Le frasi di «Cavie» raccolte in ordine di apparizione nel testo, dall'incipit alle citazioni più note. Per trama, edizioni e curiosità vedi la scheda del libro.
Citazioni da «Cavie»
L'aria sarà sempre troppo carica di qualcosa. Il vostro corpo sempre indolenzito o stanco. Vostro padre, sempre troppo ubriaco. Vostra moglie sempre troppo fredda. Avrete sempre una qualche scusa per non vivere la vostra vita. (2006, p. 51)
Il Sogno americano: trasformare la propria vita in qualcosa che si può vendere. (2006, p. 60)
Nascere è come entrare in un edificio. Chiudersi in un edificio senza finestre per guardare fuori. Stando chiusi dentro un edificio, dopo un po' ci si dimentica com'è il mondo fuori. Senza uno specchio ci dimenticheremmo persino il nostro volto. (2006, p. 111)
A suo modo il signor Whittier l'ha fatto. Ce l'ha data la chiave. Con lo stomaco che gli si strappava da dentro, le sue cavità che si riempivano di sangue, i gettoni liofilizzati di tacchino che continuavano a espandersi, assorbendo sangue e acqua e bile, sempre più grossi, finché la pelle della pancia sembra quella di una donna incinta. Finché l'ombelico scoppia all'infuori, teso e rigido come un piccolo dito. (2006, p. 115)
Il dolore e l'odio e l'amore e la gioia e la guerra esistono perché siamo noi a volerli. E vogliamo che tutto sia così drammatico per prepararci alla prova finale che ci aspetta: affrontare la morte. (2006, p. 144)
Agente Lingualunga fa scorrere il fascio della luce della videocamera da una persona all'altra. Dal taschino del Conte della Calunnia occhieggia la maglia di ferro del microfono del registratore.
In questo momento che prelude all'orrore reale del momento successivo. Questo momento che si sta già sovraincidendo sulla morte del signor Whittier, che a sua volta si è sovraincisa sulla morte di Lady Barbona, che a sua volta si è sovraincisa su Miss America che puntava un coltello alla gola del signor Whittier. (2006, p. 145)
Cora dice alla bambina: «Scusami. Scusami. Scusami...». Le dice: «Adesso si sistema tutto». Poi le infila una lametta dentro, nella vagina morbida di silicone. In quel buco che un uomo ha allargato con un coltello. Sollevandole la testa all'indietro, Cora le infila un'altra lametta in fondo alla gola di silicone. La terza lametta, Cora gliela sistema appena dentro il buco del culo sfondato, tagliuzzato. (2006, p. 176)
Ecco cosa facciamo noi esseri umani: ci trasformiamo in oggetti. Trasformiamo gli oggetti in noi stessi. (2006, p. 178)
Il Conte della Calunnia ha la faccia nascosta dal piatto di carta che sta leccando.
Camerata Stizza dice:
«Io sono solo svenuta...»
Dice: «Sono svenuta... e voi mi avete mangiato il culo?»
Guarda il piatto di carta vuoto e unto appoggiato sul bancone, poi dice:
«E lo avete fatto mangiare anche a me?»
Madre Natura rutta, coprendosi la bocca con una mano, poi dice: «Pardon». (2006, p. 266)
Se guardi la televisione di giorno, ecco il bacino di consumatori in cui rientri. O sei un alcolizzato. O un invalido. O un idiota. Nel giro di un paio di settimane, uno si rompe di vivere da tapiro. (2006, p. 292)
Ci sono storie, direbbe il signor Whittier, che quando le racconti si consumano. Altre storie, invece, consumano te. (2006, p. 300)
Ci sono storie, diceva, che quando le racconti si consumano. Sono quelle in cui il pathos si appanna, e ogni versione suona più sciocca e vuota della precedente. Altre storie, invece, consumano te. Più le racconti, più acquisiscono forza. Quel tipo di storie non fa che ricordarti quanto sei stato stupido. Quanto lo sei ancora. E quanto la sarai ancora. (2006, p. 349)
Amiamo il dramma. Amiamo il conflitto. Abbiamo bisogno di un demone, o ce ne creeremo uno.
Non c'è nulla di male in tutto questo. È solo il modo in cui funzionano gli esseri umani. I pesci devono nuotare, gli uccelli devono volare. (2006, p. 361)
Le nostre orecchie e le nostre dita dei piedi che hanno sfamato il gatto. Il gatto che ha sfamato Miss America. Miss America e suo figlio che hanno sfamato noi. Una catena alimentare completa.
E ciascuno di noi che lotta per essere l'ultimo anello della catena.
L'obiettivo che sta dietro l'obiettivo che sta dietro l'obiettivo. (2006, p. 369)
«Siete così presi a raccontarvi le vostre storie. Non fate che trasformare il passato in una storia che vi dia ragione». (signor Whittier: 2006, p. 392)
Se riusciamo a perdonare ciò che gli altri ci hanno fatto...
Se riusciamo a perdonare ciò che noi abbiamo fatto agli altri...
Se riusciamo a prendere congedo da tutte le nostre storie. Dal nostro essere carnefici o vittime.
Solo allora, forse, potremo salvare il mondo. (2006, p. 395)
Quanti culturisti ci vogliono per avvitare una lampadina?
Quattro. Uno per avvitarla e altri tre per guardarlo e dire: "Caspita quanto sei definito!" (2006, p. 404)
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026