Ritratto di Jun'ichirō Tanizaki
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Frasi

Frasi di Jun'ichirō Tanizaki

12 citazioni, aforismi e passi dalle opere

Una raccolta di 12 citazioni di Jun'ichirō Tanizaki, ordinate per opera: per ogni frase indichiamo, quando è nota, la fonte esatta.

Jun'ichirō Tanizaki (scrittore giapponese). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.

Citazioni di Jun'ichirō Tanizaki

Per prima cosa i nostri antichi ricavarono, nello spazio illuminato dalla luce solare, una chiusa nicchia d'ombra; posero poi, proprio al centro dell'ombra, l'essere più chiaro che conoscevamo: la donna. Perché biasimarli? La chiarezza della pelle era, per loro, il sigillo della beltà femminile. Solo l'ombra poteva proteggerla e darle risalto.
Da Libro d' Ombra, Milano, Bompiani, 2002.
Poi, quando sarò morto, non potrà non pensare: Quello stupido vecchio dorme sotto questi piedi bellissimi. Sto ancora calpestando le ossa di quel povero vecchio sotto terra.
Da Diario di un vecchio pazzo.
V'è, forse, in noi Orientali, un'inclinazione ad accettare i limiti, e le circostanze, della vita. Ci rassegniamo all'ombra, così com'è, e senza repulsione. La luce è fievole? Lasciamo che le tenebre ci inghiottano, e scopriamo loro una beltà. Al contrario, l'Occidentale crede nel progresso, e vuole mutare di stato. È passato dalla candela al petrolio, dal petrolio al gas, dal gas all'elettricità, inseguendo una chiarità che snidasse sin l'ultima parcella d'ombra.
Da Libro d' Ombra, Milano, Bompiani, 2002.

Sulla maestria – Citazioni

Un temperamento tenace, privo di indugi, sarà forse frequente fra gli occidentali, mentre gli orientali, invecchiando, comprendono le leggi del destino e infine approdano alla serenità. Accettano la realtà, sanno che è vano agitarsi e disperarsi, e rinunciano a controllare il corpo, avviato al declino. (p. 25)
I film americani sono piacevoli e hanno una certa leggerezza, risultano quindi più coinvolgenti durante la visione, ma li dimentichi non appena metti piede fuori dalla sala. (p. 35)
Brillante come pochi. Ogni suo film suscita interesse. I suoi lavori sono tutti concepiti in maniera tale da non risultare mai noiosi. Non è certo difficile immaginarsi quali sforzi gli occorrano per elaborare un'idea e portarla a compimento. Nutro un profondo rispetto per il suo impegno, e tuttavia la mia impressione è che Chaplin sia un attento calcolatore: un individuo freddo e razionale, nella cui arte non si avverte né calore né tenerezza. Ammiro la sua intelligenza, la capacità di non lasciare nulla al caso, ma allo stesso tempo mi sembra una persona di cui non ci si può fidare. (pp. 41-42)
È un dato di fatto che noi giapponesi indulgiamo alla commozione. Amiamo l'arte quando ci consente di lasciarci andare. (p. 45)
Per noi , sin dai tempi più antichi, il fine ultimo della scrittura è sempre stato quello di far dimenticare le difficoltà del mondo. (p. 57)
Da qualche tempo ho iniziato a pensare che il compito dell'artista debba consistere non già nel produrre un effetto mai visto o nell'esprimere la propria individualità, quanto piuttosto nel ridurre al minimo la distanza tra sé e gli antichi: è sufficiente che il Sé affiori con delicatezza, oppure che non si manifesti affatto e si fonda completamente con l'opera straordinaria di chi è venuto prima di noi. (p. 59)
Al di là del piacere di chi ne sarà il fruitore, dall'angolo visuale di chi crea è un'emozione infinita soffermarsi su un punto preciso per affinarlo sempre di più. (p. 60)

Dicono di Jun'ichirō Tanizaki

Il lettore italiano è in grado di apprezzare questo grande vegliardo, che a settant'anni ha osato scrivere uno dei libri più scabrosi ma anche tra i più puliti del secolo: L'amante di Lady Chatterely è un'opera ingenua e torbida, paragonata a La chiave.
Giancarlo Vigorelli
Se c'è scrittore che scatena tutti i sensi senza però mai inquinare i sentimenti, ed anzi ricomponendo alla fine gli uni con gli altri in un'unica integrità, questi è Tanizaki, e senz'altro La madre del generale Shigemoto è il suo libro che va più lontano in questo itinerario parallelo di tenebre e di luce, di onore e di grazia, di perdizione e di salvezza: benché queste siano, le ultime soprattutto, parole più nostre che sue.
Giancarlo Vigorelli

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026