Frasi

Frasi di «Il giorno del giudizio»

21 citazioni dal libro di Salvatore Satta

Le frasi di «Il giorno del giudizio» raccolte in ordine di apparizione nel testo, dall'incipit alle citazioni più note. Per trama, edizioni e curiosità vedi la scheda del libro.

Citazioni da «Il giorno del giudizio»

In fondo la caratteristica dei nostri tempi è quella di aver reso le cose senza importanza.
Tu stai al mondo solo perché c'è posto!
Ricco non sono io, ricco è il cimitero.
Chi lavora ha sempre ragione su chi insegue le sue chimere, e intanto non lavora. (p. 19)
Perché il potere, contro le apparenze, si manifesta più col dare che col togliere. (p. 21)
Giustizia è l'autorità, il potere che uno ha sopra un altro, e l'autorità non si discute; e se ti condanna sei ben condannato. (p. 30)
La casa non sarebbe stata ugualmente mia, perché nostra non è la casa che ci facciamo, ma la casa che ci viene tramandata dai nostri padri, quella che riceviamo apparentemente gratis, in realtà attraverso il lavoro, onesto o disonesto, delle generazioni. (p. 42)
Ma gli odori sono più vicini al frutto dei colori, hanno in sé qualcosa di concreto, di appropriabile che i colori non hanno. (p. 43)
Perché l'amore non è volontà, non è studio, non è quel che si dice genio, è intelligenza, la sola vera misura della donna, e anche dell'uomo. (p. 51)
L'assenza del padre nella casa è una terribile presenza. (p. 64)
Perché la povertà crea intorno a sé un alone di poesia, ma stabilisce un diaframma col mondo, che per sua natura è ricco. (p. 73)
Figli non ne erano venuti, ma questo non aveva nessuna importanza. Né l'uno né l'altra sentivano il bisogno di continuarsi, perché non avevano il senso della propria incompletezza. (p. 90)
Il senso dell'utile e dell'inutile è estraneo a Dio e ai bambini: esso è l'elemento diabolico della vita. (p. 94)
Volti remoti ricompaiono in questi che mi circondano: gente sparita dalla terra e dalla memoria, gente dissolta nel nulla, e che invece si ripete senza saperlo nelle generazioni, in una eternità della specie, di cui non si comprende se sia il trionfo della vita o il trionfo della morte. (p. 116)
Non c'è il minimo dubbio che Pietro Catte in astratto non sia una realtà, come non lo è alcun altro uomo su questa terra: ma il fatto è che egli è nato ed è morto (lo attestano quegli irrefutabili atti), e questo gli dà una realtà nel concreto, perché la nascita e la morte sono i due momenti in cui l'infinito diventa finito, e il finito è il solo modo di essere dell'infinito. Pietro Catte ha tentato di sottrarsi alla realtà impiccandosi all'albero di Biscollai: ma la sua è stata una vana speranza, perché non si può annullare il proprio essere nati. Per questo io dico che Pietro Catte, come tutti i miseri personaggi di questo racconto, è importante, e deve interessare tutti: se egli non esiste nessuno di noi esiste. (p. 158)
Perché in definitiva ognuno vuole essere sé stesso con la sua consapevole mediocrità. (p. 166)
Ognuno di noi, anche se si limita a guardare in sé stesso, si vede nella fissità di un ritratto, non nella successione dell'esistenza. La successione è una trasformazione continua, ed è impossibile cogliere e fermare gli attimi di questa trasformazione. Sotto questo profilo, si può dubitare del nostro stesso esistere, o la nostra realtà è solo nella morte. La storia è un museo delle cere. (p. 167)
[...] aveva trovato nella legge quella certezza che gli sfuggiva nella vita, e si sentiva naturalmente portato a scambiare la vita con la legge. (p. 240)
L'odio rende il matrimonio più indissolubile dell'amore. (p. 241)
Gli animali sono eterni, perché non hanno speranza. (p. 260)
Per conoscersi bisogna svolgere la propria vita fino in fondo, fino al momento in cui si cala nella fossa. E anche allora bisogna che ci sia uno che ti raccolga, ti risusciti, ti racconti a te stesso e agli altri come in un giudizio finale. (p. 291)

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026