Le frasi di «La volpe e il sipario» raccolte in ordine di apparizione nel testo, dall'incipit alle citazioni più note. Per trama, edizioni e curiosità vedi la scheda del libro.
Citazioni da «La volpe e il sipario»
O dammi canto da cantar soave, / sì che lacrime di cielo / colorino la vita.
A te che vivi e muori / quando morendo si alza primavera, / cosa dire del giorno che mi attende? / Lui è come un drago dalle mille facce / che mi abbraccia nel seno del destino / e vive vittorioso con la luce.
Fa di donna rovesciata nell'erba / il supplizio di Tantalo infinito, / quello che arde nel glicine a maggio. / Gli Apostoli dei miei segreti / visiteranno queste antiche grazie.
Sono assetata del primo sangue / della rima sofferta, / verginità di lettere di amore / e di mostruosi impatti col demonio.
Nulla che possa compararsi a un uomo / che ti lascia supina / con il seme di Bacco nella testa.
Spegnimi come il lume della notte, / come il delirio della fantasia. / Spegnimi come donna e come mimo, / come pagliaccio che non ha nessuno. / Spegnimi perché ho rotta la sottana: / uno strappo che è largo come il cuore.
Dentro le braccia come fossi unita / a un legame fantasma che disperde.
Angeli lunghi come la mia attesa, / fonti di amore e di gran pentimento, / fiori del bene, mondi di paura, / trasalimenti puri della voce.
A volte io respiro nella notte / e penso a quante luci sono morte / intorno a un cimitero di bambina.
Intanto l'ombra è il quieto passaggio / di una vita molesta che discende / fino al ginocchio del conquistatore.
Egli tarda a venire e il cuore è spento / come un braciere su cui cade l'acqua.
Prendimi nelle rapide stagioni / io mi sento in silenzio con la vita.
Ala che sfiori il mio bel corpo / come se fosse virginale appena / e vi metti lo sperma del pensiero: / polluzione notturna è la veggenza.
Mi mandavi parole benedette / prima del carme – un piacere sublime – / un concerto così di malagrazia / sopra gli ardui cammini della sera. / Eri cosciente di quel tuo travaglio / così umano e perciò come un foglio / dove adagio scrivevo le mie rime.
Essa giace, è un feto musicale / che muore nel mio grembo / e partorirlo io non riesco. / È un morto che cammina / con la speranza della prima vita.
È un porto la mente dove il coraggio s'affloscia / di fronte al sogghigno.
Vorrei parlarti del freddo del cuore, / del mio cuore di radice ferita.
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026