Le frasi di «Donne» raccolte in ordine di apparizione nel testo, dall'incipit alle citazioni più note. Per trama, edizioni e curiosità vedi la scheda del libro.
Citazioni da «Donne»
"I grandi uomini sono i più soli." (p. 27)
"Da quanto tempo non hai una donna?"
"Quattro anni".
"Quattro anni?"
"Sì."
"Ti meriti un po' d'amore", disse. "Ti ho sognato. Ti aprivo il petto come se fosse un armadietto, aveva gli sportelli, e quando li ho aperti ho visto un sacco di cose dolci là dentro... orsacchiotti, animaletti di peluche, e un sacco di cose tenere, morbide. Poi ho sognato un altro uomo. Mi veniva vicino e mi porgeva fogli di carta. Era uno scrittore. Io prendevo i fogli di carta e li guardavo. E i fogli avevano il cancro. La roba che scriveva aveva il cancro. Io do sempre retta ai sogni. Ti meriti un po' d'amore". (p. 18-19)
Ci lasciavamo almeno una volta alla settimana... "Per sempre"... ma poi chissà come facevamo sempre pace. (p. 34)
Cominciai a sentire lo stomaco che andava su e giù. Mi sentivo male, mi sentivo inutile, triste. Ero innamorato di lei. (p. 40)
"L'ho vista, la sua ragazza", disse Mrs. O'Keefe "Ha fatto caso agli occhi? È pazza".
"Lo so che è pazza. Ma io le voglio bene. Ha un sacco di qualità, davvero". (p. 48)
Pareva che conoscessero la stessa gente. Io non conoscevo nessuno. Ce ne voleva per eccitarmi. Non me ne fregava niente di niente. New York non mi piaceva. Nemmeno Hollywood mi piaceva. La musica rock non mi piaceva. Non mi piaceva niente. Forse avevo paura. Ecco... avevo paura. Volevo starmene seduto da solo in una stanza con le tapparelle abbassate. Ecco cosa mi piaceva. Ero matto. Ero andato col cervello. E Lydia mi aveva lasciato. (p. 53-54)
Il dolore è una cosa strana. Un gatto che uccide un uccello, un incidente di macchina, un incendio... Ecco il dolore, BANG, eccolo, ti sta addosso. È reale. E quelli che ti guardano pensano che hai l'aria stupida. Come se fossi improvvisamente diventato scemo. Non c'è rimedio per il dolore a meno di conoscere qualcuno che capisca come ti senti e sappia cosa fare. (p. 54)
"Siamo tutti troppo freddi, duri", dissi. "Se solo parlassimo, dicessimo quello che sentiamo, le cose andrebbero meglio". (p. 65)
"Le piacciono tutti gli uomini. È troppo impulsiva. Sarà lei a lasciarti".
"Forse è proprio per questo che mi piace".
"Vuoi una puttana. Hai paura dell'amore".
"Forse hai ragione". (p. 65)
"Avanti, scopa con me, adesso!"
"E va bene!".
Passai l'esame, ma poi pensai: e l'uomo come fa a sapere se la sua donna gli è stata fedele? Mi sembrava un'ingiustizia. (p. 67)
Io ero un solitario di natura, mi bastava vivere con una donna, mangiare con lei, dormire con lei, andare in giro con lei. Non volevo parlare, non volevo andare da nessuna parte se non alle corse e agli incontri di boxe. Non capivo la TV. Mi sentivo stupido a sborsare soldi per andare al cinema e star seduto in mezzo alla gente a dividere le loro emozioni. Le feste mi davano la nausea. Odiavo i giochetti, le stronzate, i flirt, i bevitori da strapazzo, gli attaccabottoni. (p. 74)
Non avevo mai conosciuto una ragazza così bella e insieme così dolce e intelligente. Dov'erano i suoi uomini? Dov'è che avevano sbagliato? (p. 80)
Katherine distolse gli occhi. "Ha la faccia gialla, Hank. Hai visto che occhi? È malato".
" È malato di sogni. Siamo tutti malati di sogni, ecco perché siamo qui". (p. 107)
Ero attratto da tutte le cose sbagliate: mi piaceva bere, ero pigro, senza dio, senza idee politiche, senza ideali. Vivevo nel nulla; la mia era una non esistenza e a me andava bene così. Tutto questo non faceva certo di me un personaggio interessante. Non volevo essere interessante, era troppo faticoso. Quello che volevo veramente era uno spazio facile, indefinito dove vivere tranquillo. Volevo essere lasciato in pace. D'altra parte quando mi ubriacavo mi mettevo a urlare, impazzivo, perdevo il controllo. Ciascuno di questi comportamenti non andava d'accordo con l'altro. Non me ne fregava niente. (p. 107-108)
Non si poteva mai dire. Certi giorni era meglio restare a letto con le coperte sulla testa. (p. 151)
Non si poteva sottovalutare il pubblico ma non bisognava nemmeno leccargli il culo. C'era una via di mezzo, e bisognava trovarla. (p. 153)
La baciai. Baciarsi è più intimo che scopare. Ecco perché non mi è mai piaciuto che le mie ragazze andassero in giro a baciare gli altri uomini. Preferirei che se li scopassero. (p. 161)
Ecco il problema di chi beve, pensai, versandomi da bere. Se succede qualcosa di brutto si beve per dimenticare; se succede qualcosa di bello si beve per festeggiare; e se non succede niente si beve per far succedere qualcosa. (p. 177)
Da dove venivano le donne? Ce n'era una scorta infinita. Ciascuna di esse era diversa, unica. Avevano la passera diversa i seni diversi, la bocca diversa, ma nessun uomo poteva godersele tutte, ce n'erano troppe, con le gambe accavallate, a far impazzire gli uomini. Che pacchia! (p. 179)
Stava spiegando che anche gli animali hanno un'anima. Nessuno mise in dubbio la sua dichiarazione. Era possibile, lo sapevamo tutti. Quello di cui non eravamo sicuri era di avercela noi, l'anima. (p. 181)
"L'amore va bene per quelli che riescono a sopportare il sovraccarico psichico. È come trasportare sulle spalle un bidone pieno di spazzatura oltre un fiume di piscio in piena". (p. 182)
Presi la bottiglia e andai in camera mia. Mi spogliai, tenni le mutande e andai a letto. Era un gran casino. La gente si aggrappava ciecamente a tutto quello che trovava: comunismo, macrobiotica, zen, surf, ballo, ipnotismo, terapie di gruppo, orge, ciclismo, erbe aromatiche, cattolicesimo, sollevamento pesi, viaggi, solitudine, dieta vegetariana, India, pittura, scrittura, scultura, composizione, direzione d'orchestra, campeggio, yoga; copula, gioco d'azzardo, alcool, ozio, gelato di yogurt, Beethoven, Bach, Budda, Cristo, meditazione trascendentale, succo di carota, suicidio, vestiti fatti a mano, viaggi aerei, New York City, e poi tutte queste cose sfumavano e non restava niente. La gente doveva trovare qualcosa da fare mentre aspettava di morire.
Era bello avere una scelta.
Io l'avevo fatta da un pezzo, la mia scelta. Alzai la bottiglia di vodka e la bevvi liscia. I russi sapevano il fatto loro. (p. 183)
"Non sono abituato a pensare. Le donne sono tutte diverse. Fondamentalmente sono una combinazione di quanto c'è di peggio e di quanto c'è di meglio al mondo... magiche e terribili. Sono contento che esistano, comunque". (p. 194-195)
"Vuoi dire che vivi per scrivere?"
"No, mi limito a esistere. Poi cerco di ricordare e buttar giù un po' di cose". (p. 200)
«Umanità, mi stai sul cazzo da sempre». Ecco il mio motto. (p. 231)
Salve, Morte. Ma ho già vissuto quasi 60 anni. Ti ho dato tante di quelle occasioni che avresti dovuto portami via parecchio tempo fa. Voglio essere sepolto vicino all'ippodromo... per sentire la volata sulla dirittura d'arrivo. (p. 287)
Senti, mettiamola cosi: per me tu sei la numero uno, e non c'è nemmeno una numero due. (p. 297)
Eppure le donne, le donne che valevano qualcosa, mi spaventavano perché finivano col volere la mia anima, e io volevo tenere per me quello che ne restava.
Prendetemi la donna, ma lasciatemi stare la macchina.
Troppo cupo, troppo serio. Un bravo scrittore, belle frasi. Ma per lui la vita era sempre guerra totale. Non si lasciava mai andare, non ballava mai. (2006)
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026