Ritratto di Juan Rodolfo Wilcock
Anatole Saderman · Public domain

Frasi

Frasi di Juan Rodolfo Wilcock

12 citazioni, aforismi e passi dalle opere

Una raccolta di 12 citazioni di Juan Rodolfo Wilcock, ordinate per opera: per ogni frase indichiamo, quando è nota, la fonte esatta.

Juan Rodolfo Wilcock (poeta, scrittore e critico letterario argentino). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.

Citazioni di Juan Rodolfo Wilcock

Ai tempi di Nixon la signora Rossana Rossanda sostenne, credo in una prefazione, che cultura è soltanto Marx e Lenin, e che tutto il resto che circola per scuole e università sotto quel nome, non è più cultura: quest'avvertenza era rivolta, mi pare, ai giovani. Nessun piromane del passato si era così vertiginosamente arrischiato a scagliare musica, pittura, scienza, Bibbia, Vedanta e tragedie di Shakespeare negli abissi cosmici della non cultura.
Da Prestigio del buio, Il Tempo, 13 agosto 1976.
Ciò che si fa "in gruppo" finisce col degradare; basta osservare nell'interno di una qualunque cattedrale o basilica importante quei gruppi di visitatori che, macchina fotografica a tracolla e guida in mano, ascoltano o fingono di ascoltare con espressione ebete le spiegazioni della guida (la quale sa di non interessare nessuno eppure si deve guadagnare il pane) davanti a qualche antichissima opera d'arte il cui senso purtroppo viene abbassato e persino cancellato da quel collettivo simulacro di attenzione.
Da Turismo di massa, Tempo Presente, settembre/ottobre 1959, pp. 780-781.
Di loro si occupano, certo gli intellettuali comunisti o filocomunisti; ma essendo questi, come pare dimostrato, servi mistici di un impero materiale, non possono considerarli se non sotto il loro aspetto di strumenti, oppure, come osserva Elsa Morante, d'ideali pastori di una brutta Arcadia operaia.
Da I poveri non esistono, Tempo Presente, dicembre 1958, p. 991.
Fausto Gianfranceschi è un ottimista, come siamo tutti quelli che scriviamo: altrimenti, perché scrivere? E una prova imperdonabile di disamore [...] sarebbe l'indifferenza verso quello che ci accade intorno e che ormai non possiamo ignorare.
Da Immagini di "Belcastro", Il Tempo, 24 maggio 1975.
Gaeta nella notte sembra una costellazione, / una nave di luci con la prora sul mare nero / e sull'albero un faro che pulsa. È là / che siamo stati, su quella nave ferma nel buio.
A Livio, Poesie inedite, in Poesie, Adelphi, Milano, 19963, p. 149. ISBN 88-459-0425-3
[...] il senso della storia divenne presto la vera malattia dell'intellettuale moderno, dove moderno vuol dire privo del senso della realtà. Questa consuetudine di considerare gli eventi, consecutivi nel tempo, nel loro ordine cronologico, quasi che formassero una catena logica di cause e di effetti, porta facilmente l'intellettuale ad assumere senza accorgersene un atteggiamento tra i più ridicoli e futili, quale è quello di predire l'avvenire. [...] Ma questa supposta scienza, non ha leggi né necessità né certezza; essa consiste nella scelta piuttosto arbitraria di particolari vistosi, tra una folla infinita di altri particolari, contemporanei ai primi, più o meno arbitrariamente trascurati.
Da Storia e realtà, Il Tempo, 26 gennaio 1976.
[...] il socialismo liberale non è una religione e senza religione l'uomo, che nasce nudo e muore nudo, si sente privo di protezione.
Da Il terribile giuramenteo della signorina di Russell, Il Tempo, 10 maggio 1975.
Lento come un animale / che gira con mansuetudine / legato a un palo centrale, / oggi il sole giunge al culmine / dell'ecclittica boreale, / e sulle orme ormai tracciate / dell'orbita sua diuturna / riversa di nuovo l'urna / da dove sgorga l'estate / sul Missouri e sull'Eufrate. // Oggi tutto il settentrione / sull'uscio della stagione / celebra il suo solstizio; / la femmina si dispone / al coniugale servizio, / concependo nel bagliore / di fuochi e illuminazioni / le nuove generazioni / che da un pretesto d'amore / farà nascere il calore.
Da La notte di San Giovanni, in Poesie, p. 45.
Lo ascoltavano con interesse, con meraviglia, col rispetto che ispira il soprannaturale quando esce dal solito tran-tran del soprannaturale quotidiano.
Da La sinagoga degli iconoclasti, Adelphi, Milano, 2014, p. 37.
Per le strade, la folla variopinta ed eterogenea fa pensare a certe scene dellInferno, come se una maledizione l'avesse condannata a vagare senza sosta, a mangiare panini sotto gli archi medievali, a sedere sul piedistallo dei monumenti. Passano come greggi intontite e disperate, a volte guidate da qualche energico prete.
Quanto le parole siano importanti a motivare i sentimenti, lo dimostra se non altro il disprezzo in cui sono tenuti in Europa i rettili; [...] Essendo questi animali nella loro immensa maggioranza non nocivi all'uomo, e da questi altrove persino adorati, resta da domandarsi se non sia la parola a precedere il sentimento; come in tempi più recenti si è visto tra noi il tentativo di bollare quale disprezzabile quella metà della popolazione che si trova a destra del centro ideale di gravità delle opinioni politiche, sulla base puramente di una definizione verbale imposta dall'alto.
Da Draghi e serpenti, Il Tempo, 22 gennaio 1977.

Dicono di Juan Rodolfo Wilcock

Non si saprebbe come incasellare la sua ironia, così discreta, quasi sotterranea ma pronta a venire a un tratto alla luce, senza schiocchi, con finezza. Un'ironia che si affida non al nonsenso o all'analogia brillante, ma al delicato puntiglio col quale lo scrittore si diverte, o più spesso si amareggia, a smascherare i luoghi comuni della ragione, soprattutto di quella che, in malafede o comunque a torto, ama definirsi scientifica.
Fausto Gianfranceschi

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026