Frasi

Frasi di «Il castello»

17 citazioni dal libro di Franz Kafka

Le frasi di «Il castello» raccolte in ordine di apparizione nel testo, dall'incipit alle citazioni più note. Per trama, edizioni e curiosità vedi la scheda del libro.

Citazioni da «Il castello»

Continuò dunque il cammino, ma era un cammino assai lungo. La strada infatti, cioè la strada principale del paese, non conduceva alla collina del Castello, ma soltanto nelle vicinanze; poi, come deliberatamente, descriveva una curva e sebbene non si allontanasse dal Castello non gli si avvicinava neppure. (1979, p. 51)
Si abbracciarono, il corpo gracile bruciava nelle mani di K.; in un deliquio a cui K. cercava incessantemente ma invano di strapparsi, caddero a terra pochi passi più in là, urtarono con un colpo sordo la porta di Klamm, e rimasero lì distesi fra piccole pozze di birra e altri rifiuti di cui il pavimento era coperto. (1979, p. 78)
«Uno dei principi che regolano il lavoro dell'amministrazione è che non si deve mai contemplare la possibilità di uno sbaglio. [...] Errori non se ne commettono e, anche se ciò per eccezione accade, come nel suo caso, chi può dire alla fin fine che sia davvero un errore?» (il sindaco: 1979, p. 99)
Nel Castello il telefono funziona in modo perfetto, si capisce; a quel che mi si dice lo usano di continuo, il che naturalmente accelera molto il lavoro. Queste comunicazioni ininterrotte noi le sentiamo al telefono come un canto e un brusìo, che lei certo ha già udito. Ma quel brusìo e quel canto sono l'unica cosa precisa e degna di fede che i nostri telefoni ci trasmettono, tutto il resto è un inganno. (il sindaco: 1979, p. 105)
Davvero, io non credo a questa suscettibilità di Klamm. Noi, si capisce, temiamo per lui e cerchiamo di proteggerlo, quindi supponiamo ch'egli sia estremamente sensibile. Ciò è ben fatto, e certo Klamm vuole così. Ma quale sia l'esatta verità non lo sappiamo. (ostessa della Locanda al Ponte: 1979, p. 137)
«Non posso andar via», disse K., «sono venuto qui per restarci, e ci resterò». E con una contraddizione che non si diede la pena di spiegare, soggiunse quasi parlando a se stesso: «Che cosa avrebbe potuto attirarmi in questo paese così tetro se non il desiderio di rimanervi?» (1979, p. 162)
Quando egli viene in paese ha un aspetto, e un secondo ne ha quando va via, un altro prima di bere la sua birra, e un altro ancora dopo averla bevuta, nella veglia cambia e cambia di nuovo nel sonno, e quando è solo e quando parla; e come ben si comprende dopo tutto ciò, è quasi completamente diverso quando si trova al Castello. (Olga: 1979, p. 195)
Il Castello ha molti ingressi. Ora è in voga l'uno, e tutti passano di lì, ora l'altro, e il primo è disertato. Secondo quali regole avvengano questi cambiamenti non s'è ancora potuto scoprire. (Olga: 1979, p. 227)
Non deve lasciarsi sgomentare dalle delusioni. Qui certe cose sembrano disposte allo scopo di intimorire, e ad un nuovo venuto gli ostacoli appaiono addirittura insormontabili. Non voglio indagare le ragioni, forse l'apparenza corrisponde davvero alla realtà; nella mia posizione mi manca la distanza necessaria per giudicare, ma stia bene attento: a volte si danno occasioni che non concordano quasi mai con la situazione generale, occasioni nelle quali una parola, uno sguardo, un cenno confidenziale possono ottenere di più che non certi sforzi estenuanti prolungati per tutta la vita. (Bürgel: 1979, p. 262)
Gli interrogatori notturni – e qui K. ebbe una nuova spiegazione del loro scopo – eran destinati a udire in fretta di notte, alla luce artificiale, con la possibilità di dimenticar poi subito nel sonno ogni bruttura, quelle parti la cui visita di giorno sarebbe stata insopportbale ai signori. (p. 280)

Citazioni su Il castello

Il conte Westwest e i suoi intermediari, nei quali la critica ha intravisto un riflesso del progressivo deteriorarsi dello spirito nella materia di derivazione cabalistica, non sono depositari né di un ordine soprannaturale, Dio e i suoi angeli, né i detentori del potere su questa terra, ma lasciando impregiudicata qualsiasi distinzione, impersonano quella gerarchia alla quale è oscuramente demandato di decidere del destino dell'uomo al di sopra del suo arbitrio e delle sue aspirazioni. (Roberto Fertonani)
L'autore del Castello ha sentito fortemente l'angoscia del vivere privato in una società opprimente, ha esplorato con esiti incerti i possibili spiragli di salvezza, ha meditato con coerenza sui questiti senza risposta della sua generazione, ma ha affermato innanzitutto la sua volontà di scrivere, di sottrarsi all'infelicità con la registrazione attenta di fantasie, incubi, pensieri, confessioni, scaturiti dalla realtà quotidiana. (Roberto Fertonani)
Ogni capitolo è un fallimento e anche un ricominciamento. Non si tratta di logica, ma di spirito di connessione. La vastità dell'ostinatezza costituisce la parte tragica dell'opera. (Albert Camus)
Questo Castello a cui K. non ottiene il diritto di accedere e nemmeno, inspiegabilmente, di avvicinarsi, è esattamente quello che i teologi chiamono "la grazia", il governo di Dio che regge il destino umano (il villaggio), la virtù dei casi, delle deliberazioni misteriose, i beni e i mali, l'immeritato e l'inacquisibile, il "non liquet" nella vita di tutti. (Max Brod)

Pietro Citati

Il castello è un romanzo nella grande tradizione classica, con un'unità di spazio e di tempo, una incessannte fluidità temporale, un sapiente intreccio sinfonico di motivi, il ritorno dei personaggi, un'attenzione alle figure minori e persino qualche momento di distensione e di ozio.
Lui , l'uomo che conta solo sulla propria energia e sul proprio ingegno, ha raggiunto quello che, in apparenza, voleva: l'indipendenza, la libertà, la solitudine, l'invulnerabilità. Niente è più disperato e assurdo di questa solitudine, di questa attesa nel gelo, che nessuna persona, gesto o dono dall'alto verranno a colmare.
Nel Castello Kafka è politeista più che nel Processo. Foggia una moltitudine di creature divine, ce le fa incontrare, altre ne evoca sullo sfondo, ne descrive i gradi e le gerarchie, con l'abbondanza fantastica e meticolosa di uno gnostico o di un cinese. (p. 236)

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026