Frasi

Frasi di «Jezabel»

20 citazioni dal libro di Irène Némirovsky

Le frasi di «Jezabel» raccolte in ordine di apparizione nel testo, dall'incipit alle citazioni più note. Per trama, edizioni e curiosità vedi la scheda del libro.

Citazioni da «Jezabel»

Che felicità!... O meglio no, non era felicità, ma un'attesa, un'inquietudine divina, una sete ardente che le faceva battere più forte il cuore.
Tutto l'affascinava, tutto le sembrava bello, prezioso e incantevole; la vita aveva un gusto nuovo, dolce e aspro, ancora mai assaporato.
Non avrebbe mai dimenticato quella breve stagione. Mai avrebbe ritrovato esattamente quel genere di piacere. Ci resta sempre in fondo al cuore il rimpianto di un'ora, di un'estate, di un fuggevole istante in cui la giovinezza si schiude come una gemma.
Per diverse settimane o diversi mesi, raramente più a lungo, una ragazza molto bella non vive una vita normale. È come ubriaca. Le è concessa la sensazione di essere fuori dal tempo, fuori dalle sue leggi, di non percepire la monotona successione dei giorni ma di assaporare soltanto alcuni attimi di felicità intensa e quasi disperata.
Guardava Gladys con invidia e ammirava quel corpo delicato che nascondeva una grandissima resistenza per il piacere.
Sul volto delle loro simili le donne non vedono mai sbocciare lo splendore fuggevole e quasi terribile della bellezza.
Vigeva tra loro l'abitudine inglese e vittoriana degli endearements, degli appellativi affettuosi. Non si rivolgevano mai l'una all'altra se non chiamandosi cara, tesoro, darling, my sweetheart, my love... Pronunciavano quelle parole, si guardavano sorridendo, ma lo sguardo era freddo.
«Non trovate che una notte in bianco renda più leggeri?... Sembra di non aver più sangue, né carne, e che un soffio d'aria vi solleverà...» (Gladys)
«Gli unici due momenti che contano, worth considerating,» disse lui guardandola «sono l'inizio e la fine di ogni cosa, la nascita e il declino».
«Vi amo» disse lui.
Gladys si scostò con un piccolo riso languido e felice. Lo spasmo acuto di voluttà si era allentato; provò una sorta di vergogna mista a piacere. Abbassò lentamente le palpebre, si sottrasse alle braccia tremanti di lui che volevano afferrarla e disse sorridendo:
«No, perché mai?... Io non vi amo...».
Lei amava proprio questo, e proprio questo la eccitava: provare costantemente a se stessa il suo dominio sugli uomini.
La sua bellezza raggiunse il culmine di perfezione che solo la felicità, l'appagamento di tutti i desideri dà alle donne.
Gladys aveva della propria bellezza una consapevolezza profonda, che non l'abbandonava mai e le dava una pace interiore in ogni momento della giornata.
Le piaceva parlare d'amore, prestare orecchio alle confidenze sentimentali, asciugare il pianto. Sapeva consolare, placare, blandire. Solo dell'amore le importava. Per tutto il resto non provava che un'amabile indifferenza.
Non le piaceva stare sola: non appena intorno a lei cessava il cicaleccio delle donne, non appena si spegneva l'eco dei discorsi d'amore, sentiva in cuore una sorda inquietudine.
«Come siete donna... Ora che ho finalmente la forza di lasciarvi, comincio a esservi caro... Presto rimpiangerete di avermi perduto.»
Non s'ingannava. Sapeva che non era amore... Non aveva mai provato altro che la sete insaziabile di essere amata, la pace divina dell'orgoglio soddisfatto.
«Soffro,» pensava «ma non voglio soffrire, non lo so fare...»
«Per voi l'amore è simile a un balletto, con i suoi passi regolamentari e previsti, passo della seduzione, valzer della passione, passo di addio... Ed è il passo che stiamo danzando noi»
«Perché cambiare? Le donne non cambiano».

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026