Frasi

Frasi di «Gita al faro»

13 citazioni dal libro di Virginia Woolf

Le frasi di «Gita al faro» raccolte in ordine di apparizione nel testo, dall'incipit alle citazioni più note. Per trama, edizioni e curiosità vedi la scheda del libro.

Citazioni da «Gita al faro»

[...] sin dalla prima fanciullezza, qualunque oscillazione nella ruota della sensibilità ha il potere di cristallizzare e fissare il momento su cui un'impressione diffonde ombra o splendore [...]. (parte I, cap. 1; 1954, p. 3)
Sembrava così assurdo a lei quell'inventar differenze, quando le persone, lo sa il Cielo, sono già disparate abbastanza. Di differenze reali, ella pensava sostando presso la finestra del salotto, ce n'è abbastanza, proprio abbastanza. (parte I, cap. 1; 1954, p. 10)
È pur lecito a un eroe pensare, morendo, all'opinione dei posteri sulla sua vita. (parte I, cap. 6; 1954, p. 43)
Perdendo personalità, si perdono crucci, fretta, inquietudine [...]. (parte I, cap. 11; 1954, p. 78)
Quanto era strana, pensò, la tendenza dello spirito umano a volgersi in solitudine verso le cose, le cose inanimate — alberi, torrenti, fiori —, come a forme d'espressione; col senso d'assimilarle, d'esserne inteso, di farne parte; con un senso di tenerezza illogica (ed ella guardò il lungo raggio fisso) al pari di quella che proviamo per noi stessi. (parte I, cap. 11; 1954, p. 79)
[...] l'amicizia, sia pure nella forma più schietta, è cosa peritura. (parte I, cap. 17; 1954, p. 111)
Bankes parlò della puntualità come d'una di quelle virtù secondarie che s'acquistano tardi nella vita. (parte I, cap. 17; 1954, p. 116)
[...] non c'è nulla di tedioso, puerile, disumano quanto l'amore; eppur esso è bello e necessario. (parte I, cap. 17; 1954, p. 128)
[...] la nostra penitenza merita appena una visione fugace, e il nostro travaglio soltanto una tregua. (parte II, cap. 3; 1954, p. 160)
Qual è il senso della vita? Ecco tutto: una semplice domanda. Una domanda che poteva non darle tregua con l'avanzare degli anni. La grande rivelazione non era giunta. La grande rivelazione non sarebbe forse giunta mai. Era sostituita da piccoli miracoli quotidiani, illuminazioni, fiammiferi accesi all'improvviso nel buio; come allora. (parte III, cap. 3; 1954, pp. 202-203)
«Chi può sapere quello che siamo, quello che sentiamo? Chi, sia pure in momenti d'intimità, può credere d'averci capito? E allora non è stolto,» rifletteva probabilmente la signora Ramsay (accadeva tanto spesso ch'ella si cingesse di silenzio), «tentar di dire qualcosa? Non ci esprimiamo forse meglio così?» (parte III, cap. 5; 1954, p. 215)
Ma la bellezza non era tutto. La bellezza aveva un inconveniente: si manifestava a un tratto, tutta in una volta. Pietrificava la vita; la congelava. (parte III, cap. 5; 1954, p. 223)
Del resto, gran parte delle idee che si hanno degli altri sono, in fondo, grottesche. Servono a intenti personali. (parte III, cap. 11; 1954, p. 247)

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026