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Frasi di «Breve storia di (quasi) tutto»

17 citazioni dal libro di Bill Bryson

Le frasi di «Breve storia di (quasi) tutto» raccolte in ordine di apparizione nel testo, dall'incipit alle citazioni più note. Per trama, edizioni e curiosità vedi la scheda del libro.

Citazioni da «Breve storia di (quasi) tutto»

In momenti diversi, negli ultimi 3,8 miliardi di anni dapprima abbiamo aborrito l'ossigeno e poi l'abbiamo amato alla follia; ci siamo fatti spuntare ali, pinne ed eleganti vele dorsali; abbiamo depositato uova e falciato l'aria con lingue biforcute; siamo stati lisci o pelosi, abbiamo vissuto sottoterra e sugli alberi; siamo stati grandi come cervi e piccoli come topi, e milioni di altre cose ancora. Una minima deviazione da ciascuno di questi processi evolutivi e adesso ci ritroveremmo a leccare alghe dalle pareti di una grotta, a ciondolare su una riva rocciosa alla maniera dei trichechi o ancora a sfiatare da un'apertura sopra la testa prima di immergerci a diciotto metri di profondità per concederci un boccone di quei deliziosi vermi che vivono affondati nella sabbia. (p. 11)
Ma su questo e altri dettagli l'autore rimaneva stranamente silenzioso. Per la verità manteneva il silenzio su tutto tranne che su anticlinale, sinclinale, faglie assiali e simili. Era come se, con sobrietà, volesse mantenere il segreto su tutte le cose interessanti rendendole incomprensibili. (p. 13)
In tre minuti è stato prodotto il 98 per cento di tutta la materia esistente o che mai esisterà. Abbiamo un universo. È un posto dalle meravigliose e gratificanti potenzialità. Ed è anche bello. Costruito all'incirca nel tempo che occorre per preparare un panino. (p. 20)
Per dirla con le parole di Edward P. Tryon della Columbia University: «Se mi si chiede perché ciò sia accaduto, posso solo avanzare la modesta ipotesi che il nostro universo è semplicemente una di quelle cose che capitano di tanto in tanto.» E, come aggiunge Guth: «Sebbene la creazione di un universo possa essere un evento assai improbabile, Tryon ha giustamente fatto notare che nessuno ha mai potuto contare i tentativi falliti». (p. 26)
In Francia, un chimico di nome Pilatre de Rozier verificò l'infiammabilità dell'idrogeno riempiendosene la bocca e soffiando su una fiamma viva (dimostrando così, in un colpo solo, che l'idrogeno è davvero un combustibile esplosivo e che le sopracciglia non sono necessariamente un elemento permanente sul volto di una persona). (p. 72)
È chiaro che nelle estinzioni c'era molto di più di quanto si potesse spiegare ricorrendo al solo diluvio di Noè, il diluvio universale della Bibbia. Non senza compiacimento, Cuvier risolse la faccenda suggerendo che la Genesi si riferisse solo all'inondazione più recente. Sembrava che Dio non avesse voluto distrarre o allarmare Mosè facendo accenno alle irrilevanti estinzioni precedenti. (p. 97)
Grazie al lavoro di Clair Patterson, comunque, nel 1953 fu infine assegnata alla Terra un'età su cui tutti potevano dirsi d'accordo. Il problema, adesso, era che risultava molto più antica dell'universo che la conteneva. (p. 179)
Attraverso l'introduzione di dimensioni extra, la teoria delle superstringhe consente ai fisici di far confluire le leggi quantistiche e quelle gravitazionali in un unico corpus relativamente ordinato; ma significa anche che le affermazioni degli scienziati a proposito della teoria tendono a somigliare in modo preoccupante a quelle riflessioni che, se a farcele fosse uno sconosciuto seduto accanto a noi sulla panchina di un parco, ci farebbero spostare un po' più in là. (p. 186)
I nostri tentativi di penetrare verso il centro del pianeta sono stati modesti. [...] Se la Terra fosse una mela, non ne avremmo trapassato neanche la buccia. In realtà, non siamo neanche andati vicini a farlo. (p. 232)
Non è facile essere un organismo vivente. Per quanto ne sappiamo, in tutto l'universo c'è un unico luogo, un modesto avamposto nella Via Lattea, chiamato Terra, che riesce a sopportare creature come noi. E anche lei lo fa di malavoglia. (p. 263)
Se la Terra fosse liscia, sarebbe tutta ricoperta d'acqua fino a una profondità di quattro chilometri. In un siffatto oceano solitario, potrebbe benissimo esserci la vita, ma di sicuro non ci sarebbero partite di calcio. (p. 273)
Immaginiamo di dover vivere in un mondo dominato dall'ossido di idrogeno, un composto che non ha sapore né odore, ed è così variabile nelle sua caratteristiche che, pur essendo generalmente benefico, a volte si rivela improvvisamente letale. A seconda del suo stato, può ustionarci o congelarci. In presenza di certe molecole organiche, può formare degli acidi carbonici così nocivi da riuscire a spogliare gli alberi dalle foglie e corrodere i volti delle statue. Quando è in grandi quantità ed è agitato, può colpire con violenza tale da abbattere qualsiasi costruzione umana. Anche per chi ha imparato a conviverci, può essere spesso una sostanza letale. Noi lo chiamiamo acqua. (p. 296)
Abbiamo mappe di Marte ben più dettagliate di quelle dei nostri fondali marini. (p. 305)
Poiché noi umani siamo creature abbastanza grandi e intelligenti da produrre e usare antibiotici e disinfettanti, ci autoconvinciamo facilmente di aver relegato i batteri ai margini dell'esistenza: be', non contateci. I batteri non costruiscono città e non hanno una vita sociale molto interessante, questo è vero; ma quando il Sole esploderà, saranno ancora qui. Questo è il loro pianeta, e noi lo abitiamo solo perché loro ce lo consentono. (p. 333)
Ma per un lichene che cos'è la vita? D'altra parte, il suo impulso a esistere, a essere, è in tutto e per tutto forte quanto il nostro, se non di più. Se mi dicessero che devo trascorrere decine e decine di anni sotto forma di crescita lanuginosa aggrappata alle rocce di un bosco, credo che perderei la voglia di vivere. I licheni no. (p. 369)
Viene allora da chiedersi se le estinzioni verificatesi nell'età della pietra e quelle più recenti non facciano in realtà parte di un unico evento: in altre parole, se l'uomo non sia, per la sua stessa natura, il flagello delle altre creature viventi. (p. 514)
È terribile pensare che potremmo essere allo stesso tempo il miglior risultato mai raggiunto dall'universo e anche il suo incubo peggiore. (p. 520)

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026