Frasi

Frasi di «La torre della rondine»

28 citazioni dal libro di Andrzej Sapkowski

Le frasi di «La torre della rondine» raccolte in ordine di apparizione nel testo, dall'incipit alle citazioni più note. Per trama, edizioni e curiosità vedi la scheda del libro.

Citazioni da «La torre della rondine»

«Non sono i cattivi e i disonesti a precipitare nell'abisso, no! Oh, no! Sono i cattivi, ma dotati di determinazione, che vi fanno precipitare coloro che sono morali, retti e nobili, ma goffi, indecisi e pieni di scrupoli.» (Ciri, cap. 1)
E gloria e popolarità erano proprio ciò di cui avevamo meno bisogno. Ricordo a quanti lo avessero dimenticato che quello stesso strigo Geralt appena nominato cavaliere era ricercato dagli organi di sicurezza di ciascuno dei Quattro Regni relativamente alla ribellione dei maghi sull'isola di Thanedd. Quanto a me, persona innocente e pura come un giglio, si cercava di accusarmi di spionaggio. E poi c'era Milva, che aveva collaborato con le driadi e gli Scoia'tael, ed era coinvolta nei famigerati massacri di umani ai confini del Bosco di Brokilon. A questi va aggiunto Cahir aep Ceallach, nilfgaardiano, abitante di una nazione comunque nemica, la cui presenza dalla parte sbagliata del fronte non sarebbe stata facile da spiegare e giustificare. Dunque risultava che l'unico membro della nostra compagnia la cui biografia non fosse inficiata da questioni politiche o criminali fosse il vampiro. (Ranuncolo, cap. 3)
Quanto a Cahir aep Ceallach, nel grande conflitto tra Nilfgaard e i Nordling aveva avuto il tempo di combattere in entrambi gli eserciti e di disertare da entrambi, dopo essersi guadagnato in entrambi una condanna a morte. (Ranuncolo, cap. 3)
Dove c'è una pergamena prima o poi spunta una pena (Milva citando suo padre, cap. 3)
Un uomo colpevole di tradimento si fa beffe dell'istituzione cui ho concesso privilegi e mezzi sufficienti a scacciare il sonno perfino agli innocenti (Emhyr var Emreis, cap. 3)
I pochi oltreriviani rimasti si erano trasformati in zotici inselvatichiti. Si distinguevano dai ghiottoni e dagli orsi principalmente perché portavano i calzoni. Almeno alcuni. Cioè: alcuni portavano i calzoni, e alcuni si distinguevano. (Ranuncolo, cap. 3)
Ma, per dirla col vampiro Regis, procedere senza meta era meglio che stare fermi senza meta, e molto meglio che arretrare senza meta. (Ranuncolo, cap. 3)
«Niente da fare. Allora non ci ho fatto caso, e adesso non c'è verso che mi rammenti...»«Mun, Ola.» Skellen fece un cenno agli aiutanti, senza alzare minimamente la voce. «Portate questo zotico in cortile, abbassategli i calzoni e contate trenta frustate da lasciargli il segno.»«Mi ricordo!» gridò il ragazzo. «Mi sono appena ricordato!»«Per la memoria, non c'è niente di meglio delle noci col miele o delle frustate sul culo. Parla», disse Allocco digrignando i denti. (ragazzo di Gelosia e Stefan Skellen, cap. 4)
In tutto il mondo l'onore è sceso di prezzo, perché al giorno d'oggi è una merce difficile da vendere. (Esterhazy, cap. 4)
Cadere deve l'impero in cui tutti rubano. Negli interessi privati e nell'egoismo sta la sua debolezza. (Bonhart, cap. 4)
Ci vuole davvero una gran presunzione e una gran cecità a chiamare giustizia il sangue che cola dal patibolo (Vysogota di Corvo, cap. 4)
Perché la legge non è la giurisprudenza, non è un tomo zeppo di paragrafi o un trattato filosofico, e neppure seriosi sproloqui sulla giustizia o logore frasi fatte su moralità ed etica. La legge vuol dire vie e strade maestre sicure. Vuol dire vicoli in cui poter passeggiare anche dopo il tramonto. Vuol dire locande e taverne da cui si può uscire per andare alla latrina lasciando la moglie al tavolo e la borsa sopra il tavolo. La legge è il sonno tranquillo delle persone certe che a svegliarle sarà il canto del gallo, e non il crepitio degli incendi! E, per coloro che infrangono la legge, il capestro, la scure, il palo e i ferri arroventati! Una punizione che scoraggi gli altri. Coloro che infrangono la legge vanno presi e puniti. Con tutti i mezzi e i metodi possibili (Fulko Artevelde, cap. 5)
Quello della vostra visione è un mondo di paura, un mondo nel quale la gente teme di uscire dopo il crepuscolo per paura non dei banditi, ma dei guardiani della legge, perché le grandi cacce ai delinquenti hanno sempre come conseguenza l'entrata in massa dei delinquenti nelle file dei guardiani della legge. Quello della vostra visione è un mondo di corruzione, ricatto e provocazione, un mondo di testimoni della corona e di falsi testimoni. Un mondo di spiate e di confessioni estorte. Di delazioni e di paura delle delazioni. E verrà inevitabilmente il giorno in cui nel vostro mondo si strapperanno i seni con le tenaglie alla persona sbagliata, in cui s'impiccherà o s'impalerà un innocente. E allora sarà ormai un mondo di criminali. Insomma, un mondo in cui uno strigo si sentirebbe come un pesce nell'acqua.» (Geralt in risposta alla visione di Fulko, cap. 5)
Non sarebbe certo il primo posto in cui il nostro amico bardo ne ha combinate delle belle. Ora ha messo un po' di giudizio perché frequenta una compagnia decente, ma in gioventù non era uno stinco di santo. Direi che solo i ricci e le donne capaci di arrampicarsi in cima all'albero più alto erano al sicuro dalle sue avance (Geralt parlando di Ranuncolo, cap. 7)
Già, ogni razza ha diritto alle sue radici. Perfino la vostra, umana, le cui radici andrebbero invece ricercate in cima agli alberi (Avallac'h, cap. 7)
A predire il futuro sono buoni tutti. E lo fanno tutti, perché è facilissimo. La vera arte è predirlo in maniera giusta. (Avallac'h, cap. 7)
La conoscenza, mio caro, è un privilegio, e i privilegi si condividono soltanto coi propri pari. (Avallac'h, cap. 7)
«Il tuo medaglione d'argento col lupo. Lo aveva Schirrù. Ora l'hai perso per sempre. Si è fuso in questo inferno.»«Pazienza», disse Geralt dopo un po', guardando gli occhi color fiordaliso della flaminica. «Non sono più uno strigo. Ho cessato di essere uno strigo. A Thanedd, nella Torre dei Gabbiani. A Brokilon. Sul ponte sullo Jaruga. Nella caverna sotto la Gorgone. E qui, nel bosco di Myrkvid. No, non sono più uno strigo. Dunque dovrò imparare a fare a meno del medaglione da strigo.» (la flaminica e Geralt, cap. 7)
«Vedi, in ogni Stato si possono incontrare persone che sono ciecamente fanatiche dell'idea dell'ordine sociale. Devote a questa idea, sono pronte a tutto pur di affermarla. An c h e al crimine, giacché sono convinte che il fine giustifichi i mezzi e muti il significato dei concetti. Loro non assassinano, loro salvano l'ordine. Loro non torturano, non ricattano: loro proteggono la ragion di Stato e combattono per l'ordine. La vita di un individuo, qualora l'individuo infranga il dogma dell'ordine stabilito, per queste persone non significa nulla, non vale un soldo. Queste persone non si rendono conto che la società che servono è costituita appunto d'individui. Hanno il cosiddetto sguardo ad ampio raggio... e avere uno sguardo del genere è il modo più sicuro per non vedere gli altri.» (Vysogota di Corvo citato da Esterad Thyssen, cap. 8)
Sai, Zuleyka, Dijkstra ha attraversato il mare guidato dal dovere patriottico. La Redania, la sua patria, è minacciata. Dopo la tragica morte di re Vizimir, vi regna il caos. Il paese è governato da una banda d'idioti aristocratici chiamata Consiglio di Reggenza. Questa banda, mia cara Zuleyka, non farà nulla per la Redania. Di fronte al pericolo fuggirà, oppure comincerà a strusciarsi come i cani alle babbucce ornate di perle dell'imperatore di Nilfgaard. Questa banda disprezza Dijkstra, perché è una spia, un assassino, un parvenu e uno zoticone. Ma è stato Dijkstra ad attraversare il mare per salvare la Redania. Dimostrando a chi importa veramente della Redania (Esterad Thyssen, cap. 8)
Ma lo sai, Dijkstra, che la differenza tra avere un milione e non averlo è due milioni?(Esterad Thyssen, cap. 8)
Coi trattati è come col matrimonio: non si concludono pensando al tradimento e, una volta conclusi, non bisogna sospettare. Coloro cui non sta bene non devono sposarsi. Perché non si può diventare cornuti non essendo sposati, ma ammetterai che la paura delle corna è una giustificazione pietosa e piuttosto ridicola per un celibato forzato. Quando si è sposati, non bisogna lambiccarsi sulle corna: 'che succederebbe se...' Finché le corna non vengono messe, la questione non va toccata e, quando vengono messe, non c'è comunque nulla da dire. (Esterad Thyssen, cap. 8)
La calunnia si attacca all'uomo come la pece. (Esterad Thyssen, cap. 8)
Sulla strada dell'eternità, ognuno procederà lungo la propria scala, portando il proprio fardello (Esterad Thyssen, cap. 8)
Nessuno vuole soffrire. Eppure è il destino di ognuno. E alcuni soffrono più degli altri. Non necessariamente per scelta. La questione non sta nel sopportare il dolore. La questione sta nel come lo si sopporta (La Dea Freyja rivolta a Yennefer, cap. 9)
Sai che cosa danno a un uomo gli studi universitari, Ciri?»«No. Che cosa?»«La capacità di servirsi delle fonti.» (Vysogota e Ciri, cap. 9)
Perché so di cosa ha paura il Male. Non della tua etica, Vysogota, non delle prediche e neppure dei trattati morali sulla vita onesta. Il Male ha paura del dolore, dell'infermità, della sofferenza e infine della morte! Il Male ferito urla di dolore come un cane! Si rotola a terra e grugnisce guardando il sangue sprizzare dalle vene e dalle arterie, vedendo le ossa sporgere dai monconi, vedendo le viscere fuoriuscire dal ventre, sentendo la morte arrivare insieme col freddo. Allora e solo allora al Male si rizzano i capelli e il Male grida: 'Pietà! Mi pento dei miei peccati! D'ora in avanti sarò buono e onesto, lo giuro! Ma salvatemi, arrestate il sangue, non fatemi fare questa morte miserabile!' (Ciri, cap. 10)
«Dicono che la natura non sopporti il vuoto», disse adagio Vysogota. «Quello che giace a terra, che perde sangue, che è caduto sotto i colpi della tua spada, non è più il Male. Che cos'è dunque? Ci hai mai riflettuto?»«No. Sono una striga. Durante l'addestramento ho giurato a me stessa che avrei combattuto il Male. Sempre. E senza stare a riflettere.» «Perché, quando si comincia a riflettere, uccidere non ha più senso. La vendetta non ha più senso. E ciò non è ammissibile.» (Vysogota e Ciri, cap. 10)

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026