Le frasi di «L'uomo che fu Giovedì» raccolte in ordine di apparizione nel testo, dall'incipit alle citazioni più note. Per trama, edizioni e curiosità vedi la scheda del libro.
Citazioni da «L'uomo che fu Giovedì»
L'uomo che lancia una bomba è un artista perché preferisce un grande momento a tutto. (cap. 1)
Una nube offuscava le menti, / nell'aria passava un gemito, / una nube malata premeva sull'anima / quando io e te eravamo ragazzi. / La scienza svelava il nulla, / l'arte celebrava la decadenza; / il mondo era vecchio, finito, / ma eravamo allegri, io e te. (p. 15)
Un peccato innocente / era distorto in forme miserande, / l'uomo si vergognava dell'onore, / ma io e te non ci vergognavamo. / Anche se sciocchi, deboli e confusi, / non eravamo scesi così in basso. / Quando il nero Baal precluse il cielo, / non innalzammo un canto a celebrarlo. / Fanciulli, costruivamo fortezze nella sabbia, / fragili come noi, ma alte / a fermare quel mare di amarezza. / Buffoni in vesti variopinte, / tacevano le campane delle chiese, / ma squillavano i nostri / berrettini a sonagli. (pp. 15-16)
Giovani, vivevamo per vedere / Dio che infrangeva i loro turpi incanti / Dio e Repubblica / venire avanti armati. / E la rocca dell'anima umana, / vacillante, vedemmo soccorsa. / Ma beato è colui che non vide, / eppur cieco, credette. (pp. 16-17)
Noi, in pace con Dio, / ora la verità possiamo dirla, / si fatica a affondare radici / ed è bello invecchiare / tra le cose comuni: / il matrimonio e un credo. / Ora io lo scriverò senza paura / e tu, senza paura, leggerai. (p. 17)
A quella sera in particolare, non ci fosse altro motivo per ricordarsene, si ripenserà per la stranezza del suo tramonto. Il cielo sembrava coperto di vivide e quasi palpabili piume, così che quasi ci si sentiva vellicare il viso. Erano grigie, con le più fantasiose sfumature di viola, di lilla, di verde pallido e di un rosa totalmente innaturale, ma verso ovest il cielo diventava di uno splendore indescrivibile, trasparente e appassionato e le ultime piume rosso sangue coprivano il sole come fosse troppo bello perché lo si potesse guardare, eppure tutto apparteneva così profondamente alla terra che pareva racchiudere un violento segreto. L'intero empireo era un segreto, come quell'embrione meravigliosamente piccolo da cui si sviluppa l'amore per il proprio paese. (p. 21)
Quel che è raro e strano è colpire il bersaglio, mentre è grossolano e comune mancarlo. A noi pare un avvenimento epico che con una rozza freccia un uomo colpisca da lontano un uccello, ma non è altrettanto degno di leggenda l'uomo che con un rozzo motore raggiunge una meta lontana? Il caos è stupido, nel caos il treno potrebbe veramente andare dovunque, a Baker Street o a Bagdad, ma l'uomo è un mago e la sua magia è che egli dice Victoria e Victoria è. No, tenetevi i vostri libri di pura poesia e prosa, lasciatemi leggere un orario ferroviario con gli occhi bagnati di lacrime d'orgoglio! Tenetevi il vostro Byron, che celebra le sconfitte dell'uomo e datemi un Bradshaw che celebra le sue vittorie. A me un Bradshaw! (p. 23)
"Mia cara signorina Gregory" spiegò Syme con garbo "ci sono molti modi di essere sinceri. Quando dite 'grazie' a chi vi passa il sale a tavola, vi rendete conto del significato di quella parola? No. Quando dite 'la terra è rotonda', pensate a quello che l'immagine esprime? No. Il grazie era sincero, la terra è rotonda, ma voi non vi soffermate a rifletterci. Talvolta, un uomo come vostro fratello scopre qualcosa in cui sinceramente crede, può essere solo una mezza verità, un quarto o un decimo di verità, ma nel tentativo di esprimerla, dirà di più di quanto egli stessa intenda, perché si tratta di qualcosa che è più grande di lui." (p. 25)
Il buddismo non è un credo, è un dubbio.
Di solito un poliziotto va ad arrestare i ladri nelle birrerie, noi andiamo ai ricevimenti degli artisti a cercare di individuare un pessimista. (p. 51)
"Credo di essere poco adatto..."
"Basta la volontà" disse lo sconosciuto.
"Non conosco nessuna professione" obiettò Syme "per essere abilitati alla quale basti la volontà".
"Io sì: il martirio. Vi condanno a morte. Buongiorno." (p. 54)
Ma, insieme alla percezione dello squallore di quel mondo lunare, la sua follia cavalleresca ardeva nella notte come un grane fuoco. Anche le cose più comuni che aveva con sé, il cibo, la pistola carica, assunsero il valore poetico di un fucilino di latta o della ciambella che un bambino si porta a letto prima di dormire. Il bastone con lo stocco e la borraccia, per quanto fossero in se stessi solo il bagaglio di un fanatico cospiratore, diventarono l'espressione di un sano spirito di avventura, il bastone si trasformò nella spada di un cavaliere e il brandy nel bicchiere della staffa perché l'immaginazione è sempre legata ad archetipi semplici e antichi. L'avventuriero dall'animo puro modella su se stesso la più folle delle avventure. Il drago senza san Giorgio non sarebbe stato nemmeno grottesco. così la presenza di una creatura profondamente umana animò quello squallido paesaggio di alti, umani valori. Alla fantasia di Syme le case illuminate e gli argini del fiume apparivano disabitati come le montagne della luna, ma anche la luna acquista la sua poesia soltanto se c'è un uomo a guardarla. (p. 56)
Era abbastanza vile da temere una forza negativa, ma non tanto vile da ammirarla. (p. 68)
Un organetto in strada attaccò all'improvviso un motivo allegro e Syme si scosse come se avesse sentito lo squillo di una tromba che annunciava la battaglia, animato da un coraggio soprannaturale che non sapeva da dove venisse. Quella musichetta esprimeva tutta la vivacità, la volgarità, il coraggio irrazionale dei poveri che, nelle strade sporche lì intorno, vivevano radicati ai valori della modestia e della pietà cristiani. Aveva dimenticato la fantasia giovanile che gli aveva fatto desiderare di diventare un poliziotto, non pensava più a se stesso come a un rappresentante di quel corpo segreto di investigatori quasi dilettanti né del vecchio eccentrico che viveva nella camera buia, si sentiva l'ambasciatore di quel popolo gentile che combatteva la sua quotidiana battaglia al suono della musica dell'organetto. L'orgoglio di sentirsi un essere umano, l'aveva innalzato infinitamente al di sopra dei mostri che stavano attorno a lui. (pp. 69-70)
Ora, non c'erano parole per esprimere l'abisso che esisteva tra quell'isolamento e la certezza di avere un alleato. Si potrà concedere ai matematici che due più due fanno quattro, ma due spesso non significa due volte uno, significa duemila volte uno ed ecco perché, nonostante tanti svantaggi, il mondo tornerà sempre alla monogamia. (p 88)
Quando ebbe ben maturato questo pensiero, Syme raccolse le sue forze e da tutto quanto di buono c'era in lui si alzò un pensiero, libero come il vento che scuote le cime degli alberi. Ripensò a quanto di semplice e umano aveva incontrato nella sua avventura: i lampioncini cinesi di Saffron Park, la ragazza coi capelli rossi nel giardino, i bravi marinai che bevevano la birra lungo il fiume, i compagni leali che erano insieme a lui e pensò che era stato scelto come l'alfiere di quei valori per incrociare le spade col nemico del creato. Dopotutto, si disse, io conto molto più di un diavolo: sono un uomo, posso fare quello che a Satana è negato, cioè morire. (p. 114)
"Vedete questa lanterna?" gridò con voce terribile. "Questa croce? Questa fiamma? Voi non avete forgiato la croce, non avete accesso la fiamma! L'hanno fatto uomini migliori di voi, che sapevano credere, piegavano il ferro e custodivano la leggenda del fuoco. Non c'è una strada in cui camminiate, non c'è un filo degli abiti che indossate che non siano stati fatti come questa lanterna, rifiutando la vostra filosofia da quattro soldi. Voi non create dal nulla, distruggete soltanto. Distruggerete il genere umano, distruggerete il mondo, ma non distruggerete questa vecchia lanterna cristiana! Essa andrà dove il vostro impero scimmiesco non sarà mai capace di trovarla!" (p. 141)
Se Syme fosse riuscito a vedersi qual era in quel momento, si sarebbe reso conto che anche lui, per la prima volta, pareva essere veramente se stesso e nessun altro, perché se il segretario rappresentava uno di quei filosofi che amano la luce primigenia e soprannaturale, Syme era un poeta di quelli che la luce vogliono dominare per trasformarla n sole e stelle. Il filosofo ama talvolta l'infinito, il poeta ama sempre ciò che è definito, concluso, la creazione sublime per lui non è quella della luce, ma quella del sole e della luna. (p. 164)
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026