Ritratto di John le Carré
Krimidoedel · CC BY 3.0

Frasi

Frasi di John le Carré

48 citazioni, aforismi e passi dalle opere

Le citazioni di John le Carré raccolte in un'unica pagina: 48 frasi, divise per libro e argomento.

John le Carré (scrittore britannico). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.

Citazioni di John le Carré

Da lettore sono certo che o si viene agganciati subito, o mai più, ed è per questo motivo che molti libri sui miei scaffali sono stati misteriosamente abbandonati dopo la pagina 20.
Da John Le Carré, elogio del dottor Watson, traduzione di Maria Sepa, Corriere della sera, 5 dicembre 2004, p. 34.
Non credo che uno scrittore, quale che sia il suo genere, tragga veramente le persone dalla vita reale per trasferirle di peso nelle pagine di un libro. Non credo che si arrivi a conoscere così a fondo la gente per fare una cosa del genere. Penso che in definitiva posso descrivere come ti siedi, come muovi le mani, come ti vesti; ecco, posso rubarti queste cose, ma quando si tratta di definire ciò che sta succedendo nella tua mente, dietro quegli occhiali, allora devo mettere a frutto la potenzialità del mio personaggio.
Dall'intervista di Enzo Biagi, John Le Carré – Spie ovunque, in Enzo Biagi, Giro del mondo, Rizzoli, Milano, 2000, p. 37. ISBN 88-17-86513-3
Non è una colpa desiderare un attimo di pace almeno al tramonto della vita.
Da La talpa, p. 27.
La macchina della propaganda di Mosca descrive Dudaev come un lunatico criminale e i ceceni come gli artefici della potente industria criminale organizzata russa. Si accenna appena al fatto che Dudaev è stato eletto dal popolo sulla base della sua promessa di liberare la Cecenia dalla Russia; che il suo potere è un potere legale; che la Cecenia è un Paese musulmano, ricco di petrolio e materie prime, che controlla il cruciale oleodotto tra il Caspio e il Mar Nero ed è perciò essenziale per gli interessi economici della Russia; che le guerre coloniali di Mosca nel Nord del Caucaso infuriano senza interruzione da 150 anni, prima sotto gli zar bianchi, poi sotto gli zar rossi, e ora sotto un traballante miscuglio dei due.
[...] nessuno sembra incline a ricordarci che nella Russia razzista molti musulmani sono considerati esseri subumani, che quel pazzo di Zirinovskij si augura di vederli privati dei diritti di cittadini e castrati, e non è affatto solo su questa strada; né che, sotto il governo in apparenza illuminato del presidente Eltsin, il Nord del Caucaso e altre minoranze musulmane sono ancora sottoposte a restrizioni negli spostamenti e a una vessazione ufficiale paragonabile ai famigerati lasciapassare dell'apartheid sudafricano.
Quanto alla criminalità dei ceceni, chi sono mai i russi di Mosca e San Pietroburgo per parlare? Si sono criminalizzati a ogni livello di commercio e di governo in una misura che non si vedeva dai tempi di Al Capone, e questo non è opera delle minoranze etniche del Nord del Caucaso, ma degli intermediari del potere tradizionale della stessa Russia - gli ex funzionari di partito e del Kgb, che sono diventati dalla sera alla mattina «manager bancari» e «direttori di società» nella nuova Russia, mungendo dalle vaste attività che un tempo appartenevano al partito comunista. I legami di corruzione che li univano sotto il comunismo li uniscono ancora oggi.
Ceceni e ingusci condividono la stessa religione e sono alleati naturali. Alcuni studiosi insistono sul fatto che appartengono alla stessa tribù. Nel 1944, per un capriccio di Stalin, entrambe le nazioni vennero deportate nei deserti del Kazakistan in base a un'accusa, assolutamente inventata, di collaborazionismo con i tedeschi. Una parte della popolazione venne fucilata o bruciata a morte prima della partenza dei treni. Molti morirono in viaggio.
Ma qual è, potremmo chiedere, la giusta base per la richiesta d'indipendenza da parte di una nazione? Un popolo, per qualificarsi, deve prima errare nel deserto per duemila anni, patire ripetute persecuzioni, umiliazioni e genocidi? Finora la risposta della storia a questa domanda è stata pragmatica e brutale: nazione è un popolo abbastanza tosto da agguantare il territorio che vuole e tenerselo ben stretto.
[...] perché accetta così prontamente come frontiere nazionali le grottesche «frontiere amministrative» disegnate dai cartografi comunisti quando tali frontiere, come nel Caucaso, sono state spesso inventate allo scopo di disperdere o assoggettare minoranze fastidiose?
L'autodeterminazione delle nazioni oppresse è stata una pietra angolare della nostra dottrina anti comunista. Per mezzo secolo abbiamo predicato dai tetti che il giorno in cui la democrazia avesse sostituito la tirannia, le vittime si sarebbero drizzate sopra i prepotenti e le piccole nazioni sarebbero state libere di scegliere il loro destino. Figuriamoci!
C'è stato un tempo in cui l'indipendenza era il gioiello più prezioso della retorica del mondo libero. Oggi, al pari della parola «liberale» sulla bocca di chi ne fa cattivo uso, il concetto stesso è disonorato, avendo preso il significato di insurrezione e malgoverno.
Sembra che l'unica cosa che ci unisce sia la paura e l'inselvatichimento per quel che riserva il futuro. Non abbiamo alcuna ideologia coerente ad Occidente, e abbiamo avuto il vezzo di credere al grande esempio Americano. E credo che questo sia stato minato, nel profondo, in tempi recenti. Siamo soli.
Penso di sentire le cose più forti riguardo alla tempistica di Brexit, e questo è terribile. Nel momento stesso in cui l'Europa necessita di essere un singolo blocco coerente per proteggersi moralmente e politicamente (e nel caso, militarmente), l'abbiamo lasciata.
In ogni situazione corporate o istituzionale, le persone che vi sono impiegate devono reprimere i propri sentimenti in un modo o nell'altro. Durante la Guerra Fredda noi ne eravamo consapevoli, avevamo una direzione e una causa, una grande causa, pensavamo. E sembrava buon espediente che pochi soffrissero a beneficio di molti. Al momento, per come il presente è descritto nel romanzo, siamo misteriosamente senza un obiettivo, ancora lì a cercare una qualche identità, davvero, da quando è finita la Guerra Fredda. Non c'è stato alcun Piano Marshall, allora. Nessun gran visionario, nessun leader che ci dicesse come riformulare il mondo. Tutto alla deriva. E molti venditori di tappeti si gettavano sulla carcassa sovietica. Veramente, una grande sbornia dopo l'orgia del capitalismo. La deriva incomincia qui, senza alcun design per il mondo nuovo.
Nei miei giorni da studente, rimpiango di aver posato da cripto-comunista tentando di avvicinare i selezionatori sovietici. Quasi quasi ebbi successo. Fui preso e ebbi uno scambio con un Russo all'ambasciata sovietica a Londra. Non ne venne nulla. Forse non fui abbastanza intelligente o forse qualcuno mi compromise. Ma mentre posavo, dovetti firmare quasi fossi un comunista in incognito e questo voleva dire imbrogliare colleghi e compagni di studio. Guardando indietro, mi viene la nausea.
Tutto quel che ho imparato dagli interrogatori mi dice che tutte le robacce – waterboarding, tortura e altre cose che Trump incoraggia di nuovo – sono abbastanza inutili. Nella mia esperienza, le persone sotto grande minaccia producono una montagna di informazioni che poi si rivelano false. Metterebbero un cartellino sulla loro madre, se dovessero farlo.
C'erano elementi di KGB, e ce ne sono ancora, suppongo, presso FSB, ma ora un po' meno perché all'epoca trovavi elementi i quali erano decenti, dei veri amanti del genere umano. Traevano a sé i perseguitati e li proteggevano, ne facevano un culto, se ne facevano un vanto poi se si trattava di pensatori. Questa era la parte decorosa di KGB. Ma era un'istituzione talmente grande e potente, c'erano così tante stanze, gente differente. So che ci sono scuole di addestramento dove davano i miei romanzi come letture essenziali.
Penso che Brexit sia del tutto irrazionale, vi è evidente e autoindotta depressione di statisti, unita a lamentevoli performance diplomatiche. Quel che non andava bene in Europa poteva esser cambiato dall'interno. Da parte mia, sento del tutto allentati i legami con l'Inghilterra in questi ultimi anni. È come una liberazione, ma una triste liberazione. Il punto è che negli anni sono spariti gli inglesi che avevano esperienza diretta dell'ultima guerra, e in campo politico ora prevale l'idea che il conflitto umano non esiste. E invece no: il conflitto umano ha un buon effetto, ci rende più sobri.
Oratori per le masse del genere di Boris Johnson non parlano il linguaggio della ragione. Lui invece è del tipo che soffia sul fuoco della nostalgia e della rabbia.
Il fatto è che se la sinistra si mette a livellare sembra che lo faccia per risentimento, mentre se lo fa la destra allora sembra buona organizzazione sociale.
Non puoi scrivere senza mettere qualcosa di te. Solo allora i personaggi iniziano a prendere corpo e a parlarti.
È importante non confondere patriottismo con nazionalismo. Il nazionalista, quello che vediamo oggi nelle strade, ha bisogno di nemici.
Ci siamo persi. Stiamo facendo le stesse cose dei paesi che prendevamo in giro, compresa l'Italia. Noi eravamo così superiori, stabili e calmi, così razionali e pragmatici. Dove è finita la nostra flemma? Ci siamo resi conto che la nostra democrazia è molto più fragile di quello che pensavamo.
Un narcisista ossessivo, totalmente senza principi, probabilmente mezzo pazzo. Un oratore etoniano della peggiore specie. La sua vita privata in teoria non sarebbe importante. Ma un uomo che non riesce a controllare se stesso… [...] Se non riesci a controllare i tuoi istinti, come puoi governare un Paese? È un bambino, il fratello naturale di Trump.
Vorrei chiedere a Bannon: quando hai distrutto tutto quello che non ti piace, come funzionerà la nuova società che hai in mente?
Io ho insegnato a Eton, conosco questa gente. C'erano dodici etoniani al governo quando la Gran Bretagna occupò il canale di Suez. Una fantasia post imperialista. Gente orribile, nazionalisti e nostalgici.
Assolutamente Trump. La Russia non ha mai sperimentato la democrazia. Putin ha distrutto qualcosa che non c'era. Invece i danni di Trump rimarranno a lungo. Ha minato la costituzione americana, ha distrutto qualcosa di molto prezioso, ossia l'indipendenza della magistratura.
Dopo un mese in Cornovaglia, parli con i gabbiani e hai bisogno di tornare in città.
La peggiore idiozia e la maggiore catastrofe fatta dal Regno Unito dall'invasione di Suez del 1956.
Per me è un disastro che ci siamo autoinflitti, di cui non dobbiamo dare colpa a nessuno, né agli europei, né agli irlandesi. Siamo sempre stati integrati in Europa. L'idea che possiamo uscire dal maggior trattato commerciale del mondo con accesso al mercato americano è semplicemente terrificante.
Boris Johnson è un bambino che si fa passare per Primo Ministro.
Vi è molta irritazione per la Brexit. E stiamo andando verso un aumento del neofascismo. La maggior minaccia terroristica, a detta della polizia, viene dall'ultradestra. La stampa popolare ha fomentato eurofobia e sentimenti di rivalsa contro l'altro, sentimenti che non sono nel DNA del paese.
Esiste un pericolo reale di disintegrazione del Regno Unito. Quello che stiamo dicendo all'Irlanda del Nord è che se ne vadano fuori dalle scatole. Tutto questo può' favorire soltanto un riavvicinamento tra Irlanda e Scozia.

Frasi da «Il nostro traditore tipo»

«Su quale base? Non siete forse gentiluomini che mentono per il bene del paese?»
«Quelli sono i diplomatici. Noi non siamo gentiluomini.»
«Allora mentite per salvare la pelle.»
«Quelli sono i politici. Tutta un'altra storia.» (p. 134)

Scheda del libro «Il nostro traditore tipo»

Frasi da «Il visitatore segreto»

Già, cosa puoi dirne? Dici quello che altri hanno detto prima di te. Quelli che possono, fanno. Quelli che non possono, insegnano. E ciò che insegnano è ciò che non possono più fare, perché il corpo o lo spirito o entrambi non sono più capaci di perseguire un unico scopo; perché hanno visto troppo e represso troppo e sono scesi a troppi compromessi e alla fine hanno provato troppo poco. Allora passano a rinfocolare i loro vecchi sogni in menti nuove e a scaldarsi al fuoco dei giovani. (cap. I, p. 13)
«Nove volte su dieci un buon giornalista può davvero informarci di una situazione quanto le spie. Spessissimo, del resto, hanno le stesse fonti. Allora perché non sopprimere le spie e non sovvenzionare i giornali?»
«È verissimo che gran parte del nostro lavoro o è inutile o è un duplicato di informazioni già note. Il guaio è che le spie non hanno il compito di illuminare il pubblico, ma i governi. [...] E i governi, come chiunque altro, si fidano di ciò che pagano e sospettano di ciò che non pagano» (cap. VIII, pp. 191-192)

Scheda del libro «Il visitatore segreto»

Frasi da «L'onorevole scolaro»

Se il vento mi trasporta per niente, perché devo camminare? (p. 161)
Se devi comprare qualcuno, compralo dalla testa ai piedi. (p. 161)
Non sottovalutare mai la forza dei sentimenti su un orientale, ma non contarci neppure. Amen. (p. 162)
Un comitato è un animale con quattro gambe posteriori.

Scheda del libro «L'onorevole scolaro»

La passione del suo tempo – Citazioni

Non sono un uomo di Dio, anche se credo che la società sia migliore con Lui che non senza. (p. 116)
Chi non abbia vissuto in segretezza non può rendersi conto di quanto una simile esperienza possa dare assuefazione. (p. 118-119)
L'aria di una chiesa è diversa da tutte le altre. È l'aria che respirano i morti, umida, vecchia, raggelante. (p. 120)

La spia corre sul campo – Citazioni

«Cristo santo, e chi non ne avrebbe?» rispondo stizzito all'insinuazione di Steff, convinta che non abbia notato che il paese è in caduta libera. «Un governo di minoranza conservatore di infimo livello. Un ministro degli Esteri ignorante come una capra, che si suppone io debba servire. I laburisti lasciamo perdere. E l'assoluta follia della Brexit.» (pagina non determinabile, versione e-book)
Era troppo per i miei gusti, e glielo dissi. Trump poteva anche essere il peggior presidente che gli Stati Uniti avessero mai avuto, ma non era Hitler, per quanto potesse desiderarlo, e c'erano un sacco di americani perbene che non avrebbero accettato tutto ciò passivamente.
Sulle prime sembrò non prestarmi attenzione.
«Eh già» concordò con la voce lontana di chi si è appena svegliato dall'anestesia. «C'erano anche un sacco di tedeschi perbene. E non mi sembra che abbiano fatto molto, cazzo.» (pagina non determinabile, versione e-book)

Film

La spia che venne dal freddo (1965)
Il sarto di Panama (2001)
La talpa (2011)

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026