Frasi

Frasi di «La cura del gorilla»

16 citazioni dal libro di Sandrone Dazieri

Le frasi di «La cura del gorilla» raccolte in ordine di apparizione nel testo, dall'incipit alle citazioni più note. Per trama, edizioni e curiosità vedi la scheda del libro.

Citazioni da «La cura del gorilla»

Faccio un buco nuovo alla cintura. I vestiti mi cascano addosso come le mutande a John Holmes dopo un'erezione.
[...] Ho dovuto constatare che cambiano i tempi, ma la merda rimane sempre la stessa. Come chi se la deve mangiare.
"Ci sono stato, a Milano. Brutta città."
"Meglio Tirana, eh?"
"Non adesso."
La mia strategia di sopravvivenza è quella di spostare in avanti i debiti e farmi pagare cash, ma adesso sono fermo, non so per quanto. Sono stufo, continuo ad avere paura della miseria e della morte.
"Devo solo fare due chiacchiere con il dottore."
"Capisco." Sorride rapinosa. "Aspetti il suo turno, che le fisso un appuntamento."
"Si limiti a chiamarlo, per favore. Ho visto uscire un paziente dallo studio, quindi sarà da solo."
"Purtroppo non posso. Vede, tra un paziente e l'altro il DOTTORE MEDITA!" Le ultime parole le ha urlate, e per un attimo ho la visione del suo velopendulo.
Non mi scompongo "Fa le parole crociate, vuol dire." La vedo sbiancare e proseguo, sussurrando confidenziale. "Vede, prima che lo cacciassero da Milano con le torce e i forconi ero io a procurargli la clientela." Le batto sulla mano inanellata. "Mi consideri uno di famiglia."
"[...] Ismail e Sami nemmeno l'avvocato di Gesù Cristo li può togliere dalla merda."
"Le indagini le fa la polizia, per quel che mi riguarda."
Scuote la testa, sempre più convinta. "Sei finito sui giornali perché hai trovato un assassino. È vero o no?"
"CRISTO!" urlo talmente forte che mi fa male la gola. Vera barcolla sulla seggiola. "Non sono io a trovarlo. È stato lui a trovare me! E quasi mi AMMAZZAVA!"
Ho accettato di fare un lavoro che non mi piace, per pagare un'inchiesta inutile che mi darà un sacco di rogne. In parole povere, mi sono fatto fregare, e neanche me ne sono accorto.
"Da qualche tempo ho il medesimo incubo. Sogno che venga la guerra nucleare, e che per un miracolo di tutto quello che è stato scritto nel mondo si salvino solo queste schifezze. I nostri discendenti penserebbero che questa era letteratura, invece che merda, merda e merda."
"Sei o non sei un poliziotto?"
"Mi hanno scartato. Troppo geniale."
Quando avrò finito, basta, basta, basta con le indagini. Me lo tatuerò sul petto. tornerò a fare il buttafuori rispettabile, dove tutto è molto chiaro. No signora, non può portarsi a casa il vaso ming del padrone di casa. No signore, non può entrare se non ha l'invito firmato personalmente dallo stilista Zebedei. Cose così. Umiliazioni veloci, che non lasciano il segno.
Il mio passaggio per il rave arriva un'ora dopo. Sono una comitiva di ragazzotti dentro una Tipo scassata, con kefiah, orecchini plurimi e giubbotti chiodati. Il meglio per passare inosservati. Ovviamente, non mi portano subito dove devo andare. Troppo presto, dicono.
Eccola lì la morte paziente. Sono abituato a quella feroce, che ti prende di colpo con un coltello o un proiettile. O a quella crudele, che ti lascia sanguinare sul pavimento. So come trattarla, a cosa pensare quando mi chino su un cadavere. Quella lenta, che ti scava dall'interno, mi incute timore. Non è un incidente di percorso che si possa scansare stando attenti. È il destino inevitabile, il saldo del conto.
"Gli eroi sul cavallo bianco sono un po' in ribasso, soprattutto quando non valgono una cicca."
"Quelli come me non vanno in giro con la lente d'ingrandimento a fare geniali deduzioni. Siamo dei poveracci che frugano nella merda."
"Io faccio le cose che vanno fatte, ma questo non mi rende una brava persona, e nemmeno una persona simpatica. Nemmeno i miei amici mi sopportano a lungo."

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026