscindibile connessione con la storia della società, con la storia del popolo a cui appartiene la lingua studiata e che è creatore e depositario di questa lingua.
Come è noto, tutte le parole di una lingua messe assieme ne formano il cosiddetto patrimonio lessicale. La cosa principale nel patrimonio lessicale di una lingua è la sua parte fondamentale, che comprende anche, come suo nocciolo, tutti i vocabili radicali. Esso è molto meno esteso del patrimonio lessicale della lingua, ma vive molto a lungo nel corso dei secoli, e dà alla lingua una base per la formazione di nuove parole. Il patrimonio lessicale riflette lo stato della lingua: quanto più ricco e vario è il patrimonio lessicale tanto più ricca e sviluppata è la lingua.
La struttura grammaticale di una lingua cambia ancora più lentamente del suo patrimonio lessicale fondamentale. Elaborata nel corso delle epoche e divenuta carne e sangue della lingua, la struttura grammaticale muta ancor più lentamente del patrimonio lessicale fondamentale. Essa naturalmente subisce dei cambiamenti con l'andar del tempo, si perfeziona, migliora, precisa le sue regole e si arricchisce di regole nuove; ma le fondamenta della struttura grammaticale durano per lunghissimo tempo poiché, come insegna la storia, possono utilmente servire alla società per la durata delle varie epoche.
Per quanto riguarda l'originalità nazionale della lingua russa, essa non ne ha avuto il benché minimo danno, poiché la lingua russa, conservando la sua struttura grammaticale e il suo patrimonio lessicale fondamentale, ha continuato a progredire e a perfezionarsi secondo le leggi interne del suo sviluppo.
La lingua parlata è stata, nella storia dell'umanità, una delle forze che hanno aiutato gli esseri umani a emergere dal mondo animale, a unirsi in società, a sviluppare il loro pensiero, a organizzare la produzione sociale, a condurre con successo la lotta contro le forze della natura e a conseguire il progresso che abbiamo attualmente.
Il marxismo è la scienza delle leggi di sviluppo della natura e della società, la scienza della rivoluzione delle masse oppresse e sfruttate, la scienza della vittoria del socialismo in tutti i Paesi, la scienza dell'edificazione della società comunista.
Materialismo dialettico e materialismo storico – Incipit
Il materialismo dialettico è la concezione del mondo del partito marxista-leninista. Si chiama materialismo dialettico perché il suo modo di considerare i fenomeni della natura, il suo metodo per investigare e per conoscere i fenomeni della natura è dialettico, mentre la sua interpretazione, la sua concezione di questi fenomeni, la sua teoria, è materialistica. Il materialismo storico estende i princìpi del materialismo dialettico allo studio della vita sociale, li applica ai fenomeni della vita sociale, allo studio della società, allo studio della storia della società.
Definendo il loro metodo dialettico Marx ed Engels si riferiscono di solito a Hegel, come al filosofo che ha fissato i tratti fondamentali della dialettica. Questo però non vuol dire che la dialettica di Marx e di Engels sia identica a quella di Hegel. In realtà Marx ed Engels hanno preso dalla dialettica di Hegel solo il suo "nucleo razionale", gettando via la corteccia idealistica hegeliana e sviluppando la dialettica, per imprimerle un carattere scientifico moderno.
Materialismo dialettico e materialismo storico – Citazioni
Definendo il loro materialismo Marx ed Engels si riferiscono di solito a Feuerbach, come al filosofo che ha ristabilito nei suoi diritti il materialismo. Questo però non vuol dire che il materialismo di Marx e di Engels sia identico a quello di Feuerbach. Marx ed Engels, in realtà, hanno preso dal materialismo di Feuerbach solo il "nucleo essenziale", sviluppandolo in una teoria filosofica scientifica del materialismo e respingendone le sovrapposizioni idealistiche ed etico-religiose.
Nella sua essenza, la dialettica è diametralmente l'opposto della metafisica.
Contrariamente alla metafisica, la dialettica considera la natura non come uno stato di riposo e di immobilità, di stagnazione e di immutabilità, ma come uno stato di movimento e di cambiamento perpetui, di rinnovamento e sviluppo incessanti, dove sempre qualche cosa nasce e si sviluppa, qualche cosa si disgrega e scompare.
Contrariamente all'idealismo, che contesta la possibilità di conoscere il mondo e le sue leggi, non crede alla validità delle nostre conoscenze, non riconosce la verità oggettiva e considera il mondo pieno di "cose in sé" le quali non potranno mai essere conosciute dalla scienza, il materialismo filosofico marxista parte dal principio che il mondo e le sue leggi sono perfettamente conoscibili, che la nostra conoscenza delle leggi della natura, verificata dall'esperienza, dalla pratica, è una conoscenza valida, che ha il valore di una verità oggettiva; che al mondo non esistono cose inconoscibili ma solo cose ancora ignote, che saranno scoperte e conosciute grazie alla scienza e alla pratica.
Se è vero che non vi sono al mondo fenomeni isolati, se tutti i fenomeni sono collegati tra loro e si condizionano a vicenda, è chiaro che ogni regime sociale e ogni movimento sociale, nella storia, devono essere giudicati non dal punto di vista della "giustizia eterna" o di qualsiasi altra idea preconcetta, come fanno non di rado gli storici, ma dal punto di vista delle condizioni che hanno generato quel regime e quel movimento sociale, e con le quali essi sono legati.
Nel regime socialista, che, per il momento, esiste solo nell'URSS, la proprietà sociale dei mezzi di produzione costituisce la base dei rapporti di produzione. Qui non esistono più né sfruttatori né sfruttati. I prodotti vengono ripartiti secondo il lavoro compiuto e secondo il principio: "Chi non lavora non mangia". I rapporti tra gli uomini nel processo della produzione sono rapporti di collaborazione fraterna e di mutuo aiuto socialista tra lavoratori liberi dallo sfruttamento. Qui i rapporti di produzione corrispondono perfettamente allo stato delle forze produttive, perché il carattere sociale del processo della produzione è rafforzato dalla proprietà sociale sui mezzi di produzione.
Opere complete – Volume 1
Il pensiero umano ha dovuto subire molte prove, molti travagli e mutamenti prima di giungere al socialismo scientificamente elaborato e posto su fondamenti scientifici. I socialisti dell'Europa occidentale hanno dovuto brancolare a lungo nel buio, nel deserto del socialismo utopistico (irrealizzabile, impossibile), prima di aprirsi la strada, di ricercare e dimostrare le leggi della vita sociale, e quindi la necessità del socialismo per il genere umano. (Il Partito socialdemocratico della Russia e i suoi compiti immediati, 1901; p. 29)
Gli operai non avevano dirigenti, organizzatori, e quindi il loro movimento sboccava in rivolte disordinate. Principalmente per questa causa la lotta eroica dei socialisti per il socialismo restava infruttuosa e il loro eroismo leggendario si spezzava contro la granitica muraglia dell'autocrazia. I socialisti russi si avvicinarono alla massa operaia soltanto dopo il 1890. Essi si accorsero che soltanto nella classe operaia era la salvezza e che soltanto questa classe avrebbe realizzato il socialismo. (Il Partito socialdemocratico della Russia e i suoi compiti immediati, 1901; p. 31)
La criminale autocrazia zarista ha condotto il nostro paese sull'orlo dell'abisso. La rovina di una massa di cento milioni di contadini nella Russia, la condizione di oppressione e di miseria della classe operaia, gli enormi debiti statali e le gravi imposte, l'intiera popolazione priva di diritti, gli infiniti arbitri e la violenza che regnano in tutte le sfere della vita, infine l'assoluta precarietà della vita e dei beni dei cittadini: ecco il terribile quadro che offre oggi la Russia. Non è possibile continuare a lungo così! L'autocrazia che ha creato tutti questi orrori tenebrosi, dev'esser distrutta! È sarà distrutta! (Cittadini!, ottobre 1905; pp. 219-22)
Gli anarchici sono in preda a una malattia: amano molto «criticare» i partiti dei loro avversari, ma non si prendono la pena di conoscere almeno un poco questi partiti. (Anarchia o socialismo?, 1907; p. 399)
È chiaro che gli anarchici non hanno capito il metodo dialettico di Marx e di Engels; essi hanno escogitato una dialettica loro propria e appunto contro questa combattono così implacabilmente.
Non ci resta altro che ridere, perché come non ridere quando si vede un uomo che lotta contro le proprie fantasie, annienta le sue invenzioni e nello stesso tempo afferma con foga che sconfigge l'avversario? (Anarchia o socialismo?, 1907; p. 428)
Opere complete – Volume 2
Chi deve prendere nelle mani il potere durante la rivoluzione? Quali classi devono stare al timone della vita politica e sociale? - Il popolo, il proletariato e i contadini! - rispondevano e rispondono ancor oggi i bolscevichi. Essi ritengono che la vittoria della rivoluzione è la dittatura (sovranità) del proletariato e dei contadini, che ha per scopo la conquista della giornata lavorativa di otto ore, la confisca di tutte le terre dei latifondisti e l'instaurazione di ordinamenti democratici. I menscevichi respingono la sovranità del popolo e sinora non hanno dato una risposta diretta alla domanda: chi dunque deve prendere nelle mani il potere? Oggi, poi, dopo aver compiuto apertamente una svolta verso i cadetti, i menscevichi dichiarano con maggior ardire che il potere devono prenderlo i cadetti, e non il proletariato e i contadini. (Sovranità dei cadetti o sovranità del popolo?, 1907; p. 33)
I nostri menscevichi non sono fedeli nemmeno a se stessi. (I nostri pagliacci caucasiani, 1907; p. 52)
È evidente che la tattica dei bolscevichi è la tattica dei proletari della grande industria, la tattica delle zone dove le contraddizioni di classe sono particolarmente chiare e la lotta di classe particolarmente aspra. Il bolscevismo è la tattica dei veri proletari.
D'altra parte non è meno evidente che la tattica dei menscevichi è prevalentemente la tattica degli operai artigiani e dei contadini semiproletari, la tattica delle zone dove le contraddizioni di classe non sono del tutto chiare e la lotta di classe è mascherata. La tattica del menscevismo è la tattica degli elementi semiborghesi del proletariato. (Il Congresso di Londra del Partito operaio socialdemocratico della Russia, 1907; pp. 62-63)
Opere complete – Volume 3
Smascherare gli imperialisti, svelare alle masse la vera essenza di questa guerra, significa appunto dichiarare veramente guerra alla guerra, rendere impossibile la guerra attuale. (La guerra, 1917; p. 19)
La guerra, come tutto nella vita, ha oltre ai lati negativi, anche un lato positivo, e cioè quello di aver dato all'esercito, attraverso la mobilitazione di quasi tutta la popolazione adulta della Russia, uno spirito popolare, facilitando perciò l'unione dei soldati con gli operai insorti. Così appunto si spiega la relativa facilità con la quale da noi la rivoluzione è scoppiata e ha vinto. (Le condizioni della vittoria, 1917; p. 24)
Una delle piaghe che hanno coperto di vergogna la vecchia Russia è quella dell'oppressione nazionale.
Le persecuzioni religiose e nazionali, la russificazione forzata degli «allogeni», le vessazioni nei confronti delle istituzioni culturali nazionali, la privazione dei diritti elettorali e della libertà di trasferirsi da un luogo all'altro, l'incitamento all'odio reciproco fra le nazionalità, i pogrom e i massacri: è l'oppressione nazionale di trista memoria. (L'abolizione delle limitazioni dei diritti delle nazionalità, 1917; p. 27)
Opere complete – Volume 4
Completa libertà di organizzare la propria vita per il popolo finlandese, come per gli altri popoli della Russia! Volontaria e sincera unione del popolo finlandese con il popolo russo! Nessuna tutela, nessun controllo sul popolo finlandese! Questi sono i principi ai quali si ispira la politica del Consiglio dei Commissari del popolo. (Discorso tenuto al Congresso del Partito operaio socialdemocratico finlandese a Helsinki, 14 novembre 1917; p. 14)
La Rada si fonda sul principio della spartizione del potere tra la borghesia da una parte e il proletariato e i contadini dall'altra. I soviet invece sono contrari ad una simile spartizione e conferiscono tutto il potere al popolo, escludendone la borghesia. (; La rada ucraina, 14 dicembre 1917; p. 27)
La stampa borghese asserisce che noi abbiamo condotto il paese alla completa rovina, che abbiamo perduto tutta una serie di paesi, tra i quali la Finlandia. Ebbene, compagni, noi non potevamo perderla, perché di fatto essa non è mai stata nostra. Se avessimo trattenuto la Finlandia con la violenza, ciò non avrebbe affatto voluto dire che sarebbe stata nostra. (L'indipendenza della Finlandia, 22 dicembre 1917; p. 35)
Opere complete – Volume 5
Nella storia dello sviluppo del comunismo russo la lotta contro la deviazione nazionalistica non ha mai avuto una serie importanza. I russi in generale, e i comunisti russi in particolare, essendo stati in passato una nazione dominante, non hanno sofferto l'oppressione nazionale, non hanno avuto a che fare, in linea di massima, con lo sviluppo di tendenze nazionalistiche nel loro seno, a parte certe propensioni per lo «sciovinismo di grande potenza», e perciò non hanno dovuto, o quasi, superare queste tendenze nazionalistiche.
Invece i comunisti turchi, figli di popoli oppressi, che sono passati attraverso lo stadio dell'oppressione nazionale, hanno avuto e hanno permanentemente a che fare con la deviazione nazionalistica, con le sopravvivenze nazionalistiche nel loro seno, e il superamento di questa deviazione e di queste sopravvivenze costituisce il loro compito immediato. Questa circostanza intralcia indubbiamente il processo di consolidamento del comunismo nelle regioni orientali del nostro paese. (Discorso di apertura alla Conferenza dei comunisti delle popolazioni turche della RSFSR, 1 gennaio 1921; p. 10)
Per dirigere questo paese è necessario che il potere sovietico abbia dalla sua parte la incrollabile fiducia della classe operaia, giacché soltanto per mezzo della classe operaia e con le forze della classe operaia è possibile dirigere questo paese. (I nostri dissensi, 5 gennaio 1921; p. 23)
Se la proprietà privata e il capitale dividono inevitabilmente gli uomini, fomentano le discordie nazionali e rafforzano l'oppressione nazionale, altrettanto inevitabilmente la proprietà collettiva e il lavoro avvicinano gli uomini, eliminano le discordie nazionali e distruggono la oppressione nazionale. L'esistenza del capitalismo è inconcepibile senza l'oppressione nazionale, come è inconcepibile l'esistenza del socialismo senza la liberazione delle nazioni oppresse, senza la libertà nazionale. (I compiti immediati del partito nella questione nazionale, 10 febbraio 1921; p. 30)
Opere complete – Volume 6
L'errore di Trotski consiste appunto nell'aver contrapposto se stesso al CC, nell'essersi creduto un superuomo, al di sopra del CC, delle sue leggi, delle sue decisioni, dando con ciò stesso, ad una certa parte del partito, il pretesto per svolgere un'attività tendente a minare la fiducia verso questo CC. (Rapporto sui compiti immediati dell'edificazione del partito, 17 gennaio 1924; p. 28)
Per venticinque anni Lenin ha educato il nostro partito e ne ha fatto il partito operaio più forte e più temprato del mondo. I colpi dello zarismo e dei suoi sbirri, la rabbia della borghesia e dei proprietari fondiari, gli attacchi armati di Kolciak e di Denikin, gli interventi armati dell'Inghilterra e della Francia, le menzogne e le calunnie della stampa borghese dalle cento bocchie: tutti questi scorpioni si sono costantemente scagliati sul nostro partito nel corso di un quarto di secolo. Ma il nostro partito ha resistito, saldo come una roccia, ha respinto gli innumerevoli colpi dei nemici e ha condotto avanti la classe operaia, verso la vittoria. (Lenin è morto, 26 gennaio 1924; p. 66)
La grandezza di Lenin sta innanzitutto nel fatto che egli, creando la Repubblica dei Soviet, ha mostrato con ciò praticamente alle masse oppresse del mondo intero che la speranza della liberazione non è perduta, che il dominio dei capitalisti e dei proprietari fondiari non durerà più a lungo, che il regno del lavoro può essere creato con le forze degli stessi lavoratori, che il regno del lavoro si deve creare sulla terra e non in cielo. (Lenin è morto, 26 gennaio 1924; p. 67)
La dittatura del proletariato è stata creata nel nostro paese sulla base dell'alleanza degli operai e dei contadini. Questa è la base prima ed essenziale della Repubblica dei Soviet. Senza questa alleanza, gli operai e i contadini non avrebbero potuto vincere i capitalisti e i proprietari fondiari. (Lenin è morto, 26 gennaio 1924; p. 68)
La seconda base della Repubblica dei Soviet è l'unione dei lavoratori delle varie nazionalità del nostro paese. I russi e gli ucraini, i basckiri e i bielorussi, i georgiani e gli azerbaigiani, gli armeni e i daghestani, i tartari e i kirghizi, gli usbechi e i turkmeni, tutti sono ugualmente interessati al rafforzamento della dittatura del proletariato. (Lenin è morto, 26 gennaio 1924; p. 69)
Il nostro paese è come una roccia gigantesca, circondata dall'oceano degli stati borghesi. Le onde si infrangono l'una dopo l'altra contro di essa, minacciando di sommergerla e di sgretolarla. Ma la roccia è incrollabile. In che cosa consiste la sua forza? Non solo nel fatto che il nostro paese poggia sull'alleanza degli operai e dei contadini, che esso incarna l'unione delle libere nazionalità, che esso è difeso dalla mano potente dell'Esercito rosso e della Flotta rossa. (Lenin è morto, 26 gennaio 1924; p. 70)
Lenin non considerò mai la Repubblica dei Soviet come fine a se stessa. Egli la considerò sempre come un anello necessario per lo sviluppo del movimento rivoluzionario nei paesi dell'Occidente e dell'Oriente, come un anello necessario per agevolare la vittoria dei lavoratori del mondo intero sul capitale. Lenin sapeva che solo questa concezione è giusta, non solo dal punto di vista internazionale, ma anche dal punto di vista della salvaguardia della stessa Repubblica dei Soviet. Lenin sapeva che solo in questo modo è possibile infiammare i cuori dei lavoratori di tutto il mondo per le lotte decisive per la liberazione. Ecco perché Lenin, il capo più geniale fra i capi geniali del proletariato, il giorno dopo l'instaurazione della dittatura del proletariato gettò le fondamenta dell'Internazionale degli operai. Ecco perché egli non si stancava mai di estendere, di rafforzare l'Unione dei lavoratori di tutto il mondo, l'Internazionale Comunista. (Lenin è morto, 26 gennaio 1924; p. 71)
[...] non è vero che il fascismo sia soltanto l'organizzazione di combattimento della borghesia. Il fascismo non è soltanto una categoria tecnico-militare. La socialdemocrazia è, obiettivamente, l'ala moderata del fascismo. (La situazione internazionale, 20 settembre 1924; p. 339)
Opere complete – Volume 7
Che cos'è il trotskismo? Il trotskismo è la mancanza di fiducia nelle forze della nostra rivoluzione, la mancanza di fiducia nella causa dell'alleanza degli operai e dei contadini, della loro collaborazione. (La questione del proletariato e dei contadini, 27 gennaio 1925; p. 42)
Nessun grande movimento degli oppressi si è compiuto nella storia dell'umanità senza la partecipazione delle donne lavoratrici. Le donne lavoratrici, le più oppresse fra tutti gli oppressi, non sono mai restate e non potevano restare ai margini della grande strada del movimento di liberazione. Il movimento di liberazione degli schiavi ha fatto sorgere, com'è noto, centinaia e migliaia di grandi martiri ed eroine. Nelle file dei combattenti per l'emancipazione dei servi della gleba militavano decine di migliaia di donne lavoratrici. Non c'è da meravigliarsi se il movimento rivoluzionario della classe operaia, il più potente di tutti i movimenti di emancipazione delle masse oppresse, ha raccolto sotto la sua bandiera milioni di donne lavoratrici. (La giornata internazionale della donna, 8 marzo 1925; p. 60)
È incontestabile che la guerra contro l'Unione Sovietica significherebbe la guerra dell'imperialismo contro i propri operai e le proprie colonie. Non mi occorre dimostrare che, se il nostro paese sarà attaccato, noi non resteremo con le mani in mano, prenderemo tutte le misure per scatenare il leone rivoluzionario in tutti i paesi del mondo. I governanti dei paesi capitalistici non possono non sapere che noi abbiamo in questo campo una certa esperienza. (Bilancio dei lavori della XIV Conferenza del PCR (b), 9 maggio 1925; p. 118)
Opere complete – Volume 8
La rivoluzione borghese si limita a sostituire al potere un gruppo di sfruttatori con un altro gruppo di sfruttatori, e perciò non ha bisogno di demolire la vecchia macchina statale; mentre invece la rivoluzione proletaria caccia dal potere tutti, senza eccezione, i gruppi di sfruttatori, e porta al potere il capo di tutti i lavoratori e di tutti gli sfruttati, la classe dei proletari: perciò non può fare a meno di demolire la vecchia macchina statale e di sostituirla con una nuova. (Questioni del leninismo, 25 gennaio 1926; p. 37)
Tutti sanno che l'India è una colonia. Esiste in India un'industria? Incontestabilmente esiste. Si sviluppa questa industria? Sì, si sviluppa. Ma in quel paese si sviluppa un tipo di industria che non produce strumenti e mezzi di produzione. I mezzi di produzione vengono importati dall'Inghilterra. Perciò (sebbene, naturalmente, non sia solo questo il motivo) l'industria di quel paese è interamente subordinata all'industria inglese. È il metodo tipico dell'imperialismo: sviluppare nelle colonie l'industria in modo da porla al rimorchio della metropoli, dell'imperialismo. (La situazione economica dell'Unione Sovietica e la politica del partito, 13 aprile 1926; p. 156)
In Cina, chi fronteggia le truppe del vecchio regime, non è il popolo disarmato ma il popolo armato, rappresentato dal suo esercito rivoluzionario. In Cina la rivoluzione armata lotta contro la controrivoluzione armata. Questa è una delle peculiarità e uno dei vantaggi della rivoluzione cinese. In questo risiede la particolare importanza dell'esercito rivoluzionario in Cina. (Le prospettive della rivoluzione in Cina, 30 novembre 1926; p. 438)
Opere complete – Volume 9
Che cosa avverrebbe se il capitale riuscisse ad annientare la Repubblica dei Soviet? Subentrerebbe l'epoca della più nera reazione in tutti i paesi capitalistici e coloniali, verrebbero soffocati la classe operaia e i popoli oppressi, sarebbero perdute le posizioni del comunismo internazionale. (La settima sessione plenaria allargata del Comitato esecutivo dell'Internazionale Comunista, 22 novembre - 16 dicembre 1926; pp. 41-42)
Non approvo che voi vi diciate "discepolo di Lenin e Stalin". Io non ho discepoli. Chiamatevi discepoli di Lenin, ne avete il diritto. [...] Ma voi non avete motivo di definirvi discepoli di un discepolo di Lenin. Questo è sbagliato. Questo è troppo. (Lettera a Xenofontov, 30 dicembre 1926; p. 176)
La storia della rivoluzione dice che la preparazione della dittatura del proletariato e il passaggio alla rivoluzione socialista possono essere compiuti soltanto sotto la direzione di un solo partito, del partito comunista, se naturalmente si tratta di una rivoluzione veramente proletaria. (Conversazione con gli studenti dell'Università Sun Yat-sen, 13 maggio 1927; p. 280)
Una rivoluzione kemalista è possibile solo in paesi come la Turchia, la Persia, l'Afghanistan, dove non vi è o quasi non vi è un proletariato industriale, e dove non vi è una possente rivoluzione agraria contadina. La rivoluzione kemalista è una rivoluzione dello strato superiore, una rivoluzione della borghesia commerciale nazionale, sorta nella lotta contro gli imperialisti stranieri e diretta, in sostanza, nel suo ulteriore sviluppo contro i contadini e gli operai, contro le possibilità stesse di una rivoluzione agraria. (Conversazione con gli studenti dell'Università Sun Yat-sen, 13 maggio 1927; p. 287)
Nei riguardi della Turchia l'imperialismo ha già soddisfatto parecchie delle sue rivendicazioni fondamentali, avendo tolto alla Turchia la Siria, la Palestina, la Mesopotamia e altri punti importanti per gli imperialisti. La Turchia è ora ridotta alle dimensioni di un piccolo stato con una popolazione di 10-12 milioni di abitanti. Essa non rappresenta né un mercato importante, né un campo d'investimenti decisivi per l'imperialismo. Ciò è accaduto, tra l'altro, perché la vecchia Turchia era un agglomerato di nazionalità, e una popolazione turca compatta esisteva soltanto nell'Anatolia. (Conversazione con gli studenti dell'Università Sun Yat-sen, 13 maggio 1927; pp. 287-288)
Opere complete – Volume 10
La parola «trotskismo» non è stata coniata da me; è stata usata per la prima volta dal compagno Lenin per indicare qualcosa che è l'opposto del leninismo. (Discorso del 5 agosto, 5 agosto 1927; p. 84)
Diversi governi capitalistici, nonostante l'esistenza di parlamenti «democratici», sono controllati dalle grandi banche. I parlamenti dichiarano che sono loro a controllare i governi. In realtà, invece, avviene che la composizione dei governi è fissata in precedenza dai maggiori consorzi finanziari, i quali controllano anche l'operato dei governi. Chi non sa che in nessuna potenza capitalistica può essere formato un gabinetto contro la volontà dei maggiori magnati della finanza? È sufficiente una piccolissima pressione finanziaria perché i ministri volino via dai loro posti come dei fuscelli. Questo è un vero e proprio controllo delle banche sui governi, nonostante l'apparente sovranità dei parlamenti. (Intervista con la prima delegazione operaia americana, 9 settembre 1927; p. 113)
Il capitalista non può destinare i suoi redditi a migliorare le condizioni della classe operaia. Egli vive per il profitto. Altrimenti non sarebbe un capitalista. (Intervista con la prima delegazione operaia americana, 9 settembre 1927; p. 133)
I comunisti sono gli uomini più audaci e più coraggiosi, ed essi lottano contro una massa di nemici. Il merito dei comunisti, tra l'altro, sta anche nel fatto che essi sanno difendere le proprie convinzioni. (Intervista con la prima delegazione operaia americana, 9 settembre 1927; p. 141)
Dicono di Iosif Stalin
A El Paso ho avuto l'opportunità di passare attraverso i possedimenti della United Fruit, convincendomi ancora una volta di quanto siano terribili queste piovre capitaliste. Ho giurato davanti a un ritratto del vecchio e compianto compagno Stalin che non mi fermerò finché non vedrò annientate queste piovre capitaliste.
Addio, compagni! Combattete, non abbiate paura! Stalin è con noi! Stalin arriverà!
Churchill diceva che «i panni dei servizi segreti si possono, anzi si devono lavare più spesso degli altri; ma, a differenza degli altri, non si possono mettere ad asciugare alla finestra». Dello stesso parere era Stalin che regolarmente, ogni tre o quattro anni, il lavaggio lo praticava facendo accoppare al buio i capi della sua polizia, nel presupposto – probabilmente fondato – che a far quel mestiere non potevano essere che arnesi da forca, e quindi era giusto che ci finissero.
Come dissi scherzando a Nilde Iotti quando venne a trovarmi al Giornale, tenevo una vecchia icona di Stalin perché è il comunista che ammiro di più: quello che ha fatto fuori più comunisti.
Con i georgiani è difficile parlare di Stalin. La maggior parte di loro lo ritiene un grande. Del gruppo fanno parte anche persone che non credono nei crimini staliniani, ritenendoli invenzioni di Chruščёv, nonché quelle che, pur vedendo il male, sono convinte che a Stalin si debba perdonare qualsiasi cosa.
Confesso che approcciai Stalin con una certa dose di sospetto e pregiudizio. Nella mia mente era stata costruita una raffigurazione di un fanatico molto riservato ed egocentrico, un despota senza vizi, un geloso monopolizzatore del potere. [...] Mi aspettavo anche di trovare un uomo spietato, duro - possibilmente dottrinario - e autosufficiente a Mosca; un montanaro georgiano il cui spirito non era mai completamente emerso dalla sua vallata nativa. Tuttavia dovetti riconoscere che sotto lui la Russia non era semplicemente tiranneggiata e schiacciata; era governata e progrediva. [...] Tutta questa oscura risacca, tutto il sospetto di tensioni emotive nascoste, cessò per sempre dopo che ebbi parlato con lui per pochi minuti. [...] Non ho mai incontrato un uomo più candido, giusto e onesto, ed è a queste qualità, e a niente di occulto e sinistro, che deve la sua tremenda ascesa indiscussa in Russia.
Di certo si vede la mano di Stalin in un decreto del 7 aprile 1935, con cui tutte le pene, compresa la sentenza capitale, venivano estese ai bambini di dodici anni. Esso fece una pessima pubblicità all'URSS in Occidente: i comunisti francesi furono costretti ad affermare che sotto il socialismo si maturava talmente in fretta da poter essere considerati cittadini responsabili già a dodici anni.
Dovremmo ricordarci che senza Stalin ora saremmo tutti nazisti.
È il padre di cui i comunisti non si sono mai liberati.
Giuseppe Stalin è stato un grande uomo; pochi altri uomini del ventesimo secolo si avvicinano alla sua levatura. Era semplice, calmo e coraggioso. Raramente perdeva il suo equilibrio; ponderava lentamente i suoi problemi, prendeva le sue decisioni in modo chiaro e deciso; non cedeva mai all'ostentazione né si tratteneva timidamente dal mantenere con dignità il suo legittimo posto. Era il figlio di un servo ma rimaneva calmo di fronte al signore senza esitazione o nervi. Ma anche - e questa era la prova più alta della sua grandezza - conosceva l'uomo comune, sentiva i suoi problemi, seguiva il suo destino.
Gli eventi di quel tempo a noi tanto vicino permisero a ogni uomo di buonafede di correggere l'errore di credere che Stalin fosse un dittatore sostenuto da un sistema di forza, là dove la sua forza vera è stata, fino all'ultimo momento, il consenso di milioni e milioni di uomini, che in piena coscienza a lui avevano delegato i maggiori poteri. Tuttavia Stalin non ebbe in nessun momento la stolta mania di credere che egli potesse bastare a tutto. Il vuoto che egli lascia è quello della sua eccezionale personalità, ma lascia anche strutture statali, di partito, sindacali, economiche capaci di resistere ad ogni evento e di superare qualsiasi prova. Soprattutto lascia popoli i quali hanno fatto passi giganteschi sulla via del progresso tecnico, sociale e umano e che saranno in ogni momento capaci di esprimere un gruppo dirigente all'altezza della situazione.
Ha trovato la Russia che lavorava la terra con aratri di legno e la lascia padrona della pila atomica... Un risultato simile non si sarebbe potuto ottenere senza vasta rivoluzione culturale nel corso della quale si è mandato a scuola un paese intero per impartirgli una istruzione estensiva.
I russi sono fortunati: hanno il socialismo e Stalin. Persone felici con un leader saggio.
Il compagno Stalin ci mostrò come costruire il socialismo in un paese arretrato: all'inizio è doloroso, ma poi tutto finisce bene.
Il fatto che Stalin [...] ha abbandonato il punto di vista di Marx e si è lasciato sedurre dal sistema capitalista nella sua forma più perfetta, dimostra che l'URSS è ancora ben lungi dal possedere una cultura operaia.
Il mio rispetto per Stalin è sempre stato profondo, viscerale direi, quanto la mia antipatia per Krusciov.
Io sono marxista, leninista e non mi è nemmeno antipatico Stalin, che ci ha salvato da Hitler, più degli Stati Uniti.
L'atomizzazione della società sovietica venne ottenuta con l'abile uso di ripetute epurazioni, che invariabilmente precedevano l'effettiva liquidazione di un gruppo. Per distruggere tutti i legami sociali e familiari, le epurazioni venivano condotte in modo da minacciare della stessa sorte l'accusato e tutta la sua cerchia, dai semplici conoscenti agli amici e ai parenti più stretti. La conseguenza dell'ingegnoso criterio della "colpa per associazione" era che, appena un uomo veniva accusato, i suoi vecchi amici si trasformavano di colpo nei suoi nemici più accaniti... In ultima analisi, fu con l'impiego radicale di questi metodi polizieschi che il regime staliniano riuscì a instaurare una società atomizzata quale non si era mai vista prima, e a creare intorno a ciascun individuo un'imponente solitudine quale neppure una catastrofe da sola avrebbe potuto causare.
L'immensa maggioranza dell'umanità vive oggi nella sofferenza, e non può liberarsene se non seguendo la via indicata da Stalin.
La morte di Stalin avviene nel marzo 1953, sotto la congiunzione di Saturno e Nettuno. La Russia con questa scomparsa, perdeva molto di più che un capo ieratico, perché abbandonava l'occulto sacerdozio che sino a allora aveva esercitato sulle masse in cammino. E come in India anticamente le vedove e i servitori del re venivano gettati sul rogo funebre in olocausto, così i cadaveri degli operai di Berlino Est, fatti a pezzi il 17 giugno dello stesso anno dai carri armati russi, accompagnavano il feretro dell'ultimo dittatore d'Europa, per segnare la fine del regno e la scissione dei tempi.
La nostra impressione è stata di un uomo dotato di un carattere forte di tipo orientale, con un'incrollabile sicurezza e controllo di sè. La sua cortesia non ci ha impedito di vedere la sua natura spietata e implacabile.
La realtà dell'attività di Stalin spesso non veniva creduta proprio perché appariva incredibile. Il suo stile si fondava sul fare ciò che in precedenza era stato considerato moralmente o fisicamente inconcepibile.
La rivitalizzazione del mito di Stalin ha varie basi, non solo quella comunista. Si tratta soprattutto di una sindrome da post-impero. Il grande impero è crollato: molte regioni che la Russia considerava sue si sono separate. Secondo la versione della propaganda, la grande Russia è stata umiliata. Da qui l'immagine del condottiero sotto la cui guida l'impero trionfava. "Stalin, il grande imperatore", questo è il fondamento su cui si basa la riabilitazione del mito, è un archetipo importante nella coscienza collettiva dei miei compatrioti. Noi dobbiamo mostrare la vera faccia di quest'impero e il prezzo pagato dalla nostra gente per la sua "grandezza".
Le sue tozze dita come vermi sono grasse / e sono esatte le sue parole come i pesi d'un ginnasta. / Se la ridono i suoi occhiacci da blatta / e i suoi gambali scoccano neri lampi.
Lo considero una delle persone più grandi nella storia dell'umanità. Nella storia della Russia, secondo me, è stato anche più grande di Lenin. Prima della morte di Stalin, ero un antistalinista, ma l'ho sempre considerato una personalità brillante.
Max Weber distingueva tre tipi di capo carismatico. Il profeta religioso, il grande demagogo e il capo militare. Mussolini è stato soprattutto un gran demagogo. Stalin è stato soprattutto il capo militare, o almeno amava presentarsi come tale. Appariva sempre in divisa, e faceva bella mostra delle sue medaglie. Quanto al profeta religioso, lo era, in parte, Mao.
Nei cosiddetti errori di Stalin sta la differenza tra un atteggiamento rivoluzionario e un atteggiamento revisionista. Si deve vedere Stalin nel contesto storico nel quale si è sviluppato, non si deve vedere come una specie di bruto, ma dovrebbe essere apprezzato in quel particolare contesto storico... Sono giunto al comunismo grazie a papà Stalin e nessuno può dirmi di non leggere le sue opere. Le ho lette anche quando era considerato disdicevole leggerlo, ma questo era un altro periodo. Siccome sono una persona non troppo brillante e per di più testarda continuerò a leggerlo.
Non contento di aver preso in mano le funzioni di Segretario generale, il compagno Stalin si è attribuito un potere immenso e non sono affatto sicuro che egli sia in ogni occasione capace di farne uso con la necessaria prudenza.
Non soltanto Stalin non commise i crimini e i misfatti che Krusciov gli imputa; Stalin neppure costruì il "culto" intorno a sé. Di fatto, l'evidenza dimostra il contrario: Stalin si oppose al disgustoso "culto" della sua persona.
Oggi viene dipinto come un reciproco di Hitler, il suo nome serve a combattere il comunismo. Il solo suo ricordo fa però tremare i padroni. Ha edificato il primo paese socialista e senza di lui il nazismo avrebbe vinto. Il suo nome russo si traduce in “acciaio”. Stalin, terrore dei fascisti e dei falsi comunisti. Onore e gloria a te!
Penso che si sappia largamente, che Stalin ha ucciso 20.000.000 di persone sovietiche completamente innocenti, che ha sterminato intere nazioni che facevano parte dell'URSS e non esistono più, e che nella Seconda Guerra Mondiale Stalin ha usato metodi che hanno causato più sofferenza al suo stesso popolo che al nemico.
Per costruire un paese, Stalin fu costretto a usare la forza e uccidere.
Pochi avvenimenti contribuirono a determinare la situazione dell'Armata rossa nel 1941 in misura maggiore della distruzione sistematica dell'alto comando sovietico condotta a termine da Stalin nel periodo 1937-39. La principale ragione che spinse Stalin ad epurare l'esercito fu il desiderio di rafforzare la sua posizione di capo assoluto dell'Unione Sovietica; e poiché l'esercito aveva armi e, per di più, capi che non dovevano posizione, autorità o prestigio a Stalin, quei capi dovevano essere eliminati, proprio come avevano dovuto essere eliminati i suoi colleghi di partito nel 1936-37.
Posso dire di essermi inteso bene col maresciallo Stalin. È un uomo che unisce una determinazione impressionante e senza deviazioni a un gagliardo buon umore. Credo sia l'autentico rappresentante del cuore e dell'anima russa e che potremo andare molto d'accordo sia con lui sia con il popolo russo.
Purtroppo ci sono oggi molte persone che idealizzano Stalin. Anche gli scolari oggi dicono che Stalin era un dirigente efficiente. Questa formula idiota dell’era Putin è trasmessa ai nostri figli. E ciò non può che farmi paura.
Quando suonò l'ora della prova suprema, l'uomo si mostrò pari a sé stesso e ai grandi compiti che aveva cercato e che la storia gli aveva assegnato. La condotta della guerra, che culminò nella epica difesa di Stalingrado, offrì intera la misura dell'uomo.
Questa conferenza ci sconvolse, non solo per il vigore intellettuale di Kojève, ma per le sue stesse conclusioni. Lei ricorderà che Hegel parla dell'uomo a cavallo che segna la fine della storia e della filosofia. Per Hegel, quell'uomo era Napoleone. Ebbene! Kojeve ci svelò quel giorno che Hegel, pur avendo avuto una giusta intuizione, si era sbagliato di un secolo: l'uomo della fine della storia non era Napoleone, ma Stalin.
Ricordo che mi costrinsero a piangere sulla sua morte se no erano botte da orbi. Ora a Mosca lo dipingono nelle vesti di criminale sanguinario. Chi mi ripagherà di quelle lacrime?
Ricordo la grande intelligenza, ma che uomo crudele!
Saluto il maresciallo Stalin, il grande campione, e sono fermamente convinto che il nostro trattato di 20 anni con la Russia si dimostrerà uno dei fattori più duraturi e stabili nel preservare la pace, il buon ordine e il progresso dell'Europa.
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026