Frasi
Frasi di Laura Mancinelli
15 citazioni, aforismi e passi dalle opere
Qui trovi 15 frasi di Laura Mancinelli: aforismi, passi tratti dai libri e citazioni con la loro fonte.
Laura Mancinelli (germanista, medievista, traduttrice e scrittrice italiana). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.
Citazioni di Laura Mancinelli
Non ho mai pensato che si possa veramente scrivere un romanzo storico, per la contraddizione insita nei termini stessi. Il romanzo è un discorso fatto, anzitutto, con se stessi. Poi lo si può proiettare in un tempo storico definito, su uno sfondo storico, e persino usare personaggi storici come interpreti delle proprie esperienze. (dalla Postilla a Gli occhi dell'imperatore, Einaudi, Torino, 1993, p. 115 . ISBN 9788806131913)
Se qualcuno dei nostri amici, venedo a cercarci, chiederà del castello di Challant, dite che non esiste più. Ma ditegli che noi esistiamo ancora e che se vuole potrà trovarci, in qualche parte di questa valle. (da I dodici abati di Challant, Einaudi, 2008. ISBN 9788806173586)
Frasi da «Il fantasma di Mozart»
In mille forme Eros lotta contro la morte, nelle forme dell'arte, nelle forme delle scienze, nelle forme delle religioni. Ma la morte non può essere sconfitta.
Tu sai che agli uomini la vita è data insieme alla morte, come la gioia con il dolore, il bene insieme al male. Tutte le cose nella vita dell'uomo sono mescolate con il loro contrario.
Frasi da «Gli occhi dell'imperatore»
Anche il dolore è vita quando lo si accetta.
Nessuno è più triste dell'uomo che non sa essere né felice né triste.
Gli pareva di essere al margine di una soglia oltre la quale lo attendeva un mistero. Qualcosa lo attirava con la promessa che si sarebbe riaperto per lui... il libro della vita? Sì, forse era la vita che lo chiamava oltre quel passo.
La musica dell'isola
Ora mi appare vivissimo con lo splendore di una pietra preziosa. È una visita all'isola di San Giulio sul lago d'Orta, fatta in circostanze molto particolari durante l'alluvione che nel 1993 aveva colpito tutto il territorio dal lago Maggiore al lago d'Orta. Partecipavo in quei giorni ad un convegno che si teneva a Orta e una mattina, libera dai lavori, passeggiavo con un collega sulla parte non allagata della bella piazza del paese. Guardavo l'isola di San Giulio che emergeva dalla nebbia autunnale come un luogo irreale sospeso sull'acqua. (p. 18)
A mano a mano che ci si avvicinava all'isola, il campanile emergeva dalla nebbia che ancora avvolgeva il corpo della chiesa di San Giulio. Apparve infine, ma come velata, la mole massiccia della basilica, quando il motoscafo si fermò ai gradini della scala che porta all'ingresso della chiesa, al portale che si intravedeva aperto ma non ancora ben delineato. (p. 18)
[...] salimmo gli ultimi gradini: il portale era aperto, ma la chiesa buia e deserta. La sola luce, oltre quella che entrava dall'ingresso, proveniva da un rosone al centro della facciata laterale rivolta al lago. Il silenzio irreale, sottolineato e non rotto dal pigro sciacquio dell'onda lenta che lambiva la scala, il buio accresciuto dalla scarsa luce proveniente dalle due sole aperture immerse ancora nella nebbia rendevano misteriosamente tangibile il senso di solitudine che dominava la vasta chiesa deserta. (p. 19)
Camminammo nelle vie strette e deserte ancora immerse nella nebbia, che molto lentamente si stava diradando. Alti muri chiudevano la vista sui giardini delle poche case signorili, solo qualche cipresso svettava al di sopra, rivelando la presenza di cespugli fioriti gelosamente sottratti a sguardi estranei. Verso il fondo della stradina che percorre l'isola si affacciava qualche casa, elegante e sobria, dall'aria ottocentesca. Emergevano, quelle case, dal velo di nebbia che ancora le ammantava, intrise di umidità e malinconia. (p. 20)
Bella, misteriosa e malinconica, l'isola di San Giulio ci lasciò nell'animo un senso di disagio, che tentammo di dissipare, giunti a Orta, comprandoci come souvenir una filza di salsicce d'asino. (p. 21)
Sono tornata sull'isola di San Giulio qualche anno fa per Natale. Sapevo che vi avrebbero celebrato la messa di mezzanotte, la vigilia, e volevo vedere che effetto mi avrebbe fatto quella chiesa che avevo vista deserta al tempo dell'alluvione, o meglio, abitata da un fantasma velato di nero che suonava l'organo. Per Natale qualcuno sarebbe certamente andato alla messa di mezzanotte e forse ci sarebbe stata musica d'organo, sia pure suonata da mani celate dal velo nero di una monaca di clausura. (p. 23)
Poi venne dallo strumento il suono del corale di Bach, Ein feste Burg ist unser Gott, eseguito da grande maestro: cascate di note riempirono la chiesa, un torrente di accordi potenziati dal gioco della pedaliera volarono sulle teste degli ascoltatori, rapiti in perfetto silenzio. Lo spazio del luogo sacro fu divorato da quella musica possente, che con accenti imperiosi annunciava la presenza di Dio e la imponeva a tutti, anche ai non credenti, perché esultassero insieme per la lieta novella. (p. 24)
Nel mio primo incontro con l'isola di San Giulio avevo percepito la presenza del mistero, forse per l'eccezionalità della situazione, perché l'isola era deserta per l'alluvione, e quel suono d'organo bruscamente interrotto mi aveva dato un brivido... Mistero e magia parevano allearsi già allora, nella visione dell'isola che sorgeva dalla nebbia e pareva galleggiare al di sopra dell'acqua. (pp. 27-28)
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026