Ritratto di Italo Cucci
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Frasi

Frasi di Italo Cucci

42 citazioni, aforismi e passi dalle opere

Qui trovi 42 frasi di Italo Cucci: aforismi, passi tratti dai libri e citazioni con la loro fonte.

Italo Cucci (giornalista e saggista italiano). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.

Citazioni di Italo Cucci

Centodue. È un numero magico per la Juve che, agguantando record impossibili, si regala anche extra da festeggiamenti infiniti come se non bastasse aver portato a casa, dopo la grande crisi, tre scudetti consecutivi. Centodue punti raccolti senza concedersi una pausa [...] consacrando il mito dell'Intensità inesauribile, dall'inizio alla fine del campionato, fino agli ultimi novanta minuti che potevano essere – a scudetto già conquistato – anche snobbati o impiegati per una passerella che avrebbe onorato anche i Cento. Antonio Conte ha chiesto ai suoi ragazzi di non cedere un attimo alla stanchezza, di battersi nell'ultima partita come se fosse la prima. [...] «102« è un marchio di fabbrica che nella storia del calcio vorrà dire per sempre Juve, ma anche Conte.
Da Centodue, il capolavoro di Conte, messaggeroveneto.it, 19 maggio 2014.
Maradona è un singolare caso di entusiasmi che si sono via via tramutati in disappunto perché tutti speravano che andasse a Napoli a fare il figurino ma non a vincere. Appena ha cominciato a vincere e diventato subito antipatico. Poi lo hanno anche accusato di essersi arricchito e di aver voluto fare le feste che di solito fanno i ricchi con lo stesso cattivo gusto, ma siccome lui e originario povero non se le poteva permettere. Tutta questa somma di cose ha portato alla grande antipatia di Maradona.
Dal documentario Maradona (2019); trailer disponibile su hbo.com.
[...] uno non può passare tutta la vita con le mutandone bianche all'inglese e gli occhi sgranati – ora ridenti, ora un mare d'amarezza – per onorare l'immagine ch'è finita sugli altari in occasione di Italia '90. Ma per gli italiani – e le italiane in particolare – quello sempre sarà Totò, il bomber nato alla gloria sportiva in una notte di mezza estate quando ancora si sognava di conquistare la Coppa e tutto sommato era giusto perché Schillaci Salvatore da Palermo autorizzava i sogni più audaci. Quando tutto è finito [...] il Bel Paese non è scoppiato di rabbia solo perché c'era lui [...], e la festa per il terzo posto è stata comunque grande e bella perché l'ha firmata lui, rinnovando quei giri da farfalla impazzita e innescando nuovi caroselli, canti e danze tutta notte. C'era una volta Pablito, ma alla fine la vittoria mondiale lo confuse fra i tanti protagonisti dell'Ottantadue. La favola di Schillaci ha e avrà una dimensione diversa, forse unica, come diverso è l'uomo, unica la sua faccia in cui ruotano gli occhi di Turi Ferro in una frenesia d'espressioni che nemmeno quel grande attore possiede. Finita l'estate azzurra [...] vogliamo [...] dirgli ancora grazie dell'allegria procurataci. Per le illusioni che ci ha dato l'abbiamo già perdonato tutti. In fondo, questo Mondiale grazie a lui siamo convinti d'averlo vinto davvero.
Da La favola di Totò, Hurrà Juventus Extra - Speciale Totò Schillaci, supplemento a Hurrà Juventus n. 7-8, 1990, p. 1.
[...] una stagione felice in cui il Bologna faceva ancora tremare il mondo nonostante mancasse dei mezzi economici e di potere della Juventus, dell'Inter, del Milan. [...] Ho vissuto giorno per giorno, minuto per minuto, quella indimenticabile stagione, dall'incredibile e falsa sentenza di condanna dei rossoblù per doping, il 4 marzo, alla riabilitazione di maggio, all'urlo della città che esplose il 7 giugno quando all'Olimpico Romanino Fogli segnò il primo gol e si riversò nelle strade al decisivo sigillo di Dondolo Nielsen. Sono cresciuto insieme a quei favolosi ragazzi ma ho avuto il privilegio di vivere le fasi cruciali del campionato vicino a Dall'Ara e costruire una solida amicizia con Bernardini, il Dottore, il tecnico sopraffino, il giornalista eccellente che seppe trovare per primo un grande titolo per la sua avventura rossoblù: «Così si gioca solo in Paradiso».
Alla vigilia della partitissima, intanto, l'Inter conquistò il 27 maggio al Prater di Vienna la sua prima Coppa dei Campioni. [...] Convinto di una netta superiorità sui rossoblù, Herrera portò i nerazzurri in un quieto ritiro di montagna, ad Asiago, mentre Bernardini stupiva il mondo del calcio portando i suoi ragazzi a Fregene, quasi a godere una vacanza marina prima della grande sfida. Il risultato fu che il 7 giugno, quando le due squadre scesero all'Olimpico in un pomeriggio di fuoco, arbitro il grande Concetto Lo Bello, l'Inter si sciolse letteralmente e il Bologna prese il campo con assoluta padronanza. Non solo: [...] il «Dottor Pedata» (così ribattezzato da Gianni Brera) escogitò una mossa tattica che spiazzò e mise in crisi il Mago: infortunato Pascutti, invece di sostituirlo all'ala sinistra con la riserva Renna, schierò come finta ala in quel ruolo il terzino Bruno Capra che finì per portare in giro per il campo il suo marcatore designato, Giacinto Facchetti. Vittoria netta e fine di ogni discussione [...]

Guerin Sportivo – Citazioni tratte da articoli

[...] Maradona vuol dire calcio felice, calcio ridente, calcio festoso: il talento naturale, lo spirito giocoso, la grinta belluina ma niente affatto violenta opposti ai tatticismi spesso astrusi, talvolta raffinati e anche vincenti tuttavia bocciati dalla realtà, dai risultati [...]
È stato il Mundial degli ultimi, dei ripescati, dei furbi, dei tempi supplementari, dei rigori, della fortuna e della sfortuna. Il Mundial che ha castigato l'Italia dei campioni in carica, l'Urss dal gioco nuovo e spettacolare, la Danimarca dell'irruenza generosa, il Brasile dei nuovi mostri, la Francia dei ritmi esotici e della saggezza platiniana; protagonisti tutti perduti, all'ultimo, da errori fatali: l'Italia dal tremor di gambe e di menti; l'Urss dall'ingenuità tattica; la Danimarca dalla bruciante (e bruciata) vitalità di Butragueño opposta al correre dissennato; il Brasile dalla senilità (ideologica) di Tele Santana e (fisica) di Socrates e Zico; la Francia dai platiniani fuochi fatui [...]
Non si scriverà mai abbastanza di questo grande, fascinoso, completo giocatore che ha fatto del calcio una religione, estraendo l'innata ispirazione da uno spirito fanciullesco e da un animalesco istinto che lo vuole amico, suddito e insieme sacerdote di Giove Palla.

Guerin Sportivo – Editoriali

Lo sport ha trionfato sulla politica, in Italia come a Santiago. In Italia, le confessioni di un onorevole comunista (Ignazio Purastu) all'«Espresso» hanno confermato l'intrallazzo tentato ai danni degli sportivi, una sorta di compromesso storico in chiave tennistica («Se Andreotti ci avesse detto subito: per favore non rompetemi le scatole, ho altri e più grossi problemi cui pensare, noi ci saremmo comportati diversamente [...]. E invece [...] fin dal primo giorno [...] anche lui era d'accordo sul fatto che i nostri tennisti non dovessero andare in Cile. Per questo noi abbiamo dato inizio alla campagna pubblica contro la finale di Santiago...»). A Santiago, invece, un dittatore desideroso di far buona figura davanti a importanti testimoni ([...] in Cile ci sono tanti italiani e [...] i rapporti economici fra i due Paesi sono rilevanti) ha fatto il bel gesto, ridando la libertà a un uomo incarcerato e seviziato per le sue idee. E a questo punto non importa se Pinochet o Breznev abbiano preso queste decisioni per farsi buona pubblicità [...]
La Coppa Davis è la nostra gioia di sportivi, la libertà di Bucovski e Corvalan è la nostra gioia di uomini: permetteteci di unire le due vicende per trarne un'unica morale [...]; noi vogliamo che lo sport non conosca mai barriere o discriminazioni di sorta, e quindi non c'è alcun bisogno di preparare altre carnevalate [...] ma semmai di studiare altre iniziative destinate a portare la libertà ovunque, in Cile come in Russia, in Africa come in Cina, all'Ovest come all'Est. E lo sport può solo in questo caso sposarsi alla politica: facendosi ambasciatore del messaggio di pace dei giovani di tutto il mondo. Che la pace vogliono davvero, non a parole. Il capitolo Cile è chiuso. Una volta di più l'Italia sportiva ha riscattato con una vittoria l'Italia perdente dei politicanti.
Il successo del calcio piemontese, meritato, esaltante, tuttorecord [...] è ritenuto irripetibile. [...] Juve, Toro; poi, niente, il vuoto assoluto. [...] l'entusiasmo per questo scudetto a quota 51, vinto dalla Juve alla faccia di un Torino a quota 50 [...] non deve far dimenticare che le due torinesi non hanno avuto letteralmente avversari, che la terza classificata (la Fiorentina yè-yè, si potrebbe dire revivaleggiando) s'è piazzata a quindici punti di distacco, come quando Binda vinceva i giri in poltrona e lo pagavano perché desse forfait ai successivi.
[...] se da una parte ci esalta lo scudetto-record juventino, dall'altra ci abbatte la pochezza dei comprimari mancati, dei "traditori" della patria calcistica: Napoli, Inter e Milan in testa. Le sofferenze che hanno inflitto ai loro sostenitori hanno toccato anche gli osservatori obiettivi, convincendoli di una realtà molto diversa da quella vissuta [...]: sì, tutto bello, tutto grandioso questo festival piemontese: ma gli altri, che cosa han fatto? [...] Ma la Juve è riuscita ad evitare questa conclusione amara [...] compiendo un'impresa eccezionale, questa sì "storica": in pochi giorni ha vinto la sua prima manifestazione internazionale (aggiungendo alla miriade di trofei italiani una Coppa UEFA dall'indiscutibile valore) e uno scudetto favoloso soltanto per la tenacia con cui l'irriducibile Torino glielo ha insidiato fino in fondo.
[...] nel tirare le somme di una stagione che probabilmente non avrà precedenti [...] la Juventus e i suoi tifosi e noi tutti dobbiamo render grazie al Manchester City, al Manchester United, allo Shaktjor Donetz, al Magdeburgo, all'AEK di Atene, all'Atletico di Bilbao e al Torino per avere ingigantito le imprese della Juventus, per aver dato splendore alla sua prima Coppa Uefa e al suo diciassettesimo scudetto. E non importa se la battaglia di Bilbao ci ha mostrato i bianconeri balbettati, impauriti, tormentati dalla voglia del successo più che dalla libidine del gioco: dopo aver sprecato calcio per anni e anni in tutta Europa, anche la Juve ha saputo anteporre la mentalità vittoriosa al narcisismo qualunquistico. E non importa se nel gran finale di campionato [...] Bettega, Boninsegna, Benetti, Tardelli, Furino, Zoff, Cabrini, Morini, Spinosi, Gentile, Scirea, Causio erano quasi piegati dal peso di una lunga battaglia combattuta per mesi su tutti i fronti. [...] il "bravo" che gli è stato gridato alla fine era il saluto che si rivolge ai vittoriosi in tutte le lingue: italiano, inglese, tedesco, russo, greco, spagnolo.

Guerin Sportivo – Arcitalia/Arcimondo – rubrica

La nazionale multietnica di Aimé Jacquet è [...] soprattutto la testimonianza dell'evoluzione etnica di un Paese che era stato ferocemente colonialista e che è stato conquistato dalle sue vittime giunte oggi, attraverso la lotta di più generazioni, al più alto livello di popolarità, di fama, di privilegio sociale [...]. Il calcio, in Francia, ha fatto più della politica [...].
[...] Marcello Lippi, feroce con i nemici, severo con gli amici.
Da Agitati prima dell'uso, Guerin Sportivo n. 35 (1210), 26 agosto – 1º settembre 1998, pp. 7-9.
Zidane [...] rappresenta [...] tutti noi che non siamo né potremo mai essere Fenomeni anche se aspiriamo a essere Bravi, magari Importanti: sul posto di lavoro, in famiglia, al bar con gli amici, sulla spiaggia. Zidane è il Fenomeno Normale che deve sgobbare, correre, provare e riprovare, soffrire e ingoiare amaro prima di prendersi il premio dell'applauso, il gusto della vittoria e le insegne del primato.
Hanno ammazzato anche Ronaldo, dalla rubrica Arcimondo; Guerin Sportivo n. 29 (1205), 15-21 luglio 1998, pp. 5-7.
È bello essere Zeman. Tutti vorrebbero essere Zeman. Anch'io, se torno a nascere, voglio essere Zeman. Perché Zeman, ch'io sappia, è l'unico uomo cui sia concesso di sbagliare. Sempre. Ma non basta. Più sbaglia e più diventa poppolare, più amato dalla ggente [...]
[...] errare è umano, perseverare è boemo.
[...] agli occhi di un romanista una virtù ce l'ha, il Boemo: quand'era alla guida della Lazio le ha impedito di volare.
[...] agli occhi dei calciofili italiani possono essere una disavventura come un'altra: agli occhi dei romani, no. Io vivo a Roma e lo sa Iddio quanta gente mi ferma per piangere sui derby versati [...]

Guerin Sportivo – L'Arcilettera – rubrica

[...] probabilmente l'allenatore boemo non si è accorto che alcuni giornalisti lo aiutano a diventare la nuova "suocera del regime" che tutto commenta, tutto sa, tutto critica. Non era un gran simpaticone prima, sta diventando decisamente antipatico. [...] quando non serve, taccia. E goda, se può.
Da "Almeno adesso Zeman lasci in pace Del Piero", Guerin Sportivo n. 49 (1224), 2-8 dicembre 1998, pp. 80-81.
Mi convinco, con il tempo, che rappresentare la Juve non è facile; per mia memoria, ci riuscirono bene tre personaggi [...]: Boniperti, con uno straordinario repertorio di mosse fascinose e furbe, diciamo giochi di... prestigio; Trapattoni, con l'esaltazione del lavoro e delle regole, diciamo giochi... in famiglia; e Scirea, per il quale non ho bisogno di parole: spendo solo un pensiero – quando ne scrivo – e una preghiera.
Da Signori, un po' di stile..., Guerin Sportivo n. 52 (1227), 23-29 dicembre 1998, pp. 82-83.
[...] molto presente nella Cronaca, assente dalla Storia.
Da Il prode Baggio e l'odiato Zeman, Guerin Sportivo n. 3 (1230), 20-26 gennaio 1999, pp. 82-83.
[...] mi auguro di vedere Zeman nei panni del vincitore: perché è sicuramente un allenatore capace, un tecnico impegnato, uno studioso di calcio, un appassionato del campo, e la sua fatica – vera – meriterebbe di essere premiata. Tuttavia, certe manie tattiche – fra l'altro superate – lo rendono perdente: i suoi metodi di lavoro, accettati con spirito professionale dai calciatori, sono da questi sopportabili quando sfociano in risultati positivi; nelle sconfitte, creano malumori e spaccature violente nella squadra, soprattutto fra "italiani" e "brasiliani". [...] difesa alta e fuorigioco al novantunesimo, gol in contropiede, roba da esami di riparazione.
Da Zeman mezzo profeta e il ricordo di un poeta, Guerin Sportivo n. 6 (1233), 10-16 febbraio 1999, p. 89.
Ho sentito dire [...] che "la Juve è uguale a ogni altra squadra e società", che "la Juve è odiatissima". Da giornalista che non tifa Juventus ma sa quanto valga la Signora sul piano editoriale, quale sia il suo peso presso la pubblica opinione, vorrei precisare che la Juve non è affatto come ogni altra squadra o società perché [...] ha vinto più di tutti, è non è "odiatissima", bensì la squadra più amata dagli italiani. Gli odiatori sono tanti – soprattutto i tifosi delle squadre dirette concorrenti – ma tantissimi anche gli italiani che, tifando per la squadra di città, amano la Juve in seconda battuta. [...] Ciò spiega – fra l'altro: e lo dico, a titolo personale, con tutta sincerità – il fervore critico che accompagna la Juve-che-perde; tutti [...] preferiscono la Juve vincente a quella che si dibatte in polemiche di basso livello che ne limitano spesso il potenziale tecnico.
Da Un nuovo ciclo, della Serenità Costruttiva, Guerin Sportivo n. 7 (1234), 17-23 febbraio 1999, p. 83.
La storia di Ale & Robi è un classico feuilleton che si ripropone dai tempi di Caino e Abele, i quali non giocavano a pallone ma inventarono il dualismo mettendo a disagio il Grande Allenatore. Dopo, si sono attenuati i toni, ma anche Romolo e Remo non sono stati da meno, quasi fossero uno della Roma e l'altro della Lazio. Lascio perdere altre citazioni (sto scherzando, naturalmente) ma [...] confermo che duellanti, staffette e fazioni sono davvero il sale dello sport e del calcio in particolare.
[...] l'Italia si divideva fra coppiani e bartaliani: la divisione era così profonda che alla fine contagiò anche la vita sociale, sicché qualcuno disse che i coppiani erano comunisti e i bartaliani democristiani, e siccome a quei tempi non andavano ancora di moda gli inciuci (quando comunisti e socialisti si misero insieme nel Fronte Popolare reclamizzato con la faccia di Garibaldi presero una batosta da Quarantotto) per molto tempo non si pubblicò una foto in cui si vedevano Gino & Fausto scambiarsi una borraccia d'acqua; quando poi fu pubblicata, nacque una querelle fastidiosa: era Gino che passava la borraccia a Fausto o Fausto che la passava a Gino? Furono notti lunghe e tempestose, poi i due, all'inizio insieme nella Legnano, avrebbero dovuto riunirsi ma era troppo tardi; la miglior esibizione in coppia l'offrirono al "Musichiere", una famosa trasmissione televisiva in cui un grande del teleschermo, Mario Riva, riuscì a farli cantare insieme. Tarallucci, vino e mandolini sono specialità nazionali.
Molti commentatori infastiditi dal Tormentone Baggio-Del Piero erano praticamente in fasce [...] quando esplose il dualismo Rivera-Mazzola, i Dioscuri, gli Abatini, i campioni che fecero impazzire l'Italia e spaccarono in due l'informazione sportiva scatenando fra i più reputati commentatori duelli di penna, di fioretto, di clava e anche di pugni; forse gli snob d'oggi non sanno che un grande come Gianni Brera picchiava Rivera da mane a sera mentre un altro grande, il Maestro Antonio Ghirelli, a Rivera gli dedicava addirittura un romanzo; e ignorano che il Giuan era mazzoliano anche perché, in fondo, era interista...

Guerin Sportivo – Posta & risposta – rubrica

L'altro errore – se così vogliamo definirlo ma in realtà non lo fu – è relativo alla riapertura delle frontiere agli stranieri, che il "Guerino" volle fortissimamente per migliorare il calcio italiano. Questo giornale fu il primo a dedicare pagine e pagine al calcio internazionale e ci ingannò l'idea che la ricerca dei campioni stranieri, da noi effettuata con competenza da giornalisti altamente specializzati, fosse effettuata con identica serietà dai club: molti dei quali, invece, cominciarono a ingaggiare bufale [...] attraverso mercanti da fiera paesana. Il dramma continua, il calcio italiano si indebita paurosamente, il vivaio è massacrato, i valori nazionali dimezzati e se oggi mi dicessero di fare una campagna come ai bei tempi mi scatanerei per ridurre gli stranieri a poche unità. Ma il mondo – non solo quello calcistico – è molto mutato, tutto è "multinazionale", tranne la competenza del nostro calcio.
Giorni fa Michel Platini ha rilasciato una interessante intervista sui mali del calcio moderno che condivido in pieno. Certe cose vado dicendole da tempo e mi fa piacere trovare così importanti alleati. Un dettaglio? Dice Michel: di questo passo nessuno potrà mai recitare a memoria la formazione della squadra del cuore. E finirà – aggiungo io – per non avere più squadra del cuore. [...] Ormai i tifosi "sposano" l'individuo più della squadra, il campione più dei colori sociali.
[...] Germania Est-Germania Ovest, evento più politico che calcistico. [...] Ero giovane, politicamente impegnato, e mi presentai ad Amburgo soprattutto per assistere a una sfida politica: da una parte la Repubblica Democratica Tedesca (DDR) sotto l'influenza dell'Unione Sovietica, dall'altra la Repubblica Federale di Germania sotto quella degli Stati Uniti. Ero anticomunista e quel gol fu un tentativo di convertirmi nonostante conoscessi fin troppo bene la crudele realtà di quel mezzo paese armato di rabbia che si affacciava dalla triste Berlino dell'Unter der Linden, il viale dei tigli che aveva smesso di profumare.
[...] quante volte ho superato il Checkpoint Charlie avventurandomi in quella città morta, sedendomi su una panchina della Alexanderplatz, oppure salendo fino al Fernsehturm, la Torre della Televisione, o sulla cima girevole dell'Hotel Park Inn per scrutare l'altra metà di una tragedia. Credo di aver colto, in quelle visite, la palpitante realtà della guerra sanguinosa voluta da Hitler e della guerra fredda realizzata da Stalin. Ma confesso che la Berlino triste era la più umana, quella gaudente dei ristoranti, dei bar, delle auto di lusso e delle luci la più falsa.
Un sorteggio beffardo aveva messo di fronte le due Germanie [...], e tuttavia, il calcio – non altro, non i blabla del pacifismo, le colombe o le aquile – era riuscito a far incontrare i fratelli separati. Da Berlino Est erano arrivati ottomila tedeschi scalcinati, prima, naturalmente, controllati dagli sbirri della Stasi, quasi tutti con famigliari rimasti a casa come ostaggi. Si chiamò Operazione Cuoio. Presentata dai media in termini tanto diversi: spirito aggressivo dei poveri, un titolo per tutti, "90 minuti di lotta di classe"; predica pacifista dei ricchi, il titolo più bello "Noi contro di noi". Il tutto storicizzato da un gol, uno solo. E da una domanda che contagiò entrambi i fronti: "DOV'ERI QUANDO LA GERMANIA EST SEGNÒ?"
Una volta tornati all'Est con una gloria immediatamente politicizzata dai comunisti, gli eroi di Amburgo ripresero a disputare il loro triste e povero campionato. Il solo a cui il gol cambiò la vita fu Jürgen Sparwasser che veniva spedito dal partito in ogni angolo del Blocco comunista a raccontare a studenti, operai, vecchi e bambini i dettagli della sua miracolosa impresa, ricavandone omaggi e privilegi di varia natura. Tanti soldi con i quali un bel giorno decise di scappare all'Ovest [...].
[...] il calcio era riuscito ad amalgamare i tedeschi dell'Est con i tedeschi dell'Ovest facendoli tutti tedeschi. Fu bello quel tentativo di disgelo. Il clima da stadio non era di guerra fredda. Il momento più bello di quel Mondiale.

Guerin Sportivo – Ultima pagina – rubrica

[...] mi picco di considerarmi giornalista e basta, senza dover per forza appartenere a categorie; ho avuto l'occasione di rientrare nel giro del giornalismo cosiddetto politico o d'informazione, ho detto grazie e son rimasto a fare quel che faccio [...]; non ho nulla da invidiare ai colleghi che scrivono di cronaca, di politica, di spettacolo o di letteratura, mentre ho da anni il sospetto che molti fra loro invidino noi poveri scribacchini di sport: basta vedere come famosi articolisti, inviati speciali ed elzeviristi principi si buttano sulle grandi manifestazioni sportive [...] per accaparrarsi quei milioni di lettori che noi poveracci abbiamo abitualmente non per nostro merito ma neppure per nostra colpa: è un fatto incontestabile che lo sport interessi gli italiani più d'ogni altra cosa; e altrettanto incontestabile è il fatto che chi scrive di sport comunichi con grande semplicità notizie e opinioni ai lettori, spiazzando spesso quei giornalisti togati che il più delle volte paiono dialogare con sé medesimi.
Da Vola Palumbo, Guerin Sportivo n. 12 (481), 21-27 marzo 1984, p. 127.

Il blog di Italo Cucci – italpress.com

[...] la Juventus non è solo un club come tanti, è una famiglia il cui umore solidale si estende – a volte con dibattito, spesso con amore – alla squadra.
Da La Juve festeggia lo scudetto dell'Avvocato, ora Cardiff, 22 maggio 2017.
[...] il calcio ti fa gioire un attimo per un nulla gioiosamente confezionato, ti fa rimpiangere per anni le occasioni perdute per non aver tenuto la testa lì, sempre lì, appassionatamente.
Da All'Olimpico insolito incrocio di sentimenti, 29 maggio 2017.
Il calcio, come i tortellini in brodo, ha una sola versione, il gioco. Tutto il resto è fuffa.
Da Il gioco unica versione del calcio, il resto fuffa, 22 agosto 2017.
Non credevo che si sarebbe arrivati tanto presto a scoprire che il VAR è uno sciocco, dispendioso e pericoloso nemico del calcio.
Da Fermiamo questi apprendisti stregoni, 29 agosto 2017.
Quando mi chiedono perché io sia così tenacemente votato al Vincere nel calcio ho mille risposte da dare, anche di natura tecnica. Con l'aria che tira ne scelgo una dettata dal mestiere: chi vince appassiona e attrae appassionati. Fa vendere giornali e salire gli ascolti televisivi. Il marketing al potere.
Da Chi vince appassiona e attrae appassionati, 27 ottobre 2017.
Uscire dal campo sconfitti ma a testa alta non è del calcio, è solo allegro masochismo.

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026