Frasi

Frasi di «L'isola di Arturo»

22 citazioni dal libro di Elsa Morante

Le frasi di «L'isola di Arturo» raccolte in ordine di apparizione nel testo, dall'incipit alle citazioni più note. Per trama, edizioni e curiosità vedi la scheda del libro.

Citazioni da «L'isola di Arturo»

Ma mi sarei vergognato di inginocchiarmi, o di fare altre simili cerimonie, o di pregare, anche solo col pensiero: quasi davvero io potessi credere che quella era la casa di Dio, e che Dio è in comunicazione con noi, seppure esiste! (I, Le certezze assolute)
La loro sola speranza, era di diventare le spose d'un eroe: di servirlo, di stemmarsi del suo nome, di essere la sua proprietà indivisa, che tutti rispettano; e di avere un bel figlio da lui, somigliante al padre. (I, Donne)
Mio padre non scriveva mai lettere, non faceva mai sapere sue notizie, né mandava nessun saluto. Ed era favolosa per me la certezza che pure egli esisteva, e che ogni istante da me vissuto a Procida, lo viveva lui pure in chi sa quale paesaggio, in chi sa quale stanza, fra compagni stranieri che io consideravo gloriosi e beati solo perché stavano con lui (non dubitavo, difatti, che la frequentazione di mio padre fosse il titolo di aristocrazia più ambito per tutte le società umane). (I, Attese e ritorni)
[...] è meglio non viziare troppo il prossimo e mandarlo ogni tanto all'inferno, altrimenti, sarebbe la fine! nostra vita andrebbe avanti pesantemente, come un barcone carico di zavorra, e ci porterebbe a fondo a morire asfissiati... (Wilhelm: I, Altre notizie dell'Amalfitano; p. 62)
[...] il lavoro non è per gli uomini, è per i ciucciarelli. Anche una fatica, magari, può dar gusto qualche volta, purché non sia un lavoro. Una fatica oziosa può riuscire utile e simpatica, ma il lavoro, invece, è una cosa inutile, e mortifica la fantasia. (l'Amalfitano: I, Un sogno dell'Amalfitano; p. 65)
Ma vivere senza nessun mestiere è la miglior cosa: magari accontentarsi di mangiare pane solo, purché non sia guadagnato. (l'Amalfitano: I, Un sogno dell'Amalfitano; p. 65)
A uno non basta la contentezza di essere un valoroso, se tutti quanti gli altri non sono uguali a lui, e non si può fare amicizia. Il giorno che ogni uomo avrà il cuore valoroso e pieno d'onore, come un vero re, tutte le antipatie saranno buttate a mare. E la gente non saprà più che farsene, allora, dei re. Perché ogni uomo, sarà re di se stesso. (Arturo: II, Gli eccellenti Condottieri; p. 115)
Beh, il primo pensiero, il massimo di tutti, è questo: Non bisogna importarsene della morte! (Arturo: II, Gli eccellenti Condottieri; p. 117)
Impara: . (Wilhelm: III, Contro le madri (e le femmine in genere); p. 143)
Almeno dalle altre femmine, uno può salvarsi, può scoraggiare il loro amore; ma dalla madre, chi ti salva? (Wilhelm: III, Contro le madri (e le femmine in genere); p. 143)
Ah, è un inferno essere amati da chi non ama né la felicità, né la vita, né se stesso, ma soltanto te! (Wilhelm: III, Contro le madri (e le femmine in genere); p. 143)
L'amore vero è così: non ha nessuno scopo e nessuna ragione, e non si sottomette a nessun potere fuorché alla grazia umana. (Wilhelm: III, Contro le madri (e le femmine in genere); p. 147)
Una speranza, a volte, indebolisce le coscienze, come un vizio. (VI, Reggia di Mida; p. 269)
Però il suo pensiero non è giusto: perché io non sono ragazza, sono vedova, e una vedova, seppure s'incontra con qualcuno, non fa tanto peccato come una ragazza: meno assai! (Assunta: VI, Scenata di donne)
E così in eterno ogni perla del mare ricopia la prima perla, e ogni rosa ricopia la prima rosa. (VII, Perle e rose convenzionali; p. 301)
Spesso certi nostri affetti, che presumiamo magnifici, addirittura sovrumani, sono, in realtà, insipidi; solo un'amarezza terrestre, magari atroce, può, come il sale, suscitare il sapore misterioso della loro profonda mescolanza! Per tutta la mia infanzia e fanciullezza, io avevo creduto di amare W. G.; e forse m'ingannavo. Soltanto adesso, forse, incominciavo ad amarlo. Mi accadeva qualcosa di sorprendente, che certo in passato non avrei potuto credere, se me l'avessero predetta: W. G. mi faceva compassione. (VIII, Ombra odiata; p. 322)
E immediatamente mi rendevo conto che in realtà non c'era stato nulla, né frastuoni né terremoti; era il dolore, che usava quegli artifici maligni per tenermi sveglio e non lasciarmi mai. Esso non mi lasciò mai, difatti, per tutta la giornata! Era la prima volta, da quando vivevo, che conoscevo veramente il dolore. (VIII, Il 5 dicembre)
La speranza, tuttavia, s'era annidata ormai dentro di me come un parassita, che non lascia volentieri il suo nido. (VIII, Il 5 dicembre)
Forse, la nostra natura ci porta a considerare i giochi dell'imprevisto più vani e arbitrari, troppo, di quel che sono. Così, ogni volta, per esempio, che in un racconto, o in un poema, l'imprevisto sembra giocare d'accordo con qualche segreta intenzione della sorte, noi volentieri accusiamo lo scrittore di vizio romanzesco. E, nella vita, certi avvenimenti imprevisti, per se stessi naturali e semplici, ci appaiono, per la nostra disposizione del momento, straordinari o addirittura soprannaturali. (VIII, Lo spillone fatato; pp. 364–5)
In sostanza, io conoscevo la storia fino dai tempi degli antichi egiziani, e le vite degli eccellenti condottieri, e le battaglie di tutti i passati secoli. Ma dell'epoca contemporanea, non sapevo nulla. Anche quei pochi segnali dell'epoca presente che arrivavano all'isola, io li avevo appena intravisti senza nessuna attenzione. Non m'aveva incuriosito mai, l'attualità. Come fosse tutto cronaca ordinaria da giornali, fuori della Storia fantastica, e delle Certezze Assolute. (VIII, Lo spillone fatato; p. 367)

Citazioni su L'isola di Arturo

L'isola di Arturo ha ormai cinquantatré anni e nemmeno una ruga: il tempo, quello che invecchia i libri alla moda, sembra non aver sfiorato questo romanzo nutrito di fantasie, sogni e misteri tali da far pensare a un racconto avventuroso d'altra epoca. (Antonio Debenedetti)
La sola ragione che ho avuta (di cui fossi consapevole) nel mettermi a raccontare la vita di Arturo, è stata (non rida) il mio antico e inguaribile desiderio di essere un ragazzo. (Elsa Morante)
Citato in Antonio Debenedetti, La Procida di Elsa Morante non invecchia, Corriere della Sera, 7 febbraio 2010.

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026