Frasi

Frasi di «Il paradiso degli orchi»

30 citazioni dal libro di Daniel Pennac

Le frasi di «Il paradiso degli orchi» raccolte in ordine di apparizione nel testo, dall'incipit alle citazioni più note. Per trama, edizioni e curiosità vedi la scheda del libro.

Citazioni da «Il paradiso degli orchi»

Troppo pagato per quello che faccio, ma non abbastanza per quanto mi rompo. (Benjamin: IV; p. 23)
(Se davvero volete sognare, svegliatevi...) (V; p. 26)
Toglietemi il mondo dalle orecchie, mi piacerà. Tappatemi gli occhi, morirò. (IX; p. 46)
[...] a qualsiasi uomo verrebbe duro, se non sapesse che agli altri uomini viene duro. (zia Julia: X; p. 50)
Non sono emotivo, sono un uccello implume, appollaiato su una linea ad alta tensione, che ritrare la coda tra le zampe per non toccare il filo di fronte. (XII; p. 56)
Aspirava con una cannuccia un latte rosato, probabilmente il segreto della sua carnagione di petalo translucido. (XV; p. 70)
Lecyfre che passava dietro di lei ha buttato lì il mio cognome: – Malaussène.La ragazza ha sgranato gli occhi.– Ah! È lei?Sì, ero io già allora. (XV; p. 71)
Non sono in grado di descrivere Sainclair. È bello, fine, dolce. È arrivato, lo si direbbe un nuovo filosofo, un nuovo romantico, un nuovo after-shave. È nuovo eppure allevato nella tradizione ruspante. Mi infastidisce. (XV; p. 73)
Eppure il cuore batte. Rimbomba in una gabbia vuota. Un cuore innestato da Edgar Allan Poe. (XVI; p. 75)
[...] l'epilessia è una malattia comune, benigna, che colpisce persone come si deve, guarda Dostoevskij... (Benjamin: XVI; p. 76)
Si torna naturalmente al trucido feuilleton del Grande Magazzino dove finzione e realtà copulano allegramente. (XVI; p. 79)
Allora ho tentato di riaddormentarmi. Devo esserci riuscito, perché stamattina mi sono risvegliato. (XVII; p. 80)
Quel che mi vien da dire è semplice come la disperazione. (XVII; p. 82)
Per parlare solo del giudaismo, per esempio, o del cristianesimo, il suo fratellino perbene! Malo, ti sei mai chiesto come faceva Jahvé, il Sublime Paranoico, per far funzionare le sue innumerevoli creature? Indicava loro il Capro Espiatorio, in ogni fottuta pagina del suo fottuto Testamento, tesoro mio! (zia Julia: XVIII; p. 84)
E noi, che crediamo che non si debba credere in niente, come pensi che riusciamo a non sentirci delle merde? Annusando l'odore di capro del vicino, Malo (di nuovo Malo!) e se non ci fosse il vicino ci si taglierebbe in due per farci un capro tutto nostro, portatile, che puzzerebbe al posto nostro! (zia Julia: XVIII; p. 85)
Il postino Cheval. Ha installato il cantiere neo-medievale ai piedi di una scala mobile. Troppo presi da quello che vengono a comprare, i clienti in arrivo non lo notano; troppo ansiosi di provare il loro nuovo materiale, nemmeno quelli che se ne vanno lo notano. Lui stesso non nota né gli uni né gli altri. Dolce autismo del fai-da-te che rende l'uomo pacifico e la donna disponibile. (XIX; p. 94)
È un vecchio alto e freddo, che mi trova simpatico, con il pretesto che so leggere. Il nonno che a volte ho sognato, quando l'infanzia si faceva lunga. (XX; p. 96)
Perché i conquistatori perdono l'impero se si addormentano sui sofà, signor Malaussène. (Rabdomant: XXI; p. 103)
Vede, il Capro Espiatorio non è solo quello che, all'occorrenza paga per gli altri. È soprattutto, e anzitutto, un principio esplicativo, signor Malaussène. (Rabdomant: XXI; p. 105)
Le lingue evolvono nel senso della pigrizia. (XXII; p. 110)
Quale istinto ci dice che un orologio è fermo, anche se segna l'ora giusta? (XXII; p. 112)
L'umorismo, irriducibile espressione dell'etica. (XXIV; p. 124)
Da quanti anni non piango, io? (Voce della mamma: "tu non hai mai pianto, Ben, in ogni caso non ti ho mai visto piangere, nemmeno quando eri piccolo. Ti è già successo di piangere?" – No, mammina, mai fuori dal lavoro.) (XXVII; p. 139)
In poesia i silenzi hanno lo stesso ruolo che in musica. Sono una respirazione, ma sono anche l'ombra delle parole, o il loro riflesso, dipende. Per non parlare dei silenzi annunciatori. Ci sono infiniti tipi di silenzi, Clara. Per esempio, prima che tu ti mettessi a recitare, stavi fotografando il gatto bianco sulla tomba di Victor Noir. Supponi che dopo che avrai recitato noi tacciamo. Sarà forse lo stesso silenzio? (Benjamin: XXXI; p. 158)
Cos'è questo tremito di tutti i nervi, questo sisma, questi cortocircuiti? (Benjamin: XXXI; p. 159)
La peggior mostruosità è sempre figlia di una bambinata. (Gimini: XXXIV; p. 174)
Tutte le fiammelle della Pentecoste si sono improvvisamente accese nei suoi occhi. (XXXIV; p. 178)
Gli orari della vita dovrebbero prevedere un momento, un momento preciso della giornata, in cui ci si potrebbe impietosire sulla propria sorte. Un momento specifico. Un momento che non sia occupato né dal lavoro, né dal mangiare, né dalla digestione, un momento perfettamente libero, una spiaggia deserta in cui si potrebbe starsene tranquilli a misurare l'ampiezza del disastro. Con queste misure davanti agli occhi, la giornata sarebbe migliore, l'illusione bandita, il paesaggio chiaramente delineato. Ma se si pensa alla propria sventura tra due forchettate, con l'orizzonte ostruito dall'imminente ripresa del lavoro, si prendono delle cantonate, si valuta male, ci si immagina messi peggio di come si sta. Qualche volta, addirittura, ci si crede felici! (XXXV; p. 182)
[...] si immagini da qualche parte in un romanzo, questo la aiuterà a lottare contro la paura. (il vecchietto killer : XXXVII; p. 192)
I vigilantes serviranno da monumento ai Morti (il primo dovere di un monumento ai morti è di essere vivo). (XXXVIII; p. 201)

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026