Le frasi di «Il club Dumas» raccolte in ordine di apparizione nel testo, dall'incipit alle citazioni più note. Per trama, edizioni e curiosità vedi la scheda del libro.
Citazioni da «Il club Dumas»
Ci sono vedove inconsolabili, e vedove a cui qualsiasi maschio adulto offrirebbe con piacere la consolazione opportuna. Liana Taillefer apparteneva, senza dubbio, alla seconda categoria. Era alta e bionda, di pelle chiara e di movimenti languidi.
«Una specie di detective, no?» azzardò lei in tono divertito «Un detective di libri». (Liana Taillefer)
Sa cosa mi piace del suo carattere, Corso?... La naturalezza con cui assume il ruolo di sicario, fra tanti demagoghi e fanfaroni che ci sono in giro... Sembra uno di quegli individui magri e pericolosi di cui diffidava Giulio Cesare... (Varo Borja)
«Questa non è una cosa per uomini di toga» disse Varo Borja. «Ma per uomini di spada.» (Varo Borja)
«Questi sono i miei libri personali; non sono in vendita. C'è chi colleziona romanzi di cavalleria, o galanti. Chi cerca Don Chisciotte o intonsi... Tutti quelli che vede hanno un protagonista: il diavolo.» (Varo Borja)
Da tempo ormai il suo atteggiamento nei confronti dell'inatteso si riduceva allo spassionato fatalismo di chi aspetta che la vita faccia il passo successivo.
«Questo è uno dei vantaggi del denaro: permette di assumere degli scagnozzi per il lavoro sporco. E uno rimane pulito» (Varo Borja)
«Dovremmo precisare un paio di punti, signor Corso. Una cosa è falsificare libri con spirito di lucro, un'altra, molto diversa, lavorare per amore del proprio mestiere; creare per la soddisfazione che dà in sé l'atto di creazione, o meglio, nella maggioranza dei casi, di ricreazione...» (Pedro Ceniza)
«Tutto torna. Strano libro, vero? Con i suoi cinque nervi sul dorso, senza titolo, e il misterioso pentacolo sulla copertina... Torchia, Venezia, 1666. Forse l'ha rilegato lui stesso. Un bel lavoro.» (Pedro Ceniza)
«Si sbaglia. Sono Corso. L'uomo che corre.»
«Non sembra un uomo che corre. Anzi, sembra un tranquillo.»
«È una studentessa?»
«Una specie» (Irene Adler e Lucas Corso)
... «... L'arcobaleno è un ponte che va dalla terra al cielo. Cadrà in pezzi alla fine del mondo, dopo che il diavolo lo avrà attraversato a cavallo.»
«Non c'è male. Te lo ha detto la nonna?» Scosse il capo. Ora guardava di nuovo Corso, seria e assortita.
«Me l'ha raccontato Bileto, un amico.» Quando pronunciò il nome si fermò un istante per aggrottare la fronte, con la tenerezza di una bambina che rivela un segreto. «Gli piacciono i cavalli e il vino ed è il tipo più ottimista che conosca... Spera ancora di tornare in cielo!» (Irene)
«Le piace leggere romanzi gotici?»
«Mi piace leggere.» Aveva inclinato leggermente la testa di lato e la luce disegnava di scorcio il suo collo nudo. «Toccare i libri. Quando viaggio ne ho sempre diversi nello zaino.»
«Viaggia molto?»
«Sì. Da secoli.» (Lucas Corso e Irene Adler)
«Non mi piacciono i regali» mormorò Corso, cupo. «Una volta dei tipi accettarono un certo cavallo di legno. Artigianato acheo, c'era scritto sull'etichetta. Che idioti.» (Corso)
La ragazza guardava l'acqua torbida del fiume come se trascinasse ricordi. Corso la vide sorridere mentre rifletteva, assente. «Non ho mai conosciuto un Dio imparziale. Né un diavolo.» Si voltò inaspettatamente verso di lui; i suoi pensieri precedenti sembrava fossero spariti insieme alla corrente. «Credi nel diavolo, Corso?» La guardò con attenzione, ma il fiume aveva trascinato via anche le immagini che alcuni secondi prima avevano popolato quegli occhi. Ormai c'era solo verde liquido, e luce.
«Credo nella stupidità e nell'ignoranza» sorrise alla ragazza con aria stanca «e credo che la coltellata migliore sia quella che si dà qui, vedi?» Indicò il proprio inguine. «Nella femorale. Mentre si abbraccia la vittima.»
«Che cosa temi, Corso? Che ti abbracci?...Che il cielo ti cada in testa?...» (Irene Adler e Lucas Corso)
«Chi sei?»
«Il diavolo» disse lei. «Il diavolo innamorato»
«Sai perché mi piace questo libro, Corso?»
«No. Dimmelo.»
«Perché il protagonista è sincero. Il suo amore non è un semplice stratagemma per dannare un'anima. Biondetta è tenera e fedele; ammira in Alvaro le stesse qualità che il diavolo ama nell'uomo: il suo coraggio, la sua indipendenza...»
Il libraio rimise il Poliphilo nella vetrina. Poi fece una risata secca, priva di allegria: «Ha qualche amico, Corso?...A volte mi chiedo se uno come lei può averne». «Vada a farsi fottere.»
Il suggerimento era stato formulato con impeccabile freddezza. Varo Borja sorrise con lenta deliberazione. Non sembrava offeso.
«Ha ragione. La sua amicizia non mi interessa minimamente, perché compro la sua lealtà mercenaria, solida e duratura. Non è vero?...La dignità professionale di chi onora il suo contratto anche se il re che lo ha assoldato è fuggito, anche se la battaglia è perduta, e anche se non c'è salvezza possibile...» (Varo Borja e Lucas Corso)
...il cane nero è uno degli animali preferiti dal diavolo per reincarnarsi... (Baronessa Ungern)
«Perché il forcone e non una falce?»
«Perché la morte falcia, ma il diavolo raccoglie.» (Corso e la Baronessa Ungern)
Quello si disse, era un capolavoro dell'ingegneria genetica; e si chiese da quale mescolanza di sangue, o di enigmi, fosse uscita; pelle, carne, seme e caso, si erano dati appuntamento nel tempo per collegare gli anelli della catena che terminava in lei. Tutte le donne, tutte le femmine create dal genere umano erano lì, riassunte in quel corpo di diciotto o vent'anni.
Corso non lo seguiva con molta attenzione, perché aveva appena fatto una scoperta. L'ombra del campanile della chiesa era proiettata per terra, vicino a loro. La sagoma ampia e scura si era mosso a poco a poco in direzione inversa al sole. Osservò che la croce sula punta restava ai pedi della ragazza, vicinissima a lei, ma senza mai arrivare a toccarla. Prudente, l'ombra della croce si manteneva a distanza.
Si può far dire qualsiasi cosa a un testo, soprattutto se è antico e se è stato scritto in modo ambiguo.
Continuava a non sapere nemmeno come riferirsi a lei; ma la ricordò nuda nella penombra, la curva dei fianchi delineata in controluce, la bocca socchiusa. Incredibilmente bella e silenziosa, assorta nella propria gioventù e allo stesso tempo serena come acque tranquille, saggia di secoli.
«Ciascuno deve percorrere certe strade da solo. Non hai mai sentito parlare del libero arbitrio?…» (Irene Adler)
«Ci sono cose che non si possono eludere, Corso. Ci sono castelli che devono ardere e uomini da impiccare; cani destinati a sbranarsi a vicenda, virtù da decapitare, porte da aprire perché altri le oltrepassino…» (Irene Adler)
Perché Dio e il diavolo potevano essere la stessa cosa, e ciascuno la interpretava a modo suo.
E ciascuno ha il diavolo che si merita.
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026