Frasi

Frasi di «I moribondi del Palazzo Carignano»

13 citazioni dal libro di Ferdinando Petruccelli della Gattina

Le frasi di «I moribondi del Palazzo Carignano» raccolte in ordine di apparizione nel testo, dall'incipit alle citazioni più note. Per trama, edizioni e curiosità vedi la scheda del libro.

Citazioni da «I moribondi del Palazzo Carignano»

Voi andate ai balli di corte; voi andate alle ricezioni del barone Ricasoli; voi partecipate a taluni pranzi diplomatici, a certi banchetti nelle grandi occasioni. Voi siete invitati a tutte le feste. Voi viaggiate gratuitamente. Voi non pagate spese di posta. La vostra medaglia in oro è un passa-pertutto, generalmente rispettato. Voi non potete essere giudicati per tutto il tempo che dura la sessione. – Voi potete fare dei debiti, si fa credito ad un deputato! [...] Voi avete un palazzo principesco per andarvi a leggere i giornali, parlare, fumare. [...] Voi siete ben riscaldati. [...] In una parola, voi siete una potenza, una forza, un favorito, una gloria.
Noi [...] abbiamo sei balbuzienti, cinque sordi, tre zoppi, un gobbo, degli uomini ad occhiali, un gran numero di calvi – quasi tutti. Non un sol muto!
Non si dirà per certo giammai che il nostro è un Parlamento democratico! Vi è di tutto – il popolo eccetto.
Noi abbiamo, come in tutti i Parlamenti, la distinzione di destra, di centro, di sinistra. Ma questa distinzione non è assoluta. Vi sono parecchi deputati che seggono alla sinistra e votano costantemente con la destra: altri che, anche sedendo alla destra, votano talvolta con la sinistra.
Poi vi sono le farfalline. Sfido chi possa assicurare a qual nuance della destra appartengono Broglio, Alfieri, Scialoia ed oggi Minghetti – ed altri parecchi. Nelle prime settimane videsi anche qualche cosa di più curioso. Un deputato siciliano, il signor Paternostro, andarsene alla destra per attaccare qualche deputato dell'estrema sinistra, onde esser sostenuto e sedere nondimeno alla sinistra, a lato di Lafarina, suo capo di fila. Queste due altre farfalle si sono ora fissate – non è duopo dir dove. Un bey dell'Impero Ottomano ed un consigliere di Stato del Regno d'Italia non poterono incanalarsi tra gli onorevoli della sinistra.
I miei colleghi, di sotto, vanno, vengono, rimuovonsi, leggono i giornali e mi confondono, mi forviano. Il presidente strimpella col suo campanello. Gl'intolleranti interrompono. Si rumoreggia, si strepita, si sbadiglia – ohimè! si sbadiglia.
Vi è una categoria di deputati che ha la malattia di proporre delle leggi per avere l'occasione di recitare un piccolo discorso meditato, mandato a memoria per sei settimane.
Il conte di Cavour, senza contestazione, è il terzo uomo di Stato d'Europa – con Lord Palmerston e l'Imperator Napoleone. La perdita di questo uomo, nelle circostanze attuali, sarebbe, per l'Italia, una sventura irreparabile. La forza del conte di Cavour non è nei suoi principii; egli non ne ha alcuno d'inesorabilmente determinato. Ma egli ha uno scopo, uno scopo fisso, netto, la di cui grandezza avrebbe data la vertigine a tutt'altro uomo – dieci anni fa – quello cioè di formare un'Italia una ed indipendente. […] Il signor di Cavour possiede la conoscenza generale degli affari; egli ha delle idee larghe, molto liberali, niente complicate; ma egli manca dell'abilità pratica della messa in scena. […] Il diplomatico è un gigante; l'amministratore, mediocre; l'uomo, un'antitesi. Con lui non si resta giammai in un'attitudine indeterminata: gli si ubbidisce o gli si addiviene ribelle. È non lascia menarsi dai suoi amici, non conta i suoi amici. È il pensiero d'Italia, all'estero; all'interno, ne è il cuore. Egli è l'anima sempre del Gabinetto, che in lui s'identifica, s'illusa, direbbe Dante.
Il conte di Cavour lasciò la sua opera interminata. La sua morte ha forse anche ritardato il compimento di quest'opera. [...] Lui morto, una specie di paralisi ha invaso il corpo sociale della Penisola.
De Sanctis sa di politica quanto gli uscieri della Camera.
Crispi sarà ministro un dì – certo – e forse in epoca non lontana – né sarà dei peggiori che afflissero Italia.
A causa delle sue ferite non ancora cicatrizzate, si trascina sulle grucce e fa di tempo in tempo un'apparizione alla Camera. [...] Cairoli ha preso posto nell'estrema sinistra e vota alzando la sua gruccia. [...] Ha parlato una volta – ed è stato lo più splendido discorso che abbia udito la Camera nella sessione attuale.
Poerio è una reliquia. Lo si imbandisce nelle tavole ministeriali, come un oggetto di curiosità egiziana e di appetito ben conservato – perché la poca forza che resta a questo gran martire si è concentrata nelle mascelle, mascelle potenti, le quali quando non masticano, lavorano un concettino all'Achillini, onde presentarlo ad una signora.

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026