Frasi

Frasi di «Convivio»

23 citazioni dal libro di Dante Alighieri

Le frasi di «Convivio» raccolte in ordine di apparizione nel testo, dall'incipit alle citazioni più note. Per trama, edizioni e curiosità vedi la scheda del libro.

Citazioni da «Convivio»

Dispregiar se medesimo è per sè biasimevole, però che a l'amico dee l'uomo lo suo difetto contare strettamente, e nullo è più amico che l'uomo a sè; onde ne la camera de' suoi pensieri se medesimo riprender dee e piangere li suoi difetti, e non palese. ()
[...] lo consentire è uno confessare, villania fa chi loda o chi biasima dinanzi al viso alcuno, perché né consentire né negare puote lo così estimato sanza cadere in colpa di lodarsi o di biasimare. ()
[...] nulla cosa per legame musaico armonizzata si può de la sua loquela in altra transmutare sanza rompere tutta sua dolcezza e armonia. ()
Questi sono da chiamare pecore, e non uomini; ché se una pecora si gittasse da una ripa di mille passi, tutte l'altre andrebbero dietro; e se una pecora per alcuna cagione al passare d'una strada salta, tutte l'altre saltano, eziandio nulla veggendo da saltare. E io ne vidi già molte in uno pozzo saltare per una che dentro vi saltò, forse credendo saltare uno muro, non ostante che 'l pastore, piangendo e gridando, con le braccia e col petto dinanzi a esse si parava. ()
Voi che 'ntendendo il terzo ciel movete, / udite il ragionar ch'è nel mio core, / ch'io nol so dire altrui, sì mi par novo. ()
Presente anche in Rime, LXXIX, Voi che 'ntendendo il terzo ciel movete.
Chi veder vuol la salute, / faccia che li occhi d'esta donna miri, / sed e' non teme angoscia di sospiri. ()
Ma però che non subitamente nasce amore e fassi grande e viene perfetto, ma vuole tempo alcuno e nutrimento di pensieri, massimamente là dove sono pensieri contrari che lo 'mpediscano, convenne, prima che questo nuovo amore fosse perfetto, molta battaglia intra lo pensiero del suo nutrimento e quello che li era contraro, lo quale per quella gloriosa Beatrice tenea ancora la rocca de la mia mente. ()
Dico che intra tutte le bestialitadi quella è stoltissima, vilissima e dannosissima, chi crede dopo questa vita non essere altra vita; però che, se noi rivolgiamo tutte le scritture, sì de' filosofi come de li altri savi scrittori, tutti concordano in questo, che in noi sia parte alcuna perpetuale. ()
[...] la dottrina veracissima di Cristo, la quale è via, verità e luce: via, perché per essa sanza impedimento andiamo a la felicitade di quella immortalitade; verità, perché non soffera alcuno errore; luce, perché allumina noi ne la tenebra de la ignoranza mondana. ()
[...] essere suole che l'uomo va cercando argento e fuori de la 'ntenzione truova oro, lo quale occulta cagione presenta, non forse sanza divino imperio [...]. (Trattato II, capitolo XII [XIII], 5)
[...] non dee l'uomo, per maggiore amico, dimenticare li servigi ricevuti dal minore. ()
Amor che ne la mente mi ragiona / de la mia donna disiosamente, / move cose di lei meco sovente, / che lo 'ntelletto sovr'esse disvia. ()
Presente anche in Rime, LXXXI, Amor che ne la mente mi ragiona.
Non vede il sol, che tutto 'l mondo gira, / cosa tanto gentil, quanto in quell'ora / che luce ne la parte ove dimora / la donna di cui dire Amor mi face. ()
[...] Filosofia non è altro che amistanza a sapienza. ()
Nullo sensibile in tutto lo mondo è più degno di farsi essemplo di Dio che 'l sole. ()
[...] la moralitade è bellezza de la filosofia. ()
Le dolci rime d'amor ch'i' solia / cercar ne' miei pensieri, / convien ch'io lasci; non perch'io non speri / ad esse ritornare, / ma perché li atti disdegnosi e feri / che ne la donna mia / sono appariti m'han chiusa la via / de l'usato parlare. ()
Presente anche in Rime, LXXXII, Le dolci rime d'amor ch'i' solia.
Tale imperò che gentilezza' volse, / secondo 'l suo parere, / che fosse antica possession d'avere / con reggimenti belli. ()
Qui "gentilezza" ha il significato di nobiltà. Il tale che imperò, a cui è attribuita la convinzione è Federico II di Svevia.
È gentilezza dovunqu'è vertute, / ma non vertute ov'ella; / sì com'è 'l cielo dovunqu'è la stella, / ma ciò non e converso. / E noi in donna e in età novella / vedem questa salute, / in quanto vergognose son tenute, / ch'è da vertù diverso. ()
Veramente Aristotile, che Stagirite ebbe sopranome, e Zenocrate Calcedonio, suo compagnone, [e per lo studio loro], e per lo 'ngegno [singulare] e quasi divino che la natura in Aristotile messo avea, questo fine conoscendo per lo modo socratico quasi e academico, limaro e a perfezione la filosofia morale redussero, e massimamente Aristotile. E però che Aristotile cominciò a disputare andando in qua e in lae, chiamati furono – lui dico, e li suoi compagni – Peripatetici, che tanto vale quanto 'deambulatori'. E però che la perfezione di questa moralitade per Aristotile terminata fue, lo nome de li Academici si spense, e tutti quelli che a questa setta si presero Peripatetici sono chiamati; e tiene questa gente oggi lo reggimento del mondo in dottrina per tutte parti, e puotesi appellare quasi cattolica oppinione. Per che vedere si può, Aristotile essere additatore e conduttore de la gente a questo segno. E questo mostrare si volea. ()
Lo perso è uno colore misto di purpureo e di nero, ma vince lo nero, e da lui si dinomina; e così la vertù è una cosa mista di nobilitade e di passione; ma perché la nobilitade vince in quella, è la vertù dinominata da essa, e appellata bontade. ()
Conviensi adunque essere prudente, cioè savio: e a ciò essere si richiede buona memoria de le vedute cose, buona conoscenza de le presenti e buona provedenza de le future. ()
E quale uomo terreno più degno fu di significare Iddio, che Catone? Certo nullo. ()

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026