Frasi

Frasi di «Emmaus»

23 citazioni dal libro di Alessandro Baricco

Le frasi di «Emmaus» raccolte in ordine di apparizione nel testo, dall'incipit alle citazioni più note. Per trama, edizioni e curiosità vedi la scheda del libro.

Citazioni da «Emmaus»

Ci disarma, infatti, l'inclinazione a pensare che la nostra vita sia, innanzitutto, un frammento conclusivo della vita dei nostri genitori, solo affidato alla nostra cura.
Evidentemente possono contare su granai colmi all'inverosimile, perché dissipano senza calcoli il raccolto delle stagioni, che sia denaro ma anche solo sapere, esperienza. Mietono indistintamente bene e male. Bruciano la memoria e nelle ceneri leggono il loro futuro.
Come abbiamo potuto non sapere, per così tanto tempo, nulla di ciò che era, e tuttavia sederci alla tavola di ogni cosa e persona incontrata sul cammino? Cuori piccoli – li nutriamo di grandi illusioni, e al termine del processo camminiamo come discepoli ad Emmaus, ciechi, al fianco di amici e amori che non riconosciamo – fidandoci di un Dio che non sa più di se stesso. Per questo conosciamo l'avvio delle cose e poi ne riceviamo la fine, mancando sempre il loro cuore. Siamo aurora ma epilogo – perenne scoperta tardiva. Ci sarà forse un gesto che ci farà capire. Ma per adesso, noi viviamo, tutti.
Eravamo nello stesso amore, in quel momento – non abbiamo fatto altro, per anni. La sua bellezza, i suoi pianti, la mia forza, i suoi passi, il mio pregare – eravamo nello stesso amore. La sua musica, i miei libri, i miei ritardi, i suoi pomeriggi da solo – eravamo nello stesso amore. L'aria in faccia, il freddo nelle mani, le sue dimenticanze, le mie certezze – eravamo nello stesso amore.
...Solo Dio ci basta, le cose mai. Ma non è sempre vero, non è vero per sempre. Basta alle volte l'eleganza di un gesto altrui, o la gratuita bellezza di una parola laica. Lo scintillio di vita, raccolto in destini sbagliati. La nobiltà del male a tratti. Filtra allora una luce che non avremmo sospettato. Si spezza la certezza di pietra e tutto crolla... Mi hanno detto – ci sono un sacco di cose vere, intorno, e noi non le vediamo, ma loro ci sono, e hanno un senso, senza nessun bisogno di Dio. Fammi un esempio. Tu, io, come siamo veramente, non come facciamo finta di essere. Voleva dire che nell'assenza di senso il mondo tuttavia accade, e in quell'acrobazia di esistere senza coordinate c'è una bellezza, perfino una nobiltà, talvolta, che noi non sappiamo – come la possibilità di un eroismo a cui non abbiamo mai pensato, l'eroismo di una qualche verità. Se riconosci questo, coi tuoi occhi, nel fissare il mondo, anche una sola volta, allora sei perduto – c'è ormai un'altra battaglia, per te. Cresciuti nella certezza di essere degli eroi, in altre leggende diventiamo memorabili. Sfuma Dio, come un epilogo infantile."
Per quanto assurdo sia, c'è un'unica tenebra per tutti.
Ma chi ha iniziato a morire non smette mai di farlo.
Usiamo un sacco di parole di cui non conosciamo il significato e una è la parola dolore. Un'altra è la parola morte. Per questo non ci fu possibile avere gli occhi di Andre, e guardare l'acqua nera, dal ponte, come l'aveva vista lei. Che invece viene da un mondo senza cautele, in cui l'umana avventura corre a ridosso della normalità, ma sbanda larga, fino a lambire ogni parola lontana, per quanto acuminata sia – e prima fra tutte quella che dice morire.
Per questo siamo in grado di metabolizzare incredibili dosi di infelicità scambiandole per il doveroso corso delle cose: non ci sfiora il sospetto che nascondano ferite da curare, e fratture da ricomporre.
Tuttavia su un particolare tutti concordano, e cioè sul fatto che i polmoni di Andre diedero il primo respiro nello stesso istante in cui quelli della sua sorellina smarrirono l'ultimo, come per una naturale dinamica di vasi comunicanti – come per una legge della conservazione dell'energia, applicata su scala famigliare. Erano due bambine, e si erano scambiate la vita. [...] Andrea si è buttata dal ponte quattordici anni dopo la morte della sorellina. Non l'ha fatto nel giorno del suo compleanno, l'ha fatto in un giorno qualunque. Ma respirò l'acqua scura, ed era, in un certo senso, la seconda volta che lo faceva.
Ma non c'è misura nell'amore [...]. Nell'amore e nel dolore, aggiunse.
Forse si muore in tanti modi, e ogni tanto mi chiedo se anche noi non lo stiamo facendo senza saperlo.
È che procediamo per lampi, il resto è oscurità. Una tersa oscurità piena di luce, buia.
Cuori piccoli li nutriamo di grandi illusioni, e al termine del processo camminiamo come discepoli a Emmaus, ciechi, al fianco di amici e amori che non riconosciamo [...]. Per questo conosciamo l'avvio delle cose e poi ne riceviamo la fine, mancando sempre il loro cuore. Siamo aurora ma epilogo, perenne scoperta tardiva. Ci sarà forse un gesto che ci farà capire. Ma per adesso, noi viviamo, tutti.
Andiamo per il mondo portando una certezza in cui si scioglie ogni nostra timidezza, fino a condurci oltre alla soglia del ridicolo.
Ho diciotto anni e già la felicità ha il sapore della memoria.
Lo scintillio di vita, raccolto in destini sbagliati. La nobiltà del male, a tratti.
Cercavo di spegnere un'immagine di Luca con i capelli appiccati alla fronte, nel letto di Andre, ma quella invece non mi abbandonava, né mi avrebbe abbandonato, così è quel che ricordo di lui, per sempre. Eravamo nello stesso amore, in quel momento – non abbiamo fatto altro, per anni. La sua bellezza, i suoi pianti, la mia forza, i suoi passi, il mio pregare – eravamo nello stesso amore. L'aria in faccia, il freddo nelle mani, le sue dimenticanze, le mie certezze, il corpo di Andre – eravamo nello stesso amore. Così siamo morti insieme – e fino a quando non morirò, insieme vivremo.
Abbiamo diciott'anni, dissi, e siamo tutto.
Così nei loro corpi scrivono che sono tutto – la stessa cosa che si legge nelle nostre anime.
Non so se sapesse cosa stava facendo, con i nostri occhi.
Io e lei abbiamo un gioco segreto – ci scriviamo di nascosto da noi stessi. Parallelamente a quello che diciamo e viviamo insieme, ci scriviamo, come se fossimo noi due, ma una seconda volta. Di quel che scriviamo in quelle lettere – bigliettini – non parliamo mai. È lì che ci diciamo, tuttavia, le cose vere.
Ma, come a tutti, a lui piacerebbe, semplicemente, essere felice.

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026