Frasi

Frasi di «Aforismi di Zürau»

25 citazioni dal libro di Franz Kafka

Le frasi di «Aforismi di Zürau» raccolte in ordine di apparizione nel testo, dall'incipit alle citazioni più note. Per trama, edizioni e curiosità vedi la scheda del libro.

Citazioni da «Aforismi di Zürau»

Da un certo punto in là non c'è più ritorno. È questo il punto da raggiungere. (5; 1988)
Come un sentiero d'autunno: appena è tutto spazzato, si copre nuovamente di foglie secche. (15; 2004)
Una gabbia andò in cerca di un uccello. (16; 1988)
Non lasciare che il male ti faccia credere che tu possa avere dei segreti verso di lui. (19; 1988)
C'è una meta, ma non una via; ciò che chiamiamo via è un indugiare. (26; 2004)
Le cornacchie affermano che una sola cornacchia potrebbe distruggere il cielo. Questo è indubbio, ma non prova nulla contro il cielo, poiché i cieli significano appunto: impossibilità di cornacchie. (32; 2004)
Prima non capivo perché la mia domanda non ottenesse risposta, oggi non capisco come potessi credere di poter domandare. Ma io non credevo affatto, domandavo soltanto. (36; 2004)
È ridicolo come ti sei bardato per questo mondo. (44; 2004)
Venne data loro la possibilità di scegliere fra diventare re o corrieri del re. Come bambini vollero tutti essere corrieri. Per questo ci sono soltanto corrieri, scorrazzano per il mondo e, poiché di re non ce ne sono, gridano i messaggi ormai privi di senso l'uno all'altro. Volentieri porrebbero fine alla loro miserevole vita, ma non osano farlo per via del giuramento che hanno prestato. (47; 2004)
Credere nel progresso non significa credere che un progresso sia già avvenuto. Questa non sarebbe una fede. (48; 1988)
Nella lotta fra te e il mondo vedi di secondare il mondo. (52; 1988)
Chi, entro il mondo, ama il suo prossimo, commette la stessa ingiustizia, né più né meno, di chi, entro il mondo, ama se stesso. Resta solo da chiedersi se la prima cosa sia possibile. (61; 1988)
La nostra arte è un essere abbagliati dalla verità: vera è la luce sul volto che arretra con una smorfia, nient'altro. (63; 2004)
In teoria vi è una perfetta possibilità di felicità: credere all'indistruttibile in noi e non aspirare a raggiungerlo. (69; 2004)
L'indistruttibile è uno; ogni singolo uomo lo è e al tempo stesso è comune a tutti, da qui il legame fra gli uomini, indissolubile come nessun altro. (70/71; 2004)
Se ciò che si dice sia stato distrutto nel paradiso terrestre era distruttibile, non si trattava certo dell'essenziale; ma se era indistruttibile, noi viviamo in una fede errata. (74; 1988)
Questa sensazione: «Qui non getto l'ancora» e subito sentirsi trascinati dai flutti ondeggianti. (da 76; 2004)
Perché ci lamentiamo del peccato originale? Non è per sua colpa che siamo stati cacciati dal paradiso terrestre, bensì a causa dell'albero della vita, affinché non ne mangiassimo i frutti. (82; 1988)
Una fede lieve e pesante come la mannaia di una ghigliottina. (87; 1988)
Due compiti per iniziare la vita: restringere il tuo cerchio sempre più e controllare continuamente se tu stesso non ti trovi nascosto da qualche parte al di fuori del tuo cerchio. (94; 2004)
Le gioie di questa vita non sono le sue, ma sono la nostra paura di ascendere a una vita superiore; i tormenti di questa vita non sono i suoi, ma sono i tormenti che infliggiamo a noi stessi per via di quella paura. (96; 1988)
Tu puoi tenerti lontano dai dolori del mondo, sei libero di farlo e risponde alla tua natura, ma forse proprio questa tua astensione è l'unico dolore che potresti evitare. (103; 1988)
Non è necessario che tu esca di casa. Rimani al tuo tavolo e ascolta. Non ascoltare neppure, aspetta soltanto. Non aspettare neppure, resta in perfetto silenzio e solitudine. Il mondo ti si offrirà per essere smascherato, non ne può fare a meno, estasiato si torcerà davanti a te. (109*; 2004)

Citazioni su Aforismi di Zürau

Dobbiamo dunque essere grati a Roberto Calasso per averci restituito in questa forma, che l'autore doveva considerare definitiva, i cosiddetti Aforismi di Zürau, offrendone una nuova traduzione e accompagnandoli con un saggio tratto dal suo libro su Kafka. Nella loro concisione questi frammenti pongono dinanzi al lettore prospettive di abissale profondità, paragonabili soltanto a quelle dischiuse dal Castello del quale, pur precedendolo di alcuni anni, essi costituiscono forse l'unico commento adeguato. (Paola Capriolo)
Una teologia senza Dio, che non si aggrappa né alle «declinanti» forze del cristianesimo né all'«ultimo lembo del mantello da preghiera ebraico», eppure conduce in un certo senso agli estremi risultati quella grande corrente della mistica neoplatonica che ha nutrito come una linfa entrambe le religioni. Il presupposto è un monismo assoluto, parmenideo: esiste soltanto un mondo, quello «spirituale», o, come egli afferma altrove, esiste soltanto l'«Uno», rispetto al quale ogni cosa non è che un involucro. Tutto ciò che è fuori di questa unità appartiene necessariamente alla sfera del male e dell'errore, e in primo luogo vi appartiene la conoscenza: la verità infatti, in quanto indivisibile, «non può riconoscere se stessa; chi vuole riconoscerla deve essere menzogna». (Paola Capriolo)

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026