Le frasi di «L'educazione dello stoico» raccolte in ordine di apparizione nel testo, dall'incipit alle citazioni più note. Per trama, edizioni e curiosità vedi la scheda del libro.
Citazioni da «L'educazione dello stoico»
Ho tutte le condizioni per essere felice, tranne la felicità. (p. 35)
Non è nell'individualismo che risiede il nostro male, ma nella qualità di quell'individualismo. (p. 41)
L'uomo moderno se è infelice è pessimista. (p. 41)
Non possiamo non sentire, come non possiamo non camminare. (p. 47)
L'astratto è sempre stato per me più impressionante che il concreto. (p. 51)
Lo scrupolo è la morte dell'azione. Pensare alla sensibilità altrui è essere sicuri di non agire. (p. 55)
Non insegnare nulla, poiché hai ancora tutto da imparare. (p. 55)
[...] tutto è aver speranze o è morte. (p. 59)
Il sogno, quando troppo vissuto, o familiare, diventa una nuova realtà; la tirannizza; smette di essere un rifugio. (p. 57)
Che cos'è la vita dell'umanità se non una evoluzione religiosa senza influenza sulla vita quotidiana? (p. 63)
Il piacere è per i cani, il lamento per le donne; l'uomo ha solamente, di suo proprio, l'onore o il silenzio. (p. 69)
La dignità dell'intelligenza sta nel riconoscere che essa è limitata e che l'universo ne è fuori. (p. 73)
Circoscrivo a me stesso la tragedia che è mia. La soffro, ma la soffro faccia a faccia, senza metafisica né sociologia. Mi confesso vinto dalla vita, tuttavia non mi confesso abbattuto da lei. (p. 75)
Ho raggiunto, credo, la pienezza dell'impiego della ragione. Ed è per questo che mi ucciderò. (p. 77)
Se il vinto è colui che muore e il vincitore chi uccide, con questo, confessandomi vinto, mi istituisco vincitore. (p. 77)
Il romantico riferisce ogni cosa a se stesso ed è incapace di pensare oggettivamente. Ciò che accade a lui accade all'universalità delle cose. Se lui è triste, il mondo non solo sembra, ma è, sbagliato. (p. 85)
Luciana Stegagno Picchio
Il barone di Teive, autore di questa Educazione dello stoico, esemplare autobiografia di un suicida, è forse il più pericoloso fra gli eteronimi di Fernando Pessoa. Contagioso. Invasivo. Non perché il suo pacato e inesorabile deduttivismo logico potrebbe far considerare questo manoscritto come un'istigazione al suicidio, ma per il senso di coinvolgente disagio che quest'opera non può non trasmettere a qualsiasi lettore.
La sazietà del nulla che porterà Teive al suicidio è annunciata nelle prime pagine del suo diario con il «sonno intimo di tutte le intenzioni», con quell'impulso «che spinge a coricarsi presto» e che ha infiniti riscontri nell'opera tutta di Pessoa.
Sorto tardivamente e improvvisamente, pare, nel 1928, nel teatrino interno del poeta, il Barone venne prontamente esorcizzato da Pessoa con l'annunciata realizzazione del suicidio e il rogo a lui attribuito di tutti i suoi scritti.
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026