Le frasi di «E l'eco rispose» raccolte in ordine di apparizione nel testo, dall'incipit alle citazioni più note. Per trama, edizioni e curiosità vedi la scheda del libro.
Citazioni da «E l'eco rispose»
Se un giorno, attraversando una distesa immensa, fosse stato preso dalla disperazione, si sarebbe fermato, avrebbe chiuso gli occhi e avrebbe pensato alla piuma di falco che Pari aveva trovato nel deserto. Avrebbe immaginato il momento in cui la piuma si era staccata dall'uccello, in alto tra le nubi, mezzo miglio al di sopra della terra, piroettando e volteggiando, trascinata da violenti correnti, scagliata per miglia e miglia di deserto e di montagne da furiose folate di vento per attrarre infine, a dispetto di tutto, in quell'unico posto, ai piedi di quel masso, perché sua sorella la raccogliesse. Allora si sarebbe meravigliato che cose simili potessero accadere e questo gli avrebbe dato speranza. E, pur non facendosi illusioni si sarebbe rincuorato, avrebbe aperto gli occhi e avrebbe ripreso il suo cammino.
Adel non era cosi ingenuo da non sapere che il mondo era fondamentalmente ingiusto; gli bastava guardare dalla finestra della sia camera. Ma immaginava che per uno come Gholam, riconoscere questa verità non fosse di alcuna soddisfazione. Forse le persone come lui avevano bisogno di qualcuno su cui riversare la colpa, un obiettivo in carne e ossa, qualcuno che potessero facilmente indicare come responsabile delle loro sofferenze, qualcuno con cui prendersela. E forse Babà jan aveva ragione, quando diceva che la reazione giusta era cercare di capire, sospendere il giudizio. Addirittura rispondere con comprensione."
Nei pozzi c'era ancora meno acqua e il fiume si prosciugò; non così l'angoscia di baba ayub, un fiume che si gonfiava, si gonfiava sempre più ogni giorno che passava.
Non capiva perché .. si sentisse attraversare da una strana sensazione, qualcosa di simile alla coda di un sogno triste. Ma poi passava, come passa ogni cosa. Sì, passava.
Sentiva che non era mai così vicino, così vivo, indifeso, vero come quando gli raccontava le storie, come se le favole fossero piccoli pertugi che lasciavano intravedere il suo mondo buio, imperscrutabile.
Tagliare il dito per salvare la mano.
Silenzi che si insinuavano fra le parole, gonfiandosi, a volte freddi e sordi, a volte pregni di cose non dette, come una nube carica di pioggia che non cadeva mai.
Una bellezza come la sua bruciava gli occhi.
Una storia è come un treno in corsa: in qualunque punto sali a bordo, prima o poi arrivi a destinazione. (p. 91)
Una vita vissuta dal sedile posteriore, osservata mentre passava avvolta nella nebbia. Una vita apatica.
I loro litigi non finivano, ma piuttosto si stemperavano, come una goccia d'inchiostro in una ciotola d'acqua, ma una traccia residua persisteva sempre.
La verità è che, malgrado le difficoltà insormontabili, tutti noi aspettiamo sempre che ci succeda qualcosa di straordinario.
Ho imparato che si deve fare appello a un certo grado di umiltà e d'indulgenza quando si giudicano i meccanismi del cuore di un'altra persona.
La sensazione di un'assenza, della mancanza di qualcosa o di qualcuno, che intaccava la sua stessa esistenza. A volte era un'impressione vaga, come un messaggio spedito da grandi distanze attraverso oscure vie secondarie, un segnale radio debole, remoto, confuso. Altre volte la percepiva in modi netto, questa assenza, così intimamente vicina da farle sobbalzare il cuore.
Ho letto che, se vieni sepolto da una valanga e ti ritrovi sotto tutta quella neve, perdi completamente il senso dell'orientamento. Vuoi scavarti una via d'uscita, ma scegli la direzione sbagliata, e finisci per scavarti la tomba.
La corda che ti salva dall'inondazione può diventare un cappio attorno al collo.
Imparai che il mondo non vede la tua anima, che non gliene importa un accidente delle tue speranze, dei sogni e dei dolori che si nascondono oltre la pelle e le ossa. Era così: semplice, assurdo e crudele.
La bellezza è un dono gigantesco, immeritato, dato a caso, stupidamente.
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026