Le frasi di «La neve se ne frega» raccolte in ordine di apparizione nel testo, dall'incipit alle citazioni più note. Per trama, edizioni e curiosità vedi la scheda del libro.
Citazioni da «La neve se ne frega»
1. Hai diritto a un partner con cui condividere la vita.
Ridiamo come le montagne non appena gli voltiamo le spalle, ogni volta che sono sicure che nessuno le veda. Come il mare che si ostinano a chiamare furioso mentre le tempeste non sono che i suoi sghignazzi. Come le nuvole che se piangono pioggia è solo per il gran ridere. Come il vento che non fa che sganasciarsi e soffia soltanto perché deve riposare il respiro. Ridiamo come il cielo che deve avere tutti i motivi per ridere di noi ma anche con noi. Ridiamo come non potranno mai fare gli animali che non sanno cosa si perdono. Ridiamo come solo i più fortunati riescono a fare. Ridiamo di cuore.
Stai sotto la neve, ho bisogno di parlarti.
"Andiamo a fare due passi?" ti chiedo.
"Ma nevica fortissimo".
"Appunto".
Usi il blu e fai sentire un po' di dio o dei suoi affini.
Usi il giallo per dire che il sole non lo si può guardare in faccia. Il giallo per il potere. Il giallo per il volere.
Usi il rosso per l'incombenza del sangue, la dipendenza dal sangue, l'intraprendenza del sangue. Usi il rosso per le radici.
Usi il bianco per accendere la luce.
Usi il nero per spegnerla. Per accendere l'ombra.
Oppure li mescoli e abusi delle migliaia di nuove possibilità
Ho capito che la paura rende soli. E io finora, grazie a te non lo sono mai stata.
Tira su col naso tutta la notte qui intorno. Figurati se le stelle non hanno odore. Figurati se non hanno ritmo. Tira dentro la puzza morbida del cielo...
Il cielo non pesa. Non ne ha alcuna intenzione. Forse, da parte sua, non ce l'ha mai avuta.
Io gli ho dato la mano. Lui è rimasto sorpreso. Proprio non capiva. Semplicemente ci tenevo a ricordarmi cosa volesse dire stringere una merda di mano.
Tu non lo vedi ma, lasciatelo dire, è passato Picasso sulla tua faccia.
Non so se riuscirò mai ad essere all'altezza della tua pazzia.
Io e la pazienza giriamo la faccia dall'altra parte quando ci incrociamo.
Io e la pazienza abbiamo strappato le foto in cui eravamo insieme.
Io e la pazienza, ora, ci stiamo inviando qualche cartolina.
Niente è meglio di Niente?
Io invece ti vedo, sento e conosco benissimo. So cos'hai provato e cosa stai provando. Conosco i sensi di colpa di cui sei capace. Specialmente se sono relativi a qualche ferita che puoi avermi inferto. Figuriamoci questa volta.
Adesso è tardi. Tardi per venire via. Tardi per raccontarmi altre balle. Tardi per le domande e per le risposte.
Sei scoppiata a piangere. Sei corsa ad abbracciarmi. Forse è stato solo merito della paura, ma hai ripreso ad aver bisogno di me. Mi hai permesso di rientrare. Era quello che mi serviva per prendere il coraggio necessario per dartene. Non ti sarebbe successo niente, piccola. Potevi fidarti di me ora che avevi ripreso a farlo.
La danza del delirio la conduci tu. Io sto solo imparando a non pestarti i piedi.
Siamo a fine settembre. Il tempo non passa mai e nello stesso tempo vola. Le giornate sono frenate dalla fatica della nostra separazione ma, a guardarle dopo, si deve fare i conti su quanto tempo non abbiamo passato insieme.
Grazie per la neve che sta scendendo. Mi è sempre piaciuta, ma adesso mi sembra proprio puntuale. Tempestiva. Porta pulizia. Porta bianco. Costringe all'attenzione. Ai tempi lunghi. Lima rumori e colori. Lima le bave dei sensi. Ce n'è bisogno. Ancora per un po'.
Il parassita che attacca la pianta, la coccinella che si nutre del parassita, l'uccello che mangia la coccinella e poi concima con il guano. La bellezza dell'equilibrio della bellezza.
Loro non lo sanno che noi due ci possiamo parlare senza aprire bocca.
Quando incrociavi il mio sguardo mi facevi segno di smetterla. Ti conosco, bimba. So che non stai bene. E so anche quanto tu non abbia né tempo né voglia di non star bene.
Ti lasciavi andare. Ti consegnavi ad un destino che nessuno ti aveva confermato. E lo facevi da sola. Come non volessi ricordare che, qualunque fosse stato il cammino, qualunque la meta, io ci dovevo essere.[...] Ti sei lasciata andare ancora. Ma questa volta non ad un presunto destino. Ti sei lasciata andare a me.
I pensieri legati all'esperienza che ti è toccata sembrano finalmente moscerini che sbattono contro il tuo parabrezza: tanti e suicidi. Mosche dispettose e imprendibili, invece, le nostre domande irrisolte. Ma sappiamo che anche per moscerini e mosche vale il discorso del bosco: pazienza e fiducia. A cominciare dal nostro appuntamento di oggi.
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026