Ritratto di John Dryden
John Richardson · CC BY-SA 4.0

Frasi

Frasi di John Dryden

10 citazioni, aforismi e passi dalle opere

Una raccolta di 10 citazioni di John Dryden, ordinate per opera: per ogni frase indichiamo, quando è nota, la fonte esatta.

John Dryden (poeta, drammaturgo e critico letterario inglese). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.

Citazioni di John Dryden

Guardati dalla furia di un uomo tranquillo.
Gli errori, come pagliuzze, galleggiano alla superficie; chi cerca perle deve tuffarsi in profondo.
Da All for love
Nell'essere pazzi, c'è un piacere che soltanto i pazzi conoscono.
Da Il frate spagnolo, II, 1.
Non c'è passione che la musica non riesca a infiammare e ad acquietare.
Citato in AA.VV., Il libro della musica classica, traduzione di Anna Fontebuoni, Gribaudo, 2019, p. 15. ISBN 9788858022894
Non prendere la vita che non puoi dare, / perché tutte le cose hanno un uguale diritto a vivere.
Interpolazione di Dryden nella sua traduzione (1700) delle Metamorfosi di Ovidio, nei versi del cap. XV riguardanti il vegetarianismo pitagorico; citato in Erica Joy Mannucci, La cena di Pitagora, Carocci, Roma, 2008, p.
Qui giace mia moglie, e qui lasciatela giacere. Ora riposa; e riposo anch'io.
Epitaffio destinato alla moglie.
Questa è la sorte di tutti i machiavellici: fanno i loro disegni così sottili che si rompono per la loro stessa finezza.
Da Sir Martin Mar-all.
Ragione per governare ma clemenza per perdonare: la prima è legge, privilegio l'altra.
Da The hind and the panther.
Tutte le ereditiere sono belle.
Da Re Artù.

Dicono di John Dryden

Mentre alla Corte di Carlo II s'imitava lo scetticismo galante della Corte di Francia, Giovanni Dryden, nella Difesa per l'epilogo della Conquista di Granata, nei Principi di criticismo nella tragedia, e nel preambolo al Tutto per amore, accusava lo di trivialità nel linguaggio, d'incertezza nello stile e d'inverosimiglianza nella favola; e adduceva le regole non solo d'Aristotele e di Orazio, ma del Boileau ancora e del Rapin; e imitava ne' suoi drammi e nelle commedie il Corneille e 'l Racine e 'l Molière, pur sostenendo che il teatro francese non avesse caratteri comici; e che nelle tragedie l'azione troppo scarsa anche difettasse di naturalezza e di varietà. In somma, egli che fornito, com'era, di larga educazione classica, divenne critico acuto e valente traduttore, come poeta non fece se non inverniciare goffamente di classicismo francese la vanità licenziosa che si diffondeva dalla Corte nella società, ne' costumi e nell'arte.
Giovanni Alfredo Cesareo

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026