Le frasi di «Il passeggero» raccolte in ordine di apparizione nel testo, dall'incipit alle citazioni più note. Per trama, edizioni e curiosità vedi la scheda del libro.
Citazioni da «Il passeggero»
Il cacciatore si inginocchiò e conficcò il fucile accanto a sé nella neve e si sfilò i guanti e li lasciò cadere e giunse le mani l'una sull'altra. Pensò che avrebbe dovuto pregare ma preghiere per una cosa simile non ne aveva. (p. 4)
Il Kid era alla finestra e guardava fuori il freddo aspro. Il parco innevato e il lago ghiacciato in lontananza. Be', disse. La vita. Che dire? Non è roba per tutti. Gesù, gli inverni sono limitanti. (pp. 5-6)
Il beota non la finiva più di menarla con la loro politica su questo o quell'altro. Finché ha detto: E ancora una cosa. Qui non stiamo a guardare l'orologio. E io ho detto be' non so dirle quanto mi faccia piacere sentirglielo dire. Ho da sempre la cattiva abitudine di arrivare un'ora in ritardo praticamente in tutto. (p. 26)
I figli dei ricchi andavano all'università e i figli dei poveri andavano in guerra. (p. 41)
Se penso alle cose di cui non vorrei sapere niente è sempre roba di cui so tutto. E ne saprò sempre. Un cazzo di guaio. (p. 41)
Ti vedo cercare tracce sulla moquette ma se possiamo essere qui possiamo anche lasciare tracce. Oppure no. Il vero guaio è che ogni linea è una linea spezzata. Torni sui tuoi passi e niente è familiare. Allora giri i tacchi per fare marcia indietro solo che adesso hai lo stesso problema nella direzione opposta. Ogni linea di mondo è discreta e la cesura valica un baratro che non ha fondo. Ogni passo incrocia la morte. (p. 57)
I morti non possono ricambiare l'amore. (p. 83)
Lei sedeva a una specchiera appartenuta alla sua bisnonna che era stata portata via dalla casa nella Anderson County nottetempo mentre il livello delle acque saliva. Si osservava nello specchio macchiettato e ingiallito. La leggera curvatura del cristallo faceva del suo viso perfetto un ritratto preraffaellita, lungo e delicatamente distorto. Nello specchio alle sue spalle una pallida folla di antichi affetti. Nei loro abiti di sepoltura e sotto gli stracci marcescenti nient'altro che ossa. Sommessamente vocianti. Lei gli sorrise appena e quelli svanirono nello specchio che tornò a restituire il suo viso soltanto. Nel cassetto della specchiera c'era un fascio di lettere legate con un nastro di seta blu. Vecchi francobolli e un corsivo in inchiostro marrone vergato con un calamo. Indirizzate a una casa le cui pietre ora giacciono nel limo sul fondo di un lago. Un pettine e una spazzola di tartaruga. Una borsetta da sera di giaggioli già portati a un ballo dove erano state pronunciate promesse delle quali non c'è più traccia. (pp. 105-106)
E così ogni cosa sembra dipendere dalla velocità della luce ma nessuno vuole parlare della velocità delle tenebre. Cosa c'è in un'ombra? Le ombre si spostano alla velocità della luce che le proietta? Che profondità raggiungono? Quanto a fondo puoi fissare il tuo calibro? Da qualche parte a margine hai scribacchiato che quando si perde una dimensione si rinuncia a ogni pretesa di realtà. Salvo per la matematica. Esiste una via dal tangibile al numerico che non sia ancora stata esplorata? (p. 113)
Forse è meglio che vai a mangiare. Se intendi strappare agli dèi i segreti del creato devi mantenerti in forze. A detta di tutti sono un branco di irascibili. (pp. 113-114)
Gli aveva scritto trentasette lettere e benché le conoscesse a memoria lui continuava a leggerle. Tutte tranne l'ultima. Le aveva chiesto se credeva in una vita ultraterrena e lei aveva detto che non la escludeva. Che era possibile. Dubitava soltanto che fosse destinata a lei. Se c'era un paradiso, non si fondava forse sui corpi convulsi dei dannati? Concluse dicendo che a Dio non interessava la nostra teologia ma solo il nostro silenzio. (p. 116)
L'aereo virò lentamente verso nord. Lontano là sotto la sagoma della città coi suoi reticoli malva carico come un'immensa scheda madre. Le luci avevano cominciato ad accendersi. Un disturbo per il buio. Ixtaccihuatl. Lasciata alle spalle. L'oscurità incombeva. L'aereo si mise in assetto orizzontale a ottomiladuecento metri e fece rotta verso nord nella notte messicana lasciandosi dietro un brulichio di stelle. (p. 117)
Il cordoglio è la materia della vita. Una vita senza cordoglio non è affatto vita. Ma il rimorso è una prigione. Una parte di te cui attribuisci grande valore resta per sempre impalata a un bivio che non riesci più a ritrovare né a dimenticare. (p. 139)
Gli orrori del passato perdono incisività, e così facendo ci rendono ciechi di fronte a un mondo che procede sbandando verso un'oscurità oltre le più amare speculazioni. È sicuramente interessante. Quando l'insorgere della notte universale sarà finalmente riconosciuto come irreversibile anche il cinico più indifferente rimarrà strabiliato dalla rapidità con cui ogni regola e restrizione che puntella questo edificio scricchiolante verrà abbandonata a favore di ogni tipo di aberrazione. Sarà sicuramente uno spettacolo notevole. Per quanto breve. (p. 142)
[...] condividere la lettura anche solo di qualche decina di libri costituisce un vincolo ben più potente del sangue. (p. 143)
Un punto privo di essenza fisica ti lascia con una posizione. E una posizione senza un riferimento ad altre posizioni non può essere espressa. Nella meccanica quantistica parte della difficoltà non può che risiedere nel problema del venire a patti con il semplice fatto che non esiste un'informazione di per sé indipendente dall'apparato necessario alla sua percezione. Non c'erano cieli stellati finché il primo essere senziente e dotato di sistema oculare non li ha osservati. Prima era tutto oscurità e silenzio. (pp. 148-149)
Ho sempre pensato che era un bene che Dio non ci lascia vedere il futuro. Quella casa era la casa più bella che io abbia mai visto. I pavimenti tutti di noce massiccio e certe tavole che arrivavano quasi a un metro di larghezza. E tutto quanto piallato a mano. Tutto quanto finito in fondo a un lago. Io non lo so, Bobby. Bisogna credere che nel mondo c'è del buono. Dire che bisogna credere che se nella vita ti rimbocchi le maniche poi ti arriva. Uno può sbagliarsi, ma se non ci crede allora una vita non ce l'avrà. Magari la chiamerà pure vita. Ma non sarà una vita. (p. 174)
Ancora qualche anno e sua nonna se ne sarebbe andata e la proprietà sarebbe stata messa in vendita e lui lì non ci sarebbe mai più tornato. Sarebbe venuto un tempo in cui tutti i ricordi di quel posto e di quelle persone sarebbero stati stralciati dal registro del mondo. (p. 178)
La bellezza fa promesse che non può mantenere. (p. 181)
[...] la bellezza ha il potere di suscitare un dolore inaccessibile ad altre tragedie. La perdita di una grande bellezza può mettere in ginocchio un'intera nazione. Nient'altro può farlo. (p. 221)
[...] c'è più saggezza nel dolore che nella gioia. (p. 246)
Non siamo noi ad attraversare i giorni, 'sere. Sono loro ad attraversare noi. Fino all'ultimo crudele scatto del dente di arresto. Non sono sicuro di cogliere la differenza. È solo che il tempo che passa implica irrevocabilmente che passiamo noi. Ed dopo niente. Presumo dovrebbe essere di consolazione capire che non si può essere morti in eterno se non esiste un eterno in cui esserlo. (p. 248)
La gente è capace di dire a un estraneo sull'autobus quello che non direbbe alla moglie. (p. 270)
Sapeva che alla fine è impossibile sapere. Impossibile afferrare il mondo. Puoi solo descriverlo. Che si tratti di un toro sulla parete di una grotta o di un'equazione differenziale non cambia niente. (p. 280)
Il rossore della sera nel vetro dei palazzi. In alto un breve e tremulo volo d'oche. Che guadavano quello scampolo di giorno nell'aria sottile. Seguendo il corso del fiume sottostante. Sostò sul pietrame dell'argine. Pietre e lastre in frantumi. Le lente volute dell'acqua che scorre. Nella notte incipiente pensò che gli uomini avrebbero unito le forze sulle colline. Alimentando i loro piccoli fuochi con gli atti, le scritture e la poesia dei padri. Documenti che non avevano avuto il genio di leggere in un freddo che ti rubava l'anima. (p. 290)
Strano come va il mondo. Puoi avere praticamente tutto tranne quello che vuoi. (p. 292)
La gente fa di tutto per evitare la sofferenza che merita. Il mondo è pieno di gente che avrebbe dovuto essere più disposta a piangere. (p. 310)
Alle luci del motel la sua ombra declinava sulle stoppie. I camion si fecero più rari. Niente vento. Silenzio. Le esili vipere color moquette arrotolate là fuori nel buio. L'abisso del passato nel quale il mondo precipita. Tutto che svanisce come se non fosse mai esistito. Difficilmente vorremmo conoscere noi stessi com'eravamo in passato e tuttavia piangiamo i tempi andati. A suo padre negli ultimi anni aveva pensato di rado. Ci pensò adesso. (pp. 311-312)
La storia è una collezione di carta. Qualche ricordo scolorito. Dopo un po' quello che non è scritto non ha mai avuto luogo. (p. 328)
La sofferenza fa parte della condizione umana e bisogna sopportarla. Ma l'infelicità è una scelta. (p. 349)
L'ultimo degli uomini è solo nell'universo che si oscura intorno a lui. Piange ogni cosa con un unico pianto. Nei resti pietosi ed esausti di quella che un tempo fu la sua anima non troverà niente da cui plasmare la benché minima cosa divina che lo guidi negli ultimi di questi giorni. (p. 368)
I padri si perdonano sempre. Alla fine si perdonano. Fossero state le donne a trascinare il mondo in questi orrori sulla loro testa penderebbe una taglia. (pp. 371-372)
Tu solo sul fondo dell'oceano con la tua tuta di caucciù. In fuga da un'enorme subduzione. Annaspavi in quelle profondità abissali come un uomo che guadi la mucillagine mentre le orme delle tue scarpe piombate si richiudevano lentamente nel fondale argilloso alle tue spalle. Con le placche che scricchiolavano. Le nuvole di limo che lentamente si alzavano e ti inghiottivano. La tua torcia era agli sgoccioli e non ti restava che farti strada alla lugubre luce degli antichi soffioni che fumavano come ceri in lontananza. C'era qualcosa di più che poetico nella tua fuga di fronte a quelle infernali lanterne marine dal cui sulfureo grembo non è affatto da escludere che nella notte dei tempi sia stata tratta la vita stessa. (pp. 378-379)
Quindi quanto è malvagio il mondo? Quanto è malvagio. La verità del mondo costituisce una visione raccapricciante al punto da far impallidire le profezie del più funereo degli indovini che mai l'abbiano abitato. Non appena ne convieni, l'idea che un giorno tutto questo sarà ridotto in polvere e disperso nel nulla più che una profezia diventa una promessa. E adesso consentimi di farti a mia volta una domanda: Quando noi e le nostre opere saremo scomparsi insieme a ogni ricordo che le rievochi e a tutte le macchine in cui quei ricordi potrebbero essere trascritti e conservati e la terra sarà meno di un pezzo di carbone, per chi sarà una tragedia tutto ciò? Dove sarà rinvenuta quest'esistenza? E da chi? (p.379)
È sicuramente vero che non esiste un terreno comune della gioia come esiste del dolore. Niente ti assicura che la felicità di un altro somigli alla tua. Ma sulla natura collettiva della sofferenza non possono esserci dubbi. (p. 380)
Ogni realtà è perdita e ogni perdita è definitiva. Altre non ce n'è. E la realtà che indaghiamo deve prima di tutto contenerci. E cosa siamo noi? Dieci percento biologia e novanta percento mormorio notturno. (p. 380)
Non aveva fotografie di lei. Cercava di vederne il viso ma sapeva che la stava perdendo. Pensava che qualche estraneo non ancora nato si sarebbe forse imbattuto nella sua foto in un album scolastico in qualche negozio polveroso e sarebbe rimasto irretito dalla sua bellezza. Tornare a quella pagina. Guardare di nuovo in quegli occhi. Un mondo insieme antico e mai creato. Dopo che lei aveva lasciato la cava era rimasto seduto da solo finché le fiammelle nei barattoli si erano consumate una dopo l'altra. Poi solo il buio della campagna, il suo silenzio. (p. 383)
Il monello di Dio che arrancava ammantato e bofonchiante sull'arido valico di qualche anonima landa desolata dove il mare gelido e siderale ribolle e si frange e le tempeste arrivano ululanti da quel nero e ululante alkaest. Arrancando sui ciottoli dell'universo, le spalle sottili rivolte ai venti stellari e il risucchio di lune aliene scure come pietre. (p. 384)
Le età dell'uomo che corrono da tomba a tomba. Dei conti su una lastra di ardesia. Sangue, oscurità. Un residuo di bambini morti su una tavola. Le stratificazioni rocciose del mondo con le loro impronte fossili di forma e quantità illimitate. I petroglifi moderni di mio padre e la gente sulla strada nuda e urlante. (p. 385)
Alla fine si sporse e raccolse le mani intorno al cilindro di vetro e soffiò sulla fiamma e si stese nel buio. Sapeva che quando sarebbe morto avrebbe visto il suo volto e sperava di portare con sé quella bellezza nelle tenebre, ultimo pagano sulla terra, cantando piano sul suo giaciglio in una lingua sconosciuta. (p. 385)
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026