Frasi

Frasi di «I diavoli di Loudun»

25 citazioni dal libro di Aldous Huxley

Le frasi di «I diavoli di Loudun» raccolte in ordine di apparizione nel testo, dall'incipit alle citazioni più note. Per trama, edizioni e curiosità vedi la scheda del libro.

Citazioni da «I diavoli di Loudun»

Vi sono molte persone per cui odio ed ira rappresentano un maggiore utile di appagamento immediato anziché l'amore. Congenitamente aggressivi, essi diventano adrenalinomani e incoraggiano deliberatamente le piú brutte passioni per il piacere della scossa che ricevono dalle ghiandole endocrine psichicamente stimolate. Sapendo che un'autoaffermazione finisce sempre con l'evocare altre ed ostili autoaffermazioni, essi coltivano diligentemente la loro ferocia. E, immancabilmente, si trovano presto nel folto della mischia. Ma la battaglia è ciò di cui essi godono; perché mentre combattono la chimica del sangue, essa li fa sentire più intensamente se stessi. "Sentendosi bene", essi sostengono naturalmente di agire bene. L'uso dell'adrenalina viene razionalizzato come giusta indignazione e infine, come il profeta Jonah, essi sono convinti fermamente di far bene ad arrabbiarsi. (I; p. 22)
La predicazione è un'arte, ed in questa, come in tutte le altre arti, i cattivi esecutori superano di gran lunga quelli buoni. (I; p. 24)
La fedeltà partigiana è socialmente disastrosa; ma per gli individui essa può essere molto redditizia, piú redditizia sotto molti aspetti, anche della concupiscenza e dell'avarizia. Libertini e accumulatori di danaro difficilmente riescono a sentirsi orgogliosi della loro attività, ma la partigianeria è una passione complessa la quale permette a coloro che vi si abbandonano di ricavare il massimo vantaggio da entrambi i mondi. Dato che fanno queste cose per amore di un gruppo il quale è per definizione buono ed anche sacro, essi possono ammirarsi e disprezzare i vicini, possono cercare il potere e il danaro, possono godere i piaceri dell'aggressione e della crudeltà, non soltanto senza sentirsi colpevoli, ma con una luce positiva di virtù conscia. La fedeltà al gruppo trasforma questi piacevoli vizi in atti di eroismo. I partigiani sono consapevoli di sé, non come peccatori o criminali, ma come altruisti ed idealisti. E con qualche riserva, lo sono. L'unico guaio è che il loro altruismo è meramente egotismo promosso di grado, e che l'ideale, per cui essi sono pronti spesso a dare la vita, non è altro che la razionalizzazione di interessi corporati e passioni di parte. (I; pp. 25-26)
Ma ora si rendeva conto che innamorarsi non era lo stesso che amare. Innamorarsi era una specie di fantasia e ciò di cui ci si innamorava era solo un'astrazione. Quando si amava, si amava un'esistenza completa e la si amava con tutto il proprio essere, con l'anima e con ogni fibra del corpo, con l'io e con quest'altro scoperto ora estraneo ed inferiore, oltre ed entro l'io. Ella era tutta amore e solo amore. Non esisteva altro che l'amore: niente altro. (I; p. 39)
L'assedio era stato noioso, la conquista senza gloria, il godimento successivo solo moderato. (I; pp. 40-41)
Per gli intelletti addestrati nella legge, la verità legale è la stessa cosa della verità senza riserve. (II; p. 43)
"Il mondo" è l'esperienza dell'uomo come si presenta all'io e come dall'io viene modellata. È quella vita meno ricca che viene vissuta secondo i dettami dell'io isolato. È la natura denaturata dagli occhiali deformanti dei nostri appetiti e delle nostre reazioni. È il finito divorziato dall'Eterno. È la molteplicità isolata dalla sua Base non-dualistica. È il tempo percepito come tante cose condannate una dopo l'altra. È un sistema di categorie verbali che sostituisce i particolari misteriosi e incommensurabilmente belli che costituiscono la realtà. È una nozione etichettata "Dio". È l'Universo equiparato alle parole del nostro vocabolario utilitario. (III, 1; pp. 68-69)
Una poesia che rappresenti l'uomo isolato dalla natura, lo rappresenta inadeguatamente. E analogamente una spiritualità che cerchi di conoscere Dio solo nelle anime umane, e non contemporaneamente nell'universo non-umano al quale in effetti siamo indissolubilmente legati, è una spiritualità che non può conoscere la pienezza dell'essere divino. (III, 3; p. 88)
E Montaigne conclude con una delle sue sentenze che merita di esser scolpita sull'altare di ogni chiesa, sul banco di ogni magistrato, sulle mura di ogni sala di conferenze, di ogni senato o parlamento, di ogni ufficio governativo e camera di consiglio. «Dopo tutto» (meglio se le parole figureranno al neon, o in lettere cubitali!) «dopo tutto significa dare alle proprie congetture una ben alta valutazione, arrostire un uomo vivo sulla base di esse.» (V; p. 133)
(Dalla storia dello spiritismo appare molto chiaro che la frode, specialmente la pia frode, è perfettamente compatibile con la fede). (V; p. 136)
In ogni dato tempo e luogo certi pensieri sono assolutamente impensabili. Ma parallelamente a questa radicale impensabilità di certi pensieri non si osserva la stessa impossibilità radicale di provare certe emozioni o compiere le azioni ispirate da tali emozioni. In tutti i tempi si può provare ogni specie di sentimento ed agire conformemente, sebbene qualche volta con grande difficoltà e contro la disapprovazione generale. Ma sebbene gli individui possano sempre sentire e fare tutto ciò che per temperamento e per costituzione sono portati a sentire e a fare, essi non possono pensare circa le loro esperienze se non nello schema di riferimenti che, in quel particolare tempo e luogo sia diventato evidente. L'interpretazione avviene nei termini dello schema di pensiero prevalente, e questo schema di pensiero condiziona in certo qual modo l'espressione degli impulsi e delle emozioni, ma non può mai completamente inibirli. (VII, 1; p. 158)
[...] bisogna essere sempre estremamente prudenti nel credere ai credenti. (VII, 2; p. 185)
In uno dei suoi aspetti, la civiltà può essere definita come un sistematico rifiuto agli individui di certe occasioni di comportamento barbaro. In anni recenti abbiamo scoperto che quando, dopo un periodo di rifiuto, queste occasioni vengono ancora una volta offerte, uomini e donne, apparentemente non peggiori di noi, si sono dimostrati disposti ed anche ansiosi di approfittarne. (VIII; p. 198)
Il potere di operare miracoli non sta nell'origine della reliquia, ma nella sua reputazione, comunque acquisita. Sempre attraverso la storia, una certa percentuale di esseri umani può recuperare felicità e salute per mezzo di qualsiasi cosa praticamente, che sia stata diffusa attraverso una buona pubblicità: da Lourdes alla stregoneria, dal Gange alla medicina ufficiale, dal braccio taumaturgico di S. Francesco Saverio a quelle "ossa di porco" che il venditore di indulgenze di Chaucer portava in giro in un bicchiere, perché tutti le vedessero e le adorassero. (VIII; p. 220)
Noi partecipiamo ad una tragedia; alla commedia guardiamo solo. L'autore tragico si sente nei suoi personaggi; e altrettanto, dalla parte opposta, fa il lettore o l'ascoltatore. Ma nella commedia pura non vi è identità tra il creatore e la creatura letteraria, tra lo spettatore e lo spettacolo. L'autore guarda, giudica e registra, dall'esterno; e dall'esterno il pubblico osserva ciò che egli ha registrato, giudica come egli ha giudicato e, se la commedia è abbastanza buona, ride. La commedia pura non resiste per molto tempo. Questa è la ragione per cui tanti dei maggiori scrittori comici hanno adottato la forma impura, in cui vi è costante transizione dall'esteriorità all'interiorità e viceversa. In un momento non facciamo che vedere e giudicare e ridere; un momento dopo, siamo spinti a simpatizzare ed anche a identificarci con uno che, qualche secondo prima, era un mero oggetto. Ogni figura comica è potenzialmente un Amiel o un Bashkirtseff; e ogni tormentato autore di confessioni o di giornali intimi può essere visto, se lo desideriamo, come figura comica. (XI; p. 276)
Il linguaggio è lo strumento del progresso dell'uomo fuori dell'animalità, e il linguaggio è la causa della deviazione dell'uomo dall'innocenza animale e dalla conformità animale alla natura delle cose nella pazzia e nella stregoneria. Le parole sono insieme indispensabili e fatali. Trattate come ipotesi valide, le proposizioni circa il mondo sono strumenti per mezzo dei quali noi siamo in grado progressivamente di comprendere il mondo. Trattate come verità assolute, come dogmi da ingoiare, come idoli da adorare, le proposizioni circa il mondo deformano la nostra visione della realtà e ci conducono ad ogni specie di comportamento inappropriato. (XI; p. 296)
Senza comprendere il bisogno, profondamente radicato dell'uomo, di autotrascendenza, né la sua stessa riluttanza naturale ad intraprendere la faticosa ascesa e la sua ricerca di qualche falsa liberazione, sia inferiore che laterale alla sua personalità, non possiamo sperare di spiegare il nostro particolare periodo storico o in realtà la storia in genere, la vita come era vissuta in passato e come è vissuta oggi. (Appendice; p. 307)
L'alcool non è che una delle molte droghe impiegate dagli esseri umani come vie d'uscita dall'io isolato. Dei narcotici, stimolanti e stupefacenti naturali non ve n'è uno, credo, le cui proprietà non siano state conosciute da tempo immemorabile. L'indagine moderna ci ha dato una schiera di nuovi ritrovati sintetici; ma circa i veleni naturali ha soltanto sviluppato metodi migliori per estrarre, concentrare e ricombinare quelli già conosciuti. Dal papavero al curaro, dalla coca Andean alla canapa indiana e all'agarico siberiano, ogni pianta o erba o fungo capace, se ingerito, di intorpidire o eccitare o provocare visioni, sono stati da lungo tempo scoperti e sistematicamente impiegati. Il fatto è molto significativo poiché sembra provare che, sempre e dovunque, gli esseri umani hanno sentito la radicale insufficienza della loro esistenza personale, l'infelicità di essere il loro io isolato e non qualcosa di diverso, qualcosa di più grande, qualcosa per dirla con Wordsworth «molto più profondamente diffusa». (Appendice; 1960, pp. 307-308)
In molte comunità civilizzate la pubblica opinione condanna la deboscia e l'uso delle droghe come contrarie all'etica. E alla disapprovazione morale si aggiunge l'ostruzionismo del fisco e la repressione legale. L'alcool è colpito da forti tassazioni, la vendita dei narcotici è proibita dovunque e certe pratiche sessuali sono considerate delittuose. Ma quando passiamo dall'uso delle droghe e dalla sessualità elementare alla terza grande via di autotrascendenza discendente, troviamo, da parte dei moralisti e dei legislatori, un atteggiamento molto diverso e molto più indulgente. Ciò sembra tanto più sorprendente in quanto il "delirio di massa", come potremmo chiamarlo, è più immediatamente pericoloso per l'ordine sociale, rappresenta una minaccia più drammatica a quella leggera crosta di convenienza, ragionevolezza e mutua tolleranza, che costituisce una civiltà, sia dell'alcool che della deboscia. (Appendice; p. 309)
Lasciata a se stessa, una società generalmente manovra in modo da venire a patti con il suo veleno preferito. La droga è un parassita sul corpo politico, ma un parassita il cui ospite (parlando metaforicamente) ha forza e ragione sufficienti per tenerlo sotto controllo. E lo stesso avviene per la sessualità. Nessuna società che basasse le sue pratiche sessuali sulle teorie del marchese di Sade potrebbe possibilmente sopravvivere; ed infatti nessuna società è arrivata mai a fare una cosa simile. Anche i più liberi paradisi della Polinesia hanno le loro regole e i loro regolamenti, i loro imperativi e comandamenti categorici. Contro l'eccessiva sessualità, come contro l'eccessivo uso di droghe, le società sembrano capaci di proteggersi con un certo grado di successo. La loro difesa contro il "delirio di massa" e le sue conseguenze spesso disastrose è, in troppi casi, molto meno adeguata. (Appendice; p. 310)
I cerimoniali religiosi e politici sono graditi alle masse come opportunità di ubriacature o "avvelenamento di gregge", e dai loro governanti come opportunità per introdurre suggestioni in menti che hanno cessato momentaneamente di essere capaci di ragione o di libero arbitrio. (Appendice; p. 312)
Una folla è l'equivalente sociale di un cancro. (Appendice; p. 312)
Trovarsi in una folla è il migliore antidoto conosciuto al pensiero indipendente. Da qui l'obiezione radicata nei dittatori alla "mera psicologia" e alla vita privata. (Appendice; p. 313)
Droghe, sessualità elementare ed "ebbrezza di massa", queste sono le tre vie piú popolari per l'autotrascendenza discendente. (Appendice; p. 313)
Coloro che combattono, non per Dio in se stessi, ma contro il diavolo negli altri, non riescono mai a migliorare il mondo, ma lo lasciano com'era, o qualche volta peggiore di com'era prima che cominciasse la crociata.

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026